L’altare dell’Abisso [recensione romanzo]

trama

schedaBevagna, nella tranquillità apparente della piana umbra, dove il Lago Aiso si incastona tra i campi, la vita di Fedro Soli, un trentenne di Parma, proprio non va: il lavoro, l’aspirazione, i litigi con la moglie Amalia e la paternità non voluta. Ma nulla è come crede.

In pochi giorni Fedro passerà attraverso una scomparsa, un omicidio, antichi tomi di alchimia, personaggi coloriti e una mescolanza di religioni fino ad affrontare l’Ordine degli Adepti e il suo scopo finale. Invischiato, senza poter scegliere, in forze oniriche ed ermetiche, nella potenza dell’amore e del fascino esotico. Ma disperazione infonderà coraggio e istintività provocandolo affinché concluda il percorso di metamorfosi e abbia la sua personale, al contempo dolorosa, rivelazione.

Anche per il lettore dell’Altare dell’Abisso nulla sarà come sembra, sballottato tra bugie e verità, colpi di scena e ribaltamenti, finta stasi e strappi improvvisi, archeologia indigena e futuro universale. Il mix deflagrante che rende questo mystery thriller un romanzo d’assaporare fino all’ultima sillaba.

“Mutamento, fuoco che non brucia né distrugge, putrefarà, corromperà, genererà e perfezionerà. Nero tramuterà in bianco prima, in giallo poi e partorirà rosso. Fuoco umido di quattro colori, le fiamme che compiranno l’Opera.”
scheda

Autore: Patrich Antegiovanni

Edizione: Self

 Dimensioni: 6677 KB

Lunghezza stampa: 376

Costo: Digitale 3.99€\Cartaceo 16.49€

Link

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conclusioni

Ciò che mi ha spinto a leggere L’altare dell’abisso è il fatto di essere ambientato in Italia, in particolar modo in un piccolo paesino di campagna in Umbria. Si tratta del primo volume di una trilogia di thriller a carattere fantastico. Mi rendo conto che dalla sinossi si capisca ben poco della trama, di conseguenza stavolta ho deciso di approfondirla un po’ di più, con una mia piccola premessa: io leggo sempre la trama, giusto per capire se rientra nei miei gusti o meno, tuttavia per decidere se accettare o meno una recensione, o se acquistare o no un libro, leggo sempre l’estratto. Quindi, anche se dalla trama l’unica cosa che capisco è il genere, se lo stile mi aggrada accetto. In questo caso mi sento di spenderci due paroline.

Innanzitutto, anche se non ci fosse stato l’elemento fantastico o la parte investigativa, credo che il romanzo avrebbe retto ugualmente e mi sarebbe piaciuto. I personaggi sono tutti ben caratterizzati e i nomi sono molto, ma molto ricercati e, a mio avviso, anticipano di molto il carattere dei personaggi (come non citare Ada Pompili?). Fedro Soli si trasferisce con la moglie in questo piccolo villaggio umbro. Qua fa la conoscenza (rocambolesca) di tale Vareno e poco dopo anche di Saverio, suo figlio, la cui famiglia possiede una vigna abbastanza importante a Bevagna. Già solo per come sono descritti i due vale la pena leggere per sapere in che tipo di avventure si cacceranno, tuttavia a questo si va ad aggiungere la già citata Ada Pompili, ex moglie di Saverio che tenta in ogni modo di riconquistarlo.

Dove sta il thriller? E dove il fantastico?

Fedro fa diversi sogni che lo avvisano di un pericolo (non vi dico molto altro) e poco dopo la moglie, Amalia, sparisce nel nulla. Le autorità pensano che sia scappata con qualcun altro, Fedro farà il diavolo a quattro per ritrovarla, aiutato non solo da Saverio, ma anche dalla sua vecchie fiamma (di Fedro, non di Saverio).

Non vi dico altro, sappiate però che molte cose, soprattutto della storia di Fedro, le ho volutamente tralasciate. Sono presenti molti misteri e intrighi da risolvere. Dal punto di vista narrativo, dunque, il libro risulta avvincente anche se impiega un po’ di tempo a far partire la parte più propriamente thriller.

E ora passiamo alla parte più tecnica.

Le descrizioni sono generalmente ben fatte e approfondite, tuttavia a volte un po’ caotiche e spesso ci si perde a capire di cosa sta parlando davvero. Questo temo dipenda molto dal tipo di lessico utilizzato. Spesso l’autore usa dei termini ricercati, tuttavia a volte utilizza termini di registro basso, in certe occasioni credo addirittura dialettali visto che neanche il dizionario del Kobo me li individuava, che in alcuni casi rovinano l’atmosfera che si era creata. Da questo punto di vista consiglierei di farlo controllare a un editor o almeno da qualche amico appassionato di lettura che potrebbe aiutare a sistemarlo.

Nonostante questo piccolo problema stilistico (comprensibilissimo visto che si tratta di un self), consiglio L’altare dell’Abisso a coloro a cui piacciono i misteri e il fantastico, magari un po’ atipici e ambientati in luoghi diversi dalle solite grandi città conosciute.

 

FINALE

 

OCCHIO A LEGGERE DOPO QUESTO PUNTO: RISCHIO SPOILER

 

Purtroppo, il finale è un po’ tropo aperto. È normale, essendo il primo libro di una trilogia, tuttavia risulta molto affrettato e alcune scene sono poco chiare e avvengono troppo rapidamente. È un peccato, davvero, perché qui mi sarebbe davvero piaciuto leggere una parte un po’ più introspettiva del colpo di scena (perché io mi aspettavo tutt’altro, magari per altri è stato meno traumatico), in maniera simile alla parte in cui viene descritto il dubbio atroce che attraversa Fedro quando deve scegliere chi salvare.

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2 pensieri su “L’altare dell’Abisso [recensione romanzo]

  1. Molto bella questa tua recensione… da quello che capisco è un buon libro che andrebbe un po’ sistemato…
    il genere potrebbe piacermi ma forse aspetterò tutti e tre i libri (difficilmente leggo sage non finite, soprattutto di questo genere)
    Comunque grazie mille per il consiglio 😘
    Buona serata 😊

    Liked by 1 persona

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