Capitolo 7 – La proposta di Mike (prima parte)

Il rumore dell’aria fischiava nelle sue orecchie e la sua forza impediva ai suoi occhi di stare aperti ma la paura dell’altezza diminuiva man mano che salivano. Elil era veloce e preciso, molto più agile di Nynas. Tra i vari nomi, quello sembrava l’unico che gli piacesse e, dopo averlo scelto, Miriam e Frey si erano messe a cucire il giaciglio per il nuovo arrivato. A differenza di Nynas però, sembrava più propenso al volo e più di una volta aveva portato la ragazza troppo in alto. La prima volta si spaventò anche Stein: senza una sella adeguata Miriam aveva rischiato di cadere di sotto ma sia l’abilità del grifone sia l’istinto di sopravvivenza della ragazza li aveva riportati a terra indenni. Decisero così che avrebbero comprato una sella apposita la prossima volta che sarebbero andati a Koliat. Nei due mesi in cui Miriam rimase con Stein, Frey e Eoin, lei aveva imparato a usare l’ago e a sistemare in maniera decente qualche vestito, non mancando di lanciare qualche frecciatina all’uomo che si era scordato di portarla a far compere. Così decisero che sarebbero andati nuovamente a Koliat, spinti anche da Frey che aveva deciso che voleva recuperare attrezzatura nuova. Il giorno prestabilito decisero di andare tutti insieme, attivando il sistema di sicurezza inventato da Eoin: una barriera di forza invisibile alimentata da quasi tutti i cristalli presenti in casa e attivata da una specie di telecomando.
«In linea di massima non ne abbiamo bisogno ma la prudenza non è mai troppa.» disse Stein mentre si affaccendavano a partire.
«Ma allora perché non  attivarla sempre?» chiese Miriam salendo su Elil e aiutando Frey a salirle davanti.
«C’è un allarme sempre attivo. Chi lo oltrepassa di notte fa scattare un suono fastidioso, di solito basta quello a mettere in fuga qualche curioso, chi lo fa di giorno invece attiva un allarme negli occhiali di Eoin. Questi sistemi usano molta meno energia della barriera.» rispose Frey mettendosi comoda davanti alla strega che si chiese se l’unico paranoico fosse Stein, forse però avevano le loro ragioni di essere così protettivi. Durante il viaggio Eoin e Stein si addormentarono su Nynas per quasi tutto il viaggio al contrario delle due ragazze che si misero a giocare a “che cosa penso”, peccato che spesso arrivavano a situazioni di stallo dato che molti oggetti di uso comune per una delle due erano totalmente sconosciuti all’altra. Giunti alle porte della città, Nynas ed Elil volarono via, felici di poter aprire finalmente le ali.  Quel giorno non c’era la ressa della prima visita di Miriam così poté vedere i negozi in cui Frey la trascinava, quasi scegliendo i vestiti per lei. La biondina era una vera furia: comprava, trattava, litigava…  riusciva pefino a farsi regalare qualcosa. In breve persero i due uomini, lasciandoli indietro mentre loro si perdevano nei meandri delle strade. Se non fosse stato per la presenza della sua amica, Miriam si sarebbe persa in quel dedalo di vie e viuzze che non aveva notato durante la sua prima visita. Un’oretta dopo si diressero verso il bar cariche di stoffe, aghi, bisturi, forbici… tutte cose prese a meno della metà del prezzo o addirittura regalate. Seduti al tavolino notarono subito la folla creata dal gruppo di Mike a cui si erano aggiunti anche Stein ed Eoin. Quest’ultimo era impegnato a sistemare una serie di cose ed era circondato da cacciaviti, pinze e strumenti che Miriam non riconobbe. Il ragazzo che la volta scorsa stava giocando al DS la salutò agitando la mano invitandola rozzamente a sedersi con loro.
«Frey! Certo che cresci in fretta!» urlò qualcuno senza preoccuparsi troppo del tono di voce.
«Piantala di sfottere! L’ultima volta che ci siamo visti è stata l’anno scorso! Potreste passare ogni tanto!» rispose la ragazza con lo stesso tono di chi aveva urlato.
«Non vorremmo invadere casa!» rimbeccò qualcun altro.
«Come se ci mancasse lo spazio!» e stavolta diede una piccola manata sulla testa di chi aveva parlato.
«Stein ci ha avvisato che sai ricaricare le cose…  Per cui ho pensato che alcune cose che normalmente non recuperiamo perché inutilizzabili a te sarebbero state utili, specie perché vivi nelle rovine..»
L’amico di Miriam, di cui ancora non sapeva il nome, diede una borsa alla ragazza che l’aprì e un sorriso radioso le apparve sul viso. Dentro c’era un PC portatile tipo netbook, poca memoria e poca potenza ma per quello che le serviva era più che sufficiente, diverse memorie e penne USB, un tablet e un DS vecchio modello.
«Forse del DS te ne fai poco… ma te lo avevo promesso.»
«Saranno più che utili! Non dovrò portarmi dietro ogni volta tutti i libri ora, potrò farne copia digitale e averli sempre dietro! Però mi sa che farne la copia sarà comunque un lavoro lungo… O mamma, sembro la mia prof di italiano… »
L’uomo ridacchiò, divertito dai pensieri della ragazza. Parlarono qualche minuto fra loro finché Stein non disse loro che  voleva tornare a casa, non si sentiva a suo agio sapendo che non c’era nessuno.
«Ma io volevo andare da Soraya…» disse Miriam mettendo il broncio.
«Be, possiamo andarci prima di tornare, ci porterà via poco credo, tanto siamo venuti praticamente solo per te, ho pure recuperato quello che ti serviva per le misurazioni.»
Miriam ridacchiò sotto i baffi, sentendosi importante.
«Oh be, dovrei salutare anch’io la maestra dell’acqua… Potremmo andare insieme.» disse Mike.
Così finirono per andare in massa verso il tempio, dove purtroppo erano in atto alcune lezioni per cui Soraya poté solo uscire a salutarli e rispose a un paio di domande che la ragazza le pose riguardo la magia e alcune cose a lei poco chiare, chiedendole anche se era possibile imparare incantesimi un po’ più complessi, magari per curare le ferite o simili.
Soraya le diede un libro che veniva usato dagli studenti per iniziare, in cui avrebbe trovato risposte un po’ più specifiche. Le rispose che comunque erano pochi gli invocatori in grado di fare ciò e spesso era legato all’idea che si aveva dell’elemento e le fece l’esempio del suo: il fulmine. Lei collegava il fulmine all’energia e quindi inconsciamente lo usava per ricaricare le cose, forse avrebbe potuto dare la carica (letteralmente) a qualcuno depresso o senza forze ma difficilmente avrebbe curato. Di solito chi era in grado di farlo erano, oltre agli evocatori, gli invocatori del fuoco (per l’idea della forgia), della terra (per l’idea della vita), della luce e dell’oscurità (per l’idea che fossero alla base dell’ordine e del caos), ma non era una cosa definita e certa.
Tornarono così a casa, non prima però che Frey sgridasse il gruppo di Mike perché non passavano mai a trovarli, facendosi promettere che prima o poi sarebbero passati, magari prima che passasse un altro anno.
Durante il viaggio di ritorno Frey fu stranamente silenziosa, sembrava quasi offesa da qualcosa o da qualcuno; all’ennesima risposta monosillabica, Miriam l’abbracciò e appoggiò la testa sulla sua spalla, sussurrandole in un orecchio: «Cos’hai?»
«Nulla.» rispose immediatamente.
«Bugiarda.»
Miriam attese qualche secondo in silenzio, poi continuò: «Va bene, ma se hai bisogno non farti problemi. Ok?»
«E pensare che sei pure più piccola di me… »
«Eh? Scherzi?»
«No…  Sembro poco più che bambina, lo so ma io io ho vent’anni.»
«Io…  Pensavo avessi la mia età… cioè, non che tu ti comporti da bimba, il tuo aspetto…»
Frey era più bassa di Miriam e aveva un fisico molto minuto, apparentemente sembrava una ragazza di poco più piccola della strega.
«Sí, lo pensano tutti…» disse Frey sconsolata.
«È questo che ti preoccupa?»
«Diciamo di sì. In parte almeno…  davvero, non ne voglio parlare.»
Miriam smise subito di tormentarla e rimasero in silenzio fino all’arrivo a casa. Lí Frey andò subito verso la sua stanza, non parlando con nessuno e chiudendosi dentro.
«Stein, che le è preso?» chiese Miriam mentre lei, Eoin e l’omaccione scaricavano le cose dai grifoni per portarle in casa.
«Non so se posso parlartene… Non credo non te lo abbia detto per tenerti all’oscuro però, semplicemente le fa male.»
«Cosa?»
Era la prima volta che voleva sapere qualcosa di più e stavolta era decisa a conoscere meglio almeno Frey, poiché sembrava che la ferita fosse fresca e forse avrebbe potuto aiutarla.
«Mike è un cretino.» disse Eoin superandoli con in braccio le stoffe di Frey.
«E Frey, mi dispiace dirlo, in questo caso è una codarda.»
Stein fece un gesto strano con il viso, quasi per dire a Miriam che effettivamente era tutto lí. Lei lo guardò stralunata e ripensò al dialogo di Frey.
«Lei? E Mike?»
«Guarda, non li so i dettagli, non so se si siano detti qualcosa o abbiano fatto qualcosa. So solo che quei due hanno litigato più di una volta e in modo pesante. Poi cosa ci sia dietro lo sanno solo loro.»
«Ok, non mi intrometto più giuro… Non pensavo fosse questo…»
«Tranquilla, sappiamo che non era per spettegolare.»
Miriam non ritornò più sull’argomento, non voleva rigirare il coltello nella piaga e durante il periodo successivo cercò di farsi insegnare a cucire. Scoprì così che Frey era sì un maschiaccio nei modi di fare ma era abilissima nel ricamo e nel cucito e finì così per associarla a una fata, del resto anche il suo nome aveva un suono magico e misterioso alle sue orecchie.

 ***

Passarono alcuni giorni durante i quali la vita tornò alla normalità: Eoin aveva ripreso i suoi studi e i suoi esperimenti, Stein provava ad insegnare a Miriam a difendersi anche se la ragazza aveva  difficoltà a liberarsi dalla presa d’acciaio dell’uomo, Frey aveva ripreso la sua traduzione e i suoi ricami, ora ispirati ai disegni trovati nelle rovine e stava piano piano cambiando le tende di casa.
Sembrava che tutto si fosse stabilizzato quando, una mattina, qualcuno decise di bussare alla porta dei quattro esploratori.
Stein aprì la porta ancora mezzo addormentato.
«Mike? Che novità è questa? Ci siamo visti un paio di settimane fa… »
«Non siamo i benvenuti? Dobbiamo andarcene?» ridacchiò l’ospite inatteso.
«No no. Entrate. No aspetta, aiutami a portare un tavolo fuori, dentro dormono ancora…» biascicò l’omone che ancora non era del tutto sveglio e vigile uscendo e dirigendosi verso un piccolo casolare dove riponevano gli oggetti che sarebbero potuti servire. In breve, con quello che avevano trovato, Stein, Mike e altri del suo gruppo costruirono una piccola area ristoro vicino alla finestra della cucina, così potevano uscire ed entrare da casa senza svegliare nessuno visto che la cucina era lontana da tutte le stanze da letto.
«Frey si sveglierà fra poco credo…»
«Be… Diciamo che è  con te che vorrei parlare ora. C’è una cosa che devo dirti.»

***

Miriam sentì qualcuno bussare ma ci mise un po’ a collegare che si trattava della porta di casa e non del suo sogno, capì più o meno solo quando sentì Stein aprire la porta. Attese qualche minuto prima di alzarsi e andare verso il bagno. Riconobbe la voce di Mike e capì che sarebbero rimasi fuori a parlare così lei andò verso il bagno: avrebbe salutato gli ospiti quando sarebbe stata più presentabile. Come al solito riempì la vasca, preparò i vestiti, entrò in vasca. Come al solito, dieci minuti dopo Frey entrò in bagno e, dopo essersi spogliata, si gettò letteralmente in vasca. Le prime volte furono per Miriam imbarazzanti, alla lunga però si abituò al bizzarro rito mattutino di quella ragazza stramba.


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3 pensieri su “Capitolo 7 – La proposta di Mike (prima parte)

  1. Ciao **
    In questa prima parte di capitolo hai messo in rilievo un altro personaggio: Frey. Mi incuriosiva molto ma era ancora troppo avvolta nell’ignoranza del lettore diciamo… questo capitolo mi ha fatto venire voglia di conoscere anche di più di lei 🙂 mi piace il contrasto del personaggio raffinato ma pratico ^^
    Voglio proprio sapere cosa Mike ha ideato (E soprattutto cos’ha combinato con Frey)!
    Alla prossima 🙂

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    • Frey è un’altra ragione per cui vorrei ricontrollare tutta Atlad e aggiungerne dei pezzettini, però sempre quando avrò finito. L’idea che ho di quella ragazza è di farla un po’ schizzata ma mi rendo conto di non averla resa appieno purtroppo.

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  2. Pingback: Il bagnetto | La Corte

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