Flashforward – Missione 1 (27)

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La città di Karga e l’Unione dei Sette

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***

«L’accampamento non è lontano, mezz’ora dalle mura di Karga. Avete preso tutto?»

Toruk sembrava euforico e forse lo era davvero. Del resto sembrava una di quelle persone che prova piacere negli scontri e nei combattimenti, l’attacco diretto a un avamposto troll sembrava appropriato. Non che dei troll potessero rappresentare un vero problema, era il fatto che fossero collegati a una tale maledizione il problema. Prima che uscissero, Zaneide li raggiunse.

«Vi verranno forniti due ulteriori compagni, arriveranno più tardi. Gerard vi aspetta in cortile per il teletrasporto.»

«Ancora? Non siamo abbastanza?» chiese Toruk.

«Non lamentarti dell’aiuto in più, Toruk. Hanno avuto difficoltà per la partenza, appena arriveranno ve li manderemo. Buona fortuna.»

Toruk salutò con un gesto della mano la donna e si diresse verso il cortile seguito dai suoi compagni di avventura. Beatrix cercò di capire perché erano stati convocati loro, l’unica ragione che aveva trovato era che avevano formato un gruppo per attaccare l’avamposto, senza mezzi termini. Pandora osservava il fisico di Toruk muoversi deciso, deliziata che non usasse un’armatura per proteggersi. Darkbolt camminava al suo fianco, continuando a stuzzicarlo con qualche battuta sulla sua bravura con la spada. La Naiade si guardava attorno, affascinata dal palazzo stracolmo di magia. Arrivati nel cortile, un ragazzo avvolto da un mantello blu notte li salutò.

«Bene, vi trasporterò all’avamposto. Io sono Gerard.»

«Ma non eri il negoziante?» chiese Pandora che si ricordò di aver visto il ragazzo la sera prima.

«Sì. Sono negoziante, fattorino, ambasciatore, infermiere, garzone… quando sei uno dei pochi a poter uscire da un castello maledetto ti affidano qualunque compito. Sempre che non ti chiami Toruk.»

«Che? Cosa? Perché?»

«Niente, Toruk. Non resistere.»

Gerard chiuse gli occhi pronunciò una singola e breve parola con i palmi delle mani rivolte verso di loro. Le pareti si distorsero e mutarono, allungandosi e ramificandosi, trasformandosi in alberi, ai loro piedi il terreno si macchiò di verde, gocce di colore che si unirono per poi ammorbidirsi diventando soffice erba, l’aria divenne più fresca e sentirono il vento sulla loro pelle. Il teletrasporto li aveva portati a destinazione.


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