Recensione libro – Il castello di Otranto

Book challenge 2016 – un libro ambientato nel tuo paese. (ho inteso come nazione)
Autore: Horace Walpole
Edizione: Digitale e Cartacea
Editore: Newton Compton

 
Come diavolo lo recensisco un classico? Faccio una recensione normale?
Il libro è molto breve e la storia è avvincente tuttavia c’è la presenza costante di un raccontato che rallenta il tutto…
no, non va bene… devo contestualizzarlo, è il 1764, non posso trattarlo seguendo i gusti contemporanei… che fare?
Il libro viene considerato il primo gotico della storia. L’autore, Horace Walpole, per far in modo che il suo libro venisse accettato dalla comunità, decise di attuare lo stesso stratagemma usato anche di Manzoni: fare finta di aver ritrovato un manoscritto e di averlo riscritto.
 
Che noia… no, no. Non va bene, non sono io.
E se ve lo raccontassi? Essendo il libro libero dai diritti d’autore, qui  potete trovarlo in PDF.

Da qui in poi, spoiler… più o meno. In ogni caso, per quanto mi abbia fatto ridere, il libro alla fine mi è piaciuto, quindi vedetelo per una recensione ironica, non per una mia vera critica negativa.

Nel castello di Otranto abita un tale Manfredi con la propria famiglia formata da Ippolita, la moglie, Matilda, la bellissima e dolcissima figlia e Corrado, il figlio malaticcio e deboluccio, cosa ripetuta fino allo stremo. Corrado è malato e debole. Nonostante questo, Corrado ha trovato la fidanzata, tale Isabella, che intrattiene con Matilda e Ippolita una relazione stretta stretta, quasi fosse  la terza figlia di quest’ultima. Le cose però si mettono male quando un elmo di pietra cade addosso a Corrado, uccidendolo. Tutti a chiedersi da dove caspita è arrivato questo elmo, che se fosse normale uno dice: lo ha lanciato uno dei soldati, il caso ha voluto che gli finisse addosso, ah i casi della vita.

NO!

L’elmo è gigantesco, tanto che ci vuole un bel gruppo di persone per alzarlo e tirare via il corpo spiaccicato. E qui partono le prime raccomandazioni a dio. Il padre, che tutto è meno che disperato per la morte del figlio, di punto in bianco capisce che il primogenito non sarebbe mai stato in grado di tener su il suo bel castello marcondirondello, ed è preoccupato di avere un erede degno. Già, perché Matilda non la conta nemmeno visto che vuole andare in convento. Tuttavia Isabella non vuole che l’amica faccia quel passo: “Che fai? Ti precludi tutto il divertimento?“, ma Isabella viene chiamata dal Manfredi perché ha trovato una soluzione.

E che soluzione!

Sposerà lui Isabella, rinnegando la moglie che può benissimo andarsene in convento! Isabella non vuole, ovviamente. Ti immagini di dover sposare tuo suocero? Per sua fortuna, Manfredi viene chiamato fuori e incrocia sua figlia Matilda che, per qualche ragione, resta incantata dal quadro di un antenato. Comunque,  Manfredi va in cortile, dove un uomo informa loro che l’elmo sembra proprio quello di San Nicola, ma che non può esserlo perché è troppo grande.

“Ma tu come lo sai? Semplice, è colpa tua, hai ucciso tu mio figlio con la stregoneria. Tu, sconosciuto che non ho mai visto in vita mia, finirai a marcire e a morire di fame sotto allo stesso elmo che ha ammazzato mio figlio”.

Non fa una piega.

La servitù inizia a parlare… sono assolutamente convinti di aver visto un piede gigante in una stanza. Talmente convinti che non sanno dove sia finita Isabella, che avrebbero dovuto sorvegliare. La ragazza, spaventata dalle avances dell’uomo, invece di denunciarlo per pedofilia come avrebbe dovuto, scappa e si rintana… non mi ricordo dove, dove incontra uno sconosciuto. Lei è spaventata e gli racconta tutto. Lui, con fare cerimonioso

“ti proteggerò ad ogni costo!”

Ma che… vabbè, lo sconosciuto copre la fuga della ragazza inventandosi una scusa che solo Manfredi poteva bersi. Era qualcosa della serie “io conoscevo il passaggio segreto, pensavo di venire qui a scappare ma…” ok, avete capito.

Ma avete capito chi è lo sconosciuto? Semplice, il tizio che era stato messo sotto l’elmo. Come ne è uscito?, direte voi. Bé, l’elmo si era affossato talmente tanto nel terreno… da creare una buca che portava ai sotterranei. Ma ‘sto povero cristo… chi è? Uno che passava di lì per sbaglio…

Volete sapere chi ha lanciato l’elmo uccidendo Corrado? Isabela ce la farà a scappare da Manfredi? In tutto questo, Matilda e Ippolita, che fine hanno fatto? Lo sconosciuto sfigato come si lega al tutto?

Volete saperlo?

Allora leggete il libro… 😛
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2 pensieri su “Recensione libro – Il castello di Otranto

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