Capitolo 12 – Le carte si svelano (seconda parte)

***

La mano di Stein era ferma, i suoi occhi puntati sulla bestia che ricambiava il suo sguardo senza il minimo timore. Il suo dito sul grilletto era immobile ma allo stesso tempo si poteva leggere indecisione nel gesto di non voler premere e la bestia lo capì.

«Hai paura» disse l’essere con voce graffiante ma infantile.
«Ho fatto una promessa: non uccido per vendetta» rispose l’uomo con voce ferma nonostante l’indecisione. Continuava ad analizzare la situazione ma non capiva cosa ci fosse di sbagliato in tutto ciò, cosa diavolo fosse quella sensazione di sbagliato che lo inseguiva fin da quando avevano lasciato il tempio dell’ordine.
«Uccidere ci accresce, assorbiamo le loro paure»
«So cosa fai. È un modo orribile per diventare forti, non ha senso»
La bestia ridacchiò. Quella cosa aveva ucciso la sua stessa madre per assorbirne i poteri, Stein non pretendeva che capisse cosa potesse provare qualcuno il cui unico desiderio era preservare il proprio mondo.
«La forza è l’unica vera essenza»
«Ti troveresti bene nell’Ordine»
L’ordine… era quello il problema?
«Tu non vedi ciò che è ovvio. Non vuoi. I tuoi occhi sono freddi e glaciali, sai cosa vuol dire uccidere e il piacere che se ne trae»
Stein sparò e lo mancò di proposito, sfiorandogli la nuca.
«Non osare paragonarmi a te!»
L’essere rise: «Tu sei come me. Tu…»
Stein sentì un rumore secco provenire da dietro di sé e,  quasi in contemporanea, vide un foro aprirsi sulla nuca del ragazzo che emise un debole verso prima di accasciarsi al suolo.
«Quel coso era pericoloso, non sarebbe stata vendetta ma opera caritatevole per lui e per la società. E tu lo sai. Stein, perché non hai premuto?»
Stein riconobbe la voce fredda e roca di Aliat e reagì d’istinto voltandosi verso di lui, tenendolo sotto tiro.
«Aliat! Cosa ci fai qui?»
L’uomo mise una mano in tasca, sollevò vicino alla bocca il pacchetto di sigarette, dal quale ne estrasse una. L’accese con calma e,  dopo aver espirato la prima volta, disse: «Tecnicamente aspetto ordini. Ho visto quel collare rosso scappare e poi ho visto te. Ho pensato che sarebbe stato interessante rompere un po’ la noia»
Nynas si avvicinò a Stein,  pronta a ricevere l’ordine dal suo cavaliere che manteneva la sua attenzione solo su Aliat.
«Questo non risponde alla mia domanda»
«Sì che lo fa. Sono in pausa, finché non mi pagano per fare qualcosa io non faccio nulla. Mi pareva però avessi bisogno di una mano. Questa è opera della tua amichetta?» chiese il mercenario aprendo la mano con il palmo verso l’alto facendo rimbalzare qualche goccia di pioggia.
«Non lo so, può darsi»
«Senti, non sono in vena di attaccar battaglia perciò che ne dici di abbassare l’arma? Ci prendiamo un caffè e ci facciamo una chiacchierata come ai vecchi tempi, che ne dici?»
«Quei vecchi tempi che non ricordo?» rispose tagliente Stein.
«Ah già, giusto» Aliat si grattò la testa pensieroso. «Almeno spostiamoci da qui, la pioggia è fastidiosa»
«E perché dovremmo parlare?»
«Per la stessa ragione per cui non mi hai ancora sparato da quel giorno»
Stein fece un respiro profondo, alzò la mano destra portando la pistola vicino al viso e lasciò che la sinistra si rilassasse sul fianco. No, non avrebbe sparato. Inoltre Aliat non sembrava avere intenzioni ostili. Pochi attimi dopo trovarono un porticato pubblico in cui si ripararono. In strada non c’era anima viva, forse gli abitanti erano spaventati dalla pioggia che non avevano mai visto.
Nynas si accucciò all’asciutto, lisciandosi il pelo bagnato con il becco e i piccoli dentini che la natura le aveva messo sul becco. Sembrava tranquilla e quello era un punto a favore delle intenzioni di Aliat.
«Quindi? Cosa devi dirmi?»
«Ti ricordi il chierico che Miriam ha colpito? Ha liberato alcuni degli schiavi ed è scappato. Sembra che la ragazza abbia operato sulla sua mente in qualche modo, anzi sembra che operasse inconsciamente anche sulla Terra»
«E quindi?» Stein si sedette di fianco a Nynas e iniziò ad accarezzarle il collo.
«L’Ordine si è spaccato in due, c’è chi vuole spingere Miriam dalla propria parte spezzandole la mente, c’è chi vuole ucciderla e c’è chi pensa che farebbe prima a corromperne l’anima»
«Mi stai avvisando? Perché? Vuoi tradire l’Ordine?»
«L’Ordine mi paga, punto. E sai che eseguo gli ordini di una sola persona»
«Ci sei ancora in contatto?»
«Mai detto di aver chiuso, solo che mi da molto campo d’azione. Se devo recuperare qualcosa basta che glielo porto integro, per il resto posso fare quello che voglio. In questo caso dovevo solo tener d’occhio Miriam, non mi ha neanche detto che dovesse rimanere viva ma sembra non ci sia bisogno di proteggerla…»
Stein vide la pioggia rallentare la sua caduta fino a smettere del tutto.
«A quanto pare la tua amichetta ha esaurito le energie. Senti Stein, i tuoi ricordi sono stati cancellati, è vero, ma qualcosa ti è rimasto. Non è mia intenzione ucciderti o vederti morire, oltre a Tarn sei stato l’unico con cui mi sono trovato bene in battaglia quindi un consiglio te lo do: il vero pericolo non viene dall’Ordine. Ricorda che gli ex-bimbi guerrieri sono fedeli a me e quegli imbecilli di chierici si stanno ammazzando tra di loro. Fai la scelta giusta»
Aliat si incamminò verso la strada, mettendo il mozzicone di sigaretta in una scatola che aveva preparato in precedenza.
«Forse sei tu quello che si sbaglia» disse Stein salendo in groppa a Nynas.

***

“È strano.”
“Meglio lui che uno di noi.”
“A volte fa paura, è innaturale che resti concentrato così a lungo.”
“Il male attira il male, no? Anche il collare rosso aveva gli occhi viola magari non merita cure…”

Le senti, vero? Quelle voci che non ti vogliono. Perché ti ostini a volerle proteggere?

“Perché è giusto così”

Giusto? È giusto questo? Giusto che ti trattino così? Giusto che paragonino uno come te a una bestia come quella?

“Non sanno, l’ignoranza non è una colpa”

L’ignoranza no, la stupidità sì. La paura sì. La paura è la nostra rovina.

“La paura è il nostro sistema di difesa ai pericoli”

Tu non sei un pericolo, tu sei ciò che di più buono io abbia mai incontrato e visto.

“Loro…”

Loro nulla. Loro non sono nulla. Non ti meriti questo, non ti meriti ciò che io ti sto facendo!

“Non sei tu. Non ne hai il controllo. Quanto tempo è che non usi la magia? Da quanto non sei in contatto con gli spiriti?”

Troppo… è questo il motivo. Tu sai, hai sempre saputo e ne hai le prove. Perché? 

“Perché non vuoi fare del male e ti prego di continuare così. Stai cambiando”

Empatico? O forse telepate? Tu sapevi cosa ti avrebbe fatto e hai fatto in modo di trovarti solo. Ma il tuo gesto è stato controproducente, la tua buona azione ha causato un problema molto più grave di quello che normalmente scaturirebbe dalla tua semplice morte.

“Miriam sistemerà il problema”

Miriam non ha abbastanza esperienza per sistemare la corruzione, non quando è così profonda. 

“Può farcela”

No, lo so. Sei tu a non capire, sei tu a non sapere. L’ignoranza non è una colpa ma crea molti problemi, distrugge molte vite e tu stai ignorando una verità fondamentale su Frey, qualcosa che ti avrebbe fatto agire diversamente molte volte. Frey è molto potente, un’ evocatrice eccezionale, i suoi scudi sono ciò che di più perfetto esista, così come la sua abilità nel cancellare selettivamente certi ricordi.

“Cancellare?”

Frey avrebbe fatto qualsiasi cosa per te, avrebbe rinunciato anche alla sua felicità per te e in parte l’ha fatto. Era l’unica cosa che impediva alla sua anima di corrompersi. Curioso, vero? Un obbiettivo impedisce all’anima di sprofondare ma ne preclude la felicità, a volte.

“Cosa stai dicendo?”

Eoin, Frey è…

***

Aliat sentì le ultime parole di Stein. Era convinto di essere nel ‘bene’ e nel ‘giusto’ quando non esisteva bene o male ma solo le due fazioni. Anzi, tre in realtà.
Poco prima di salutare Stein, aveva ricevuto un’ordine particolare, il primo così specifico da molto tempo a questa parte.
“Fai in modo che Miriam sviluppi il suo potere”, “Prendi possesso dell’Ordine”, “Tieni il portale attivo”… nulla che richiedesse un esito particolare alla fine: Miriam era addestrata da Stein, i seguaci dell’Ordine erano suoi fedeli, faceva la spoletta Terra-Atlad…
Ma “uccidi il padre del bastardo” era abbastanza una novità anche per come era stato formulato: niente spiegazioni, niente saluti e un epiteto che gli aveva sentito usare sì e no due volte dacché lo aveva incontrato da bambino. Il mercenario entrò nel negozio e subito lo colpì il forte odore.
«Siamo chiusi! Non li leggete i cartelli?»
L’uomo uscì dal retrobottega visibilmente preoccupato per qualcosa.
«No. Avete forse perso qualcosa?» disse il mercenario mostrando il collare che aveva tolto al cadavere prima di andare dall’artigiano. L’uomo, alla vista dell’oggetto, sgranò gli occhi provando una disperazione così profonda che gli fu impossibile fermare le lacrime: l’unico modo in cui il collare rosso si stacca dal collo del criminale è in caso di morte.
Aliat continuò a parlare impassibile.
«Sai, il tuo figlioletto ha fatto una quasi strage. Come facevi a tenerlo in casa? Se non ho capito male ha massacrato tua moglie… un’ occhi viola, giusto?» la domanda retorica era carica di sarcasmo e cattiveria. «La stessa tribù di quel piccoletto… valeva molto di più di te e tuo figlio messi insieme e ha fatto molte più cose per la comunità da quelle rovine in cui abitava in dieci anni che tu in trenta stando qua in città. Tuo figlio ha massacrato non so quanti innocenti solo per assorbirne il potere, compresa sua madre. Ora quel piccoletto si trova in un letto in coma, se si sveglia sarà fortunato se si ricorda ancora come si parla e tutto perché TU hai richiesto la pena del collare rosso e perché Soraya è troppo buona per dire di no a un padre»
«Era mio figlio» disse l’uomo ormai in lacrime come per scusarsi delle atrocità commesse: «Non poteva uccidere gli abitanti di Koliat»
«Appunto, solo gli abitanti erano salvi. Errore nella formulazione dell’incantesimo o forse Soraya non ha abbastanza potere ed esperienza»
Aliat guardò il collare rosso a lungo prima di posarlo sul bancone. L’uomo disse qualcosa, forse relativo al corpo di suo figlio, ma il mercenario non lo ascoltava più. Chi non vuole vedere il male che si annida nella propria casa non merita neanche l’unico desiderio. Alzò l’arma che già aveva ucciso il figlio e sparò prima che l’uomo si rendesse conto di essere in pericolo. Guardando il corpo accasciato a terra, Aliat si rese conto di non sapere neanche il nome di quei due e si stupì di quanto poco gli interessasse conoscerli.


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