Oracoli [segnalazione]


Titolo: Oracoli
Autore: Alessandra Leonardi
Editore: NPS Edizioni
Genere: Storia/avventura
Formato: digitale
Pagine: 100
Prezzo: 1,99 euro
ISBN: 978-88-31910-07-1
Copertina a cura di Fabio Maffia.

Disponibile su tutti gli store di ebook.

Cartaceo disponibile su richiesta per presentazioni o eventi.

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L’onore del drago (II) [recensione libro]

Questa è la prima recensione con la grafichina nuova. Se volete leggere il mio parere sul primo volume di questa saga, cliccate qui!

Crescere non è mai facile, e l’adolescenza può rivelarsi un periodo difficile, costellato di dubbi e incertezze. Cederik ha ormai diciassette anni e vive appieno questo dissidio esistenziale. Fortunatamente, la Bianca Dea dissiperà le tenebre delle sue insicurezze irradiandole di luce, predicendo un futuro colmo di trionfi e glorie, infondendo nel suo cuore nuova determinazione e ardore…

 

 

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Aggiornamenti

Il vecchio metodo di raggruppamento delle storie non mi piaceva. Nel mio tentativo di renderlo più comodo e intuitivo, oltre che al sistemare la grafica, ho deciso anche di sistemare il menù e le pagine. Mi sono accorta che quando navigo tra i vari blog e siti, i sottomenù da cellulare sono ingestibili. Quindi ho deciso che poco per volta li eliminerò e verranno sostituiti da pagine.

Se notate cambiamenti o errori, la ragione è quella XD

Copyright e UE

Faccio una piccola capatina per parlare di una cosa che mi preme. Fra qualche giorno, dovrei tornare a postare regolarmente.

Non prendete questo articolo come oro colato, sono solo miei pensieri, giusti o sbagliati che siano. Se pensate siano errati, ditemi la vostra (magari con argomentazioni a supporto).

Di solito evito di dire la mia su queste cose, non ne capisco abbastanza. Tuttavia, per la questione “copyright”, ho seguito abbastanza, per caso in realtà, ma sono anni che ne parlano.

Non sono una legale, non sono un’economista. Quello che andrete a leggere riguarda i miei pareri personali.

Ogni tanto, poche volte in realtà, mi capita di approfittare dell’abbonamento ai giornali che mi garantisce l’iscrizione alla Media Library Online. La qualità del “cartaceo” (la versione a pagamento, insomma) è su un altro livello rispetto agli articoletti che trovate su internet (mi riferisco alle testate quali Repubblica, la Stampa e il Corriere della Sera).

Spesso, cosa che sul sito non accade, potete leggere interviste a ministri ed esperti del settore, specie per quanto riguarda l’Unione Europea.

Riassumo velocemente quasi tutto quello che ho letto: “Ci sta sul cazzo che Google e Facebook non paghino le tasse in Europa”. Ora che la premessa è terminata, parto con la mia riflessione.

  • Perché? Me lo sono sempre chiesta. Perché questa ossessione? Non ricevono forse abbastanza tasse? Ecco, ora mi pare di averlo capito. Il problema non sono le tasse, ma la bilancia dei pagamenti (che ho scoperto solo di recente studiando per l’esame). Gli imprenditori che vogliono farsi pubblicità, pagano Google e Facebook che hanno le sedi in America. Flusso in uscita vero l’America, ma non c’è un flusso in entrata perché Google e Facebook non pagano nessuno in Europa. Questo, da quel che ho capito, crea un deficit sulla bilancia. Questo spiega perché non c’è una tassa diretta: sono flussi di capitale che devono entrare.
  • Detto questo, mi chiedo come si possa pensare che i “colossi”, intesi come i grandi giornali, possano beneficiarne. Come detto su, la versione a pagamento è molto diversa da quella online. Probabilmente perché gli stessi giornali sanno che hanno due target diversi. Ora, la maggior parte di questo traffico arriva da Facebook, Google e altri social e motori di ricerca (ragion per cui dei così detti titoli click-bait). Sì, forse qualcuno andrà direttamente su quei siti, ma diciamocela tutta: almeno il 60% ci arriva perché ha letto un articolo su FB.
  • Dopo la legge cretina sui cookies (sì, tuttora non mi capacito del perché dobbiamo mettere un banner per una cosa che si dovrebbe sapere), non dovrei stupirmi. Vi immaginate se sotto ogni segnaletica ci fosse una spiegazione di ciò che fa? Simbolo e sotto: “Ti devi fermare perché potrebbe passare una macchina”. Ecco, perché invece non vi decidete a obbligare le scuole a inserire una materia che insegni come funziona internet? Netiquette, legge (vera) sul copyright, spiegare ogni fottuto giorno che non esiste la dicitura “di dominio pubblico”, ecc. Sapete, per osmosi i bambini ne parlano ai genitori e questi imparano da loro. Trovo ridicolo che chi si approccia su internet non sappia che il maiuscolo equivale a urlare e non capisca che non vige davvero l’anarchia sul web.

Conclusioni: chiunque abbia proposto la legge, non ha pensato davvero al benessere dei piccoli. Il piccolo blog, il piccolo commerciante che si fa pubblicità… che in realtà sono la maggioranza. Non ci hanno pensato perché non li conoscono come realtà, immagino. Google è una ditta che fornisce un servizio che per la maggior parte è gratuito. Il sistema di ricerca funziona, e molto bene tra l’altro, si fa pagare solo da chi desidera maggiore pubblicità. Chiunque abbia pensato a quegli articoli, deve aver pensato solo alle entrate della bilancia, non alle conseguenze. Perché si sono dimenticati che il mondo digitale è formato molto di più dai piccoli, che non dai (relativamente, pochi) grandi. Adesso gli articoli verranno riesaminati.

Ripeto: non sono un’esperta. Sono le mie riflessioni sull’argomento. Sperando di non aver detto cavolate.

Ma a questo punto mi chiedo: possibile che nessuno si sia accorto di questo problema prima? Che sarebbe morto internet se avessero votato a favore? Perché è così difficile chiedere agli esperti prima di fare danni?

EDIT: la decisione di rimandare la votazione l’ho scoperta solo dopo aver terminato l’articolo. Continuo a chiedermi perchè, invece di “rimandare” le specifiche a DOPO la votazione, non lo facciano prima. Non è la prima volta. “Questa cosa la valutiamo dopo”. No. La valutate adesso. Non si può votare una legge “incompleta”, passabile di “bug di sistema”. “Vi siete spaventati per nulla”. Se degli esperti hanno urlato al pericolo, non sono urla al vento. Siete voi che non ci avete pensato.