Capitolo 5 – Koliat (seconda parte)

Qualche minuto dopo attraversarono le mura. Le guardie che controllavano i visitatori li fecero scendere dal grifone, avvisandoli che, causa arrivo dei mercanti da nord, le vie straripavano di gente e, per sicurezza, a nessuno era concesso stare in sella ad nessun tipo di animale. Così scesero e varcarono il grande arco che li introdusse alla città. Nynas prese subito il volo ma né le guardie né Stein sembrarono preoccuparsene. Le guardie portavano un abito un po’ troppo pesante per quel caldo, facilmente riconoscibile come una divisa. Al loro fianco era allacciata una sciabola mentre, appesa dietro la schiena, una balestra sembrava forse più minacciosa e letale della stessa lama.

La prima cosa che notò furono gli odori. Profumi di spezie ed erbe alternati a profumi di fiori la circondavano ovunque e le sembrava di sentire un odore diverso per ogni passo che faceva. Dopodiché i suoni e le urla.  Sentiva i mercanti invogliare ad acquistare le loro merci, il vociare di clienti intenti a decidere cosa prendere. Infine la folla la spinse ad attaccarsi al braccio di Stein e a non staccarsi più.
«Troppa gente, vero?»
«Credo di aver visto qualcosa di simile solo durante i Gran Premi…»
«Tranquilla, più  tardi sarà più vivibile, tanto noi stiamo fino al tramonto, poi potrai vedere quello che vuoi. Troveremo degli abiti adatti a te.»
«Dove andiamo ora?»
Miriam tirava la manica di Stein, cercando a tutti i costi di non perderlo tra la folla.
«Un visitatore, uno come te insomma, ha aperto una specie di bar in una piazzetta lontano dalle bancarelle. Lo usano alcuni esterni per i loro affari… Sai, se non sei un mago o uno stregone e vieni da fuori sei abbastanza un emarginato. Anche se non raggiunge i livelli di razzismo che ci sono da noi, non a Koliat almeno.»
«Sembrerebbe il paradiso…  Non mi stupisce che le persone non se vogliano andare.»
«Alcuni arrivano per forza di volontà e… come dire…  danno in cambio la capacità di usare la magia o almeno così dicono. Tu sei arrivata tramite un passaggio, è un po’ diverso.»
«Quindi la magia si può perdere?»
«Sì, ma è raro. O hai fatto qualcosa di grave anche per gli spiriti o la dai in cambio di qualcosa… Ma ripeto, è molto raro, a meno che tu sia un esterno e in ogni caso si tratta sempre di teorie non ancora verificate.»
Imboccarono una strada in cui rimasero bloccati e schiacciati dalla folla. Stein spinse la ragazza dietro le bancarelle dove c’era abbastanza spazio per camminare tra le mura delle case e i teli.
«Perché la gente non intasa anche queste stradine?»
«Perché questo è uguale come da noi…  La gente segue la massa e non si accorge di vie più semplici. Oppure vuole vedere le bancarelle…»
Camminarono un paio di minuti così, evitando la folla e scavalcando varie scatole e spazzatura fin quando il vociare, gli odori e la folla non divennero più intensi. Tornarono sulla strada principale dove la folla si era ormai diradata. Finalmente Miriam poteva vedere le case: piccoli parallelepipedi, uno attaccato all’altro non più  alti di due piani. Su molte facciate erano state dipinte con colori accesi e motivi che andavano dal geometrico al floreale. Si guardava attorno cercando di vedere ogni casa mentre Stein proseguiva sicuro. La strada si allargò trasformandosi in una piazza circolare dove un gruppo di persone si era riunita seduta a dei tavolini. Degli ombrelli rudimentali facevano ombra ai clienti le cui voci riempivano la piazza. Stein si diresse verso uno di quei tavoli e diede un piccolo colpo a un ragazzo robusto seduto insieme ad alcuni compagni.
«Ehi Mike!»
«Stein! Sei in ritardo! Ti aspettavamo per prima!»
«E a che ora dovevo alzarmi? Di notte?»
Il ragazzo che Stein aveva chiamato Mike girò lentamente la testa a guardare Miriam.
«E lei?»
«Un visitatore, come te.»
Stein abbassò la voce.
«Oh. Da quanto?»
«Questo è il quinto giorno…  Almeno da quando l’ho presa ad Aliat.»
Stein trascinò due sedie al tavolo dov’era seduto il gruppetto dei suoi amici.
«Aliat?» Continuò Mike sottovoce.
«Hai intercettato Aliat?»
«Non proprio. L’ho incontrato presso un oasi. Come mai uno come lui si fosse fermato è  un mistero…  Pensavo di seguirlo fino alla base ma poi ho visto lei. Si era presa un’insolazione e ho preferito salvare lei.»
«E non ha più provato a riprendersela?»
Miriam sbiancò. In effetti avrebbe dovuto pensarci: se ci avevano già provato una volta sarebbero potuti ricomparire in qualsiasi momento.
Mike doveva essersene accorto e la guardò ridendo.
«Tranquilla! Con questo qua sei al sicuro!»
Stein chiamò la cameriera con la mano e continuò: «Ho intenzione di insegnarle a difendersi, e qualcosina abbiamo iniziato a fare, ma prima doveva ambientarsi…»
«Giusto…  È come essere entrati in un videogioco.»
La cameriera si avvicinò e Stein ordinò due succhi di frutta. La ragazza corse immediatamente dentro a prepararli.
«Ok, iniziamo lo scambio?»
I due iniziarono a parlare e Miriam li seguiva con poca attenzione. Mike gli diede alcune borse termiche molto grandi e Stein mostrò il piccolo elicottero inventato da Eoin. Si scambiarono qualche altra informazione e oggetto ma Miriam si era persa a guardare uno dei compagni al tavolo. Aveva aperto un Nintendo e ci stava giocando. La mente della ragazza iniziò a vagare, pensando a cosa stessero provando i suoi amici e compagni di scuola adesso o a come potesse stare suo padre.
«Ti piacciono i videogiochi?»
Le chiese l’uomo intento a guardare i due schermi, risvegliando la ragazza dai suoi pensieri.
«Non proprio…  É che molti miei amici ce l’hanno e stavo pensando a loro…»
L’uomo si incupì un attimo per poi sorriderle di nuovo.
«Normale. Anche se molti di quelli che stanno con noi odiavano la Terra, nessuno è mai completamente solo…  Non sai mai chi possa averti preso in simpatia.»
Mike si alzò.
«Ok, qui abbiamo finito. Devo portare il resto a casa. Magari verrò a farti visita, è un po’ che non vedo i piccoletti. Salutali!»
L’uomo con cui aveva parlato Miriam chiuse il Nintendo e si alzò.
«Se ne trovo uno te lo porto. Chissà che non ti piaccia.»
Miriam salutò allegramente il gruppetto di quattro persone che si stava allontanando.
«Come lo ricarica?»
«Nei templi.  Mi pare abbiano anche un mago da qualche parte…  Sono un gruppetto di una decina di persone, molto affiatati ma si cacciano nei guai abbastanza spesso.»
La cameriera portò le ordinazioni e le posò sul tavolo e Stein le ordinò di portare anche qualcosa da mangiare. La cameriera sorrise e disse che ci avrebbe pensato lei. Tornò dopo pochi minuti con una pizza e delle patatine fritte che Stein pagò subito.
«Mike rifornisce anche questo bar.  A volte mi chiedo quanto possa durare quel gruppetto prima che l’ordine li faccia fuori…»
«Potrebbe non accadere.»
«Hai ragione…  Magari neanche gliene importa all’ordine ma sai com’è, non è proprio un lavoro sicuro.»
Finirono di mangiare con calma. L’uomo si alzò stiracchiandosi e sbadigliando di nuovo.
«Andiamo al tempio prima che mi addormenti qui. Al massimo mi faccio un pisolino lì mentre tu studi.»
Anche Miriam si alzò da tavola. Stein prese i due grossi borsoni con dentro il risultato dello scambio e iniziò a camminare, seguito dalla ragazza. Attraversarono altre strade della città, molto meno affollate e più larghe. Le case erano separate e iniziavano ad avere dei cortili che presto si trasformarono in veri e propri campi di piccole dimensioni, anche le decorazioni andavano diminuendo fino a sparire del tutto. In fondo a una di queste vie, dopo mezz’ora di cammino, in mezzo a una piccola piazza, si ergeva imponente una strana costruzione a metà strada tra un tempio greco e una chiesa. La facciata davanti a loro era formata da un porticato di colonne scanalate sovrastate da archi a sesto acuto che sorreggevano idealmente un rosone. Stein era diretto verso l’ingresso ma Miriam si fermò a osservare quello strano edificio.
«Stein, questo… coso è stato ideato da uno della Terra? No perché non mi pare molto in linea con il resto…»
Stein rise.
«Si tratta di un tipo di arte demoniaca, quasi tutti i templi sono stati costruiti da loro. In questo mondo sono tra gli incantatori più potenti.»
«Demoni?!» Chiese la ragazza spaventata.
«No, non preoccuparti. Si tratta solo di… una razza… Ti spiegheranno dentro, in questo non sono molto buono.»

Ricominciarono a camminare diretti verso il porticato. Il grande portone di legno intarsiato era aperto ed entrarono nella grande stanza. Dopo essersi abituata alla luce soffusa del luogo, la somiglianza con una chiesa fu sorprendente. L’interno era diviso in tre navate, di cui la centrale era la  più grande. Le due più piccole laterali avevano dei loculi con una specie di altare in fondo e delle panche rivolte verso gli enormi tavoli.
«Sono come delle classi. In ognuno di quei tavoli è incastonato un cristallo di un determinato tipo e vengono usati quando bisogna mostrare qualcosa di spettacolare. Di norma, se è in corso una lezione o un incantesimo di gruppo le porte sono chiuse.» Disse Stein vedendo Miriam attratta dagli altari.
«Ma che religione hanno qui?»
«Nelle zone più isolate venerano alcuni antichi dei, molto simili a quelli greci e romani. In altre zone si ha una religione più simile a quelle sciamaniche africane… Nelle zone dei templi la magia e la religione si mischiano, come se gli incantesimi fossero le preghiere che si rivolgono agli spiriti che ascoltano…»
«Di tutto quindi…»
«Esatto.»
Camminarono fino alla fine della navata, dove un altro altare era posizionato un po’ più in alto rispetto al livello del terreno. Una donna era seduta davanti al loro sull’altare a leggere diverse pergamene. La donna era parecchio presa dalla sue carte da non accorgersi degli ospiti.
«Maestra Soraya?»
Stein cercò di attirare la sua attenzione chiamandola dolcemente.
La donna alzò il viso e Miriam vide i suoi lineamenti delicati, incorniciati da lunghi capelli biondi e la pelle chiarissima. In compenso gli occhi erano di un verde acceso tanto che si notavano quasi solo loro.
«Oh Stein…  Scusa, sono arrivate un sacco di richieste, specie per il raccolto…  Volevi qualcosa?»
Stein indicò con l’indice Miriam come se fosse una freccia, facendo spostare l’attenzione della donna sulla ragazza.
«Salve, e tu chi saresti?» Chiese dolcemente.
«Mi…  Mi chiamo Miriam…»
Quella donna aveva qualcosa di strano, un che di familiare che spingeva Miriam a fidarsi di lei.
«Io sono Soraya, la maestra incaricata di seguire questo tempio. Hai qualche domanda?»
«Io…  Ecco…»
«Volevamo capire se fosse evocatrice o invocatrice.» Intervenne Stein.
La donna si illuminò e le sorrise.
«Ma certo! È tanto tempo che non abbiamo nuovi allievi! Ha già sviluppato qualche potere?»
Stein guardò Miriam che si sentì improvvisamente su un palco. Poi pensò che quella donna fosse un essere umano come lei, prese coraggio e parlò.
«Hanno detto che ho il dono delle lingue…  E ho ricaricato il cellulare…. » Ma quella donna sapeva cosa fosse un cellulare?
«Oh il dono…  Quello è complicato da sviluppare…  ma se ce la fai poi il resto è più facile. Per il cellulare…  O sei legata all’elemento fulmine o hai generato un campo elettromagnetico, quindi siamo punto e da capo.  In un caso evocatrice, nell’altro invocatrice… Per caso sai se Mike ha recuperato qualche rivista?»
«Lui ruba all’ordine…  Dubito che l’ordine porti di qui riviste a carattere scientifico… In ogni caso te le porterebbe subito»
«Peccato… É un po’ che non riesco a recuperare informazioni… Mi andrebbe bene anche qualche libro scolastico…  Torniamo a noi, dobbiamo portarti nella sala circolare. Non so quanto ci vorrà…  Comunque a te sembrerà passare poco tempo in ogni caso. Seguimi.»
La donna si alzò e li condusse attraverso una porticina situata dietro l’altare che nascondeva una scala a chiocciola. La salirono e si trovarono in una grande sala, da cui si dipanavano diversi corridoi.  Imboccarono uno di essi, quello centrale,  fino ad arrivare a un’altra porta.
«La stanza è situata perfettamente al centro dell’edificio, in questo modo assorbe tutti i poteri dei cristalli e li convoglia in un centro ben preciso. Ricorda: alla magia piace stare in centro, e non sto scherzando. Come l’acqua crea sempre delle gocce sferiche, la magia tende a concentrarsi nei centri, che sia di un edificio o di un cortile recintato. Al centro di un’area magica c’è sempre la parte più potente.»
Miriam non capì bene se non che i centri di potere fossero pericolosi…  Almeno immaginava.
Soraya aprì la porta. La stanza circolare era… circolare, con le pareti ricoperte di cristallo scuro, diverso da quelli che aveva visto in precedenza.
«Soraya, io vado a sdraiarmi.» Disse Stein sbadigliando di nuovo.
La donna lo ignorò e prese la ragazza per mano. Miriam la sentì fredda e provò la stessa sensazione di quando si immerge la mano nell’acqua. Con l’altra, la donna si sistemò i capelli dietro le orecchie, svelandone una particolarmente a punta.
«Ma…  E… Elfa?» Chiese titubante la ragazza.
«Te lo spiego dopo, ora vediamo un po’ di capire cosa sei tu.»
La condusse al centro della stanza e le si mise davanti.
«Ora ascoltami bene. Devi entrare in sintonia con gli spiriti, ti aiuterò io ma tu devi rilassarti e lasciare che la magia scorra. É probabile che ti dia fastidio e non preoccuparti del tempo che passa, ci sono io a controllare che vada tutto bene.»
«Perché dovrei preoccuparmi?»
«Perché non avrai la sensazione del tempo che scorre…  Io credetti di stare solo dieci minuti… Ho passato sei ore in piedi, non ti dico il male alle gambe e la fame dopo…  Se starai troppo ti risveglio e continuiamo un altro giorno, ci sono persone che ci mettono cinque minuti, c’è chi ci mette mesi. Non dipende dalla bravura, solo da come ti connetti tu col mondo. Ora, iniziamo. Chiudi gli occhi e rilassati.»
Miriam chiuse gli occhi. Percepì di nuovo quella strana sensazione di gelo e umido, sostituita subito dopo da un suono strano, una specie di scarica elettrostatica. Aprì gli occhi d’istinto. Attorno a sé vide il nero, venti colorati le muovevano i capelli e lo strano suono la rilassava. Attorno a sé,  a formare un cerchio, vide altre sei figure, incorporee e dai lineamenti imprecisi. Alzò le mani e le vide avvolte da fulmini. Piccole figure, simili a fate e folletti, presero forma dai venti gialli e iniziarono a danzare sui dorsi delle sue mani. Le parlavano usando strani suoni simili a quelli prodotti dalle campane di cristallo ma lei non capiva cosa volessero dirle. Le sei nere figure alzarono le braccia al cielo quasi annunciando il lampo che seguì subito dopo. Miriam chiuse gli occhi per la forte luce, quando li riaprì era di nuovo nella stanza circolare.
«Fulmine. Invocatore» Disse Soraya.
Miriam si voltò a guardarla. Quando aveva chiuso gli occhi qualche minuto prima era davanti a lei, in quel momento era seduta su una sedia a leggere qualcosa con Stein di fianco a lei.
«Quindi?» Chiese Stein.
«Quindi può rimanere qui a studiare come diventare invocatrice o tornare a casa con voi e specializzarsi nelle lingue…  Alle rovine migliorerebbe sicuramente più che qua e si sa, il dono va esercitato più dell’ invocazione, una volta presa affinità con le lingue è più facile crearla con l’elemento. Inoltre mi pare di aver capito  che tu voglia addestrarla… Che non sarebbe un male.»
Miriam si girò verso di loro e mosse le gambe per avvicinarsi ma le sentì rigide e pesanti, tanto da crollare a terra. Inoltre sentì la fame e la stanchezza farsi lentamente strada nel suo corpo. Soraya e Stein corsero verso di lei e l’aiutarono a rialzarsi.
«Stai bene?» le chiese l’uomo.
«Ho fame…  E le gambe non le sento più…»
«Sei rimasta in piedi tre ore in trance…  É normale. – Disse la donna. – Ora andiamo a mangiare qualcosa, devo spiegarti un po’ di cose…»

***
Per la prima volta da giorni Miriam mangiò un pasto caldo. Le spiegarono come i due mondi non fossero così diversi e che principalmente vivessero le stesse razze, anche se alcune avevano forme un po’ diverse.
Finito il pasto, Soraya le mise davanti un libro.
«Questo lo avete anche voi, comunque è quello che più facilmente può darti le informazioni che ti servono. Per quanto un maestro possa esserti d’aiuto, puoi in realtà anche esercitarti da sola… sta a te decidere cosa vuoi fare. Per quello che mi riguarda puoi anche venire qui solo qualche volta… sempre che tu voglia imparare a usare i tuoi poteri a livello accademico… »
«Non ho capito.» Disse Miriam sinceramente.
«Mmm… in pratica esistono degli attestati simili a dei diplomi. Se vuoi il titolo di maestra dovrai superare una serie di esami davanti ad altri titolati per ottenere quello che è l’equivalente di una laurea. Forse un po’ più valida di una laurea… In ogni caso ti consiglio prima di prendere confidenza coi tuoi poteri, di sentirli tuoi come una cosa naturale. È più facile poi iniziare le lezioni. E… c’è un’ultima cosa… molto importante.»
«Non mi piace molto come lo hai detto…»
«È una cosa che … alcuni trovano figa, mentre ad altri fa storcere il naso e rinunciare. La magia influenza e accelera l’evoluzione.»
«Fa che?»
Soraya rise e appoggiò il viso sulle mani.
«Evoluzione. Il corpo di chi usa la magia si modifica più velocemente creando quelli che qui chiamano demoni ed elfi. Gli evocatori generano i demoni, gli invocatori gli elfi. Ora non preoccuparti, è un cambiamento che avviene solo se stai insieme a tanti maghi e quindi immersa nella magia, altrimenti non è detto. Hai conosciuto Eoin, no? Lui non ha modifiche sostanziali, questo perché non abita in un luogo intriso di magia. Io stessa ero umana prima… comunque gli elfi, e quindi gli invocatori sono molto ma molto rari, si può dire che ne esistano molto pochi. Questo perché gli invocatori non hanno bisogno di tutto l’insegnamento che hanno gli evo, sono molto più istintivi.»
«Quindi sono un’elfa in realtà?»
«Non quella di Tolkien. Sei umana, ma potresti diventarlo. Così come potresti rimanere così. Nelle rovine non c’è abbastanza magia affinché tu lo diventi.»
Stein si alzò e guardò fuori dalla finestra. Subito dopo quella specie di iniziazione, andarono in una stanza al primo piano, una specie di piccola camera da pranzo dove Miriam aveva potuto riposarsi un po’ prima del pranzo, anche se per l’orario era più una merenda.
«È ancora presto, se vuoi possiamo stare qui ancora un po’, così Soraya ti spiega un po’ come funziona… io vado a farmi un giro in centro.»
«Bravo ragazzo… lasci qui lei a studiare mentre tu te ne vai in centro?»
Soraya stava scherzando, perfino Miriam che la conosceva da poco se n’era accorta ma per un momento Stein non sembrò lui. Il suo viso si era contratto come se fosse stato offeso pesantemente, ma durò un secondo. Chiuse gli occhi, inspirò e si calmò.
«Scusa…» disse Soraya.
Stein si diresse verso la porta e l’aprì.
«Torno verso il tramonto, viaggeremo di sera.» Detto questo, richiuse la porta dietro di se.
«Temo di aver scelto le parole sbagliate…» Sussurrò Soraya tra sé e sé. «Bene, iniziamo?» Disse rivolta a Miriam.
***

Stein camminava per le strade affollate, cercando in tutti i modi di distrarsi. Si guardava in giro, analizzando ogni persona, pensando a che armi potesse avere e cercando ogni possibile nascondiglio per un sicario. Non pensava potessero essercene davvero ma aveva bisogno di rilassarsi e occupare la mente in quel modo era il suo modo di farlo. In realtà non era colpa di Soraya, in un altro momento le avrebbe risposto divertito ma aveva dormito male e gli incubi lo avevano assillato. Si recò in giro e pensò che forse sarebbe stato meglio avere Miriam con sè, in fondo quella ragazza aveva bisogno di abiti… e Frey aveva accennato che voleva qualcosa di nuovo. Le ore passarono tranquille, mentre Stein finiva le compere e le commissioni per Frey e Eoin. Molti mercanti iniziarono a smontare le bancarelle e l’uomo decise di tornare a prendere Miriam. Qualcosa gli diceva che quella ragazza non era molto per le spiegazioni teoriche mentre Soraya era una perfetta maestrina…
Improvvisamente si sentì osservato. Si voltò a cercare quel qualcosa che aveva attivato il suo sesto senso ma l’unica cosa che notò fu un uomo tirarsi su il cappuccio e voltarsi, diretto chissà dove.
Forse si era imbambolato a fissarmi… 
Tranquillizzato, si recò verso il tempio per andare a prendere Miriam. Qualcosa gli diceva che la ragazza non avrebbe deciso di rimanere al tempio per studiare.

***

L’uomo incappucciato aveva scorso Stein per un momento e per quel momento aveva avuto il forte istinto di attaccarlo. Farlo in mezzo alla folla non sarebbe stato un problema, non si era mai curato delle vittime innocenti e mai lo avrebbe fatto. Il suo signore, però, non era di quell’avviso. Quella ragazza era probabilmente al tempio, sarebbe stato facile prenderla ma gli ordini erano chiari: lasciarla stare fino al momento giusto e lui l’avrebbe lasciata in pace… Aliat uscì dalla città, attraversando uno dei tanti archi. Salì in groppa al suo grifone che aprì le ali e si alzò in volo tra piccole nuvole di sabbia. 


Annunci

4 pensieri su “Capitolo 5 – Koliat (seconda parte)

  1. Ed eccomi qui a leggere anche questa parte di capitolo!
    Ho notato sempre qualche errore di distrazione (te lo segnalo solo per farti migliorare, non odiarmi T.T)
    Sono errori di battitura comunque quindi si trovano facilmente ^^
    Questo capitolo è stupendo *.* (come gli altri ma temo che lo dirò ogni volta ahah).
    Sono molto curiosa di conoscere meglio Stein, è il personaggio che al momento più mi attira e devo sapere di lui! Si saprà in seguito qualcosa?
    Quando ho sentito Mike e di un Mike che proveniva dallo stesso mondo di Miriam… beh io ho pensato all’amico di Miriam D:
    Soraya al momento è neutrale, è simpatica, è dotata ma devo conoscere più di lei.
    Miriam è fantastica e… ha l’elemento fulmine *.* quindi sono felice per questo, è uno dei miei elementi preferiti.
    Aliat è inquietante, ma dovrebbero aspettarsi prima o poi una sua comparsa… vedremo cosa succederà!
    A presto ^^

    Liked by 1 persona

    • Allora, come ti ho già detto la storia è in fase di scrittura e ogni tanto cambio idea su alcuni particolari, ma sono cose minuscole di solito. Quindi ho deciso che la storia di Stein la scriverò se mi capiterà di doverne parlare. Se ciò non dovesse succedere, principalmente perché la riterrei troppo forzata da inserire, farò comunque una storia speciale su di lui, in ogni caso su di lui si saprà qualcosa. Se non vuoi farmi notare gli errori qui fallo su FB XD almeno posso correggere, perché la revisione totale la farò solo quando farò l’epub e potrò leggermela sul Kobo (gli errori lì li noto meglio che sullo schermo). L’altro si chiama Mark 😉 Qualunque cosa tu voglia dirmi, fai pure, anche riguardo avvenimenti della trama che secondo te possano sembrare forzati o simili ^^

      Liked by 1 persona

  2. Oh cavoli ahahah scusa per l’errore Mark/Mike probabilmente volevo solo conoscerlo meglio ahahah ho fallito xD
    Per Stein sono felicissima ** e aspetterò con ansia v.v
    Se vuoi quando finirò tutta la storia potrei propormi ad aiutarti a revisionare segnalando su fb i pezzi meno chiari o gli errori 🙂

    Liked by 1 persona

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...