Capitolo 17 ~ La caduta

Quella che veniva definita come la “piazza delle esecuzioni” era in realtà il cortile all’interno delle mura del castello, un tempo sede del continuo viavai di coloro che cercavano aiuto o avventura, ora solo luogo di disperazione. Asteri vide le sue due nipoti allontanarsi dal gruppo per cercare riparo da occhi e orecchie indiscreti. Il suo sguardo si spostò poi sul palco, preparato per ospitare le esecuzioni trasformate in un oscuro spettacolo. Sentì Marquise avvicinarsi e avvolgere le deboli braccia attorno a quelle dell’uomo. Percepiva il suo sguardo preoccupato su di se, ma non osò guardarla a sua volta, concentrato invece sul palco e sugli uomini indaffarati a terminare gli ultimi preparativi. Kara si strinse le braccia, come se il freddo la stesse avvolgendo, ma il suo pensiero andava solo ai suoi figli. Era preoccupata ed eccitata allo stesso tempo. Lo sentiva nel sangue, lo sentiva ribollire, sentiva fin nel profondo che qualcosa stava per accadere e che finalmente avrebbe agito anche lei, dopo tanti anni di inattività. Anche Zaneide avvertiva quella situazione di pericolo e teneva lo sguardo in allerta, chiedendosi se fosse il caso di stare lì, così vicini al palco o se fosse meglio nascondersi, ma dove avrebbe potuto andare lei senza scatenare l’allarme? Darkbolt era il più tranquillo di tutti. Con la sicurezza che lo aveva reso famoso, era pronto a combattere e sperava ardentemente di poter sfogare la sua rabbia, non tanto per la liberazione del Darkside, ma per puro desiderio di vittoria, del vano piacere di sentire l’eccitazione della battaglia.

Ognuno di loro teneva d’occhio i propri sottoposti, sparsi tra la popolazione, distribuiti tra coloro che, per vedere meglio, si erano arrampicati su alcuni edifici presenti nel cortile, sulle mura stesse o sugli alberi. Tutti loro sentirono qualcosa, una presenza che li spinse a voltarsi, il suono silenzioso di una voce che li chiamava. Così come Zaneide poteva essere considerata l’incarnazione del bianco e di ciò che comporta tale affermazione, allora la donna che stava arrivando poteva essere considerata il nero. Le lunghe gambe erano coperte da alti stivali in pelle e i veli che componevano la gonna le mostravano senza pudore. La donna aveva il seno prosperoso stretto in un corpetto riccamente decorato con pizzi di estrema qualità e fattura, i capelli neri le ricadevano leggeri sulle spalle e incorniciavano il volto pallido e segnato da due labbra rosso scuro del colore del vino più pregiato. Tanit, la dea della dolce morte e della necromanzia, camminava sicura verso il palco, incurante degli sguardi lascivi o invidiosi del popolo.

«È inutile guardarmi in quel modo. — disse rivolta ai suoi vecchi conoscenti — Sono qui solo per non perdermi lo spettacolo. Sarà parecchio divertente.»

Kara ignorò la donna, rivolgendole a mala pena uno sguardo. Poco si aspettava da quella donna che in passato non era stata così volenterosa di dispensare aiuti. Gli altri la guardarono finché non finì di parlare, dopodiché anche loro si voltarono nuovamente verso il palco, dove Cristoph aveva fatto la sua apparizione.

«Bene. A quanto pare le maschere sono cadute, da quanto tempo state complottando?»

L’uomo dai lunghi capelli bianchi osservava i suoi “ospiti” con cattiveria e irritazione, quella feccia aveva osato sfidarlo perfino davanti casa sua.

«Noi non abbiamo mai complottato Cristoph. I tuoi nemici li hai creati da solo!» rispose Asteri, ormai stanco di quella situazione.

Cristoph rise: «Non direi proprio, del resto quando si ha un regno da governare così vasto, i nemici arrivano da soli.»

«Te li sei creato da solo, i nemici Cristoph. Se ci, avessi lasciato in pace nessuno di noi ti avrebbe attaccato!» urlò Kara in preda a una profonda irritazione.

«Non è vero! Gli assassini non mi hanno mai perdonato per la morte della loro Ombra! Così come Darkbolt non lo ha fatto per Toruk! Voi complottate contro di me! Vi ho tenuti in vita solo su consiglio di Astrid!»

Cristoph estrasse la spada e la puntò verso Asteri che aveva ormai perso la pazienza.

«Se è questo che vuoi, così sia Cristoph!»

L’anziano uomo si arrampicò con una velocità e un’abilità che normalmente una persona della sua età non ha. Marquise tentò di fermarlo ma Asteri aveva completamente perso la pazienza, desiderava solo porre fine a quella storia e, arrivato in pochi attimi sul palco, estrasse due pugnali, simili per fattura a quelli dati a Darien e Terence. Si mise in posizione, osservando il suo avversario e studiandone i movimenti. Gli spasmi, i respiri… aveva tentato per anni di dimenticare, avrebbe voluto lasciarsi alle spalle la vendetta ma ora, di fronte all’uomo che aveva ucciso sua figlia, lui desiderava solo farla finita. Cristoph mosse un passo di lato, iniziando molto lentamente a girargli intorno. Dietro di lui sentì le guardie mettersi sull’attenti, pronte a partire all’attacco nel caso ne avesse avuto bisogno e la sua mente iniziò a pensare a probabili contrattacchi. Cristoph alzò la guardia e fece segno ai suoi soldati di attaccare. Gli uomini in armatura si scagliarono sul gruppetto di persone che si era riunito lì per caso. Kara schivò il primo attacco che le era stato rivolto e puntò verso l’avversario di Darkbolt cogliendolo alle spalle. Marquise scansò gli attacchi facilmente e anche lei estrasse un pugnale, cercando più di stordire che di attaccare. Zaneide evocava i suoi fulmini, non preoccupandosi della sorte dei suoi avversari e caricando l’aria circostante di elettricità, aspettando il momento opportuno per fare più vittime possibili. In quella confusione, Cristoph si scagliò verso Asteri approfittando di un suo momento di distrazione, sperando di farla finita in un colpo, ma Asteri aveva alle spalle l’esperienza di combattimenti peggiori e schivò il primo attacco.

«Quanto speri di resistere? Hai vent’anni più di me, ti stancherai presto» disse Cristoph con un tono di voce cantilenante e fastidioso, volutamente antipatico.

«Ti ucciderò prima di stancarmi, bambino viziato.»

Asteri giocò con l’anello che aveva al dito. Gli fece compiere mezzo giro con il pollice e pronunciò una singola, breve parola. L’assassino sparì alla vista avvolto da una piccola folata di vento. Cristoph chiuse gli occhi e si concentrò sull’udito, conscio che sarebbe servito a poco, ma non voleva e non poteva lasciare nulla di intentato, ne andava della sua vita. Attorno a lui sentì giovani Falchi nascosti affaccendarsi per uccidere quante più guardie possibili, i ribelli che con le loro spade puntavano solo alla distruzione fisica basata sulla pura forza, i soldati di Weiss, decisamente meglio addestrati e infine i maghi, i discepoli di Zaneide che sembravano più interessati a proteggere qualcosa che ad attaccare. Infine sentì il sibilo della lama di Asteri passargli accanto, ma l’incantesimo di protezione del mago di corte lo aveva salvato.

Asteri ricomparve di fianco a lui: «Sei preparato. Ti aspettavi l’attacco o era semplice paranoia?»

«Credi che la vita al castello sia priva di attacchi di sicari? Astrid mi avvisa sempre. Una veggente è utile, specie se davvero è in grado di interpretare i segni.»

Già, Astrid. Si chiese se quella ragazza non stesse solo cercando di sopravvivere o se davvero fosse fedele allo Squadrone. Asteri decise che non era il caso di prolungare ulteriormente quello scontro, sopratutto perché i combattimenti sotto al palco lo distraevano. L’assassino si tolse le poche protezioni che indossava, lasciandole scivolare a terra e alzando i pugnali davanti a sé. Cercò di essere il più veloce possibile, ma un suono stridulo gli attraversò la mente, facendogli perdere concentrazione e precisione. Quasi cadde a terra per il frastuono che sentì, ma riuscì a non perdere l’equilibrio. Alzò lo sguardo per mirare, ma fu troppo tardi. Cristoph usò la risonanza a suo vantaggio stordendo l’avversario, forse l’unico trucco che aveva davvero imparato a usare, e ne approfittò per avvicinarsi al suo avversario. La spada lunga dell’imperatore lacerò con estrema facilità le carni dell’assassino che non fece in tempo a evitare il colpo. L’uomo bianco tolse la sua arma dal corpo di Asteri che si accasciò a terra, senza reagire.

Marquise urlò.

Dimenticandosi dei suoi avversari corse sul palco, arrampicandosi come già prima aveva fatto Asteri, e si accasciò sul marito morente che accarezzò dolcemente il viso della moglie prima di andarsene.

«Questa cosa non le piacerà» disse Tanit, l’osservatrice silenziosa che era rimasta fuori dal combattimento.

***

Astrid portò Abdel nella stanza segreta, tra lo stupore di tutti.

«Ma che diavolo stai combinando qui?» chiese l’uomo, aspettandosi di tutto tranne che quel assembramento di persone, compresa la nipote di Asteri. Lo stupore degli ospiti della veggente non fu da meno, ma non fecero in tempo a chiedere nulla. Astrid si mosse velocemente, si portò alle spalle dell’uomo colpendogli il retro delle gambe facendolo inginocchiare e puntandogli un pugnale alla gola.

«Divan, aiutami. Legalo e imbavaglialo.»

Il boia si mosse rapidamente, prese delle manette e immobilizzò l’uomo.

«Astrid, che diavolo ti è venuto in mente?!» ringhiò Dragan alla ragazza.

«Sono stanca, semplice. Darien non reggerà ancora a lungo, non posso e non voglio prolungargli quella sofferenza. Fra un’ora al massimo si sarà trasformato e, nelle condizioni in cui si trova, avrà bisogno di nutrirsi. Questo vigliacco sarà perfetto.»

Quando Terence l’aveva vista la prima volta si era stupito della dolcezza della ragazza, mentre in quel momento Astrid appariva come determinata a scendere in guerra e, soprattutto, spietata e pronta a tutto. Abdel provò a ribellarsi, ma un’occhiataccia di Dragan lo immobilizzò sul posto. Astrid aprì l’anta di un armadio e prese tre boccette, consegnandone due a Divan e Dragan.

«Con queste dovrebbe essere più semplice. Mi è stato riferito che Zaneide li ha portati con sé. Dieci minuti al massimo. Fra dieci minuti faccio partire il rituale, avvisate le Ombre che sono ancora all’interno del castello e fatele uscire. Nessuno dei nostri alleati deve rimanere all’interno. Dite loro che il piano ultimo sta per compiersi, non potrò garantire la sicurezza di coloro che rimarranno all’interno del castello. Anche voi due – si rivolse ai due ragazzi – dovete andare via.»

«E Darien?» chiese preoccupato Terence.

«Darien deve rimanere qui e prima che tu reagisca, per lui non ci saranno pericoli. Rimarrò qui il più possibile, ora andate.»

Isy prese la mano di Terence e lo guardò risoluta.

«Ter, andiamo. Non credo che possa o voglia fargli del male.»

«Perché ti fidi di lei?»

La ragazza sorrise.

«Io sulle persone non sbaglio mai.»

«Toruk, va con loro. Proteggili, per favore.»

L’uomo sorrise.

«Non c’era bisogno di dirmelo. Andiamo!»

«Toruk…»

«Che c’è?»

La donna puntò il dito verso alcune armi della sua libreria.

«Portatele con voi e restituitele ai loro proprietari.»

Toruk annuì.

«Bene signorina, mostraci la via di uscita» disse il guerriero dopo aver recuperato le armi.

***

Kara reagì spinta dall’istinto. Con agilità evitò i suoi avversari e caricò verso la porta, seguita da Darkbolt. Alcune guardie stavano uscendo dal portone principale, ma sembrarono ignorarli o addirittura che coprire il loro ingresso.

***

Isy dirigeva il piccolo gruppo di persone verso l’uscita. Avrebbe voluto usare il potere di Christine, ma non era certa di poter portare anche gli altri e non voleva lasciarli lì. Si dirigeva sicura attraverso i corridoi, stando attenta a evitare le guardie, finché non sentì una melodia familiare e la seguì, allungando di poco il percorso. Quando però trovò la fonte, il viso non corrispondeva alla persona che conosceva.

«Gabriel! – disse Toruk sorpreso – Che ci fai qua?»

«Toruk? Ma non eri morto? Tra l’altro non sei invecchiato…» rispose lo sconosciuto ancora più sorpreso di Toruk.

«Oh già… storia lunga. Te la spiego dopo con calma, ma anche tu non sei invecchiato.»

Isy si avvicinò al nuovo arrivato, squadrandolo e girandogli attorno lentamente, quasi pensando potesse tirare fuori qualcuno da una tasca.

«Perché hai la melodia di Kram?» chiese infine la ragazza.

«Posso spiegarti fuori Isy? Non credo sia il momento adatto…»

«Quindi ho ragione, tu sei Kram!»

Da un altro corridoio, i quattro sentirono i passi di qualcuno che stava correndo e si voltarono nella direzione da cui provenivano.

«Gabriel?»

La voce di Kara risuonò limpida e schietta: «Non è possibile…. Toruk?»

La donna si avvicinò cauta all’uomo, appoggiandogli una mano sul petto per verificare fosse lui.

«Che brutto aspetto. – disse lui – Dovresti tornare al tuo naturale, eri decisamente più figa.»

«Vero aspetto? C’è altro che dobbiamo sapere?» si intromise Terence alterato.

«Terence! Vedi…» incominciò Kara senza riuscire a finire la frase.

«Tua madre è un mezzo doppelganger. È in grado quindi di cambiare aspetto secondo la sua volontà, e ora ha preso queste sembianze» terminò Toruk.

«Bene, che ne dite di uscire e parlarne dopo? Non mi sembra il momento più opportuno questo» sentenziò Darkbolt, dirigendosi verso il corridoio da cui erano arrivati, seguito dagli altri.

«Ma Darien…» riprese Kara.

«Darien è al sicuro, nessuno gli farà del male, men che meno Astrid» disse Toruk consegnandole il kathar e il ventaglio. La donna sembrò tranquillizzarsi. Terence e Isy rimasero indietro.

«Cos’hai?» chiese Isy.

«Nulla, perché?»

«Non so, mi sembri strano. Non di certo per aver scoperto che tua madre ti ha mentito sul suo stesso aspetto. Non mi sembra ti abbia colpito particolarmente.»

«No, mi era già stato accennato. Oh, dai. Ho lasciato Darien o Daimon, come vuoi chiamarlo, da solo con Astrid. E poi tu…»

«Io… cosa?»

Terence decise fosse meglio dirglielo subito e non aspettare, anche se non era convinto fosse il momento opportuno.

«Preferisci lui. Poi ho letto che tra famiglie importanti si tende a sposarsi tra fratelli, sai per mantenere il sangue puro e…»

Isy ascoltò per un po’ i suoi sproloqui divertita. Si chiese se il ragazzo stesse parlando con lei o se semplicemente stesse pensando ad alta voce, dopo tutto non era a conoscenza del fatto che lei avesse incontrato Belial. All’improvviso gli prese la mano e la usò come perno per mantenere l’equilibrio. Si mise in punta di piedi e Terence sentì qualcosa di morbido sulla guancia. Le labbra di Isy si staccarono lentamente dal suo viso.

«È come se avessimo un fratello in comune senza essere imparentati, mai detto che avrei scelto lui.»

***

Mentre Divan e Dragan evacuavano il castello, Astrid preparava il rituale. Prese i frammenti dell’anima di Kalad’ur e li appoggiò di fianco al ragazzo, accendendo le candele. Toruk aveva avuto fame appena uscito dall’ombra di Tj, se anche Kalad’ur ne avesse avuta… la sua dieta sarebbe stata un po’ diversa.

Darien guardò la ragazza. Non aveva più paura, ora sapeva. I ricordi del padre erano fluiti in lui e in qualche modo erano riusciti a comunicare, riuscendo a sbloccare i ricordi che la madre aveva sigillato in lui. Sapeva cosa sarebbe successo e lo aveva accettato: probabilmente Kalad’ur si sarebbe scaraventato su qualsiasi preda in vita, ma Darien si sarebbe trasformato prima del risveglio e della rinascita di Kalad’ur, rivelandosi ai suoi occhi come un morto, non come un vivo. Astrid si avvicinò al ragazzo che pronunciò una singola e semplice parola.


https://lacortedibelial.wordpress.com/2014/07/16/capitolo-3-i-falchi-bianchi/

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