Flashforward – Missione 1 (24)

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La città di Karga e l’Unione dei Sette

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***

La sala era gremita come a mezzogiorno. Il gruppo di avventurieri si era riunito non solo per la cena, ma anche per discutere della missione del giorno dopo.

«Io direi che ci alziamo per le sette e partiamo in modo da essere lì per le otto, anzi, ci incontriamo qui per le sette e mezzo, colazione e via!»

Toruk quando parlava era molto concitato ed euforico, accompagnava ogni parola con ampi gesti di braccia e mani.

«Com’è il campo? Ci serviranno pozioni particolari, oltre alle solite?» chiese Beatrix.

«Mmm… – Toruk arricciò il labbro e strinse gli occhi mentre pensava — Non credo, qualche pozione curativa, qualcosa per volare, le solite cose che servono a voi esploratori… a proposito, siete voi due le esploratrici?»

«Non è il nostro compito di solito, ma siamo addestrate anche a questo.»

«Bene! Quindi tu e Pandora davanti per osservare, Naiade, io e Darkbolt siamo i picchiatori. A proposito… — aggiunse rivolgendosi alla guerriera — hai capito come funzionano le cose qui?»

La Naiade annuì. «È strano, da me non ci sono mostri, solo uomini e banditi.»

Pandora rise e leccò il coltello sporco di grasso con cui stava tagliando la carne.

«Quelli li abbiamo anche noi, non ci sono solo le bestie magiche.»

Toruk si grattò la testa e si alzò da tavolo.

«Bene, le pozioni le potete prendere al castello, costano meno. Poi boh… io vado a dormire, ci vediamo domani!» e si diresse verso la porta.

Pandora si allungò verso l’amica e le disse: «Vado a prendere qualche pozione e vado anch’io», dandole poi un delicato bacio sulla guancia. Beatrix si volse a guardare il capotavola, dove Kalad’ur stava ascoltando quello che Zaneide aveva da dire. Provava una leggera invidia per quella donna così sicura di sé e così affascinante, soprattutto per il suo trovarsi così vicina a lui. L’aveva cercato per il castello per conoscerlo meglio, ma non l’aveva trovato. Quando si rese conto che il tempo passato in quel modo era perso, si alzò dal tavolo e si diresse verso la propria stanza, almeno avrebbe letto un po’, trovandola vuota.


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