Capitolo 11 – La pioggia che cade (prima parte)

Soraya era esausta. Dopo la discussione avuta con gli altri aveva deciso di cercare alleanze ovunque così aveva sparpagliato un messaggio in giro per il mondo. Usando le acque sotterranee come mezzo, avrebbe contattato coloro che avevano la forza sia fisica sia di volontà di poter combattere l’Ordine, ma dopo due giorni ricevette ben poche risposte.
Mark aveva subito un trauma a livello della connessione con gli spiriti non indifferente. Tuttavia grazie alla sua capacità di rimanere concentrato a lungo e la sua memoria eccezionale riuscì comunque ad usare un po’ i rudimenti di magia, nonostante l’Ordine gli avesse sottratto buona parte della sua energia che, secondo Soraya, solo con il passare del tempo avrebbe recuperato. Stein aveva convinto Miriam a seguire le lezioni regolari del tempio anche se, puntualmente, si addormentava da qualche parte perché la sera aveva aiutato Eoin fino a tardi.
Tutti gli altri cercavano armi e alleati a Koliat, con pochissima fortuna. Miriam trovó qualche alleato durante le lezioni anche se non le era chiaro se la prendessero solo in giro o se davvero la volessero aiutare. I dubbi furono dissipati quando uno dei ragazzi che le aveva detto di essere interessato, era partito per incontrare i genitori. Al ritorno le aveva dato una pietra bianca da dare a Mark per aiutarlo a recuperare più in fretta. Una ragazza le aveva invece portato una mappa dov’erano segnate alcune vie usate dai nomadi, i punti di sosta che spesso corrispondevano a rovine rimesse a nuovo e alcuni centri magici. Miriam iniziò a sperare che potessero farcela.

***

Mike era stato trascinato per l’ennesima volta da Frey in giro per la città. Con loro erano andati anche Stein e Mark ma si erano divisi per svolgere delle commissioni per Soraya.
Mike era diventato premuroso nei confronti di Frey, qualcosa in quel che era successo in quei giorni gli fece capire che si era comportato da stupido in passato e ora voleva solo passare dei momenti con lei.
«Mike, perché mi segui ovunque?» chiese Frey che, al contrario, non aveva dimenticato le litigate avute con il ragazzo, le notti passate insonne e le volte in cui era sparito senza neanche salutarla.
«Non posso?»
«Puoi fare quello che vuoi ma mi chiedevo perché. In fondo sei tu che hai voluto farla finita»
«Non mi interessa ricominciare. O meglio, sì ma… per ora va bene anche così»
«La pazienza non ti si addice»
L’uomo fece spallucce e, dopo qualche secondo di silenzio, disse: «L’impazienza mi è quasi costata la vita. Ora credo che dovró imparare la calma e la pazienza: aspetterò stavolta, tutto il tempo del mondo»
Frey guardò un punto imprecisato nel vuoto, sorpresa da quelle parole. Mike, dopo essersi assicurato che Frey non avrebbe risposto, continuò: «Mi basta questo per ora»
La strinse a sé e le baciò la testa dorata. Lei lo lasciò fare, avvinghiandosi a lui e attaccandosi alla manica della giacca che Mike indossava.

***

Stein guardava la lista pensieroso.
«Dieci chili di tempere? Che diavolo se ne fa di dieci chili di colori? Come diamine li porto indietro insieme a venti di carne? Ma quella ragazza ogni tanto pensa che non tutti sanno usare la magia?»
«Mi sono fatto dare il volaplano da Eoin e qualche corda da Soraya, così non ci peserà nulla»
Mark mostrò la tavola sorridendo.
«Oh già, la nuova invenzione di Eoin»
«Tu ammiri tanto quello ragazzino, vero?»
«Ha quattordici anni e ha fatto più lui nella vita di quanto io non ne abbia fatto in quarantadue. Il mio compito è quello che lui possa continuare a fare quello che fa, sperando di non dover utilizzare l’altra parte del suo carattere»
«Vuoi proteggerlo? Stai addestrando Miriam per lui?»
«Scherzi? Ti pare serva protezione a quello? Io voglio che non debba più pensare a combattere. Miriam al contrario sembra una che finisce nei guai un giorno sì e l’altro pure, come se attirasse i problemi su di sé; ha bisogno di imparare a proteggersi, non a proteggere. Se poi vorrà farlo, liberissima di scegliere quello che vuole»
Mark sorrise. Stein gli piaceva, seguiva le persone, le guidava e le sosteneva consigliandole, non imponendo loro nulla nel modo in cui dovrebbe fare un vero insegnante, anche se forse non si considerava tale.
Arrivarono al negozio costituito da una stanza piena di barattoli, pennelli e oggetti strani sconosciuti ai due. Il forte odore rendeva difficile rimanere per troppo tempo in quel posto, per fortuna si aprì subito una porta situata dietro il bancone e un uomo grasso e flaccido gli diede il benvenuto. Aveva un grembiule sporco di macchie incrostate e i suoi gesti violenti e rapidi parlavano per lui senza doverlo neanche guardare in volto: era decisamente furibondo.
«Che volete?» chiese burbero.
Lo sguardo di Stein si raggelò e cadde sulla mano dell’uomo ricoperta di sangue.
«Sono qui a nome di Soraya. Cosa avete fatto alla mano?»
Il negoziante prese il biglietto che l’uomo gli stava porgendo, distogliendo lo sguardo iracondo dal suo cliente solo dopo parecchi secondi.
«Sì, glieli farò avere il prima possibile, pomeriggio forse. Nulla, l’ho battuta violentemente contro il tavolo»
Dalla stanza dietro provenì un rumore forte, come se diverse cose metalliche fossero cadute a terra. Il negoziante chiuse gli occhi e inspirò profondamente per evitare di perdere il controllo davanti ai clienti. Un ragazzino, forse di dodici o tredici anni, uscì di corsa dalla porta, prese qualcosa da dietro il bancone e cercò di correre dentro di nuovo ma l’uomo lo agguantò e iniziò a ringhiare.
«Cos’hai combinato stavolta là dietro?»
Prima che Mark potesse reagire, Stein lo afferrò per una spalla e lo trascinò fuori dal negozio.
«EHI! Ma non fai nulla?» chiese il ragazzo alterato.
«Lo hai visto il collare che ha attorno al collo?»
Mark scosse leggermente la testa in segno di diniego.
«Qui non ci sono prigioni. Qui se sgarri ti mettono uno di quei cosi al collo e ti fanno lavorare; quel collare impedisce di ritorcersi contro agli abitanti e il colore indica l’entità del crimine. Il nero è poco visibile, indica un crimine leggero, di solito un furto di piccola entità. Il rosso è il massimo e quel ragazzino aveva proprio un collare rosso, sigillato dalla Maestra dell’acqua, ossia Soraya. Prima chiedo a lei… Eoin!»
Lo sguardo di Stein si spostò su un punto alle spalle di Mark che si girò per vedere il ragazzo.
«Soraya si è scordata di dire che le serviva altro. Ha mandato me»
La voce di Eoin era come sempre monotona e tranquilla, era quasi annoiato di essere dovuto uscire dalla biblioteca. Con tranquillità entrò nel negozio, porse il biglietto al negoziante che stava ancora sgridando il ragazzino e si soffermò a guardare il portatore del collare.
Stein e Mark spiarono il tutto dall’ingresso e solo allora si accorsero che il povero dipendente aveva gli occhi viola, come Frey e Eoin. I due si fissarono per un po’ finché il proprietario non fece schiocchiare le dita davanti ai due, riportando l’attenzione di entrambi su di sé.
«Li aggiungo alla lista, allora buon proseguimento»
Eoin annuì e si voltò verso i suoi compagni con cui uscì dal negozio.
«Ma avete comunicato telepaticamente voi due?» chiese il soldato non appena il suo naso aveva capito che non erano più dentro quella stanza e aveva ripreso a funzionare bene.
«No. Sentivo qualcosa, è stato versato del sangue e c’era molto dolore ma non so più nello specifico»
«Sentivi…?» domandò Stein.
«Sì. Il dolore provato ha permeato gli spiriti che naturalmente abitano quei luoghi, quelle mura erano intrise di  tristezza. Quei due esprimevano dolore, malinconia e ira. Era molto forte»

***


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11 pensieri su “Capitolo 11 – La pioggia che cade (prima parte)

  1. Interessante, sono molto curiosa. Eoin mi piace e comincia a piacermi anche Mark. Sono molto intelligenti. La fine mi ha lasciata in sospeso, voglio saperne di più! Mi piace davvero molto l’atmosfera dark che ci stai dando, sono sempre più incuriosita. 😀

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  2. Ahahaha XD si, mi piace Mark. Certo, andando avanti non lo so ma per ora sì. Poi ovviamente adoro Stein, come non adorarlo, ❤ anche se finora i personaggi per me più interessanti sono Eoin e Aliat.
    Sei brava con i personaggi 😉

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