Il viaggio

Questa storia partecipa al secondo contest di scrittura creativa indetto dal circolo di scrittura creativa Raynor’s Hall

Non sapeva dove si trovava, né perché era lì. Attorno a lei si ergevano delle mura, troppo alte affinché potesse guardare di sotto.«Benvenuta!» disse una voce alla sua destra: un uomo era appoggiato al parapetto e la osservava con il sorriso più dolce e felice che potesse esistere. Per lei, lui era la persona più bella e buona al mondo. Cercò di alzarsi in piedi, ma ricadde subito a terra, accorgendosi solo allora di quanto fosse morbido il pavimento.
«Riprovaci, vedrai che ce la farai»
Lei annuì e si rialzò. A fatica imparò come camminare su quello strano terreno.
«Scusate, sarei dovuta arrivare prima, ma ho avuto delle complicazioni…»
Un dolce profumo l’avvolse e guardò alla sua sinistra: una donna la guardava raggiante. Era stanca, lo si vedeva dal viso tirato, ma era felice. I due saltarono aldilà del muro e l’aiutarono ad andare avanti per un pò, finché lei non imparò ad avanzare da sola.
«Aspetta, se vai scalza poi ti farai male!» la donna estrasse da un sacchetto di carta un paio di scarpe e l’aiutò a metterle. Sì, decisamente era più comodo, e poi le piacevano, doveva ammetterlo. I due scavalcarono nuovamente il muro, tornando sulla loro via.
Avanzò di qualche passo e solo allora si accorse di quante strade, quanti ponti,  era formato quello strano posto. Alcuni si muovevano, la raggiungevano e i viaggiatori saltavano sul suo percorso per salutarla. I due erano sempre con lei, le presentavano gli ospiti che ogni tanto la venivano a trovare, le insegnavano come comportarsi. Non mancavano, tuttavia, i capricci: alcune persone le mettevano paura, non le voleva vedere e così scoppiavano le liti.
«Non ci si comporta così!» dicevano i due. Così lei si rabbuiava, si chiudeva in sè e piangeva. Perché quelle persone gentili le dicevano di fare cose che non voleva?
«Devi imparare che su questi ponti ci sono regole e convenzioni sociali, devi rispettarle per non ferire gli altri e te stessa»
Proseguirono; alcuni tornarono spesso, altri sparirono per non tornare mai più. I tre ponti continuarono paralleli, ma, a un certo punto, le strade si divisero, spaventandola.
«Devi abituarti. Prima o poi vorrai stare da sola e dovrai prendere il tuo percorso personale per uscire da qui. Non ci saremo sempre, ma tranquilla: fra qualche ora torneremo»
Un bacio sulla guancia, un abbraccio sincero e l’orgoglio negli occhi dei due.
Lei annuì. Era stata preparata, sapeva cosa l’attendeva ma aveva un po’ di paura. Mise avanti il piede e lo appoggiò sulla sua prima difficoltà, il suo primo ostacolo. Salì il gradino e vide i due ponti allontanarsi da lei: le prese il panico.
Un altro le si avvicinò: una donna le tese la mano per spingerla ad andare avanti ma non saltò sul suo. Tante voci l’avvolsero, in una cacofonia a cui non era abituata. Tante persone come lei la circondarono, ponti che passavano sopra o sotto, persone che litigavano. Qualcuno si presentò, altri piansero… poi il giorno finì, i ponti si allontanarono e i due signori gentili tornarono.
«Com’è andata, cos’hai fatto?»
Lei raccontò tutto, della donna gentile, degli altri della sua età, dell’ansia… la cosa si ripetè a lungo e più volte: loro continuarono a dividersi, la ragazza imparò i nomi, imparò a fidarsi. Ogni tanto il suo ponte si divideva e lei doveva scegliere dove andare, scelte semplici che quasi non cambiavano la direzione intrapresa, sempre sostenuta dalle due persone gentili.
Poi il dilemma: il ponte si divise nuovamente ma stavolta c’erano tante, troppe scelte diverse.
«Chiudi gli occhi e scegli col cuore» le disse l’uomo gentile.

«Scegli con saggezza. Pensa a come vuoi che prosegua il tuo percorso» disse la donna gentile.

Guardò a lungo le varie strade, soffermandosi su ogni particolare, osservando e ponderando. Da una parte c’erano tanti sassi ma andava verso il basso, l’altra era irta di spine e oscura, un’altra era riccamente decorata, bellissima a vedersi. Tante strade diverse, e finalmente imboccò quella che più la ispirava, quella che per lei sembrava la più facile. Percorse qualche altro chilometro, verso una meta che era sempre lontana, quando, all’improvviso, sentì un rumore strano. Si voltò e vide una piccola palla di pelo che la osservava con occhioni grandi. La ragazza si avvicinò e lo prese in braccio, il piccolino allungo una zampa ed estrasse gli artigli per paura di cascare. Così continuarono insieme. A volte la via era irta e pericolosa, altre talmente pacata da risultare noiosa. Capitava che la ragazza inciampasse e si facesse male, ferite che difficilmente si sarebbero rimarginate, ma ogni volta si rialzava, con quella palletta di pelo che la guardava e le leccava la mano per farle coraggio; lei quindi lo accarezzava con la mano, lo prendeva in braccio e lo stringeva a sé. Si volevano bene e se lo dimostravano sempre: scaldandosi quando faceva freddo, facendosi le coccole quando uno dei due stava male e anche stando lontani quando volevano stare soli. Non potevano sempre stare insieme ma quando tornavano si abbracciavano e si salutavano sempre. La ragazza dovette fare altre scelte e, poiché sapeva che quelle strade avrebbero segnato la difficoltà del percorso, iniziò a pensarci molto prima, ma lui era il suo silenzioso compagno che l’avrebbe seguita ovunque, qualunque fosse stata la sua scelta. Aveva addirittura accettato quello strano ragazzo che la veniva a trovare spesso.

Poi un giorno, una notte, lui sparì e la lasciò indietro. Saltò lontano, su un ponte diverso che lei non poteva raggiungere e non tornò più indietro. Lei si bloccò, impossibilitata ad andare avanti, voleva tornare indietro, ma il ponte, non se n’era mai accorta prima, si era sbriciolato pochi passi dietro di sé continuando a crollare. Iniziò a correre e non si fermò finché il dolore non si attenuò. I suoi amici l’aiutarono, l’andarono a trovare, le dissero che non era colpa sua… ma il senso di colpa le rimase per sempre.
Continuò a camminare finché, un giorno, un ponte urtò il suo. Devastante come un terremoto, inizialmente la sua strada si allargò. Poi, com’era arrivato, se ne andò lasciando la sua strada distrutta e più stretta, solo in pochi ora potevano stare con lei e accompagnarla per la sua strada. Sentì freddo, si diede di nuovo la colpa… aveva sbagliato lei qualcosa, lo sapeva, ma cosa? Accanto a lei si avvicinava sempre di più lo strano ragazzo che mai l’aveva lasciata sola in precedenza. Mentre erano mano nella mano, si accorse che i ponti con le due persone gentili si allontanavano, avvicinandosi tra di loro ma restando sempre connessi al suo, così come anche le due persone gentili di lui. Un giorno però, i ponti sparirono. Le persone gentili se n’erano andate, come la palletta di pelo, per non fare più ritorno. Di nuovo il dolore la colse, più forte che mai; sentiva le gambe cederle ma il suo compagno la sorreggeva e l’aiutava andare avanti finché non ritrovò la propria stabilità. Insieme crearono un nuovo ponte, sassolini e pietre levigate, pronte ad accogliere un ospite speciale, così lei capì che se il suo ponte era stato così morbido e caldo, era merito delle persone gentili e,  in quel momento, un nuovi ciclo aveva iniziato a ripetersi. L’ospite arrivò e loro furono felici. Tolsero ogni ostacolo che si trovava davanti, ponendolo sul proprio e capendo cosa avessero fatto prima per lei le sue persone gentili; l’aiutarono ad andare avanti, non sempre d’accordo sulle loro decisioni. Così durò a lungo ma ormai lo sapeva, nulla è per sempre. Così, quando ormai già da tempo la loro ospite camminava da sola, il suo compagno la lasciò, prendendo quel ponte che, ormai lo sapeva, l’avrebbe portato alla sua meta definitiva. Stette male, provò dolore ma sapeva che non era un’addio. Vide la sua ospite trovare il suo compagno, andare avanti da sola con lei accanto sempre come supporto, la vide creare il suo ponte e quello per la persona che sarebbe venuta dopo di lei.
In quel momento capì che dovevano salutarsi. Si sarebbero riviste ma era tempo di raggiungere la sua meta. Il suo ponte divenne trasparente e si aprì su un bellissimo prato. Si guardò indietro, riguardando la strada fatta, soddisfatta del su percorso. Rivide il suo compagno e lo abbracciò, salutò le sue persone gentili e pianse quando la sua palletta di pelo fece di nuovo quello strano verso. Ora doveva attendere, senza fretta, l’arrivo della sua ospite.
Guardò avanti, decisa a conoscere chi l’aveva preceduta.

Questo racconto è stato un parto, davvero…
È stato difficile per me scrivere questo testo, non so neanche come l’abbia portato a termine in tempo. L’immagine è un po’… tamarra? Non saprei neanche come descriverla XD Però voglio imparare a fare quel tipo di immagine e da qualche parte devo pur iniziare… prima o poi le farò decenti, spero.
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32 pensieri su “Il viaggio

  1. Molto bello ^^ lo attendevo… Particolare, non so se dovrei guardarlo metaforicamente, è davvero strano, bellissimo, emozionante. Scritto molto bene. ^^ Dovendo dare un voto direi che un 4 pieno è meritato. Non saprei se dare di più, sono un bel disastro con i voti… XD
    Complimenti per il racconto!

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  2. Un racconto davvero particolare, una metafora del viaggio che ognuno di noi deve compiere, con le proprie difficoltà e i con i propri difetti, affiancati da persone che ci vogliono bene, ma che ci devono lasciare la possibilità di compiere le nostre scelte… Almeno io l’ho capito così, giusto? XD Mi è piaciuto molto. Lo stile è diverso da quello che mi aspettavo, rapido e incessante, come una musica di sottofondo 🙂

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    • Fotomontaggio di due diverse immagini, lo sfondo è stato creato giocando con pennelli ed effetti. Sono due foto degli archi e delle vetrate della Sagrada Familia, foto che h fatt qualche anno fa. Mi sono accorta di non avere foto di ponti… con tutte quelle che ho…

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  3. Indubbiamente hai una fantasia sfrenata e selvaggia, potresti fare la scrittrice per bambini e/o ragazzi, oppure l’illustratrice se sai disegnare, fatto sta, che questo bizzarro mondo che hai creato mi ha colpito, incuriosito e non ti nego che se esistesse un e-book, lo comprerei, come nel caso di Alvise! Con questa trama ci vedrei anche un lungometraggio!
    Ti metterei un bel 4 sai? Solo per il fatto che alcuni pezzi non li ho compresi pienamente.

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    • Grazie^^ Molti pezzi sono da interpretare in base al proprio vissuto^^ anche la palletta di pelo, non ho messo la razza perché tutti possano immaginarlo come un cane, un gatto, un coniglio… scrittrice per bambini? Sarebbe bello ma faccio fatica a trovare le idee per questo tipo di storie ma mi piace molto leggerle,quindi volevo provare. Per l’ebook… prima volevo finire Atlad, volevo sistemarla per rendere quel racconto un vero romanzo e poi chissà… vedrò in futuro.

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  4. Splendida metafora sulla vita, sul percorso che noi stessi ci creiamo ed affrontiamo durante tutto il percorso della nostra esistenza. I signori gentili, i genitori. La palla di pelo, Artemis….il ragazzo che ti osserva da lontano… questo racconto ai miei occhi è quasi autobiografico seppur fatto in chiave fantasiosa. Ho avuto il batticuore man mano che andavo avanti ed ho percepito sia la gioia, sia il dolore della ragazza mentre percorre il suo ponte. Ritengo che questo racconto non vada letto solo con gli occhi, ma anche col cuore, perché non è un semplice testo è una parte, un frammento d’anima che ognuno di noi si porta dentro con la speranza, forse, di arrivare anche noi, un giorno, un prato fiorito e poter di nuovo riabbracciare le persona e tutti coloro che ci sono stati vicini e che abbiamo amato.
    Mi ha davvero commossa e, nonostante qualche piccolo errore di battitura:
    5/5.
    Fanne un’altro così e muoio, sappilo ❤

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    • Tu sai che è autobiografico (in parte, non ho né figli né sono morta ancora…) perché mi conosci^^ Ho inserito la separazione proprio nel punto in cui c’è stata nella mia vita è vero.
      Grazie ❤
      (gli errori T.T l'ho riletta seimila volte T.T)

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  5. Ho letto tanti racconti belli su questo tema, ma devo ammettere che il tuo è quello che mi ha maggiormente convinto, forse perché rispecchia vagamente anche quella che era la mia idea su questa parola, “ponte”, che poi ho tramutato nel mio racconto. Anche per me ponte è una metafora, ma la tua mi è piaciuta di più perché estesa a tutto l’arco delle nostre vite. Il racconto mi ha emozionato e lo ritengo ben scritto. Evocativo al punto giusto e anche criptico se vogliamo, anche se le varie metafore sono facilmente individuabili.
    Complimenti. Lascio a te il voto più alto. E spero che la bellezza di questo tuo racconto possa continuare a essere anche nella tua vita, poiché, mi sembra di intuire, che una dedica o una promessa sia nascosta tra queste righe verso una persona per te speciale 🙂
    Voto 5 su 5

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    • Ti ringrazio tantissimo! Parte delle descrizioni sono autobiografiche (immagino si vedano), quindi sì, c’è. La storia l’ho scritta pensandola come una favola, quella la ragione delle metafore semplici. Anch’io ho notato la somiglianza tra i nostri due racconti ma faccio fatica a commentare su Altervista… più tardi ci riprovo, dato che mi manca solo la tua da commentare

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