Flashforward – Missione 1 (11)

La città di Karga e l’Unione dei Sette

Alcune statue erano più presenti di altre, quattro in particolar modo erano sempre davanti alle altre. Una rappresentava un uomo in armatura da cerimonia che reggeva una spada in alto: si trattava di Netker, colui che aveva fondato l’Unione e la città. Tempo fa quell’uomo uscito dal nulla radunò alcuni forti guerrieri mezzo draghi che lo seguirono nelle sue avventure. Subito si distinsero dagli altri per forza, potenza e rigore morale: ovunque andassero, aiutavano sempre la popolazione locale. Le altre statuette rappresentavano Ethan, un uomo nerboruto nella cui espressione si nascondeva un che di ferino, Zaneide, l’unica donna dell’Unione, stupenda nel suo abito bianco, e infine un uomo che non riconobbero. Quest’ultimo, sebbene presente con gli altri, era quasi nascosto alla vista e risaltava perché laddove le altre emanavano magnificenza e sicurezza, le sue rappresentazioni erano invece cupe e minacciose.

Impiegarono mezz’ora circa ad arrivare al basso muro di cinta che circondava il palazzo di Karga, ma non si trattava di un edificio maestoso come altri luoghi che avevano visitato. Era un palazzo molto grande tuttavia semplice, costruito in pietra e posizionato in una piccola piazza. Tramite una lunga scalinata, si poteva accedere all’ingresso principale dove due guardie discutevano tranquille. Le due ragazze si avvicinarono circospette: Beatrix tirò su il cappuccio della sua giacca e Pandora si preparò a parlare con le guardie.

«Buongiorno, avete bisogno d’aiuto?»

Pandora annuì.

«Abbiamo ricevuto un invito.»

«Possiamo vederlo?»

La ragazza porse la lettera che la guardia esaminò.

«Vi chiedo di non spaventarvi e di non resistere all’incantesimo, per favore. Vai a chiamare Dav.» aggiunse la guardia.

Il suo collega aprì la porta dietro di sé e sparì all’interno.

«Incantesimo?» sussurrò Beatrix.

«Fermi! — disse Pandora — Di cosa state parlando? Non vogliamo essere incantate.»

«Mi dispiace, ma se volete entrare al castello non c’è altra via.»

«O incantesimo o restate fuori!»

Un ragazzo li interruppe. Indossava una tunica molto semplice, senza troppi fronzoli ma la stoffa sembrava di qualità.

Beatrix ragionò un attimo. Aveva senso per quelli di Karga farli cadere in trappola? Ovviamente no e Pandora sembrò essere arrivata alla stessa conclusione, così annuirono.

Vennero trasportate all’interno delle mura, all’ingresso di una stanza rotonda e molto ampia. Alternate tra i vari archi che decoravano l’unica parete circolare, erano presenti diverse porte in legno inciso sovrastate da piccoli cerchi di pietra. Le mura all’interno degli archi erano dipinte con diversi colori dai toni pastello: azzurri, rosa e verdi delicati arricchivano la sala. I vari archi erano invece bianchi e da essi partivano decorazioni floreali che si arrampicarono su tutto il muro fino raggiungere il candelabro dorato simile a rami d’albero. Sul pavimento Beatrix notò il mosaico che rappresentava il simbolo araldico di Karga: la croce e l’occhio di un drago. Quel luogo le era familiare, nonostante non ci fosse mai stata; le ricordava altre sale simili che aveva già visto e i ricordi le invasero la mente, insinuandosi come serpi che si attorcigliano attorno alla propria preda, evocando sensazioni di claustrofobia che avrebbe voluto dimenticare. Chiuse gli occhi per scacciare quei pensieri non voluti e si sentì in trappola tra quelle mura.

Pandora guardava tutto quello sfoggio di lusso con occhi indagatori: non si fidava di coloro che ostentavano ricchezze e addobbi, quei dipinti e quelle statue, soprattutto le statue, così presenti in quei luoghi le davano il voltastomaco.

«Benvenute a Karga.»


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