Capitolo 11 – La pioggia che cade (parte seconda)

***

Miriam camminava per i corridoi illuminati del tempio cercando qualcosa da fare. I suoi passi riecheggiavano sul pavimento e, nel silenzio quasi tombale, sembravano quanto di più rumoroso potesse esistere. Il suo lungo vestito bianco ondeggiava sul suo corpo leggero e lei si divertiva a camminare in modo tale da accentuare quel movimento ma stava già iniziando ad annoiarsi: aveva saltato la lezione ma se ne stava già pentendo. Praticamente erano tutti fuori a eseguire commissioni e lei era rimasta sola. Arrivò al porticato che dava sul cortile interno e lì vide, attraverso gli archi scolpiti per ricordare alberi, Aickley seduto sul bordo della fontana centrale. Miriam guardò dove fosse l’ingresso al cortile ma, appurato che fosse troppo lontano per la sua pigrizia, si avvicinò all’arco davanti a sé che terminava su un muretto alto neanche mezzo metro il cui unico scopo era fare da vaso decorativo per dei cespugli colorati. La ragazza si mise in piedi sul muretto, alzò di poco la gonna per evitare che rimanesse impigliata nei rami e saltò nel cortile. Si sedette accanto ad Aickley distendendo una gamba davanti a sé, alternandola poi all’altra nella pallida imitazione di un qualche esercizio ginnico.
«Non mi hai più parlato» disse offesa.
L’uomo la ignorò ma lei continuò imperterrita: «E neanche hai parlato a Mark»
A questo punto l’uomo si voltò a guardarla e, corrucciando la fronte, le chiese: «Perché avrei dovuto parlare con Mark?»
«Perché è sicuramente più esperto di me in videogame, andreste d’accordo»
«Oh certo, il classico tipo perfetto in tutto, capace in tutto, amato da tutti i professori…»
«I professori lo odiano e a ragione. È gentile e affabile con tutti tranne che con loro: “Dovete dare l’esempio, che esempio date se fumate? Prima voi rispettate noi, poi noi potremo rispettare voi” cose così, cose che fanno incavolare i prof. Quella amata dai prof. per qualche ragione sono io»
«Voi due siete strambi»
A quelle parole Miriam sorrise guardando Aickley.
«Sì, ci siamo trovati. Credo»
«Non dovresti essere a lezione?»
«Mi annoiavo: date e date e nomi e nomi…voglio usare la magia io, mica sorbirmi altre lezioni di storia»
Aickley ridacchiò sommesso e alzò lo sguardo al cielo, osservando i raggi di sole che si scomponevano suddividendosi alla sua vista affaticata dalla forte luce. Strinse il bastone e si tirò su. Non si era accorto che Aliat lo aveva ferito alla gamba, Melanie aveva provato a sistemare il danno ma lui sentiva ugualmente dolore, forse provocato più dal ricordo che da un vero problema fisico.
Miriam imitò l’uomo e insieme iniziarono a camminare per i corridoi, finendo inconsapevolmente per recarsi verso l’ingresso del tempio.
«Dove sono gli altri?» chiese Aickley.
«In giro per Koliat, commissioni o cose simili. Sai, ho guadagnato qualcosina aiutando alcuni profes… maestri, andiamo a prenderci qualcosa a quel baretto?»
«Ci sto»
Miriam guardò davanti a se e sorrise radiosa prima di mettersi a correre con le braccia distese in avanti pronte ad avvolgersi attorno al collo di Mark che l’accolse felice.
«Ma non dovresti studiare ora?» la rimproverò bonariamente Mark.
«Noia! – cantilenò lei di risposta – andiamo al bar tutti assieme?»
«Mark ha ragione però, dovresti stare con un maestro ora» le parole di Stein risultarono molto più perentorie di quelle del ragazzo.
«N-O-I-A! Noia! Tante date inutili che tanto non ricordo»
Mark sospirò: «Vabbé dai… quasi due settimane senza saltare le lezioni, per te è un record. Prendiamoci questa pausa»
Il ragazzo notò che Aickley non si appoggiava più al bastone e sorrise, dando un sonoro bacio sulla fronte di Miriam.

***

Frey era concentrata a scegliere alcune gemme già da qualche minuto quando la curiosità di Mike ebbe il sopravvento.
«Tu non usi gioielli allora perché ne compri così tante?»
Frey gli rispose senza neanche distogliere lo sguardo da ciò che stava accuratamente selezionando.
«Ci accumulo magia difensiva, poi Stein è in grado di liberarla con quel poco potere che gli è rimasto. Il problema è che queste gemme tendono a frammentarsi e quindi vanno ricomprate ogni tot tempo»
«Lo può fare anche Miriam?»
«No, la magia invocatrice distrugge la gemma quasi subito, se esiste un modo per convogliarla ed immagazzinarla io non lo conosco»
Frey pagò e i due tornarono al tempio. Avevano passato un paio d’ore girando quasi senza meta e ora Mike si trovava a dover portare pacchi e sacchetti di ogni tipo.
«Ok le gemme, ok le stoffe… ma a che ti servono le tavole di legno che hai fatto ordinare?» domandò Mike.
«Non sono per me ma per Soraya. E anche le stoffe, mi ha chiesto di fare alcune tuniche per nuovi studenti in arrivo, quelli che è andata a prendere dalla tribù rossa»
«Tribù rossa?»
«Sì, è una tribù che viene dal sud. Il colore della loro pelle è di uno strano colore rosso»
«Come gli indiani d’America!»
«Chi?»
«Niente, lascia stare… una popolazione che vive nel nostro mondo»
I due si avviarono sulla via del ritorno quando Frey notò che Mike sembrava parecchio agitato e nervoso.
«Che hai?» gli chiese Frey senza mezzi termini.
«Nulla é che non riesco ad abituarmi alla zona cieca…»
La ragazza arricciò il labbro e si mise alla sua sinistra.
«Ecco così alla tua parte sinistra ci penso io»
Mike si incupì, fermò il suo passo e afferrò Frey per un polso.
«No, così non va bene. Se so che ci sei tu non posso concentrarmi sulla parte destra…»
«Non ti fidi di me?» chiese secca la ragazza.
«Non è questo. Devo proteggerti io, no? Se stai dal lato che non vedo non posso farlo»
«E chi lo dice che devo essere protetta? Non voglio più affidarmi agli altri, devo proteggermi da sola non aspettare che lo faccia qualcuno. Se posso aiutarti occupando la tua zona cieca perché no? Io lo scudo, tu la spada»
Mike tirò a sé la ragazza, mettendole una mano sulla testa mentre con l’altra le  avvolse le spalle. Abbassò il volto toccando i suoi capelli con le labbra e le disse sussurrando: «Ma io non voglio essere una spada legata al tuo fianco, voglio essere colui che cammina accanto a te. Non voglio più combattere, voglio vivere. Con te. Finché ci sarà l’ordine non posso vivere tranquillo ma dopo…»
L’uomo sentì i tremiti della ragazza sotto il suo abbraccio e subito la lasciò andare.
«Scusa, non volevo. Non avrei dovuto…»
La ragazza scattò come una molla di nuovo verso Mike, abbracciandogli la vita.
«Basta, devo imparare. Non devi farla solo tu la fatica. Non devo più avere paura di un abbraccio»
Lui la strinse di nuovo a sé, stavolta con più dolcezza. Quando ricominciarono a camminare, lo fecero mano nella mano.
Arrivati al tempio andarono nello studio di Soraya dove l’avvisarono di avere prenotato tutto.
«A quanto pare arriveranno domani pomeriggio» riferì Frey.
«Soraya scusa ma a che serve quella roba?» chiese immediatamente Mike.
«Qui non insegniamo solo la magia, alcuni hanno la passione per l’arte, altri fanno esperimenti, alcuni suonano. Ogni tanto bisogna staccare la spina e fare quello che piace o si finisce per avere la mente fusa. Guarda Miriam che ha saltato bellamente le lezioni di oggi…»
«Non le dite nulla?» la curiosità di Mike stava prendendo il sopravvento.
«No, lei non è neanche una vera allieva»
«Se a voi va bene…» sussurrò Mike lasciando in sospeso la frase.
Frey aprì la porta per poi rivolgersi  all’uomo: «Andiamo?»
Lui annuì e seguì Frey senza lamentarsi, piacevolmente sorpreso del fatto che la loro meta fosse la sua camera da letto.


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8 pensieri su “Capitolo 11 – La pioggia che cade (parte seconda)

  1. Devo riprendermi un attimo prima di commentare… sono annientata da Frey e Mike *^* sono bellissimi! Io so che hai messo tanta dolcezza per ucciderci tutti dopo con uno sterminio… io lo so!
    (Ps lo faccio anche io *ridacchia e va a rinchiudersi in uno sgabuzzino)
    Ehm torniamo seri
    Miriam è troppo bellina ❤ anche se dovrebbe stare a sentire Stein invece che a quel tonno di Mark v.v

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  2. Oh, no, voi due mi fate troppo ridere XD muoio.
    Bel capitolo comunque. Adoro Frey e Mike ❤ sono così carini. Non vedo l'ora di leggere il prossimo. ^^

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