Capitolo 19 ~ Belial


La piccola cittadina era illuminata a giorno dalle fiamme che la stavano divorando, affamate di oggetti preziosi, ricordi di vite massacrate dallo Squadrone in ascesa. Il nero cavallo camminava per le strade ricolme di fumo e cenere. Il suo cavaliere era diretto nella casa dei governanti dove il suo luogotenente Dragan stava subendo numerose perdite. Arrivato si rese conto che l’esercito e la resistenza si erano uccisi a vicenda. Guardò la porta distrutta dall’esterno e ripensò alle parole delle Moire, constatando mestamente come il giorno fosse ormai giunto al termine. Superò la prima stanza, scavalcando i cadaveri e dirigendosi verso quelle al piano superiore; guardò in ogni camera e fu in una di queste che trovò Dragan a terra. L’uomo si rialzò subito dopo l’arrivo del suo capo aiutandosi con la spada. Nonostante i danni subiti all’armatura e il sangue raggrumato sul suo corpo, sembrava non aver subito ferite. Cristoph sentì il pianto di un bambino provenire da una stanza vicina e lo seguì come un cacciatore segue la sua preda, dirigendosi verso la camera di un infante. Lì vi trovò un neonato ancora vivo, forse il figlio dei governanti di quella città. Sul vestitino bianco era ricamato in oro il nome Astrid. L’uomo sollevò la piccola e sorrise, ripensando alla piccola profezia: “Là troverai colei che diverrà la donna del tuo destino”.

Interpretò come un segno il fatto che non fosse ancora soffocata dal fumo e della cenere. Decise di risparmiare e tenere con sé quella bimba dalla tempra così forte.

Il corpo senza vita di Astrid giaceva sul palco. Cristoph sembrava non aver ancora capito cosa stesse succedendo. Sembrava combattuto nel correre verso di lei e abbracciare quel corpo senza vita o se combattere contro gli avversari rimasti. I suoi occhi andavano dal cadavere ai suoi nemici, anche loro esterrefatti per quello che era appena successo. Christine decise di avvicinarsi al palco, arrampicandosi con estrema agilità e leggerezza sulla piattaforma. Una volta in cima, alzò le mani davanti a sé e richiamò le sfere che si allontanarono dal corpo di Astrid per avvicinarsi a lei, a ritmo della canzone che stava intonando. I frammenti si fusero in un solo corpo che si appoggiò sul palmo della risonante.

Cristoph e i suoi avversari osservarono la scena, curiosi di sapere cosa sarebbe successo e incapaci di agire. La donna mosse le mani attorno alla sfera, aprendo un portale di colore azzurro da cui fuoriuscì una nebbia nera che si diresse verso la nuova sfera. Non appena la toccò, perse la sua forma: si allungò e prese gradualmente le sembianze di una donna. Quando fu formata, si voltò verso Cristoph.

«Te l’avevo detto che ci saremmo rivisti» disse.

Darien si mosse verso Terence con lentezza. Fu allora che il minore si accorse dei suoi occhi, non più neri ma rosso scarlatto.

«Quindi è vero…» disse sconsolato il mezzo drago.

«Cambia qualcosa? È forse cambiato il nostro passato, quello che abbiamo vissuto? Siamo ancora noi, anche se con dei ricordi in più.»

«In più?»

«Sì. A quanto pare la mia memoria è più forte… o forse sono solo ricordi residui di mio padre.»

Cristoph riprese a parlare, interrompendo i due.

«Quindi è vero? Astrid e Belial sono la stessa persona?»

«Astrid morì in quella casa, così come Dragan. Il Tashka ripara il corpo e lo lega all’anima, in modo da dargli nuova vita. In cambio ho dovuto trovare una punizione per Gabriel, curioso il destino, vero?» disse Belial con lo stesso tono di voce di Astrid.

Terence si rivolse di nuovo a Darien: «Tu l’avevi capito?»

«In parte. Qualcosa nel suo modo di parlare mi ricordava qualcuno, ma ho fatto mente locale solo poco fa.»

Cristoph scoppiò a ridere. Qualcosa in lui si era spezzato definitivamente, rendendolo pazzo e fuori controllo.

«Quindi per tutto questo tempo avrei desiderato te…?»

«Desiderare è una prerogativa degli esseri senzienti. Il desiderio è il risultato di una mancanza, ma tu non possiedi niente in quanto non esisti realmente. In tutti questi anni non sei riuscito nemmeno a completarti, invece di desiderare la cosa giusta, hai desiderato di mantenere il controllo su un regno che non hai mai realmente voluto.»

Il viso di Cristoph si contrasse, rendendo indecifrabili i suoi sentimenti deformi.

«So cosa sei, alla fine l’ho capito. Sei la concentrazione dell’odio e del rancore degli stessi risonanti. Sei il figlio di Heca per la semplice ragione che sei un’essenza nata dalla guerra da lui protratta, il risultato della disperazione e della tristezza che quel Re Immortale ha portato per la sua brama di conquista, ma ciò che ti ha dato forma è stata la risonanza stessa, con l’aiuto degli esperimenti dei maghi di Heca. Fu il potere di evocazione nato dall’odio di quei risonanti che mai hanno accettato il fatto di essere rifiutati e cacciati dagli dei, desiderando la fine del sistema delle Corti e del loro stesso capo, a formarti e a darti la volontà di seguire quegli istinti, ma per arrivare a lui avevi bisogno di quello stesso potere che ti aveva creato e che eri impossibilitato ad usare. Così prendesti quella di Hans facendolo cadere nella disperazione. Allora avresti potuto diventare completo, invece forgiasti la spada che ti permise di usare l’incantesimo che quasi uccise Kalad’ur e Toruk, una magia che fondesti con la risonanza così che il dio non potesse rilevarlo in tempo. Tuttavia, hai fatto un errore grossolano: non hai verificato chi fosse effettivamente il capo. Sei nato sotto il potere del padre di Hans e Christine, ma subito dopo, a tua insaputa, sono succeduta io. Ogni tuo cambiamento di umore causa una distorsione che percepisco anche se non chiaramente. Così presi le mie precauzioni, il resto lo sai.»

Il volto di Cristoph si rilassò e, alzando la spada in direzione della donna, disse: «Dopo tutto questo bel discorsetto… ormai avrai capito che finché tu vivrai, io non avrò pace. Sono nato per distruggere te e tutti coloro che ti circondano. Attaccare un risonante ai sentimenti è il modo più facile e veloce per distruggerli, ma a quanto pare con te non funziona, troppo razionale e calma o forse in realtà non te ne frega nulla. In ogni caso, non hai più il tuo assistente e l’ago di quest’ultima battaglia tende a favore mio.»

«Se ne sei convinto tu…» disse lei quasi divertita.

Kara guardò Darien e Terence e pensò che Cristoph fosse ben lontano dal comprendere le motivazioni che spingevano la sua amica. Era sì fredda e cercava in ogni caso di mantenere la calma, ma toccarle il suo mondo equivaleva a scatenare una tempesta improvvisa e lei lo sapeva bene. E ora lo avrebbe scoperto anche Cristoph. L’uomo caricò verso Belial ma prima di raggiungerla, evocò degli umanoidi neri. Darien credette di riconoscere quelle forme, ma era un ricordo che non riusciva a cogliere del tutto. La donna evitò il fendente di Cristoph ed evocò a sua volta degli uomini. Erano più definiti rispetto a quelli di Cristoph, tuttavia non era possibile distinguerne i tratti dei volti. Delle due evocazioni della vampira si distinguevano un uomo armato di due pugnali e una donna con una gonna lunga, simile a quella di Christine, che sembrava si stesse preparando a lanciare degli incantesimi. Christine alzò la guardia, pronta a creare i suoi portali per proteggere il suo direttore. Era preoccupata dal fatto che l’evocazione fosse incompleta, forse Belial non era nel pieno delle forze dopo il suo risveglio. La vampira estrasse due pugnali ricurvi che lanciò verso l’avversario mancandolo, dopodiché tornarono indietro in mano al suo proprietario.

«Ci conviene toglierci da qui» disse Darien prendendo Terence per un braccio.

«Credo tu abbia ragione.»

Toruk e i due fratelli saltarono dal palco, imitati da Crystal, Darkbolt e Gabriel. Solo allora si accorsero che un’altra battaglia si stava svolgendo sotto al palco tra gli alleati e alcune guardie dello Squadrone. I soldati circondarono Isy, disarmandola. Lei si divincolò dalla presa, ma venne catturata da due soldati prima che potesse raggiungere la sua falce. Darien apparve alle spalle di uno dei soldati, attaccandolo con la spada e ferendolo alla schiena.

«Non toccare mia sorella!»

Isy approfittò della confusione creata da Darien per recuperare la falce e colpire il secondo soldato. Nel frattempo Terence riuscì ad atterrarne un altro che aveva provato a prenderlo alle spalle, ma la sua attenzione era rivolta al padre. L’uomo sembrava danzare: nelle sue mani le due spade sembravano davvero estensioni delle sue braccia e colpivano e incantavano ogni nemico gli si parasse davanti. Folgori dorate e lame di ghiaccio accompagnavano i suoi colpi, creando l’atmosfera e la sinfonia adatte al ritmo del mezzo drago. Un forte rumore dal palco attirò gli sguardi di tutti, amici e nemici, compresi Ethan e Gard forse un po’ troppo entusiasti per aver ritrovato i loro corpi.

Christine era a terra, in ginocchio con i polsi legati da catene ancorate al palco, e cercava disperata di liberarsi. Belial era a terra; un suo movimento rivelò che fosse ancora cosciente. Provò a rialzarsi, ma vide i piedi di Cristoph avvicinarsi e alzò lo sguardo, cercando la forza di reagire. Si sentiva debole e non riusciva a usare completamente i suoi poteri, si chiese se potesse c’entrare il fatto che stava combattendo contro il potere rubato ad Hans o se semplicemente i suoi non si erano risvegliati del tutto.

Cristoph alzò la spada, pronto a colpire la donna a terra. Stava cercando le forze per reagire, lo vedeva, ma, per sua fortuna, Belial non era in grado di usare completamente la risonanza e la sua fidata orchestrale era immobilizzata. Era giunto il momento di farla finita.

L’uomo calò la spada, ma la vide muoversi davanti a sé girando in aria e atterrandogli davanti, con la mano ancora chiusa sull’elsa. Un dolore atroce attraversò il suo corpo a partire dal braccio mozzato. L’urlo dell’uomo si propagò nell’aria e, con le lacrime agli occhi ricolmi d’ira, si voltò a guardare chi avesse osato mutilarlo a quel modo. Tra gli alleati si diffuse un leggero mormorio, divisi tra chi sapeva e chi chiedeva.

«E ti pareva, – disse Gabriel scocciato – arriva giusto in tempo a salvare la situazione.»

«Be… effettivamente fa figo» gli rispose Darkbolt.

Kalad’ur afferrò l’uomo al collo e lo sollevò da terra come se stesse sollevando un pupazzo.

«Cosa dovrei farne di te, ora?» disse pacatamente, senza scomporsi.

«Hai distrutto la mia città, il mio esercito, il mio corpo. Non contento hai fatto del male alla mia donna, hai quasi ucciso lei e i miei figli. Quale pena potrei infliggerti? Quale tortura?»

Poco dopo gli si aprì un sorriso sadico sul volto.

«Per quanto male tu possa aver fatto a questa città, a me, a lei… c’è una persona a cui hai davvero tolto la metà e credo che nessun altro saprebbe punirti meglio di lei. Christine, tutto tuo. Dovrebbe essere abbastanza debole ormai. Fagli sentire il dolore di chi perde il proprio gemello. Peccato solo non poter assistere.»

Christine sorrise e si avvicinò a Cristoph ancora sollevato da terra.

«Con piacere, vostra maestà.»

Aprì un varco sotto i piedi dell’uomo e il vampiro lasciò la presa, facendolo precipitare. Christine sparì in una nuvola di petali blu, pronta ad assaporare la sua vendetta. Kalad’ur si avvicinò alla donna a terra, ancora incapace di muoversi.

«Come stai?» le chiese inginocchiandosi vicino a lei.

La donna lo guardò e, con le lacrime agli occhi, gli gettò le braccia attorno al collo, scossa da un pianto che aveva fin troppo a lungo trattenuto.

«Fra poco avrai un nuovo incubo nella Corte.»

Lei rise.

«Sì. Grazie.»

Kalad’ur le diede un bacio in fronte e la prese in braccio voltandosi verso i suoi alleati, in particolare verso Isy e Darien, e sorrise, stavolta sinceramente.

«Dovremo mettere le cose a posto, non credi?» disse l’uomo alla moglie che annuì e alzò un braccio al cielo, intonando una nenia incomprensibile. Una piccola sfera partì dalle sue dita, infrangendo il cielo soprastante come se avesse lanciato un sasso su uno specchio, crepandolo e facendo crollare in frammenti che svanirono prima di toccare il suolo. L’illusione era svanita e ora la notte semestrale si era rivelata, mostrando a tutti il vero cielo stellato del Darkside. Fu allora che uno stormo di pipistrelli calò sulla rinata Transyl, pronto a riprendersi la propria casa e a cacciare gli ultimi rimasugli di resistenza bianca dalla città della notte.

«Ora manca da sistemare casa e Transyl, ma quello è compito mio» disse il Re Immortale, guardando la donna addormentata tra le sue braccia.


https://lacortedibelial.wordpress.com/2014/07/16/capitolo-3-i-falchi-bianchi/

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