Atlad 16 – L’oasi (undicesima parte)

 

***

«La tribù rossa si è alleata con Koliat»

La voce roca di Tarn annunciava ciò che le loro spie avevano scoperto.

«Normale. Di fronte a un pericolo più grande, gli esseri umani si alleano. Tornerebbero a litigare fra di loro, se mai mi sconfiggessero»

Mark guardava fuori dalla finestra. Atlad era un mondo pressoché disabitato e l’unico centro abitato abbastanza grande da essere chiamato città era Koliat. Guardava il tramonto valutando la migliore decisione da prendere, ancora indeciso su come agire e su quale risultato attuare. Per ora optava per un reset quasi completo, in cui solo i suoi prescelti avrebbero vissuto, ma tendeva a cambiare idea troppo spesso. In ogni caso, sua priorità era quella di tornare ad avere lo stesso controllo che aveva sulla magia ai tempi in cui frequentava l’accademia. Aprì la mano e permise all’oscurità di avvolgergli la mano. Dopodiché, muovendo le dita lentamente, incanalò la tenebra sulla finestra, oscurando la stanza per qualche secondo, infine la tolse, facendo tornare la luce. Tarn si congedò, approfittando del fatto che potesse vedere. Il dio si portò una mano dietro la nuca, chiedendosi chi, tra lui e Miriam, avrebbe ottenuto prima il controllo completo sulla magia, anche se sapeva che lei era andata lì a recuperare la lancia. Era rimasto nascosto a guardarla uscire dalle rovine, avvolta dalla sua armatura, così simile agli studenti che avevano terminato il ciclo di studi e che stavano per ottenere i gradi per entrare nell’esercito. Quei gradi che lui non avrebbe mai ottenuto a causa del suo potere che faceva così paura agli adulti. Esseri aridi, dal cuore fermo e assetati di controllo. Arido, fermo e assetato… avrebbe portato il mondo in quello stato e lo avrebbe fatto ciclicamente. Doveva solo oscurare il sole per un periodo di tempo limitato, un mese, forse tre settimane… sarebbero bastate a far morire le piante, a far perdere il raccolto, poteva effettuare un controllo sulle morti… Sì, l’idea gli piaceva. Doveva trovare energia però, molta energia. Ci voleva tempo.

 


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