Capitolo 2 – Per ora incredula, poi si vedrà.

Eoin si pronuncia "Owen"

«Ma che vuoi che ne sappia? Non ci capisco nulla… io posso tradurti quello che c’è scritto ma da qui a farlo partire ce ne vuole. Poi, partire… non so neanche cosa dovrebbe fare, per quel che mi riguarda potrebbe essere rotto».
Miriam sollevò la coperta e se la portò sulla testa, girandosi dall’altra parte contrariata: suo padre aveva di nuovo messo il volume della televisione troppo alto.
«Credo sia un semplice mezzo di trasporto, magari necessita solo di carburante»
Miriam aprì gli occhi, conosceva quella voce.
«Non ha le ruote. – disse una terza voce, forse di un bambino – Come fai a dire che sia un mezzo di trasporto?»
«Il manubrio. Magari resta sollevato o qualcosa del genere.»
Stein, l’uomo che l’aveva liberata nel sogno, una ragazza e un bambino.
Aprì gli occhi e vide un soffitto in legno scuro a lei sconosciuto. Si sedette sul letto per guardarsi attorno, non riconoscendo nessuno dei mobili presenti: era una stanza molto grande e vedeva una scala davanti a sé che portava giù, forse si trovava in una mansarda dato che il soffitto si abbassava verso il letto, su tutte le pareti mobili in legno e qualche libreria.
«D’accordo, va bene. Lo vado a prendere.»
Miriam si era persa parte del discorso. Sentì dei passi pesanti salire la scala, molto lenti e cadenzati e subito dopo una testa apparve della ringhiera.
«Buongiorno, dormito bene?»
Stein le sorrise in modo strano, non capiva se fosse un sorriso forzato o se ci fosse qualcos’altro sotto.
«Io credo…  di non capirci nulla.» disse lei grattandosi la testa.
«Normale, nessuno mai capisce. Nessuno mai crede. Poi tutto cambia e le persone hanno paura oppure sono contente…  Dipende da com’era la loro vita prima.»
L’ uomo si recò verso una delle librerie,  prendendo un libro di quelli davvero pesanti, il classico mattone insomma, molto simile a un’enciclopedia.
«Ma dove sono?»
«Vieni giù a mangiare, sono tre giorni che non tocchi quasi nulla. Non ricordi neanche che ti sei svegliata ogni tanto, vero?»
Tre giorni? Era rimasta svenuta tre giorni? In effetti ora che glielo faceva notare aveva fame,  ma prima voleva lavarsi un po’, sentiva la pelle grondante di sudore e voleva cambiarsi.
«Potrei prima darmi una rinfrescata?» chiese timidamente avvampando.
L’uomo fece un cenno con la testa che significava seguimi e scese le scale. La ragazza si alzò dal letto e vide dei sandali posti vicino al suo letto, chiedendosi se li avessero lasciati per lei. Li guardò per un po’ prima di metterli: erano di stoffa ricamata e con la suola in legno non molto alta. Scese anche lei le scale in legno chiaro, che contrastavano con i mobili e le pareti scure.
«Buon divertimento, testa dura!»
Stein stava consegnando il libro a un ragazzino più piccolo di lei. Le ricordò un po’ Harry Potter con quei capelli neri e gli occhiali tondi ma qualche particolare la disturbava, anche se non capiva cosa. La stanza era una specie di soggiorno, con un tavolo rettangolare su un lato e strapiena anche quella di mobili, librerie, vetrinette e comò.
«Le fai fare il giro del posto?» chiese il ragazzo come se fosse abituato ad estranei in casa, senza neanche alzare lo sguardo dal libro.
«Dopo, ora deve riprendersi. Da dove veniva faceva freddo, qua c’è il deserto.»
Il ragazzino annuì e uscì dalla stanza, diretto chissà dove con la testa rivolta solo al suo libro.
«Seguimi. C’è una specie di bagno ma è un po’ diverso da quello che conosci tu.»
Miriam rabbrividì al pensiero di chissà quale bagno…  Sperò fosse tipo l’oasi dove era stata salvata.
«Chi era quel tipo? Cosa voleva?»
Stein ignorò la domanda e attraversò una porta che dava su un corridoio simile alle stanze che aveva già visto, ovvero con le pareti ricoperte di legno.
«Spiegartelo ora è quasi inutile. Devi…  credere.»
Sul corridoio si aprivano alcune porte. L’uomo aprì una di queste entrando e spostandosi di lato facendo entrare la ragazza. La stanza era occupata in gran parte da una grande vasca infossata nel terreno, levigata per essere il più comoda possibile. La parete opposta a quella in cui si trovava la porta era formata da una grande finestra ad arcate in cui si intravedeva un giardino.
«Non può vederti nessuno, il giardino è chiuso e Eoin è impegnato con il suo nuovo giocattolino, in caso ci sono le tende se non ti fidi.»
Si avvicinò alla vasca e premette un cristallo posto poco distante dal bordo. Da tanti piccoli fori posti a un centimetro sotto la terra su cui camminava, fuoriuscì l’acqua.
«Girando il cristallo l’acqua si scalda, premendolo di nuovo si ferma. Alla tua sinistra c’è l’armadio con le tovaglie, alla destra un po’ di vestiti. Quella porta – indicò una porticina accanto all’armadio di destra, – conduce al bagno vero e proprio, Frey è stata categorica: separati. Quando finisci torna di là, ti faccio trovare la colazione.»
Stein uscì dalla stanza, lasciandola sola. Miriam guardò la vasca pensando che se anche fosse stata un’illusione, tanto valeva assecondarla perché tanto avrebbe potuto fare poco in ogni caso.

***

Stein prese la borsa dalle mani del ragazzino, tenendola sollevata quanto bastava per non fargliela prendere.
«Ti ho detto no!» disse l’omaccione mentre si girava per andare a posare la borsa su un divano nella stanza.
La camera era enorme, simile a un open space rettangolare dove su tutte le pareti erano presenti delle librerie e dei ripiani che coprivano tutte le mura tranne quella in fondo dove un divano lunghissimo si estendeva perfettamente in mezzo alla parete. Ci si potevano sedere comodamente quattro persone. Nella stanza c’erano anche alcune finestre e in quei punti le librerie sembravano tagliate apposta per farcele stare. Sui ripiani non c’erano solo libri di ogni forma e dimensione ma anche oggetti strani,  alcuni ricordavano attrezzi da artigiano,  altri armi.
«Ma…» disse il ragazzino mettendo il broncio.
«Niente ma! Ti ho già detto che loro hanno abitudini e usanze diverse. Una di queste è: nelle borse delle signore non si guarda!»
«Quindi è nobile?»
Chiese ingenuamente il ragazzino.
Stein sospirò e si grattò la testa. Quel ragazzino non sapeva nulla delle abitudini della Terra, a mala pena sapeva qualcosa di Atlad, ma gli era comunque difficile spiegargli le cose. Si armò di tutta la pazienza che aveva e cercò di spiegargli le ragioni per cui la borsa di una donna è sacra.
«Eoin, ciò che una donna mette nella sua borsa…  Come dire… spesso è personale, possono esserci segreti che non vuole si sappiano, oppure ricordi preziosi che tu potresti non capire. È come se entrassi nella tua stanza e iniziassi a frugare…  Ti piacerebbe?»
«No,  direi di no…»
Stein sorrise e sistemò la tracolla della borsa sul divano e andò a sedersi su una sedia al tavolo, sul quale erano stati preparati alcuni piatti, pieni di pane e frutta, e alcune bottiglie. Pochi minuti dopo la ragazza si avvicinò al tavolo di fianco a Stein e osservò i piatti che vi erano stati preparati. L’uomo le passò un pezzo di pane con sopra della marmellata.

«Non sono propriamente i cibi a cui sei abituata ma sono buoni.»

Miriam addentò il pezzo di pane,  pensando avesse un gusto strano, ma era troppo affamata per capire se le piacesse o meno, in quel momento voleva solo mangiare. Il ragazzino si avvicinò per osservarla meglio.
«È più simpatica dell’ultima…  L’altra sbraitava» disse.
Miriam guardò il ragazzino che non doveva avere più di undici o dodici anni. Aveva i capelli castano scuro, quasi neri, gli occhi viola e portava un paio di occhiali ma il vetro di cui erano fatti era strano, sottile come un foglio di carta e vibrante.
«Ultima? – chiese la ragazza mandando giù il boccone –  E poi non sei un po’ piccolo per le lenti?»
«Il dono delle lingue… Cosa sono le lenti?» chiese il ragazzo.
«Non sono lenti. Gli occhi viola di Eoin sono la caratteristica della sua tribù. Le lenti aiutano a correggere la vista quando questa ha dei difetti, hanno la stessa funzione degli occhiali da vista ma si posizionano direttamente sull’iride.»
Stein versò qualcosa in due bicchieri e ne passò uno a Miriam,  l’altro lo tenne lui.
«Il dono delle lingue invece ti permette di capire ogni linguaggio. Beata te, io mi sono dovuto imparare la lingua alla vecchia maniera…  Ora ascolta, perché quello che sto per dirti non ti piacerà. O non  ci crederai. O entrambi.»
La ragazza non rispose ma attese pazientemente che andasse avanti con il racconto, impegnata com’era a non ingozzarsi. Prese il bicchiere e bevve quello che sembrava latte con uno strano retrogusto che non seppe riconoscere ma che le piacque.
«Sinceramente, non so dove sia casa tua rispetto a dove siamo ora… ma so che esiste un solo modo per tornarci e quell’unico modo è tenuto nascosto e sorvegliato dall’Ordine Oscuro. Non sei la prima a essere finita qua, ad Atlad, e quasi certamente non sarai l’ultima. Sei stata molto ma molto fortunata perché non è facile rintracciare i loro spostamenti.  Sei stata scelta perché…  speciale.»
Stein fece un cenno a Eoin. Il ragazzino si girò verso la libreria dalla quale uscì un libro che andò a posarsi nella piccola mano del bambino.
L’incredulità di Miriam si alternava a pensieri più pragmatici come cercare di capire in che modo quel ragazzino fosse riuscito a fare quella cosa e, soprattutto perché stessero cercando di ingannarla.
«Può sollevare solo oggetti che effettivamente potrebbe sollevare con la sua vera forza, ma ognuno sviluppa la magia a suo modo. Ti chiederai: perché allora non ho mai potuto usarla?»
Lo sguardo dubbioso ma attento di Miriam era concentrato sull’uomo che sembrò non curarsi dei veri dubbi che attanagliavano la ragazza.
«Sulla Terra non esiste la magia nel senso che proprio non c’è ed è quasi impossibile usarla. Se si rimane a lungo a contatto con effetti magici, si sviluppano comunque dei piccoli poteri, come quello di Eoin ma persone come te lo hanno innato, si sente anche in un mondo dove la magia è stata perduta da tempo e no, il medioevo non centra, no la scienza non centra. Si parla di davvero tanto tempo fa, forse prima dell’inizio della civiltà. In questo mondo chiunque abbia un potere come il tuo lo allena e… lo nasconde.»
Miriam aveva appoggiato il viso sulle mani con i gomiti messi sul tavolo. Non credeva molto a quelle parole e continuava a chiedersi se fosse impazzita in qualche modo, per ora voleva solo assecondare quella strana situazione che stava vivendo.
«E perché lo nascondono? C’è tipo l’Inquisizione?»
Eoin sbadigliò e uscì dalla stanza, aveva sentito troppe volte quella storia.
«Non esiste un vero e proprio governo, le città sono troppo distanti, così come non esiste un culto paragonabile a quelli della Terra. Però c’è l’Ordine Oscuro. Vedila come la religione che non esiste, per alcuni è leggenda, per altri è realtà, io ci ho lavorato. A quanto pare venerano un’antica divinità della guerra, che concede loro poteri in cambio di… energia. Quest’energia viene presa da coloro che sanno usare la magia ma catturare qualcuno che ha questi poteri e che li sa usare è diverso da prendere chi invece non sa neanche che esistano. Solo loro sanno come viaggiare…»
«Hai detto che lavoravi per loro.»
«Sì ma all’epoca non sapevo dei portali, ero un mercenario, lavoravo sulla terra. Poi ho scoperto…  E sono stato mandato qua come sacrificio, quasi inutile, tra l’altro.»
«Ok, non ti chiederò più nulla del tuo passato. Credo che per ora asseconderò questa situazione, poi vedrò… Non è che abbia molte alternative…»
Stein si alzò lentamente, con le mani appoggiate sul tavolo e dolcemente le disse: «Lì c’è la tua borsa. Puoi girare come vuoi, solo rispetta la privacy. Se fai fatica a raggiungere qualcosa, semplicemente non la devi raggiungere. Ho impedito a Eoin di frugarti la borsa, non farmene pentire.»
Miriam annuì. Per sua fortuna non era una ragazza curiosa, così non ci sarebbero stati problemi. L’uomo uscì dalla stanza dalla stessa porta da cui era uscito il ragazzino. Miriam guardò la sua borsa, decidendosi solo dopo qualche minuto ad alzarsi per andare a prenderla.


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4 pensieri su “Capitolo 2 – Per ora incredula, poi si vedrà.

    • Grazie^^ Ci sono un paio di persone che mi fanno sapere su Facebook cosa ne pensano, non sai neanche cosa ne è uscito fuori nei discorsi in chat… XD

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    • Il prologo lo avevo postato nella fretta di mettere qualcosa dopo La Rinascita e non ho ricontrollato bene il tutto. In ogni caso quando farò l’epub controllerò bene tutto quanto. Grazie per i commenti ^_^

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