Pandora ed Erios

Questa è l’ultima delle storie brevi su Cradle. Forse potrei inserirne altre ma non è detto… dato che molte verranno implementate nella storia completa. Sì, ho deciso finalmente di iniziarla, ma in un formato un po’ diverso…

A differenza di Atlad, però, questa non è totalmente di mia invenzione. Boh, in ogni caso è probabile che dopo Lucca Comics arrivi la prima parte.

Questa stria che state leggendo non è altro che una versione alternativa di un incontro che avverrà nel racconto principale ma molto, molto avanti.

Cradle

Il nome della città svettava sull’arco di nero metallo: Welcome to Howlett.
Il gruppo di avventurieri si fermò sotto di esso, studiando il cupo benvenuto dato loro dalla fredda insegna.
«Che buon augurio…» disse ironico Glace.
«Sì sì, ok. Buon augurio. Entriamo o restiamo qui a mettete le radici?» gli fece eco Pandora, scocciata e stanca dal viaggio, mentre Beatrix conduceva con calma il cavallo davanti agli altri sussurrando: «Entriamo?»
Pandora l’affiancò e prese a braccetto l’amica, spingendola oltre l’arco. Darkbolt e Toruk, i due fratelli, si guardarono scuotendo le spalle ma attraversano anche loro l’arco, seguiti dal resto del gruppo.
Girarono per le vie incredibilmente buie delle città; non che dalle altre parti del Darkside ci fosse più luce, ma qui sembrava che la desolazione e l’oscurità la facessero da padrone: neanche le stelle volevano mostrarsi.
Si fermarono davanti una porta in legno sovrastata da un’insegna in ferro battuto che cigolò nei suoi cardini, messaggera dell’unica locanda di quel sperduto villaggio.
La porta si aprì facendo suonare i piccoli campanellini sopra all’uscio.
«Salve b…» Pandora non finì la frase che venne trascinata all’interno della locanda.
«Forza, muovetevi! Entrate! Non siete al sicuro la fuori!» urlò un vocione.
I compagni eseguirono l’ordine per riflesso condizionato e, non appena varcata l’entrata, l’oste sbarrò la porta. Nella stanza qualcun altro si agitava per sbarrare le finestre: una donna, aiutata inutilmente da una bambina piccola.
«Ma che cazzo sta succedendo?» chiese agitato Darkbolt ma non ricevette altra risposta che un: «Perché li ho fatti entrare?» detta tra i denti dall’oste.
Nella stanza, improvvisamente, calò il silenzio.

Un secondo di pace prima del rombo. I vetri dei bicchieri tremarono, creando una sinistra melodia che aumentò l’ansia sia degli avventurieri sia della piccola famiglia; da fuori piccole esplosioni descrivevano una battaglia a senso unico, finestre sfasciate e crolli di mura accompagnavano le urla degli abitanti di Howlett.

«Sono arrivati… chi sarà questa volta?» chiese la donna spaventata.
La porta fu scardinata con violenza, passando sopra Glace che si accovacciò appena in tempo. Il mago del ghiaccio si alzò guardando terrorizzato i resti della porta ormai in frantumi.
Dall’entrata apparirono due uomini incappucciati. D’istinto i due fratelli caricarono i due individui, sfoderando le spade: Darkbolt con la sua fidata Dragonslayer colpì in pieno uno dei due uomini con tutta la forza che aveva, mentre Toruk si scagliò leggero e letale contro l’altro, avvolto in aura di ghiaccio e fulmini.

Glace, nel frattempo, rovesciava i tavoli per creare una piccola barricata; Pandora correva verso i genitori della piccola, spingendoli dietro al bancone.
«Beatrix! La mocciosa!»
Rispondendo alla richiesta inplicita dell’amica, la giovane donna corse verso la bambina, la prese in braccio e la portò dietro al bancone, al sicuro.
«Principessina! Vieni fuori, lo so che sei lì»
Una voce sinistra ma affascinante, una voce che ti spingeva a perderti in essa e che sembrava rivolgersi a una bambina.
Le due amiche si guardarono stupite: erano anni che non sentivano quel suono, un tibro che conoscevano bene, soprattutto Beatrix che aveva passato anni ad allenarsi solo in attesa di poter sopravvivere a un loro nuovo incontro.
Sfoderò i pugnali, pronta a scattare verso l’ex-consigliere di suo padre. Pandora la placcò e la trascinò dietro al tavolo aiutata da Glace.
Nel frattempo i due barbari riuscirono a disfarsi dei due avversari e si scagliarono contro il nuovo arrivato. Darkbolt mirò alle gambe, sperando di distrarlo, mentre Toruk si preparava ad attaccarlo alle spalle. Non aveva senso pensare alla lealtà, non quando quei tre avevano scardinato la porta cercando una ragazzina. Darkbolt venne colpito da una nube nera, generata dalla mano destra dell’uomo incappucciato. Toruk si scagliò verso l’incantatore, finendo scaraventato a terra da una folata di vento che lo ferì in vari punti.
Pandora si sporse dal tavolo per guardare e ciò che vide non le piacque: Toruk e Darkbolt apparentemente morti, stesi a terra, ma si trattenne dall’attaccare: doveva difendere la sua amica.
Si voltò verso Beatrix. Era irrequieta, probabilmente per la presenza della sua nemesi. Le assassine si guardarono ed entrambe si tranquillizzarono un po’, ognuna trovando conforto e coraggio per la presenza dell’altra e cercando un modo per uscire da quella situazione. Beatrix pensava a un modo per ucciderlo, per liberarsi dalla sua ossessione.

Pandora avava trovato un modo per salvare l’amica, ma sapeva che a Beatrix quell’idea non sarebbe piaciuta.
Guardò Glace e sussurrò con voce calma: «Glace, tienila ferma» sorridendo all’amica d’infanzia. Glace si fidò. Aveva percepito qualcosa nella voce della compagna d’avventura, qualcosa che non si aspettava uscisse proprio da lei, e strinse la ragazza. Pandora prese le sembianze di Beatrix.
Glace fu veloce e reattivo: tappò immediatamente la bocca a Beatrix, mentre la ragazza iniziava ad agitarsi per liberarsi, ma erano quella stessa agitazione e il nervosismo a ostacolare i suoi movimenti.
«Tranquilla, tornerò» cerchò di tranquillizzarla Pandora, appoggiando le mani sul viso dell’amica e baciandole la fronte.
Per un breve attimo la ragazza si tranquillizzò, ma appena l’amica si fu allontana, la vampira iniziò ad agitarsi furiosamente, cercando in qualsiasi modo di liberarsi. Tuttavia, probabilmente qualcuno dall’alto aveva altri progetti per lei.

Decisa, Pandora si mosse verso un altro tavolo e uscì allo scoperto, dirigendosi verso l’uscita. Sentiva i suoi passi pesanti, nonostante non facesse il minimo rumore. Stranamente il battito del suo cuore era regolare, non si sentiva agitata; forse la sola idea che lo stesse facendo per la sua amica era come una panacea.
Un passo dopo l’altro si avvicinava sempre di più a quell’uomo, sperando che Glace la tenesse ferma abbastanza a lungo: Trix tendeva a sgusciare via dagli “abbracci forzati”.
Si mise una mano in grembo.
Va tutto bene. Pensò. Ce la farò.

Un passo dopo l’altro, lentamente si avvicinava all’alta e sinistra figura. Il suo incedere terminò proprio davanti al mago. Respirò a fondo prima di alzare il viso, ormai la decisione era stata presa e lì, a pochi passi da lui, in strada, si focalizzò sull’aspetto di Beatrix, sperando di riuscire a ingannarlo. Lo guardò irata, pronta alla sfida.
Pandora abbassò decisa il cappuccio, ma ciò che vide il mago era la donna che fin da bambina lo aveva affascinato.
«Eccomi» disse lei e, senza aspettare risposta, iniziò a correre per prendere lo slancio per saltare. I suoi piedi si staccarono da terra, mentre la mano destra si diresse verso il pugnale e, con un rapido gesto, lo conficcò nel collo del mago. Aveva calcolato di terminare il salto mettendo un piede sul petto dell’avversario per darsi la spinta per allontanarsi con un salto mortale all’indietro, ma Erios afferró la sua caviglia al volo e, dopo averle fatto fare mezzo giro a mezz’aria, la lanciò contro il muro di una casa.

Beatrix da dietro il tavolo sentì le sue urla e sentì le lacrime sgorgarle dagli occhi. Aveva giurato a sé stessa che non avrebbe più pianto…
Conficcò le unghie nella mano di Glace nel tentativo di fargli allentare la presa, ma il mago del ghiaccio non mollò. Il ragazzo poteva sentire dentro di sé tutto il dolore che in quel momento stava provando la ragazza, la disperazione in quell’urlo silenzioso.

Pandora appoggiò una mano a terra, sentendo un forte dolore al polso. Si rialzò, ma il sangue e la polvere delle macerie non le facilitarono il compito.
Erios le si avvicinò togliendosi il pugnale dal collo, la sua risata era l’unico suono in mezzo alla desolazone del villaggio. Dalla ferita non scorse neanche una goccia di sangue.
«Fatti sotto!» disse il mago dolcemente, alzando le braccia e inchinandosi leggermente, come per invitarla a un ballo.
Pandora si scagliò verso il mago lanciando i suoi pugnali, ma a metà strada si fermarono e caddero a terra prima di raggiungere il loro obbiettivo. Pandora estrasse il katar e si lanciò verso Erios che si spostò con un movimento fulmineo e la colpì al collo. La ragazza cadde a terra, inerme. Erios l’afferrò per il collo e la sollevò da terra. Ormai non aveva più neanche la forza di urlare, sentiva il sangue colarle giù per la gola, l’aveva sconfitta senza neanche usare un vero incantesimo.
«Avresti dovuto accettarmi all’epoca» le sussurrò in un orecchio.
Pandora gli sputò addosso macchiandolo di sangue: «È tutto qui quello che sai fare?» sussurrò la ragazza.
«Questo è un comportamento che proprio non vi si addice, cosa direbbe Beatrix?»
Per un momento pensò che l’avesse scoperta, ma poi si ricordò della vera Beatrix e si tranquillizzò, lei era al sicuro. Ironico, stava per morire e l’unica cosa a cui pensava era la sicurezze della sua amica d’infanzia…
Erios lasciò andare la ragazza per terra.

Beatrix vide la scena, i due durante il combattimento avevano girato in tondo, tornando davanti alla porta della locanda. Tentò anche di sferrare una gomitata a Glace, ma qualcosa le impedì di farlo: il suo corpo non reagiva come voleva.
Erios estrasse una spada enorme dal fodero nascosto sotto al mantello che scintillò alla luce dei fuochi che lambivano la città.
La lama calò, tra le risa del mago, decretando la fine della dopplegengar.

Beatrix vide la scena al rallentatore, si sentì svuotata, inutile e incredula.

Pandora si voltò verso la locanda e guardò all’interno, dove immaginava l’amica piangere tra le braccia di Glace, agitandosi frenetica e disperata, era fatta così lei…  Pandora mosse le labbra.
La spada si conficcò nel ventre della ragazza.
«Sogni d’oro, vostra altezza.»
Riprese la spada, la agitò in aria facendo schizzare il sangue sulle macerie e appoggiò la lama sulla spalla voltandosi. Lasciò la ragazza agonizzante e se ne andò, sparendo nelle fiamme, soddisfatto di aver ucciso l’ultima dei Prima.
Glace lasciò finalmente andare Beatrix. Sentiva le braccia pesanti, troppo pesanti.
La ragazza corse verso l’amica immersa in un lago di sangue. Disperata, prese dolcemente la mano di Pandora che riprese le sue vere sembianze, con l’altra Pandora accarezzò il volto di Beatrix, asciugandole le lacrime.

«Non lasciarmi…» sussurrò Beatrix. «Non anche tu, ti prego»

La mano cadde all’improvviso.
Beatrix urlò. Un urlo disperato mentre con tutte e due le mani teneva stretta quella di Pandora.

L’urlo risvegliò Toruk. Si sentiva a pezzi e… elettrico. La prima cosa che vide fu Glace che guardava scioccato qualcosa fuori dalla locanda, volse lo sguardo verso quel qualcosa. Quello che vide gli fece gelare il sangue nelle vene: la sua Pandora stesa a terra in un mare di sangue e Beatrix chinata sul suo corpo che urlava e piangeva.

La mano che Beatrix teneva tra le sue stringeva qualcosa, lo sentiva ma non aveva il coraggio di staccarsi per vedere. Dalla forma intuì cosa stesse stringendo, poteva essere solo una cosa. La sua Crystal poteva aver voluto solo una persona a darle forza e coraggio in quel momento. E l’anima di quella persona era racchiusa in quell’oggetto, in quel piccolo anello di metallo lavorato che teneva sempre con sé, l’anello di sua madre.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...