Capitolo 12 – Le carte si svelano (prima parte)

«Pioggia? A Koliat?»
«Cos’è? Acqua? Dal cielo?»
«Santi numi, sono trent’anni che abito ad Atlad… è la prima volta che vedo la pioggia qui!»
Insegnanti, maestri, alunni e visitatori. Tutti presi da quello strano evento, sia che lo conoscessero sia che quella fosse la prima volta, la pioggia aveva destato incredulità.
In poco le strade furono ricoperte di palta e fango, il rumore dei pesanti stivali di Stein era solo leggermente attutito da quello della pioggia che cade. L’uomo aveva rischiato di scivolare a terra un paio di volte: erano più di vent’anni che abitava ad Atlad e quella era l’unica volta che delle nuvole cariche di pioggia avevano coperto il cielo azzurro e terso di quel continente ma non aveva tempo per pensarci. Prima di uscire dal tempio aveva richiamato Nynas col fischietto ma si chiese come potesse reagire all’acqua un animale simile. Correva per le vie della città, inseguendo la bestia che aveva attaccato Eoin. Non sapeva perché lo aveva fatto e neanche gliene importava, quell’essere che aveva scambiato per un bambino aveva quasi ucciso il ragazzino e questo non poteva perdonarglielo. Sentì il verso di Nynas e il vorticare dell’aria mossa dalle sue ali gli diceva che anche lei era alla ricerca del collare rosso. La cosa correva come un gorilla: le braccia a penzoloni si agitavano frenetiche seguendo il movimento dei piedi, i suoi pugni colpivano il terreno con forza e si graffiavano, lasciando nella terra umida tracce semplici da seguire.
Era veloce e Stein faticava a stargli dietro ma, nella paura di colpire un’innocente, non osava sparare con la pistola di Mike. Quello scemo ne usava una terrestre. La bestia infine commise un errore: si infilò in un vicolo buio e stretto terminante con un muro molto alto. L’essere conosceva quel vicolo cieco e sapeva di poter scavalcare quel muro ma non aveva calcolato la grifonessa irata, che era atterrata proprio sulla sommità di quella parete così ripida. Stein lo raggiunse. Riprese in fretta il fiato perso e ritrovò la calma mentre Nynas ruggiva a bocca spalancata contro quel piccolo essere che aveva fatto del male ai suoi amici. L’uomo alzò le braccia tese davanti a sé, mirando alla testa di quell’assassino come già tante volte aveva fatto in passato.

***

Miriam si guardò attorno con gli occhi appannati dalle lacrime. Frey rifiutava l’aiuto di Ragnar e provava a dimenarsi dicendo di andare da Eoin e Mike, completamente accerchiati da persone che cercavano di tenerli in vita. Miriam era sicura che avrebbe solo intralciato quelle persone, per cui si diresse verso Mark a cui non si era ancora avvicinato nessuno. Apparentemente sembrava non aver subito danni ma rimaneva accasciato a terra, stringendosi in posizione fetale. Lo sentiva anche lei, lo percepiva: Mark non aveva danni a livello fisico ma qualcosa aveva ulteriormente destabilizzato il suo potere. Si avvicinò cauta e gli appoggiò una mano sulla spalla finché, finalmente, qualcuno si decise ad andare da lui. Il ragazzo aveva il viso teso, deformato dal dolore ma poco per volta sembrò calmarsi. La sua pelle si rilassò e il suo corpo smise di tremare. Aprì gli occhi e, con un filo di voce, pronunciò il nome di Miriam.
L’uomo che gli si era avvicinato lo aiutò a rialzarsi e lui si lasciò condurre dentro al tempio mentre i suoi occhi cercavano la ragazza. Anche Mike e Eoin furono portati dentro l’edificio. Miriam raggiunse Ragnar che faticava a tener calma Frey e toccò la ricamatrice sperando di calmarla. Appena la toccò sentì una sensazione strana, come se la giovane ragazza stesse per sciogliersi davanti a lei, in una pozza oscura. Non le piacque per nulla e accelerò il passo per portarla il prima possibile all’asciutto.
«È colpa mia…» disse Frey con un sussurro così leggero che quasi Miriam non sentì «È colpa mia…» ripeté quasi come una nenia.
«Piantala Frey, non hai fatto nulla di male. Non è certo tua la colpa»
Rientrarono nell’edificio e uno degli studenti che aveva conosciuto a lezione andò verso di loro per aiutarli, dirigendoli verso una stanza enorme con molti letti e armadi. Soraya le aveva spiegato che il tempio era un centro assoluto per la vita di Koliat, fungeva da scuola, da tribunale ma anche da ospedale e biblioteca. Non appena posarono Frey su uno dei letti, si avvicinò loro una donna che senza chiedere nulla in fretta e furia controllò sia Miriam che il suo aiutante e, appurato che stessero bene, li cacciò fuori dalla sala. Non c’era cattiveria nelle sue parole ma solo fretta di aiutare le persone ferite. La ragazza si guardò attorno e si rese conto che i letti erano occupati da altre persone, forse il mostro aveva attaccato altri oltre Eoin, Frey e Mike? Uscendo dalla sala notò Mark disteso su un letto anche lui e si disse che poteva anche essere bello, intelligente e pure atletico, ma il karma era sicuramente contro di lui. Miriam si rese conto di riuscire a comprendere meglio le persone attorno a lei sia a livello linguistico sia a livello sentimentale: aveva seguito alcune piccole lezioni con alcuni insegnanti che l’avevano spinta a sviluppare il dono.
Ragnar la riaccompagnò in camera, dicendole che sembrava anche lei provata da quell’attacco e che aveva paura potesse sentirsi male. Arrivata in stanza si sdraiò sul letto e ripensò all’attacco. Era sicura fosse successo qualcosa ma non capiva cosa, continuava a ripensarci e si chiese se non fosse colpa della sua scarsa conoscenza sulla magia il suo non arrivare alla soluzione. Provò a mettere giù qualche pensiero sul suo blocco ma non sembrò funzionare, le idee non arrivavano. Passarono molti minuti prima che la stanchezza prendesse il sopravvento sulla ragazza che non si accorse neanche di aver chiuso gli occhi.


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7 pensieri su “Capitolo 12 – Le carte si svelano (prima parte)

  1. Io lo so… che prima o poi i fazzoletti prenderòòòòòòòòò!
    (canto per disperazione e per l’ansia) e la cosa triste è che non posso neanche dire: incrociamo le dita >___<
    Pubblica in fretta il resto e muoio!!!
    E, come sempre, complimenti ❤

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