La Rinascita – Speciale di Natale

Li avete chiesti. Volevate un ritorno. E io faccio la “cattiva”. Niente seguiti, solo un breve tuffo nel passato. Questa storia è un piccolo prequel alla Rinascita, potrebbe perciò essere di difficile comprensione per chi non conoscesse la principale.

Questo è il mio regalo di Natale per Shio76, peccato che problemi al pc mi hanno impedito di postarla prima.

La neve cadeva leggera oltre la finestra, creando una spessa coperta che nascondeva i colori e annullava i suoni. Il bambino, però, era più interessato al vecchio pugnale smussato appoggiato sul comodino. Gli ricordava sempre sua promessa, il suo giuramento e ciò lo irritava maggiormente. Era arrabbiato e triste allo stesso tempo a causa di una litigata col fratello maggiore.
«È tutta colpa sua» disse Terence sdraiandosi sul letto e distogliendo lo sguardo da quell’oggetto.
«È stato lui»

Qualche ora prima, un gruppetto di bambini gli si era avvicinato. I figli degli artigiani avevano deciso di parlare con Terence. Volevano invitarlo a giocare con loro durante la festa d’ inverno e che anche lui partecipasse ai giochi attorno al falò. Lui aveva accettato, felice perché gli avevano rivolto la parola finalmente, ma suo fratello non era dello stesso avviso.
«Divertiti» gli aveva detto senza troppa convinzione.
«Divertiti? Tu non vieni?»
Darien gli aveva voltato le spalle, diretto verso camera sua.
«Hanno invitato te» aveva risposto con freddezza.
«Che hai?» aveva chiesto il minore, avvertendo astio nei confronti del fratello.
«Nulla. Vuoi andarci? Vacci! Tanto, che cambia?»
Terence era sempre più infastidito dal suo comportamento. Avrebbero potuto andarci insieme alla festa, no?
«Ma perché tu non vuoi venire?»
«Ter, per favore! Hanno invitato te! Hanno per caso fatto riferimento a me?»
Ter ci aveva pensato su e, effettivamente, non avevano menzionato Darien.
«Anche se fosse? Invitare me vuol dire invitare anche te»
«Non è vero. E poi non ho intenzione di fare regali a chi ha paura anche solo a parlarmi!»
«Cosa… vuoi dire?»
Darien aveva guardato il muro, indeciso se dirgli la verità.
«Darien!»
«Oh, e va bene! Ti hanno invitato solo per avere dei regali decenti! A me non lo avrebbero mai chiesto, non ne hanno il coraggio! Hanno troppa paura di farmi arrabbiare!»
La discussione era degenerata e Ter non ricordava neanche cosa si fossero detti. Solo che Darien, invece di andare in camera, aveva deciso di uscire di casa.
«Stupido» concluse così le sue riflessioni, prima di addormentarsi.

Venne svegliato dalla morbida mano della madre che gli sfiorava delicatamente il viso.
«Ter, hai per caso visto Darien?»
Terence aprì gli occhi, guardando la tempesta di neve che imperversava fuori dalla finestra. Era scesa la sera.
«No… è uscito pomeriggio, non è tornato?» rispose stropicciandosi gli occhi.
«No. Sono andata in camera sua per la cena, ma non c’era. Sembra non sia proprio entrato nella stanza. Non vorrei fosse rimasto bloccato fuori…»
Terence avrebbe voluto rassicurare la madre, dirle che forse Darien era a casa di qualcuno, bloccato dalla tormenta, ma sapeva bene che era una cosa impossibile. Iniziò a preoccuparsi. Forse era uscito per sbollire la rabbia e si era perso, forse era andato nel bosco che tanto gli piaceva…
Kara si alzò dal letto e si diresse verso la porta.
«La cena è pronta, vai a mangiare qualcosa» disse la donna.
Terence ubbidì e uscì dalla stanza, diretto verso la sala da pranzo dov’era entrata anche Kara poco prima, ma la donna non si sedette al tavolo apparecchiato per tre, bensì si recò verso un’altra porta della stanza.
Il bambino si avvicinò alla porta socchiusa e vide sua madre parlare con una delle guardie.
«Non è in camera, né da nessun’altra parte in casa, non vorrei fosse rimasto bloccato fuori. Darien…»
«Lady Kara, — rispose la guardia — andremo a cercarlo. Sto preparando tre gruppi di guardie, i maghi li stanno proteggendo dagli elementi. L’incantesimo di ricerca non funziona con tutta questa neve, dicono che rimbalza sui fiocchi o qualcosa del genere. Vedrete che starà bene, Darien è capace di trovarsi un riparo, lo avete addestrato voi del resto. Continuate a cercarlo in casa, potrebbe essersi nascosto e addormentato da qualche parte»
Terence si allontanò dalla porta e si diresse verso la grande finestra nella sala e guardò fuori, sperando di vedere il fratello.
«Darien… se sei là fuori, torna. Non ci vado alla festa senza di te»

Le ore passavano e Terence si addormentò vicino alla finestra. Kara lo coprì con una coperta, poi lo prese in braccio delicatamente e lo portò in camera sua. I due fratelli erano molto uniti, ma il secondo aveva un caratteraccio così simile al suo. Si isolava, voleva l’oscurità, era come se la notte fosse la sua casa. Sperò con tutta se stessa che fosse resistente almeno la metà di quanto lo fosse stato il padre…
Aveva mandato all’esterno un gruppo di esploratori ed erano tornati con un’informazione che non sapeva come elaborare. I lupi si erano mossi in branco verso l’interno del bosco, in un punto imprecisato del labirinto, la parte maledetta del bosco, il luogo in cui chiunque perdeva il senso dell’orientamento.

***

Darien si accucciò nel manto caldo del lupo. Quella tempesta non ci voleva, sperava di tornare a casa per tempo, ma la nevicata era diventata troppo fitta per riprendere la via del ritorno, per cui i suoi amici lo avevano accolto nella loro tana e ora ne stava approfittando per finire il suo lavoro.

***

Il sole era sorto da un’ora e di Darien nessuna traccia. La nevicata stava continuando, anche se in modo più leggero. Le probabilità che fosse finito nel labirinto erano alte e Kara era sempre più convinta di voler entrarci per cercarlo. Prese il mantello e si diresse verso la porta. Si stupì quando, aperta la porta, trovò un gruppo di bambini pronti a bussare.
«C’è Terence?»
Kara rimase stupita dagli ospiti inattesi e inusuali, ma subito si riprese.
«Sta riposando ora… però se volete andare in camera sua a svegliarlo è la terza stanza sulla sinistra dopo le scale»
I bambini rimasero sconcertati dall’invito: non erano mai entrati nella casa del governatore.
«Noi… ecco…»
«Mamma, è Darien?»disse Ter facendo spaventare la madre.
«No, Ter… vado a fare un giro, tu accogli gli ospiti» disse prima di allontanarsi in fretta dalla casa.
I bambini sorrisero e chiesero al bambino: «Allora? Vieni con noi alla festa d’inverno?»
Terence si stropicciò gli occhi.
«Non lo so… non trovano Darien»
«Oh…»
«’Oh’?»
Terence si mise in allerta.
«Sì… ecco, è normale, no? Sparisce spesso, insomma… se l’è cercata»
Il bambino spalancò la bocca, incredulo per ciò che aveva sentito.
«È di mio fratello che stai parlando!»
«Sì… capisco che vi volete bene… ma resta comunque strano»
«Strani siete voi che…»
«DARIEN!»
La voce di Kara fece correre Terence in direzione del bosco, seguito dai bambini.
Darien era seguito da un orso e la madre lo stava abbracciando felice.
«Ma dove sei stato?»
«Scusa… stavo cercando una cosa, poi la neve mi ha bloccato fuori e i lupi mi hanno accolto.»
A quelle parole, il lupo fece una specie di inchino e si inoltrò nuovamente nella foresta.
Terence si avvicinò a Darien e gli tirò un pugno.
«Ci hai fatto spaventare!»
«Scusa» ripeté il maggiore. «Non volevo… non pensavo di rimanere bloccato…»
I bambini visitatori guardavano da lontano la scena.
«Credo aspettano te…» disse Darien rivolgendosi a Terence.
«Non importa. Ci parlo dopo» rispose secco.
I bambini allora salutarono svogliatamente, allontanandosi dai tre che tornavano a casa.
«Si può sapere che hai fatto?» chiese il minore.
«Questi. Dovrebbero andare bene per la festa d’inverno. Cercando bene se ne trovano tanti nel bosco» rispose Darien porgendo un sacchetto a Terence che l’aprì. All’interno, diverse gemme brillavano.
«Uao».
«Questo invece è per te. L’ho fatto mentre aspettavo che la tempesta passasse»
Terence afferrò una piccola scultura di legno, assomigliante a un drago molto stilizzato.
«Le gemme le puoi tenere, non ci vado alla festa»
Darien scosse la testa.
«No. Io non ci voglio andare perché loro non mi vogliono, ma tu non puoi rimanere legato a me. Se vuoi, vai. Solo che io non ci vengo»
Kara sorrise, ripensando a quante volte avesse fatto e sentito discorsi simili.
«Ma…»
«Niente ma! Io resto, mica vado via o non ti parlo più perché gli altri non mi vogliono… poi io sto meglio da solo, le resse non mi piacciono»
Terence sorrise, non molto convinto. Però, se si fosse annoiato, sarebbe sempre potuto tornare indietro.
«Ok…»

***

In camera Terence appoggiò il drago sul comodino, di fianco al pugnale, e lo osservò. Aveva gli occhi di un lupo.

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