Capitolo 9 – Casa (seconda parte)

***

Miriam e Mark girarono per le rovine. La ragazza cercava di spiegargli cosa avevano scoperto ma il ragazzo la prendeva in giro dicendo che sembrava una guida museale. Mark tentò in tutti i modi di farla parlare e di farle pensare ad altro, riuscendo in parte nel suo obiettivo di tranquillizzarla.
«Miriam…  Esiste un modo per tornare a casa?»
«Se esistesse credi che sarei ancora qui?»
«Sì. Secondo me avresti preso tuo padre e l’avresti portato qui»
«Avrei preso anche te» Mark sorrise malizioso, avvicinandosi alla ragazza.
«Oh, quindi pensi a me in quel senso?»
Miriam arrossì di botto. Mark era il bello della scuola, quello che nei telefilm è conosciuto e invidiato da tutti, uno di quelli che quando una ragazza dice: “non è il mio tipo” fai fatica a crederle, ma era suo amico e non aveva mai pensato a lui sotto quell’aspetto, non seriamente almeno, però si rese conto che il ragazzo era spesso nei suoi pensieri e questo la fece ripensare alle parole di Eoin: in fondo lei era sempre stata bene con lui.
«No, io non intendevo…»
«Ti ricordi la prima volta che sei venuta da me?»
Miriam lo guardò negli occhi e sorrise.
«Sì. Mi mandasti un messaggio, il numero preso dal cellulare di una mia compagna di classe. Chissà perché sono venuta poi, era una cosa da stalker»
«Perché non hai bisogno di essere protetta, tiri un calcio e scappi veloce. No, non volevo insultarti, intendevo dire che… Sono una frana…»
Gli mise un dito sulle labbra.
«Lo so cosa intendevi. Una frana? Tu? Quello che  se schiocchia le dita corrono tutte?»
Lui la guardò per un paio di secondi.
«Non proprio tutte. Comunque, ti ricordi?»
«Ricordo solo che volevi vedere un film con me. Jump mi pare»
«Jumper. Ma tu eri presa dalle copertine dei giochi»
«Oh sì, alla fine ti sei messo a giocare, e passavi a me il joystick, facevamo a turni»
«Sì, perché non avevo il secondo. Joypad comunque»
«Sì, ma la volta dopo c’era!»
«Diamine. Volevo fosse una cosa romantica…  Ora mi sembra così stupida»
«Romantica?»
Solo allora si era accorta di quanto gli fosse vicino.
«Non è vero che se chiamo tutte corrono. Tu, a scuola, mi ignori»
«Mark…» Miriam parlò con un tono dubbioso. «Quanti romanzetti hai letto per dire queste cose?»
«Azz… Ci ho provato.»
«Non è vero»
«Come non è vero?»
Miriam si alzò sulle punte e fece una cosa che le richiese più coraggio di quanto le era servito per scappare da Aliat in mezzo al deserto: appoggiò delicatamente le labbra su quelle di Mark, ma fu così veloce che definirlo bacio era eccessivo.
«Questo è provarci. Dire quello che provi è provarci. Non ci ho mai pensato ma è vero, mi sono addormentata così tante volte sul divano con te che è diventato naturale averti al mio fianco. Io sto bene con te, e sì, sono anch’io una di quelle ragazzine che c’è cascata, che ti moriva dietro anche se poi, ad averti davanti quel giorno…  Davvero non avevo intenzione di fare nulla ma il bel cavaliere che viene a salvare la principessa in pericolo è il sogno di chiunque»
«Miri, tu sei forte, non certo una principessa in pericolo che aspetta il primo salvatore di turno. Io non ti ho salvato, né lo farò mai probabilmente ma potrei decidere di salvare questo mondo solo per te. Sono sdolcinato lo so ma ho sbagliato epoca. Tu sei più pratica e lo amo. Come amo quel tuo sguardo deciso quando stai per picchiare qualcuno. Sei misteriosa, forse non la vamp di certi film ma hai un fascino tutto tuo che solo alcuni possono cogliere. Forse non fai girare i volti degli uomini quando entri in un bar ma giri a testa alta e…»
Mark si interruppe e la baciò. Un bacio vero stavolta.
«…non mi importa di quello che dicono i tuoi compagni di classe. Per me tu sei splendida e lo sei in tutte le sfaccettature che hai»

***

Dopo aver lasciato la stanza di Mike, Stein si recò nella stalla dove Nynas ed Elil riposavano rannicchiati sulla stessa cuccia. La grifonessa aprì un occhio sentendo arrivare il suo padrone e drizzò un orecchio aspettando di capire cosa volesse il suo cavaliere. L’uomo l’accarezzò dolcemente sulla testa.
«Facciamo un giro, Nynas? Andiamo a trovare Sara?»
Nynas si alzò sbadigliando, disturbando Elil che si rigirò dall’altra parte e continuò a dormire pacatamente senza degnarli di uno sguardo. Stein sellò l’animale e salì in groppa. Nynas, una volta fuori dalla stalla, prese la ricorsa, aprì le ali e si alzò in volo, diretta verso l’oasi dove avevano trovato Miriam la prima volta. Dove aveva visto Sara libera per la prima volta. Ci misero pochi minuti: l’animale volava veloce nel cielo e l’uomo non si preoccupò di farsi vedere, convinto che l’ordine avesse qualche piano specifico per il futuro. Nynas atterrò nell’acqua e attese che l’uomo scendesse dalla sua schiena per poi mettersi a giocare nella pozza, rinfrescandosi dal caldo torrido. L’uomo fendeva l’acqua rumorosamente mentre si dirigeva verso una delle palme che circondavano la pozza e che sovrastava con la sua ombra una piccola lapide su cui erano incisi due nomi: Sara e Azadeh.
«Che dovrei fare? Mike si è reso conto di cosa sia davvero l’Ordine e ha perso la sua spavalderia, Miriam ha visto cosa fanno ai rapiti, ho dovuto usare Eoin, anche se lui lo ha fatto senza lamentarsi. E ora? Aspetto che combinino qualcosa? Devo continuare a far finta di nulla?» Un vento leggero si alzò a muovere le grandi foglie delle palme e Nynas, inzuppata e grondante d’acqua, si avvicinó a Stein facendo le fusa.
«Non è la prima volta che “uso” Eoin e non è la prima volta che mi sento in colpa per questo. Qual è la strada giusta? Cosa devo fare?» disse accarezzando il collo di Nynas.

***

Un villaggio abbandonato, decadente eppure vivo. Nessuno abitava in quelle case in modo permanente, erano solo luoghi  adibiti al riposo per coloro a cui una casa non serviva. Persone brutte, di una bruttezza ricercata, più ringhiavano,  più orridi apparivano e meno fatica facevano a minacciare per ottenere quello che volevano. Il gruppo formato da poco più di dieci persone si muoveva sicuro tra banditi e tagliagole con in testa Stein che non perdeva tempo a guardarsi attorno: lui lì c’era già stato, lui quelle persone le conosceva. Si fermarono davanti a un vecchio tempio.
«Dieci minuti, poi andate. Lasciateci qua piuttosto, vorrà dire che non ce l’abbiamo fatta e state aspettando qualcuno che non tornerà mai. Dieci minuti, poi correte verso le auto che avete recuperato. Capito?»
Mike annuì, felice di quella sua prima missione. Stein, Frey e Eoin entrarono nel tempio decadente e vuoto in stile gotico, pronti a salvare la piccola. Subito dopo vennero attaccati. Quelle guardie stavano aspettando che Stein entrasse, gli era stato ordinato di attaccarli una volta soli. Jakob attivò la barriera e altri del gruppo che aveva raccattato in giro in quei due giorni iniziarono a difendersi e ad attaccare. Avventurieri a cui importa soltanto quello che possono trovare in quelle rovine. Per i primi cinque o sei minuti resistettero anche bene, poi tutto precipitò. Le armi non sparavano più e lo scudo stava cedendo motivo per cui alcuni decisero di uscire. Poi i ricordi si fanno vaghi: fumo, scoppi, urla, sangue, stanchezza, paura. Dolore. D’istinto si mise una mano sulla ferita all’occhio sinistro, arretrando e cadendo a terra. Si girò e vide Nynas atterrare su uno di quei banditi, uccidendolo sul colpo. Ruggì fiera e il suo verso atterrì chi si fosse trovato direttamente sulla sua linea. Mike sentì una leggera paura pervaderlo mentre Elil si avvicinava avvolto dalle fiamme che diresse verso i loro nemici. Pochi secondi dopo vide una massa informe dirigersi prima da Elil e subito dopo da Nynas. Sentì qualcuno tirarlo su e urlare: «Ritirata!». Stava perdendo i sensi.

Si svegliò al tramonto al sicuro nella casa di Stein, consapevole che quell’incubo lo avrebbe perseguitato per molto tempo ancora. Qualcuno bussò rumorosamente alla porta con lo scopo di svegliare l’occupante della stanza.
«Alzati. Vi voglio tutti alla tavolata fuori, dobbiamo parlare. Non fare il furbo o ti scaravento fuori dalla finestra»
Stein stava urlando un ordine e difficilmente ti viene voglia di disobbedire quando usa quel tono. Stein si diresse verso la cucina dove Eoin, Frey, Miriam e Mark stavano cercando di preparare la cena per quindici persone, cosa che si stava rivelando parecchio ostica.
«Ma se poi non piace qualcosa?» si preoccupò Miriam.
«Io mi preoccuperei di più del fatto che potrebbe non bastare per tutti» rispose Frey.
«Che hai combinato?» Stein stava osservando Mark completamente ricoperto di farina.
«Colpa mia. – sussurrò Eoin. – Il drone si è bloccato ed ha lasciato cadere il barattolo su Mark»
Il ragazzo sollevò le spalle e disse: «Pazienza, capita»
«Miriam, due secondi» Stein inclinò la testa verso la porta.
La ragazza lasciò le posate sul tavolo e andare verso l’uomo, seguita dallo sguardo da Mark. Una volta fuori dalla cucina, l’uomo abbassò la voce.
«Ascolta: mentre eravamo giù a salvarti il gruppo di Mike è stato attaccato. Stavano proteggendo l’ingresso ma qualcosa è andato storto. Non so come, non ci sono  state vittime ma non ne sono usciti indenni»
«È per quello che Mike non vuole vedermi?» Miriam era andata a trovare il ragazzo ma lui si era rifiutato di vederla, rispondendole in malo modo di non voler vedere nessuno.
«Più colpo all’orgoglio. Era convinto che sarebbe stato epico ma le battaglie non sono mai epiche. Sono feriti sia fisicamente sia psicologicamente. Volevo solo avvisarti, tutto qua. In ogni caso ho intenzione di parlare di quello che è successo e di cosa abbiamo intenzione di fare e dobbiamo farlo tutti» Miriam annuì, sentendosi in colpa per quello che era successo, Aickley non si era ancora ripreso.
«Non dovevo allontanarmi. È stata colpa mia»
«Lo avrebbero fatto comunque. L’unico che non può alzarsi, ordini di Melanie, è Aickley. Ha detto che hai ordinato qualcosa a Elil. Sai di avergli salvato la vita? Sai che se non gli avessi detto di prenderlo e portarlo via sarebbe morto lì? Quei proiettili sprigionano un veleno, principalmente il bruciore che ha sentito è stato quello»
«Stai cercando di farmi stare meglio e ti ringrazio, ma il senso di colpa rimane»
«Non hai premuto tu il grilletto. Non hai dato tu l’ordine. Non dimenticarlo»


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9 pensieri su “Capitolo 9 – Casa (seconda parte)

  1. Pingback: Capitolo 9 – Casa (prima parte) | La Corte

  2. Allora…
    La scena romantica è descritta bene, non banale, delicata, adolescenziale… in poche parole non è uno dei soliti trita e ritrita pieni di clichè. C’è solo una cosa che critico.
    Miriam e Stein. Mark vedesse di eclissarsi il prima possibile.
    Detto questo xD
    Parlare subito dopo quella scena di Stein… è stato un toccasana! Mi dispiace per lui, si sente tutta la responsabilità addosso e si sente in colpa per vari motivi, anche per “usare” Eoin… voglio vedere cosa riuscirà a progettare.
    Quello che è successo al gruppo di Mike non si prospetta niente di buono… voglio proprio vedere cosa vuole combinare l’Ordine!
    Complimenti ^^ (però Mark deve eclissarsi >.>)
    Alla prossima :*

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