Capitolo 11 – La pioggia che cade (parte quarta)

Per un po’ ho creduto che il mondo potesse cambiare. Per un po’ ho sperato che la sua idea fosse sbagliata. Per anni, dopo il cataclisma, lei ha continuato a ripetere sempre la stessa frase: 
“Una buona azione non ne cancella una sbagliata. Si può dimenticare, certo, ma non sempre ciò che è stato tolto può essere restituito”.
Ho visto la civiltà rifiorire dopo il disastro, senza magia, dalle ceneri di un grande regno. E le popolazioni si succedevano, una dopo l’altra. Sorgevano, crescevano, diventavano grandi e poi, ormai giunte al culmine, morivano in perfetta sintonia con la teoria dell’eterno ritorno. Bloccato nella mia fissata eternità, gli uomini nascono e muoiono, vivono le loro vite e io osservo il loro mutevole trascorrere. Ho visto la bontà negli occhi degli innocenti trasformarsi in crudele disperazione. Ho provato sulla mia pelle la malvagità di chi ha perso tutto, sentito la corruzione nascere nell’animo più puro, temuto  l’ammirazione che così facilmente si trasforma in invidia. É così facile distruggere, così semplice corrompersi, così normale vedere la gentilezza ripagata con la lama che avevo perso la speranza: quella dannata frase sembrava essere la legge che governa il mondo. Non esiste l’immortalità in questo mondo ma è possibile frenare la morte e se ciò succede, se per l’evolversi di fattori simili a quelli avvenuti durante il cataclisma, il cupo mietitore si rifiuta di battere alla tua porta allora sovviene l’immutabilità. Non posso modificarmi, non posso diventare più forte, non posso evolvermi dal mio stato attuale, posso solo imparare e in questo l’umanità non mi ha mai deluso, in qualsiasi modo abbia cercato la verità, in terra o negli dei, è sempre stata interessante e mai noiosa, il mio bellissimo spettacolo.
Poi la speranza. Sentii una serie di voci che mi chiamavano ma non erano capaci di darmi forma, di portarmi da loro, ciechi com’erano a cercare forza ed energia in un mondo in cui viene assorbita dalla sua stessa ombra, finché lui non mi trovò, l’unico in grado di capire. Neanche lui ha l’energia necessaria per portare da me ciò che ho perso ma è intelligente e fedele e queste doti mi riporteranno la magia, l’unica cosa che posso migliorare. Mi chiama Ares, dice che lo trova appropriato ai miei discorsi. 
L’unico intoppo alla mia risolutezza sul destino di questo mondo sono loro, in particolare lei. Come reagirete ora di fronte al rischio della corruzione? Piccola strega delle tempeste, stravolgerai la legge delle buone azioni di nuovo con la tua sola presenza o questa volta sbaglierai?

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14 pensieri su “Capitolo 11 – La pioggia che cade (parte quarta)

  1. Ma io non ho parole! Questo monologo è stupendo *,*
    Io amo questo genere di parti, lo ammetto xD ma l’hai scritto benissimo, con cura e hai fatto un bellissimo lavoro di introspezione!
    Sei stata anche attenta a incuriosire senza rivelare, e lasciare il lettore davvero con il fiato sospeso!
    Adoro i personaggi di Atlad ma questa per il momento è la mia parte preferita in assoluto ** Davvero complimenti mi piace tantissimo!

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