Flashforward – Missione 1 (25)

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La città di Karga e l’Unione dei Sette

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***

Camminava con la schiena eretta e con il tatuaggio ben visibile sulla pelle nuda, l’occhio pareva vivo mentre si muoveva seguendo i muscoli dell’uomo. Gli appoggiò una mano sulla schiena, facendolo sobbalzare.

«Vai a letto presto?» sussurrò Pandora.

Toruk sussultò per la sorpresa, non l’aveva nemmeno sentita alzarsi da tavolo per seguirlo.
«Perché no? Non è che ci sia molto da fare di sera in questo castello.»

Pandora ridacchiò, guardandolo maliziosa, e lo superò.

«Dovrei comprare alcune cose, mi accompagni?»

Toruk la osservò qualche minuto, cercando di capire cosa volesse davvero. Aveva avuto l’impressione corretta: quelle due avevano un fisico mozza fiato, perfettamente addestrato e, sperava, capace di ogni cosa.

«Perché no?»

La seguì restando qualche passo indietro, il posto migliore per osservarla, mentre le indicava la strada corretta per la stanza che avevano adibito a negozio interno. Era una stanzetta non molto grande piena di mobili e di oggetti di ogni tipo, messi in ordine quasi maniacale. La ragazza parlò con il ragazzo dietro al bancone, ma Toruk non fece caso a cosa chiese, troppo preso nelle sue fantasticherie. Pandora pagò e si mosse verso la porta, seguita dal ragazzo che non si accorse del «Buona notte, Toruk» esclamato da Gerard, il ragazzo incaricato di distribuire i componenti per la missione.

«Allora… — chiese il ragazzo — tu e Beatrix vi conoscete da tanto?»

«Vuoi davvero parlare di me e Beatrix? Sì, comunque. Eravamo bambine.»

«E di cosa vorresti parlare?» chiese Toruk, per qualche ragione incuriosito da quella risposta: come avevano fatto due amiche d’infanzia a finire a Falkedorf? Gli avevano spiegato che non erano native della roccaforte, sempre che non fosse un altro scherzetto di Kalad’ur.

«Parlare? E chi vuole parlare? Non sono meglio i fatti?» Pandora lo fissava intensamente e parlava sottovoce, avvicinandosi poco per volta. «Del resto non sono stati i fatti a salvarti dalla maledizione?»

Toruk sorrise, sentendo l’eccitazione salire.

«Oh, a me va più che bene.»

Appoggiò una mano sulla maniglia della porta e l’aprì sulla sua stanza, enorme e con un ampio letto matrimoniale perfettamente in ordine. Ricordava molto un’armeria: spade affilate erano appese alle pareti e cassapanche decorate con ghirigori draconici erano disposte sotto.

«E questa?» chiese stupita Pandora.

«Sono uno dei Sette, ricordi? Sopra di me c’è solo Neckter. E la vecchiaccia. In teoria solo Neckter però.»

Pandora rise, pensando al doppio senso inconsapevole che aveva creato. Toruk la spinse piano verso il letto e le fu subito sopra, lei lo sentì eccitarsi ed aprì le gambe, per stringerlo. Entrambi sentirono il caldo e la passione prendere possesso dei loro corpi e si abbandonarono ad essa.

***


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