Atlad 15 – Dal Damnat io ti evoco […] settima parte

Miriam si diresse verso l’uscita della sala, premunendosi di richiuderla alle sue spalle.

«Cosa vuole?»

«Non lo so, ma non esiste persona che conosca quelle rovine meglio di lui. Ci saranno cose che vuole»

«Allora dovremmo difenderle, non abbandonarle»

«Sono d’accordo. Potrebbero esserci armi nascoste in giro o addirittura informazioni sulla magia e sullo stesso Mark che non conosciamo. Restare a Koliat è un errore su tutti i fronti»

Miriam camminava per i corridoi di pietra, evocando ogni tanto qualche scarica per accendere le luci. Annullò l’evocazione della lancia, le dava solo fastidio.

«Ci sono probabilità che attacchino Koliat?»

«Anche. Gli unici che potrebbero dargli fastidio sono in quella città e avrebbe un esercito di ostaggi. La città è piena di innocenti e il tempio è in mezzo alla città. Non potete restare lì, è troppo pericoloso per gli abitanti e per voi che non avete come difendere il tempio. Non dimenticare che Mark vuole te, attaccherà qualunque luogo dove ci sia tu»

Miriam camminò in silenzio per qualche minuto, un passo dopo l’altro, cercando di mettere ordine nei suoi pensieri.

«Ma anche le rovine dovevano essere protette…»

«Alcune protezioni sono costruite in modo tale da permettere l’entrata di certi individui. Probabilmente tu e Mark avevate questa sorta di permesso»

La ragazza uscì dalle rovine sotterranee: era di nuovo nel deserto. Elil stava arrivando dallo stesso punto in cui l’aveva visto la prima volta, il grifone rosso saltellava allegro giocando con la sabbia.
«Ti diverti, Elil?»

Il grifone rispose emettendo un verso strano, come se avesse cercato di ringhiare e di fare le fusa insieme. La ragazza gli accarezzò il collo ricoperto di sabbia, quando sentì attorno a sé una strana sensazione. Si guardò attorno ed Elil smise di giocare, mettendosi anche lui in allerta.
Si arrampicò sul suo amico, e si diresse verso la strada che portava a Koliat, con calma e con i sensi vigili. Avrebbe voluto rivedere la casa e la stalla, ma, a causa anche di quella sensazione, aveva deciso che era meglio tornare in città il prima possibile. Superate alcune delle colonne e altri edifici che non avevano mai usato, vide, aldilà della barriera, un gruppo di persone vestite con lunghe tuniche che attendevano.

Lei si avvicinò a quelle persone, restando al sicuro aldilà della barriera.
«Selian, chi sono?»

«Non lo so, ma non possono attraversare la barriera. Tu stai attenta, ricorda in ogni caso che ora sei a tutti gli effetti un livello armatura»

Miriam annuì, non molto convinta di cosa potessero significare quelle parole, e si diresse verso di loro, fermandosi in modo tale che la barriera fosse tra di loro.

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