Flashforward – Missione 1, l’accampamento dei troll [terza parte]

 

La fiamma di cristallo e la lama d’ombra

Beatrix si avvicinò.
«Insonnia? È ancora presto per la sveglia di voi mezzani. Vuoi qualcosa da fare?» chiese vedendola arrivare. I mezzani era il livello a cui la maggior parte dei Falchi apparteneva, coloro che avevano terminato l’addestramento ma che non avevano particolari incarichi di potere. Sopra di loro c’erano i maestri, il cui scopo era quello di mantenere vive le alleanze e gestire gli affari diretti della gilda; avevano, ovviamente, il potere di richiedere l’aiuto di qualsiasi adepto o mezzano. Sopra a tutti, il Mentore aveva l’ultimo potere decisionale. La ragazza fece segno di diniego e disse: «No.  Volevo solo avvisare che io e Pandora andiamo via per qualche tempo; dato che qui non c’è nulla da fare abbiamo deciso di accettare una missione esterna. Se avete bisogno ci stiamo recando a Karga».
Il Messaggero annuì, segnandosi i nomi su un foglio. Beatrix fece un piccolo inchino e uscì dalla stanza, chiudendosi la porta alle spalle. Ripercorse i corridoi debolmente illuminati a ritroso fino all’entrata della sua camera. Pandora aveva preparato anche il suo zaino, appoggiato sul letto insieme alle sue armi, ed era già uscita. Tenevano quasi sempre tutto pronto per ogni evenienza: non era raro che venisse richiesto il loro aiuto in fretta e furia, dovevano essere sempre pronte. Con gesto sicuro mise ogni arma al suo posto: la spada lunga al suo fianco, la faretra con le frecce sulle spalle insieme allo zaino, il prezioso manufatto di suo fratello al sicuro, nascosto sotto il mantello. Finalmente si decise a uscire dalla stanza, non preoccupandosi neanche di chiuderla a chiave in quanto non stavano lasciando nulla di personale in essa, avevano da tempo imparato ad avere solo il necessario alle loro battaglie. Si recò nel cortile esterno e da lì alle stalle dove Pandora aveva fatto sellare due cavalli per il viaggio. Beatrix guardò pensierosa uno dei magnifici animali senza vederlo realmente e disse: «Forse sarebbe meglio camuffarsi. Non penso sia il caso di muoverci a viso scoperto. Non credo, ma potrebbe essere un trappola»
Dentro di sé pensava di stare esagerando, sentiva che era la paranoia a parlare e non la logica: quali nemici poteva avere ancora, dopo tutti questi anni? In fondo nessuno aveva un reale motivo per avercela con lei, di solito si rifacevano sul mandante, non di certo sul sicario. Cos’era, allora, quella strana sensazione di pericolo ed ansia?
«Dici?» Pandora vide l’amica sovrappensiero, con lo sguardo perso nel vuoto, e decise di assecondarla. Del resto una precauzione in più non avrebbe fatto di certo male e chi le aveva assoldate doveva aspettarsi che non si sarebbero mostrate fino all’ultimo.
«Può darsi… ok. Allora prima di partire ci “trucchiamo” un po’!» concluse infine, estraendo da una delle sacche legate al cavallo una scatola piena di trucchi, peli e capelli finti. Le due ragazze in pochi minuti scomparvero e al loro posti comparvero una ragazza docile e indifesa, Pandora, e un ragazzo molto giovane, Beatrix.


 

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