Atlad 17 – Alleanze e rivalità (nona parte)

***

Dal balcone Mark osservava il deserto che una volta era un magnifico giardino. Ricordava Atlad come una splendida capitale, rigogliosa e piena di vita, ricoperta di verde e di edifici pensati per essere belli. Di quella magnificenza, erano rimasti solo dei ruderi e delle rovine. Una voce, dentro di sé, gli parlava come se in lui esistessero sia il Mark Veil studente sia il Mark divino. Doveva liberarsi dei suoi dubbi, doveva agire in modo da eliminare quei pochi che gli si opponevano, ma tra di loro c’era lei. Non voleva farle del male, non voleva obbligarla, tuttavia qualcosa lo spingeva a desiderare quel cambiamento, anche se ciò l’avrebbe fatta soffrire.

«Degli esploratori del gruppetto hanno trovato un portale. Immagino vogliano studiarlo» la voce di Aliat interruppe le sue meditazioni.

«Perché? Senza la chiave d’attivazione non possono usarlo»

«Credo vogliano capire te. Stai distruggendo uno per uno quei cosi»

Mark sorrise. Sì, aveva senso.

«Io li voglio distruggere? Loro li vogliono integri. Se solo sapessero che a spingermi è solo odio personale… del resto sono proprio le azioni spinte dai sentimenti le più difficili da comprendere»

Sorrise, divertito da un triste pensiero: se Miriam sapesse, come si comporterebbe?

«Per questo Miriam è speciale? Perché capisce?»

«Sai chi è che sfrutta l’empatia nel suo lavoro? I torturatori. Sfruttano la propria capacità di percepire dolore per infliggere pene. I medici cercano di curare. Miriam lo converte. Non è solo la capacità di… oh Aliat. È inutile questa discussione. Non la voglio qui perché voglio il suo potere, la voglio qui perché mi manca, ed è un tormento assurdo perché so di non poterla tenere con me per sempre. Io sono immortale, lei no e non posso renderla tale, come io non posso diventare mortale. Ho solo pochi anni, relativamente, per stare con lei. Ogni minuto è importante, proprio perché so quanto è fragile l’animo umano»

“Ma lei preferisce la compagnia di Stein”

Mark scosse la testa. Quelle conclusioni che continuavano a interrompere i suoi ricordi erano fastidiose, si sentiva male al solo pensarle. Tuttavia sentiva dentro di sé la gelosia che cresceva piano piano.

«Qualcosa non va?» chiese l’uomo.

Mark esitò qualche secondo prima di rispondere.

«No, va tutto bene»

Se avesse dato esito a quei pensieri di esistere, Aliat non glielo avrebbe perdonato. Se stesso non se lo sarebbe perdonato.


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