Decisioni

Questa storia partecipa al Concorso di Scrittura Creativa Alice Raynor’s hall.

Tema: Zucca

Aveva attraversato mari e montagne, raggiunto la biblioteca più antica posta sulle isole galleggianti in mezzo alla perenne tempeste di fulmini, oltrepassato paludi e deserti, ma finalmente era arrivata.
Un non – luogo che esisteva ovunque e da nessuna parte, raggiungibile solo dai disgraziati senza speranza, dicevano, e lei lo era: disperata da una gravidanza interrotta e dall’impossibilità di iniziarne un’altra. Aveva chiesto a molti guaritori, a molti chierici, che erano in contatto con dio, e persino ai saggi animisti, coloro a cui la fertile terra parla, ma non era servito a nulla: il suo grembo era diventato sterile.
L’incidente l’aveva distrutta, fisicamente e moralmente, fiaccata dalla disperazione di essere sola: il suo desiderio era stato distrutto come la carrozza su cui era salita anni prima e che aveva decretato il suo fato. Finalmente l’ingresso dell’oscura caverna si era aperto davanti a lei, la dimora dello spirito che dà pace a coloro che pace non si danno. La roccia era umida e fredda, il corridoio lungo e stretto e sulle pareti giocavano a rincorrersi diverse gocce d’acqua. Avanzava timorosa per quelle vie, costretta dalle catene che lei stessa si era forgiata attorno al suo cuore, fin quando non vide, davanti a lei, un bagliore luminoso che illuminava le pareti, ora levigate e intagliate con ghirigori arancioni, simili a quelli che avrebbe voluto che il suo bambino facesse sulle bianche pareti della sua cameretta. La caverna si aprì su un’ampia sala circolare piena di candele e tende dai colori caldi che scendevano leggiadre dall’alto, creando un ambiente intimo e sconosciuto allo stesso tempo.
L’intera sala era avvolta da una tenue luce arancione, alimentata dagli innumerevoli piccoli fuochi disposti sul pavimento che disegnavano luminose figure geometriche e che lasciavano percorribile solo un piccolo pezzo di terra davanti all’ingresso.
La via portava al centro della stanza, verso un trono nero e lucido su cui sedeva un signore molto lungo e gracile, simile a un ramo, con la testa coperta da una zucca intagliata similmente al modo in cui le sarebbe piaciuto intagliare la zucca di Halloween col suo bambino. Appena la donna entrò gli occhi e la bocca della strana creatura si illuminarono e si mossero, palesando che quella non fosse una maschera.
«Mi rivolgo a te che non otterrai mai nulla dalla vita, cosa credi di trovare in questo luogo?»
La donna, intimorita da quella voce possente e dalle parole non proprio lusinghiere, portò le mani al petto, raccolse coraggio e disse: «Vorrei poter avere un bambino»
L’essere mosse le braccia come per accogliere la nuova arrivata, le aprì in un ampio arco mostrando le dita scheletriche, poi le appoggiò nuovamente sui braccioli del trono.
«Allora dimmi: non hai forse tu un’altra figlia?»
«Certamente, ma è grande e ha preso la sua strada»
«Non le hai forse chiesto di essere il tramite per la tua gravidanza?»
«Gli stregoni si son rifiutati»
«Non hai forse incontrato la vecchia che viveva sulla barca nella palude? Colei che nelle avversità non ha mai rinunciato?»
«Non la dimenticherò mai. Ha condiviso con me quel poco che aveva, sapere compreso»
«Non hai forse attraversato i mari con quel giovane che voleva trovare una nuova terra di speranza per sé e per la sua amata?»
«Lo ringrazio, poiché ha negoziato con il suo capitano»
«Non hai forse scalato le montagne con la guida che cercava il tesoro della montagna?»
«Spero che trovi quel che cerca, senza di lui mi sarei persa»
«Non hai forse parlato con il custode del sapere sull’isola galleggiante?»
«Mi ha detto che solo coloro che non avevano più speranze potevano trovarti»
«Non hai forse, infine, incontrato il bambino del deserto che cercava di raggiungere la sua carovana perduta?»
«Egli mi ha insegnato a vivere nel deserto»
«E allora dimmi, perché sei qui?»
«Per il mio desiderio di avere un figlio»
L’uomo zucca divenne serio e il suo tono di voce mutò. Si alzò in piedi sovrastandola e, con voce tonante, rivelò la verità dietro i suoi atti:
«Tua figlia è in attesa del suo di figlio, per questo ha dovuto rinunciare. La vecchia era l’ultima a vivere nella palude, una volta rigogliosa ma oggi arida, per permettere ad altri di attraversarla in sicurezza per evitare la tragedia che aveva colpito i suoi figli, morti in quegli stessi luoghi. Il giovane disperato non tornerà mai indietro, la sua nave è stata colpita dalla tempesta, sua moglie resterà ad attenderlo fino alla vecchiaia, aiutando al faro gli altri marinai a tornare a casa, per evitare ad altri il suo dolore. Il tesoro è l’ultima speranza del villaggio della guida, trovandolo potrà salvarlo dalla distruzione di gente a cui importa solo il profitto. Il bambino è un orfano, non troverà mai la strada per la sua carovana perché essa è stata distrutta e lui è l’unico sopravvissuto. Il bibliotecario ti ha avvisata: solo coloro che sono senza speranza mi trovano. Avresti potuto aiutare la vecchia nella sua missione, ereditare un lavoro che nessuno mai farà nonostante sia utile alla comunità. Avresti potuto convincere il marinaio a tornare a casa, aiutando la giovane coppia a rendere fecondo un campo lì nei paraggi, tuo padre ti ha insegnato a coltivare anche la terra più arida. Avresti potuto aiutare a trovare il tesoro e salvare il villaggio o aiutarli a combattere colui che vuole raderlo al suolo. Avresti potuto prendere con te quel bambino, invece di lasciarlo nel deserto alla ricerca di una carovana ormai distrutta dai banditi.
Avresti dovuto ascoltare il bibliotecario: solo chi è senza speranza può arrivare qui, affinché comprenda i suoi sbagli, non perché altri esaudiscano il suo desiderio»
L’uomo zucca si risedette e, additando la donna, continuò:
«La vita ti ha concesso diverse opportunità di essere “feconda”, ma tu, accecata dal tuo egoismo, non hai saputo cogliere e piantare i semi. Ora va’, torna alla casa dove tua figlia ha trovato altri che l’aiutino e che tuo marito ha abbandonato. Sii cosciente che ti sarebbero bastati pochi gesti di gentilezza per salvare vite umane e sogni. E per non rimanere da sola nella tua inutile vita.»

Scusate la brevità della storia, ma se l’avessi pensata più lunga sarebbe andata ben oltre i caratteri concessi.
La frase “Mi rivolgo a te, che non otterrai mai nulla dalla vita”, non è mia ma della principessa dei cristalli dell’anime di Mawaru Pingdrum, mentre scrivevo mi è tornata in mente e ho pensato fosse perfetta per la tematica trattata. Inizialmente doveva essere molto più realistica, ma io non riesco a scrivere cose troppo ancorate alla realtà, specie con tematiche pesanti, e finisco per elaborarle per metafore.

Non ho una foto di una zucca… quindi ho dovuto cercarne una in giro per Pixabay e l’ho elaborata…

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32 pensieri su “Decisioni

  1. Ciao Lex! Eccomi a mia volta a leggere delle zucche nella tua storia.
    in questo caso la zucca in sé è marginale, ma devo dire che impersonare il “saggio” in questo modo ha un che di inquietante che non sta male nel tutto.
    E’ un racconto molto profondo e toccante.
    MI piace sia che tu lo abbia reso fantastico, con una bellissima descrizione iniziale, che il tuo modo di trattare tematiche importanti con queste metafore. In questo caso credo passino molto bene a chi legge, ci va molta abilità per farlo.
    Ti devo davvero fare i complimenti, è un 5/5

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  2. Ciao di nuovo ! Sono ancora mezza ipnotizzata dai paesaggi e dal dialogo che hai saputo ricreare, ma cercherò di scrivere un commento lucido ! Ebbene, ciò che più mi ha colpito è stata la struttura narrativa, perfetta, pulita, nonostante la sua complessità. C’è una vita intera che scorre in 8000 caratteri, un viaggio lungo, ricco di metafore e di personaggi che meriterebbero ognuno una storia a parte, specie l’uomo zucca, misterioso, saggio e inquietante al tempo stesso. Il messaggio finale è meraviglioso, e non arriva come qualcosa di scontato, come spesso accade nelle fiabe, ma viene guadagnato con fatica, seguendo le peripezie di una donna che inizialmente sembra non aver fatto nulla di sbagliato … Mi è piaciuto davvero tanto, perché mi ha dato da pensare, mi ha fatto volare con la mente e col cuore. Le tue descrizioni poi sono davvero molto sensoriali, realistiche e ben armonizzate nel contesto.
    Dal punto di vista stilistico, c’è solo una frase che non mi suona benissimo, ed è : “Avanzava timorosa per quelle vie, costretta dalle catene che lei stessa si era forgiata attorno al suo cuore, fin quando non vide, davanti a lei, un bagliore luminoso che illuminava le pareti, …”. Se usi una forma riflessiva, secondo me, puoi anche alleggerire la frase dell’aggettivo possessivo ‘suo’, prima di cuore. E poi al posto di “davanti a lei”, proverei a mettere “davanti alla sua strada”, o qualcosa di simile, giusto per non ripetere il “lei”. E’ un appunto tecnico che ti faccio per essere corretta nei tuoi confronti, e di un qualche aiuto, (almeno spero), ma non inficia assolutamente la valutazione finale : 5/5 !

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    • Hai ragione, solo che “suo cuore” mi piaceva come suonava 😛
      Per il lei non avevo notato la ripetizione, errore mio che ogni tanto si ripresenta in altre storie… sto facendo del mio meglio per imparare sinonimi e rileggo sempre il più possibile, ma qualcosa mi scappa sempre^^°
      La tematica era proprio quella: non accorgersi delle reazioni dei propri atti, anche se sul momento non sembrano malvagie potrebbero avere reazioni inaspettate.
      Le varie storie sono ispirate tutte a qualcosa, e sì… in realtà mi piacerebbe renderla un pochino più lunga, magari un romanzo breve, ma non ora che devo finire Atlad^^… più avanti chissà.
      Grazie per essere passata!

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    • Se riuscissi a trasformarlo in un romanzo, sarebbe miticooooo ! *omersimpsonvoiceinbackground* XD
      Ho visto un’illustrazione di Shioren dedicata a un tuo personaggio di Atlad, giusto oggi. Mi ha incuriosito da matti, lo inizierò appena ho un po’ di tempo :3

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    • Quando vuoi^^ anzi, ora che me lo hai ricordato la devo aggiungere sul blog XD Nella pagina dedicata ad Atlad metto tutte le fan art che mi arrivano^^
      Tieni conto che una storia più lunga di questa avrebbe uno stile più semplice per non farlo diventare eccessivamente pesante.

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  3. Storia decisamente impattante, complimenti, il tema è importante e lo gestisci bene, rimarcando i punti chiave ripetutamente e in modi differenti.
    I dialoghi, lasciatelo dire, sono eccezionali, travolgenti ed emozionanti. Mi sa che qui, un 5/5 ci va. E’ straordinario!

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  4. Mi è piaciuto molto il gioco delle decisioni e l’influenza che queste hanno nella vita. Il risultato morale di questa storia è chiarissimo. Forse c’è troppo in così poco spazio, ma l’ho letta con piacere. Meriti di sicuro il massimo dei voti: 5/5!

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  5. Un racconto sulla comprensione del cuore altrui prima ancora del proprio, una bella metafora di vita che dovrebbe far riflettere e farci capire come a volta la vita di dia l’occasione di cambiare, ma noi non siamo in grado di coglierla perché troppo presi da noi stessi.
    Bello 4/5

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  6. Pingback: Storie del Bando III – Sfida di Scrittura Creativa Raynor’s Hall | Alice Jane Raynor

  7. Mi è piaciuto un sacco! Un bellissimo racconto fantasy con una morale profonda, ben raccontato e con ottime descrizioni (bella trovata quella di “riassumere” gli eventi accaduti alla protagonista tramite il discorso dello spirito). 5 stelle meritatissime! 😉

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  8. Ma… Ma… è straordinaria! Bellissima!
    E’ un capolavoro e secondo me è perfetta così, con questa lunghezza. Sono rimasta completamente immersa da questo fantastico racconto e ho amato moltissimo le metafore e di come hai deciso di trattare tematiche molto delicate. E’ di una bellezza travolgente e ho apprezzato moltissimo il messaggio, sono senza parole! Non so come trasmettere la mia ammirazione, continua così ❤
    Per me 5/5

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