Flashforward – Missione 1 (21)

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La città di Karga e l’Unione dei Sette

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Se vi è piaciuta la storia seguite anche il Drawlloween 2016!

Piccola news: ho deciso che, visto il basso apprezzamento, di postare un solo articolo a settimana riguardante il Drawlloween con i disegni della settimana, a partire da questo sabato. Potrete però seguirlo giornalmente su Instagram o sulla pagina FB (i link li trovate a destra se siete da pc o sotto se siete da cellulare)

«Sarà… A me da una sensazione strana quel tipo.»

«A proposito, lo conosci? Sembravate sconvolti tutti e due.»

«Non credo di averlo mai visto prima. Però… ha qualcosa di strano.»

«Ovvio, secondo te è normale presentarsi così? Con gelo, freddo e paura?»

Beatrix ridacchiò.

«Tu lo faresti con fuoco e fiamme.»

«Ovvio!»

Beatrix si alzò a sedere sul letto, Pandora le si avvicinò con il viso e le chiese: «Andiamo a fare un giro?»

La ragazza sorrise leggermente e annuì. Uscirono dalla stanza, decise a esplorare il castello. Prima di tutto andarono in biblioteca, ma la trovarono piena di gente intenta a scrivere, disegnare e solo pochi a leggere. Pandora notò, nell’angolo di una stanza, appartata e infastidita la Naiade. I suoi modi così impettiti la urtavano, non sopportava quel suo modo di guardare gli altri dall’alto in basso, come se fosse più importante di loro, come se lei avesse qualcosa di più. Appurato che la biblioteca fosse rumorosa, si chiesero se potesse esserci una sala d’addestramento in cui vedere qualche scontro e capire chi fossero davvero quelli dell’unione. Girando, capirono come fosse strutturato il palazzo: le stanze erano in realtà tutte presenti in luoghi specifici nell’edificio e solo le porte del piano terra erano incantate per portare quasi in ogni dove. Beatrix si fermò a osservare il giardino in piena fioritura. I cespugli e le aiuole erano disposti seguendo la scala di colori in modo che il passaggio da una tonalità all’altra fosse il più tenue e gradevole possibile. Qualche piccolo gazebo era disposto in mezzo ad alcune viuzze formate da sassi, alcuni in metallo e altri in pietra, erano stati pensati per non rovinare lo sguardo d’insieme dei colori: quelli in pietra erano chiari, non bianchi ma rosa e grigi, mentre quelli in metallo erano neri con incastonate delle pietre preziose che li facevano brillare alla luce del sole.

Persone di ogni tipo passeggiavano per quei viali: umani, elfi e nani riempivano quei luoghi di vita e movimento. Dopo una piccola occhiata andarono via e finalmente trovarono la sala d’addestramento. Si trattava di un’enorme sala circolare che probabilmente assolveva anche alla funzione d’arena, visti gli spalti leggermente sopraelevati. Beatrix non si preoccupò di fare il giro, saltò aldilà della protezione e osservò i guerrieri intenti ad addestrarsi; un sorriso le si allargò sul volto quando si rese conto che solo la noia avrebbe messo un freno a quelle battaglie.


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