Addio, Arty

Per un po’ temo che non scriverò più nulla sul blog. Non lo sto abbandonando, non lo sto chiudendo… Ho solo bisogno di riprendermi.

Forse per molti sarà una cosa stupida ma il mio piccolo Artemis, il micio che da 10 anni mi faceva compagnia, che dormiva con me, che mi chiedeva e che mi faceva le coccole…  se n’è andato in un modo orribile… soffrendo tantissimo. Il veterinario non riusciva a dirci come stava che un attimo dopo peggiorava.

“Possiamo solo alleviare le sue sofferenze, ora è in coma”

Neanche il tempo di attraversare la porta per stare con lui fino alla fine che l’altra dottoressa ci fa “Il cuore non batte più”.

E io non ho retto. Ogni volta che penso piango. Potevo fare di più? Potevo accorgermene prima? Cosa diavolo ha avuto per davvero? Avvelenamento, forse… molto probabile… da cosa non si sa, forse la pianta d’appartamento (ma a quanto pare avrebbe dovuto mangiarne una foglia intera e gli ha dato solo due morsi e i sintomi non corrispondono. Forse ha mangiato  qualcosa quando è scappato un’oretta fuori casa, non esce mai… mai… solo quella volta non ce ne siamo accorti e comunque è tornato da solo dopo pochissimo. Potevo accorgermene? Più leggo in giro più mi rendo conto di no. Più mi rendo conto che quello che ho fatto è stato il massimo. Chiamare il veterinario alle 4 del mattino, coccolarlo finché non abbiamo preparato il trasportino, parlargli per fargli sentire che eravamo lì, gli abbiamo pure dato la copertina che si era scelto da solo… il veterinario notturno era pure a due minuti da casa mia, era così vicino… eppure nulla…

E io non me ne capacito, non perché sia morto, ma perché è successo così. Poche ore prima stava bene, poi…

E io spero che possa aver capito che ho fatto il possibile per non farlo soffrire, che abbiamo fatto il possibile. Che sappia che avrei dato qualunque cosa per non farlo soffrire così.

Fa male, fa molto male… se per un po’ non ci penso lo cerco e quando mi rendo conto di quello che sto facendo allora le cose sono peggiori…

L’unica cosa è che per fortuna non ho rimpianti, mai gli ho negato la carezza quando la chiedeva, mai gli ho negato qualcosa da mangiare, sempre che non gli facesse male (per fortuna il cioccolato lo schifava di suo, voleva solo annusare quello che stavo mangiando).

Le due veterinarie che erano lì sono state pazienti con una ragazzina di 25 anni disperata per aver perso il suo “fratellino peloso”. Il dovermi abituare al fatto che non c’è è forse la cosa più difficile…

Spero che, ovunque tu sia adesso, possa essere felice.

Addio, mio piccolo Artemis. Addio a te, che portavi il nome del protagonista del libro a me più caro.

Ti ho voluto bene e te ne vorrò tantissimo.

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