Flashforward – Missione 1 (12)

La città di Karga e l’Unione dei Sette

Una donna dai lineamenti decisi, ma molto affascinante, entrò dalla porta opposta a quella dov’erano apparse loro. Camminava leggiadra e, attorno a lei, sembrava che i veli del suo abito fossero fatti d’aria. Si fermò a pochi centimetri da loro. I suoi capelli erano bianchi e le ricadevano morbidi e lucenti sulla schiena, incorniciando il delicato volto olivastro, i cui occhi, completamente bianchi, sembravano poter risplendere al buio.

Dietro di loro le ragazze sentirono dei passi. Un ragazzo della stirpe draconica, più piccolo di loro, stava entrando con aria tronfia, con un portamento da villano, opposto rispetto quello mostrato dalla donna che le aveva accolte. Simile a un umano nelle dimensioni, aveva la pelle ricoperta da piccole squame verdi, le mani artigliate sembravano sempre pronte a scattare e gli occhi gialli guizzanti non stavano mai fermi. Indossava un’armatura leggera in pelle, un paio di pantaloni di una qualche stoffa grezza ma all’apparenza resistente e ai piedi aveva un paio di stivali di pelle logori, ma ciò che più di tutto attirava l’attenzione, era la grossa spada bastarda allacciata sulla schiena.

«Zaneide, perché mi hai fatto chiamare?» chiese il ragazzo.

«Missione, Darkbolt. Abbiamo bisogno di aiuto per una questione importante. Però manca qualcuno, temo non abbia compreso il messaggio.»

Zaneide schioccò le dita. A quel gesto, di fianco a lei comparve una donna in armatura. I capelli castano chiaro erano raccolti in uno chignon alto, la mano era protesa davanti a sé come se stesse aprendo una porta, il piede destro era leggermente avanti. Beatrix notò quanto fosse piccola, era di poco più alta di lei, tuttavia vestita come un guerriero esperto, forse anche un generale. A lei l’altezza minuta era comoda, ma a un guerriero in che modo poteva essere utile?

Quell’attimo di spaesamento durò poco. La nuova arrivata sfoderò la lunga spada bastarda che teneva sulla schiena e urlò: «Come avete fatto? Chi siete? Cosa volete?»

La voce era decisa e concisa, sicuramente spaventata da quell’entrata in scena così inaspettata, tuttavia intrisa dell’orgoglio di un condottiero.

«Riponi la spada, Naiade. Sei alla corte di Karga» disse pacata la donna vestita di bianco.

«Karga?» chiese più per sorpresa che per desiderio di ottenere risposta.

«Sì, Karga.»

Si guardò intorno un’ultima volta, cercando di capire se fosse al sicuro. Decise che quel luogo non le sembrava pericoloso, per cui ripose la spada nel suo fodero e fece un leggero inchino in direzione della sua interlocutrice per scusarsi.

«Chiedo perdono per il mio atteggiamento, spero di non avervi recato offesa. Tuttavia potrei chiedervi come sono arrivata qui?»

La sala piombò nel silenzio, interrotto quasi subito dalle risate a stento trattenute di Pandora.

«Ma come parli?»


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