Asteri e Marquise

Piccola prefazione: questa storia fa parte di un’altra storia più ampia non ancora scritta. Esiste però una specie di “racconto zero”, un piccolo esercizio per abituarmi alla scrittura e ai vari nomi che ho inventato. Per saperne di più: La Rinascita

Le parole si persero nell’aria. Il vento le portava via, lontane da quella piccola oasi di tranquillità. La donna lo guardò con dolcezza e, finito di cantare, gli parlò.
«Domani me ne andrò»
L’uomo la guardò ma non pronunciò parola, così lei continuò.
«Tornerò a Rayt. Ne ho già parlato con il mentore e anche secondo lui è la soluzione migliore»
«Alla fine questa non è una tua scelta ma un obbligo. Non è giusto»
«Sono le regole, abbiamo rinunciato a tutto quando siamo entrati in gilda, quando abbiamo deciso di diventare assassini. Così è, lo sapevamo. Buona fortuna per la missione di domani e addio»

3 anni dopo.

Marquise non versò neanche una lacrima. Il dolore che stava provando era insopportabile ma stava cercando di mantenere la calma. Doveva fare qualcosa ma doveva anche stare attenta. Non si fidava di quell’uomo, Erios, ma non poteva neanche chiedere aiuto alla sua vecchia gilda. Non aveva prove, neanche quelle che si potrebbero chiamare “strane coincidenze”, era solo il suo istinto. Fu allora che decise. Proibì a coloro che sapevano di parlare mentre il curatore avrebbe fatto il possibile per tenerlo in vita. Avrebbe potuto comandare lei nel frattempo, poi suo figlio sarebbe salito al trono, o almeno così sperava. Non era il desiderio di potere a spingerla ma la volontà di proteggere Rayt, la città dov’era nata.
Marquise tornò nella stanza di suo figlio e lo guardò dormire nella culla. Aveva imparato ad amare suo marito ma non poteva dimenticare il suo passato e la scelta difficile che aveva dovuto fare. Ora, forse, era il caso di rispondere alla richiesta del suo mentore.

Asteri si svegliò con ancora la sua voce che gli risuonava in testa. Maledicendo quel ricordo evocato dal sogno, si alzò in piedi e tornò nelle sue stanze. Si era addormentato sotto un albero del giardino, pensando che ci fosse qualcosa di strano  nelle ultime missioni che aveva affrontato.  Odiava aspettare ma doveva aver pazienza, senza prove non poteva agire.
«Asteri! È tornata!»
L’uomo si riprese dai suoi pensieri e guardò colui che lo aveva fermato.
«Chi?» chiese.
«Ombra. Ma non correre. Ha chiesto udienza al mentore e ora ti manda a chiamare. Non so cos’ abbiano in mente ma stai attento»
Asteri annuì. Lui e Ombra si erano lasciati in modo brusco. Le regole della gilda imponevano la più profonda fedeltà e le relazioni tra confratelli erano malviste. Certo, esisteva il Rito, ma non significava nulla. Lui stesso era nato in quel modo e sapeva come ci si sentiva, sua madre Belial aveva sofferto molto per questo.  Coloro venuti da fuori parlavano della precedente famiglia senza capire veramente che ormai l’unica famiglia importante era la Fratellanza.
Bussò alla porta del mentore. La porta si aprì e lui entrò.
«Mi avete fatto chiamare, mentore?»
Seduta davanti alla scrivania del mentore, c’era una donna incappucciata: Ombra. Non era il suo nome ma un titolo guadagnato durante le missioni. Mai un fallimento e mai che fosse stata vista da qualcuno. Un’abilità e un talento fuori dal comune, simile al suo.
«Salve Asteri, è da molto che non ci vediamo»
«Buongiorno regina Marquise» disse l’uomo impassibile.
Marquise appariva a disagio.
«Asteri – disse il mentore – ho una richiesta da farti. Non te ne ho parlato prima perché attendevo la risposta di Ombra. Ma forse è il caso che te ne parli lei»
L’anziano mentore si alzò e uscì dalla stanza.
Asteri guardò la donna.
«Allora?» chiese.
«Ho ricevuto una richiesta dal mentore qualche settimana fa. Finora non ho risposto… Non sapevo cosa fare. Ma ora, credo di averne impellente bisogno. Vorrei che ti fidassi di me fino in fondo questa volta»
«Si puó sapere cosa sono tutti questi giri di parole? Cosa vuoi?»
«Il mentore mi ha chiesto di officiare al Rito, con te. Mi ha detto che avrei potuto addestrarlo io, a Rayt e…»
«Non ti fai sentire per 3 anni e ora mi chiedi questo? Perché dovrei farlo? Per vederti sparire di nuovo? E tuo marito?»
Marquise si contorse le mani. Sì, Asteri aveva ragione. Ma aveva dovuto scegliere, forse una scelta obbligata ma aveva sentito che era la cosa migliore. Aveva amato suo marito ma con Asteri era diverso. Tuttavia, per il bene della gilda e per la sua tranquillità, aveva deciso di stare con Alexander. Ma adesso non aveva più importanza.
«Lui… Non è un problema»
La tristezza nella sua voce convinse l’uomo a non chiedere oltre. Pensò a un qualche segreto di stato che era meglio non conoscere.
«E perché avresti accettato?»
«Perché ne ho la necessità» lo guardò combattuta se dirgli la verità o no. Respirò a fondo e si alzò, diretta verso l’uomo.  Avvicinò il volto al suo e gli sussurrò nell’orecchio. «Rayt ha due troni e un solo erede per ora. Il re non può più avere figli. Lo so che è crudele ma del resto è normale che i sovrani generino figli al solo scopo di…»
«Basta! Perché vuoi fare una cosa del genere?»
«Perché ho paura. È solo istinto, niente prove ma… Ho paura che qualcuno che non deve salga al trono. La mia Rayt non può…»
Asteri si allontanò.
«Quindi io non ne saprei nulla? Non sarò lì, non lo vedrò nascere e crescerà come il figlio di qualcun altro?» senza accorgersene aveva alzato sempre più la voce fino a urlare.
«Lo so che è difficile… Ma credo sia la scelta più giusta»
«Perché non qualcun altro? Lo sai cosa penso del Rito!»
Lui stesso era figlio di quella pratica creata al solo scopo di generare assassini perfetti.
«Perché voglio che sia tu. Spero possa prendere da te più di quello che tu stesso speri. E poi spero che un giorno possiate incontrarvi… Che la situazione in cui versa Rayt si sia sistemata e che sia troppo tardi per chiunque recriminare qualcosa. E giuro che farò in modo che tu sappia la verità a tempo debito. Te l’ho detto… Vorrei che ti fidassi di me»
Asteri ci pensò su e giunse alla sola conclusione che stessero occultando la morte del re. In quel caso molti pezzi sarebbero andati a posto, un nuovo figlio avrebbe fatto capire agli assassini del sovrano che avevano fallito e inoltre ci sarebbe stato l’erede per il secondo trono, così che nessun estraneo avrebbe avuto il diritto di rivendicarlo. Sì, aveva ragione, era la scelta giusta. Del resto lo pensava anche lui, spesso ciò che é giusto fare non é la cosa buona.
Asteri annuì.
«D’accordo. Ma voglio poterlo riconoscere, se mai lo vedrò»
«A quello ci ho già pensato.»
«Dannazione Marquise! Odio aspettare e quest’attesa sarà più snervante che mai… fermo restando che capiti l’occasione, prima o poi.»
«Questo no. Diciamo che qualcuno mi ha detto qualcosa su questa bambina»
Gli sorrise.
«Va bene allora. E sia ma promettimi che la vedrò, almeno una volta.»
«Tranquillo, sarai per lei più importante di quello che pensi.»

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7 pensieri su “Asteri e Marquise

    • Grazie per il commento e grazie per la nomina^^ ti metto in lista, ma è probabile che ricomincerò a postare dal 10 ottobre ^^ appena mi libero dagli impegni recupero tutti i tag^^

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