Capitolo 18 ~ Tashka


Cathrine attendeva nascosta, abbastanza vicina per vedere, ma abbastanza lontana per non essere vista. Belial le aveva raccomandato più volte di non reagire di impulso, di trattenersi e di concentrarsi solo sul suo obbiettivo. Qualunque cosa fosse potuta succedere, lei avrebbe dovuto badare a Isy. Ognuno aveva il suo compito, se avesse fallito, Isy avrebbe rischiato la vita. Mantenere l’attenzione alta era difficile quando qualcuno a cui tieni ha appena perso la vita. Cristoph l’avrebbe pagata, non aveva importanza per mano di chi, ma l’omicida di suo fratello, e ora di suo zio, non l’avrebbe passata liscia. I soldati si stavano mettendo in posizione, preparandosi a una probabile battaglia, e si affiancarono ai loro compagni, come già tante volte avevano fatto in addestramento. Gli abitanti guardavano la scena sul palco, impauriti e incuriositi allo stesso tempo, inconsapevoli di quel che stava avvenendo in realtà. Aveva visto Kara e Darkbolt correre all’interno del castello subito dopo la morte di Asteri e ora ne stavano uscendo insieme con Isy, Terence, Gabriel e Toruk. Astrid ce l’aveva fatta. Toccava a lei prepararsi per il finale.

***

«E ora? Vi moltiplicate? Non sarete comunque mai abbastanza!» Cristoph sembrava aver perso quella poca ragione che gli era rimasta. Negli anni era diventato sempre più paranoico e si era affidato ad Astrid per volere delle Moire, le tre donne gli avevano riferito che la bambina che avrebbe trovato da lì a tre giorni dalla sua visita, sarebbe diventata la donna del suo destino. Avevano avuto ragione: quella ragazza era la più fedele donna dello Squadrone e il suo potere era senza pari. Riusciva a indovinare con precisione assoluta dove e quando sarebbero avvenuti determinati fatti. Cresciuta e allevata da Cristoph stesso, era forse la persona di cui si fidava di più.

Finalmente fuori, Isy corse verso sua nonna e verso il corpo di Asteri, con un filo di voce chiamò il nonno. Quando capì che non le avrebbe risposto, si mise a piangere. Terence la seguì sul palco, anche lui sconvolto da quello che era appena successo. Darkbolt, Kara, Toruk e Gabriel salirono anch’essi ad armi spianate, pronti a combattere.

«Hai esagerato, adesso basta!» urlò Kara furente verso l’uomo.

«Oh, e a te cosa importa di cosa posso fare a quelle persone?»

Toruk, Darkbolt e Gabriel si allontanarono dalla donna, coscienti di quello che sarebbe accaduto da lì a poco. Kara venne avvolta dalle fiamme, sul suo braccio apparve il tatuaggio di un drago e il suo volto si modificò in quello di Crystal.

«Abraxas! Exodus! Ho bisogno di voi…»

Cristoph venne circondato da fiamme ardenti e alzò nuovamente la guardia. Pensava di aver ucciso la donna d’innanzi a lui, ma si era sbagliato. La moglie di Starke era furibonda e reclamava vendetta.

«Bene, salutiamo Pandora. Sembra che dopo anni sia tornata a galla» disse Toruk che era corso verso Terence. Il ragazzo provava sentimenti contrastanti verso la vera forma di sua madre. Aveva gli occhi rossi, i capelli castani come i suoi e il fisico era più allenato e atletico di quello di Kara.

«Tj, porta le ragazze al sicuro! Non possono combattere così sconvolte!» gli disse Toruk.

«Ma…» provò a ribattere il ragazzo, pieno di dubbi ed esitazioni.

«No, prima portale lontano, poi torna qui. Hai bisogno anche tu ti riprenderti un attimo occupando la testa facendo qualcosa!»

«Astrid, tesoro!»

A quelle parole, Toruk si voltò a guardare verso l’uscita del castello. Possibile che avesse già finito con il rituale?

«Darien… dov’è mio fratello?» urlò Terence.

«Incredibile. Nonostante non sia davvero tuo fratello lo tratti ancora come tale, assomigli in Crystal in questo.»

«Chi è Pandora?» chiese il ragazzo, ricordandosi all’improvviso di come l’aveva chiamata.

«Oh, nulla. È la parte sadica di tua madre diciamo.»

Terence decise che non fosse il caso di approfondire la questione ulteriormente, più sapeva e meno voleva sapere, la verità non gli piaceva molto, nonostante l’avesse bramata fin dall’inizio di quel folle viaggio. Desiderava scappare via, ma non poteva lasciare Darien lì da solo. Astrid camminava veloce verso il palco. Il vestito bianco ondeggiava, danzando con lo stesso vento che alimentava le fiamme che circondavano Cristoph. Al suo fianco, Divan e Dragan sembravano due perfette guardie del corpo, pronte a scattare al minimo movimento.

«Divan, perfetto. – disse Cristoph indicando il gruppetto attorno ad Asteri – Giustiziali!»

Terence guardò Astrid, che nel frattempo era salita sul palco. La ragazza annuì al boia, dicendogli: «Sai cosa devi fare.»

Toruk strinse le sue spade, e osservò il proprio avversario, pronto a scattare al minimo segnale di ostilità. Isy cercava di far riprendere sua nonna inutilmente. La donna non sembrava rendersi conto di quel che stava capitando attorno a lei. Terence si chiese se fosse il caso di trascinare via con la forza Marquise e portarla lontano, maledicendo la propria stupidità nell’essersi fidato di Astrid. Divan si stava avvicinando lentamente, forse troppo, al punto in cui era caduto Asteri, mentre Astrid e Dragan si avvicinavano a Cristoph. Il generale mosse una mano, spegnendo le fiamme che lo avvolgevano. Kara non ne fu particolarmente contenta, ma prima che chiunque potesse dire qualcosa, Astrid parlò.

«Sedici anni… sedici anni in cui ho seguito lo Squadrone, in cui ti ho salvato, in cui ho servito l’impero…»

«Sì, tesoro. E per questo te ne sono grato, ti ho allevato per questo e…»

«ORA BASTA!»

L’urlo di Astrid sembrò aver fermato il tempo, il vento smise di soffiare e calò un silenzio quasi innaturale.

«Per sedici anni ho seguito il distruttore della mia famiglia! Sedici anni in cui ho dovuto ingoiare quello che provavo, in cui ho dovuto strapparmi le memorie per evitare di essere scoperta da degli stupidi maghi, in cui ho rinunciato alla mia vita per creare questo castello di carte per l’unica ragione di volerlo bruciare!»

«Cosa stai dicendo, amore mio?» Cristoph sembrava incredulo a quelle parole, sembrava anche aver abbassato la guardia.

«Tsk, amore… il mio odio per te ha eguagliato quello che provavo per lui

Divan si avvicinò a Marquise e, dolcemente, le disse: «Maestà, è il caso di portarvi in un luogo più sicuro, qui non potete restare.»

Terence e Toruk guardarono sorpresi la donna, che alzò lo sguardo riprendendo coscienza di sé.

«Capitano…? Ma com’è possibile?» disse la donna con un filo di voce.

«Dopo, ora doppiamo portarvi al sicuro» disse il boia porgendo la mano alla donna che l’afferrò dolcemente, rialzandosi. L’uomo prese il corpo di Asteri e disse: «Isy, devi venire anche tu. Non posso lasciarti qui.»

La ragazza guardò Terence che annuì, e anche lei seguì Divan. Li portò poco fuori le mura del castello, dove Tanit e Zaneide stavano discutendo. Si erano allontanate non viste per parlare poco dopo l’inizio del combattimento.

«E tu chi saresti dei due?» chiese la donna in nero.

«Salve, di solito non ci si presenta?» chiese con calma Divan.

«Non c’è tempo da perdere in cose inutili, sai chi sono.»

«Noiosa… sì, sono uno dei “due”, di conseguenza tratta bene quelle due casse. Fra poco ne avremo bisogno.»

Divan indicò il carro vicino alle due donne, sorridendo. Chiuse la mano a pugno, si avvicinò al mezzo e appoggiò il corpo dell’uomo vicino a due enormi e lunghe scatole di legno, forse troppo simili a delle bare.

«Voi due state calme ora, Se proprio siete curiose – disse rivolgendosi ad Isy – aspettate almeno che torni qua la seconda volta, per allora avrò di nuovo i miei pieni poteri.»

L’uomo si voltò e si diresse di nuovo verso il palco mentre sentì Isy canticchiare: «Cucito, a un’altra vita relega.»

All’uomo sfuggì un piccolo sorriso, la più piccola era arrivata alla conclusione corretta dove neanche Darkbolt e Kara erano giunti.

***

Astrid vide Divan allontanarsi, calcolò che avrebbe dovuto trattenere Cristoph almeno due o tre minuti, forse di più.

«Anche tu mi tradisci Astrid?»

«Tradirti presuppone che io sia stata almeno una volta dalla tua parte.»

«Io ti ho salvato la vita!»

«No Cristoph! Non hai salvato la vita a nessuno! Non ce l’hai fatta! Era tutto un inganno per…»

«Basta! Non mi interessa cosa pensi, non mi interessa cosa vuoi! Sei una traditrice, come gli altri! Guardie! Attaccate!»

Alcune guardie si mossero in direzione di Astrid, ma la maggior parte rimase ferma temendo la forza di Dragan. Il generale da solo riuscì a evitare che molte di loro raggiungessero la sua protetta. Il gruppo di ribelli sul palco osservava la situazione, senza sentire il bisogno di attaccare, desiderosi solo di sapere come sarebbe finita quella storia.

«È inutile Cristoph! La vita a un corpo il filo collega. Spezzato, libera l’anima vola. Scucito, l’eterno oblio nega. Cucito, a un’altra vita relega.»

«La filastrocca del Tashka… e quindi?»

Anche Cristoph conosceva il Tashka quindi… Terence vide qualcosa muoversi in direzione dell’ingresso del castello e si girò per vedere cosa stesse succedendo. Vide Darien uscire dal portone aperto ricoperto di sangue, ma camminava tranquillo, come se non sentisse il dolore delle ferite. Di fianco a lui sentì Divan risalire il palco. Astrid sospirò.

«Una ragazzina c’è arrivata prima di te, te ne rendi conto usurpatore?» urlò Divan.

«Mi avete stancato! Attaccate per uccidere!»

Divan fece appena in tempo ad accorgersene: alcuni maghi nascosti erano pronti a lanciare i loro incantesimi mortali. L’uomo aveva preparato una difesa, ma non usava la magia da tempo e l’incantesimo gli tolse parecchia energia, spossandolo. Terence e Toruk stavano bene, ma lui era esausto. Allo stesso modo, Dragan provò a proteggere Kara e Darkbolt, ma anche lui subì gli effetti della difesa. Astrid si avvolse in una sfera d’ombra, diventando immune a quegli attacchi, quando riapparve, Cristoph urlò: «Magia d’ombra! Traditrice fino all’ultimo!»

Astrid sorrise. «Vuoi che ti tradisca davvero fino all’ultimo? Bene….»

La ragazza alzò una mano: «E così sia! Questa luce innaturale non appartiene a Transyl! Il Darkside è un luogo dove il giorno e la notte durano mesi! Che le ombre possano calare nuovamente su Transyl!» urlò abbassando la mano, come se fosse il segnale per l’avvio di un ordine precedentemente impartito. Alcune guardie alzarono le spade e giustiziarono il compagno accanto a loro. Alcune però riuscirono a evitare gli attacchi mortali e corsero verso il palco, circondando Cristoph per proteggerlo. Dragan e Divan si scagliarono contro il gruppo di soldati, ma vennero bloccati con facilità.

«Sai, Divan… credo che quel veleno offuschi anche i riflessi, oltre che a togliere il dolore…» disse Dragan al compagno.

«Lo credo anch’io. Meglio così, fra poco la tortura del boia e del generale sarà finita…»

Diverse frecce vennero scoccate dagli arcieri nascosti sulle mura, colpendo in pieno i due uomini che si accasciarono a terra senza vita nel giro di pochi attimi.

«Sei rimasta senza burattini!» imprecò Cristoph verso Astrid.

«Ne sei convinto?» disse lei, toccando un ciondolo al suo collo. Terence non aveva mai notato quel ciondolo… nonostante lei fosse stata così vicina quando si era risvegliato.

«E quello? Cos’è?»

Anche Cristoph sembrava inquieto. Neanche lui aveva mai notato quel ciondolo.

«Questo lo puoi vedere solo quando lo utilizzo. Divan e Dragan sono morti anni fa. Cucito, a un’altra vita relega. Permette di cucire il filo dell’anima di un corpo a un altro. Divan e Dragan, ora sono tornati nei corpi originari, i loro fili sono stati ricuciti al corpo di partenza.»

Darien salì le scale del palco, avvicinandosi ad Astrid e premendosi un dito sulle labbra.

«Avevi ragione. Ha un po’ di fame…»

«Avete rotto voi e i vostri segreti!»

«Cristoph, hai perso! Quelli sono gli ultimi soldati che ti sono rimasti!»

«Finiscila! Come…»

Le urla provenienti dal castello lo interruppero.

«Cosa…»

«Kalad’ur ha fame…» disse sorridendo la ragazza.

Nel frattempo una nube si formò proprio sotto al palco, una nuvola bianca e carica di elettricità che si dissolse, rivelando Tanit, Zaneide, Gard, Ethan e Isy.

«Salve!» gridò Ethan.

«Non è possibile…» Cristoph vide il suo impero sgretolarsi, il suo lavoro andare in fumo e una furia cieca lo animò. Se era destinato a crollare, avrebbe obbligato Astrid a seguirlo. Si lanciò a spada spianata verso la ragazza e la trafisse da parte a parte. Il suo sangue si mischiava a quello di Asteri sul filo della spada che tante vite aveva spezzato inutilmente. Inspiegabilmente, né lei né Darien sembrarono stupirsi o fecero qualcosa per impedirlo.

«Se devo cadere, tu lo farai con me.»

«Eppure Cristoph, dovresti saperlo. Non basta trafiggermi per uccidermi. Mi hai portato via mio marito, mi hai costretta a separarmi dai miei figli, hai distrutto quella che consideravo la mia nuova casa, mandato in pezzi la pace che avevo finalmente trovato e ora mi hai portato via anche papà. Ci rivediamo fra poco, ma a te non piacerà.»

Astrid accarezzò il viso dell’uomo che tolse la spada dal petto della donna. Lei resistette per un po’ in piedi, il veleno funzionava: non stava provando dolore. Poi crollò a terra, senza vita.

Nel profondo della foresta i lupi si radunarono nel Labirinto. Seduti in cerchio attorno al loro capo, attendevano pazientemente l’ultimo ordine.

Che le ombre possano calare nuovamente su Transyl!”

Uno stormo simile a una nuvola oscura si alzò dal bosco, diretta verso la capitale.


https://lacortedibelial.wordpress.com/2014/07/16/capitolo-3-i-falchi-bianchi/

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