Capitolo 16 ~ Isy


Il pennello scorreva sulla tela nera, creando le prime luci. Nel piccolo studio di un semplice pittore, qualcuno osservava il lavoro.

«Perché da una tela nera?» chiese l’uomo vestito di bianco.

«Perché il Darkside è composto da ombre, non da luci» rispose il pittore senza interrompersi.

«E allora perché stai qui? Il regno della notte non è posto per un cacciatore di vampiri» continuò l’ospite.

«Non ho detto che non mi piace.»

Il quadro prendeva forma sotto le mani sicure del pittore.

«Si racconta che le vostre avventure non finirono con la morte di Heca.»

«Le nostre? O sì, alcuni di noi si calmarono. Fu solo Trix che intraprese la guerra dei gitani, come venne chiamata, e divenne il loro capo salvando il sistema delle Corti. Ma io ti sto solo ripetendo quello che mi hanno detto. È da quando si è trasferita al castello che non si fa vedere. Non siamo mai andati molto d’accordo.»

L’ospite rise.

«Trix?»

«Oh già Lilly o Belial, la regina. Per noi resterà sempre Trix.»

«Cosa la spinse a intraprendere quella guerra?»

«Un certo Hans, credo. Lo catturarono e lei si infuriò. Insieme li ho visti una volta e non smettevano mai di litigare, ma nonostante questo erano molto uniti. Lo chiamava il suo “assistente”.»

L’uomo vestito di bianco sorrise, non visto dal pittore.

«Quindi è questo Hans che ha il potere e il diritto di ucciderla se va fuori controllo con la risonanza. Interessante.»

«Ma io non ho mai parlato di risonanza. Cos’è la risonanza?» Gabriel si girò ma Cristoph se n’era già andato, lasciando la porta aperta.

***

Come avevano previsto, la piazza si stava riempiendo. C’erano curiosi venuti lì solo per il brivido di vedere la morte in faccia, ma alcuni erano quasi spaventati. Isy chiese a Kara, che sembrava averla presa sotto la sua ala protettrice, del perché di quella paura.

«Molto spesso le esecuzioni avvengono in privato, se qualche loro parente è stato imprigionato, loro non sanno neanche se è morto. Vivono nell’incertezza del non sapere se è stato catturato e giustiziato o se è riuscito a scappare. Troppe persone spariscono nel nulla in nome di una pace effimera e fasulla. Sono qui perché sperano di vedere qualcuno che conoscono, almeno per dargli l’ultimo saluto. Oggi giustiziano alcune persone “di contorno” alla principale, lo Squadrone non fa prigionieri.»

«Ma allora Terence e Darien…»

«No, non credo. Dragan stesso si è scomodato per andarli a prenderli, e comunque non voglio crederci» disse Kara appoggiandole una mano sulla spalla.

«Darkbolt?»

Il gruppo si girò verso colei che aveva parlato.

«Zaneide!» rispose il mezzo drago.

«E anche i Falchi. Un bell’esercito, senza contare gli alleati sconosciuti» disse la strega delle tempeste.

«Ma ne parlate così, tranquilli? In mezzo alla folla?» chiese Isy.

«Oramai è tardi, bambina. Abbiamo avuto tutti la stessa idea, quello che sarebbe dovuto succedere fra tre giorni, accadrà oggi temo» rispose la donna.

«Ma esattamente, cosa dovrebbe accadere?» chiese la ragazza.

«Chissà, magari un miracolo.»

Darkbolt si mise davanti a Zaneide: «Cosa sai tu che noi non sappiamo?» e poi le sussurrò: «Cos’è il Tashka?»

La donna sorrise.

«Lo hai scoperto? Un oggetto in grado di modificare il destino diciamo. Come lo conosci?»

«So che Belial lo ha ottenuto. Ma questo non mi dice cosa fa.»

«Neanch’io so come funziona, so solo che è legato a una filastrocca.»

La donna albina chiuse gli occhi e iniziò a recitare:

«La vita al corpo un filo collega.

Spezzato, libera l’anima vola.

Scucito, l’eterno oblio nega.

Cucito, a un’altra vita relega.»

«Cosa vuol dire?» chiese Kara.

«Non saprei» rispose Zaneide.

«Bene, a quanto pare farti allontanare non è servito a nulla. Si vede che dovevi essere qui anche tu.»

Asteri si stava avvicinando al gruppo di ribelli. Christine fece tintinnare i campanelli attaccati alla gonna, muovendosi verso Isy e stringendole dolcemente le spalle.

«Salve zio, è un po’ che non ci si vede.»

«Christine? Come mai qua? Pensavo fossi nel Sunside con il tuo gruppo. Ha richiamato anche te?» parlò il vecchio assassino.

«Io seguo il mio direttore, dovresti saperlo. In ogni caso devo parlare con Isy adesso, con permesso…» disse la ballerina trascinando la ragazza con sé.

«Zio

Isy si lasciò trascinare via senza opporre resistenza.

«Sì, zio. Mio papà era suo fratello, ma parliamo d’altro ora» chiese la ragazza quando furono sole.

Christine si era intrufolata in un vicolo poco trafficato. La donna possedeva un fascino esotico che sembrava esplodere in tutto il suo splendore in quella situazione pericolosa e incerta. Sembrava a suo agio ora che dovevano entrare in azione.

«Ma questo fa di noi cugine?» chiese la ragazza quasi ipnotizzata dai campanelli della nocturna.

«Sì. Ma ora c’è una persona che vuole parlarti, qualcuno che sono molti anni che aspetta il momento di poterlo fare.»

Christine prese dalla tasca un sacchetto e lo porse ad Isy, che lo prese e lo aprì. All’interno c’erano le sfere dei ricordi di Belial. La ragazza osservò Christine che sorridendo fece cenno col capo di continuare, così prese coraggio e toccò le sfere. Come già era successo a Terence, Darien, Kram e Darkbolt, Isy si trovò nella Corte. Davanti a lei Belial le sorrideva, di fianco Christine salutava con un cenno il suo direttore.

«Isy, sei cresciuta.»

«Io… ecco…»

In quel momento le parole di Kara furono chiare. Ad Isy sembrò quasi di guardarsi allo specchio, se non fosse stato per qualche piccolo particolare come gli occhi.

«Tranquilla, purtroppo devo chiederti un favore. E deve essere fatto in fretta, solo tu puoi farlo.»

«Purtroppo?»

«Sì, bambina mia. Tu, Darien e Terence non dovevate essere coinvolti in questa guerra. Avrei voluto venire a prendervi dopo, quando tutto questo fosse finito, ma gli eventi mi hanno obbligata ad accelerare tutto. Tu sei un’orchestrale, come me e come tuo nonno, solo tu puoi entrare nel castello senza che ti notino. Devi consegnare le sfere a una persona. Ti mostrerò nella mente il percorso del castello e l’aspetto della persona a cui dovrai consegnarle. Dovrai stare attenta, ma so che puoi farcela.»

La vampira si avvicinò alla ragazza e le accarezzò il viso, Isy si sentì in imbarazzo.

«Io… voi… tu… insomma… ecco…» non trovava il coraggio di chiederlo, sentiva come se fosse una domanda sbagliata, come se avesse un blocco in gola che le impedisse di parlare.

Belial le mise le mani sulle spalle e la guardò con dolcezza, chiedendole con serenità: «Cos’è che vuoi sapere? Ci sono molti modi per sapere le cose piccola, e non sempre la domanda diretta è la cosa migliore. A volte è meglio girarci attorno o chiedere con discrezione. Anche se preferisco le domande dirette, in realtà.»

Isy alzò lo sguardo e si perse in quegli occhi scarlatti. Erano gli occhi di una predatrice, ma in quel momento lei non aveva paura, anzi si sentiva al sicuro e protetta, come un leoncino tra le enormi zampe di una leonessa.

«E come?»

«Semplice. Potresti chiedere che rapporto c’è tra noi o perché non volevo metterti in pericolo.»

«E perché?»

La donna ridacchiò, dandole poi un bacio sulla fronte.

«Perché sei la mia bambina. Per molti pochi lo avrei fatto. Ora perdonami, ma devi andare. Ci vedremo presto, piccola.»

«Intendi di persona?»

«Credi che questo non sia reale? Siamo nella Corte, nella mia Corte, e questo è il mio corpo, al di fuori di questa realtà non potrei muovermi, ma ora spiegarlo sarebbe troppo complesso. Devi fare quello che ti ho detto. Vai, bambina. Tu puoi copiare i poteri degli altri, vero? Allora copia quello di Christine e usalo se dovessi essere in pericolo o se credi di non potercela fare.»

Belial le diede un altro bacio e scomparve, lasciando il posto al vicolo dove si erano rifugiate.

«Darien e Terence lo sapevano e non hanno voluto dirmelo…»

«Non volevano che tu soffrissi Isy. Non aveva senso dirti qualcosa di cui neanche loro erano certi. Lo sospettavano, certo, ma non volevano rischiare di dirti qualcosa che poteva poi risultare falso.»

Isy guardò Christine negli occhi, respirò a fondo e disse: «Bene, signorina Chri! Qual è il suo potere?»

***

«Isi!»

Il bambino sollevò le braccia urlando quel nome.

«No, Daimon. Marquise

L’uomo che aveva parlato prese in braccio il figlio. Gli appoggiò una mano sulla testa e iniziò a coccolarlo, ripetendo dolcemente e più volte “Marquise”.

Il bambino imperterrito e assolutamente certo di dirlo nel modo corretto, urlò: «Isi!».

Una donna rise avvicinandosi al marito.

«Non riesce, è ancora piccolo.»

«O forse hai scelto un nome troppo complesso…» la stuzzicò il vampiro.

«Sarà semplice Kalad’ur…»

Darien riaprì gli occhi. I ricordi di Kalad’ur continuavano a fluire, ma ora erano decisamente più sopportabili: meno violenti e più legati alla famiglia. Forse il vampiro era più tranquillo, ora che la rigenerazione era quasi completata. L’idea di alzarsi in piedi non lo sfiorava minimamente, voleva continuare a sognare quella vita che aveva perso. Sentì Terence e Toruk parlare, ma non seguì i loro discorsi, gli sarebbe sembrato di origliare un discorso privato e non voleva farlo proprio con suo fratello.

«Quindi – disse Terence – io in ogni caso non sarei cresciuto con te.»

«Non fraintendere. Era una situazione strana, e poi lei si allontanò da me. Quando la rividi, era sposata con un altro. Non seppi nemmeno io cosa provai all’epoca e di sicuro non sarei stato un buon padre, a differenza di Starke. Forse neanche un buon marito.»

«Quindi neanche l’avrei saputa la verità.»

«Questo non lo so e non ci metterei la mano sul fuoco. Diciamo che Trix era un bel po’ contrariata da questa situazione, soprattutto perché lei c’è passata.»

«Cosa?»

«Vedi, me lo raccontò un giorno. Dopo la nascita di suo fratello maggiore, qualcuno tentò di avvelenare Alexander, il marito di Marquise, la madre di Trix. Disperata e temendo che l’eredità finisse in mano a chi non avrebbe dovuto, chiese aiuto ai suoi vecchi alleati, gli assassini, per accettare la proposta di dare alla luce un figlio della morte. I figli della morte erano un tentativo di creare degli assassini perfetti, pratica che venne abolita poi da Asteri. In ogni caso venne scelto il suo vecchio compagno di addestramento, lo stesso Asteri, e Trix venne concepita. Venne addestrata da Marquise stessa e Asteri non rivide mai la figlia, che crebbe convinta di essere la figlia di Alexander. Quest’ultimo era al corrente di questa messa in scena, ma in ogni caso trattò la bambina come se fosse sua, inoltre non si riprese mai da quell’attentato, rimanendo bloccato a letto. Trix scoprì per caso, origliando dei dialoghi di sua madre, la verità su suo padre. Vedendo la disperazione della bambina, firmò uno speciale contratto che le permise di diventare anche di fronte alla magia, figlia di Alexander. Ora non so i particolari, non me li rivelò mai, ma capisci che la situazione fosse simile? E lei era fermamente contraria ai segreti di questo tipo, quindi secondo me, lei avrebbe fatto qualcosa per la quale tu l’avresti capito.»

«Sarà…»

Terence si allontanò da Toruk e si diresse verso il letto dove Darien era sdraiato. Stava ricominciando a stare male e non potevano fare nulla perché ancora mancavano dei frammenti all’anima di Kalad’ur. Si sedette sull’enorme letto ascoltando i deliri che ogni tanto il fratello si lasciava sfuggire, come ad esempio «Isi». Si chiese quanto ancora sarebbero dovuti rimanere lì, la questione dell’inchiesta di Astrid non gli piaceva molto, ma poteva fare poco, solo aspettare e sperare che tutto andasse bene.

***

Isy era riuscita ad entrare. Christine aveva creato un portale la cui uscita era dentro il castello, e ora stava attraversando i corridoi non vista dalle guardie. Belial le aveva dato anche i dati dei cambi, ma non le era ben chiaro come potesse averli avuti. Forse qualche alleato che viveva al castello glieli aveva passati. Sulla planimetria del castello lo poteva capire, ci era vissuta per mesi senza mai uscirne, ma chi le aveva detto dei turni di guardia? Si chiese se Belial potesse trovarsi all’interno del castello in qualche modo, ma sarebbe stato impossibile per lei nascondersi. Spostandosi da una zona ad un’altra stando attenta a non farsi sentire, raggiunse un’area in cui le guardie andavano diminuendo senza una ragione apparente, fino a quasi scomparire del tutto. Vide la porta che sua madre le aveva mostrato. Strinse il palmo sinistro a pugno, il vero fodero della sua adorata falce, capace di celarsi nelle sue stesse mani. Prese coraggio. Non era disarmata e Christine era pronta fuori ad aprire un varco per sfuggire. Si avvicinò e posò una mano sulla maniglia, attivando la risonanza per capire se la porta fosse chiusa a chiave. Valutò se fosse il caso di bussare o scassinare, scegliendo la seconda opzione. La ragazza aprì la porta in pochi attimi ed entrò nella stanza velocemente, rinchiudendo la porta alle sue spalle. Seduto a un divanetto, c’era un uomo con un libro in mano che la osservava.

«Questa stanza sta diventando affollata.»

L’uomo non sembrava in allerta, anzi era tranquillo e sembrava volerla accogliere come se fosse stata regolarmente invita ad entrare.

«Bene, bella signorina, cosa desidera?»

Isy rimase stupita dai suoi modi affabili, soprattutto perché non percepì nessun tipo di pericolo, anzi appariva spinto da una vera e propria curiosità.

«Io… cerco Astrid» disse la ragazza timidamente.

«È di là. – disse indicando una porta alle sue spalle – Sei venuta fin qui per parlare con lei? Rischiando di essere sorpresa solo per quello?»

«Scusi, ma lei chi è? Mi sembra troppo vecchio per essere il suo ragazzo…»

L’uomo si accigliò, sembrava davvero offeso.

«Ehi! Non sono così vecchio!»

La porta che aveva indicato prima si aprì e uscì una donna che Isy riconobbe come la persona che stava cercando, accompagnata dal lupo di Darien.

«Questo posto sta diventando troppo affollato, non so più dove nascondervi» disse quasi sconsolata.

Isy si avvicinò alla ragazza e le diede un sacchetto.

«Mi è stato detto di portarti questo.»

Astrid guardò il sacchetto dubbiosa, incerta se accettare o meno. Non aveva mai visto quella ragazza, o almeno non credeva di averla mai vista, ma le era stranamente familiare. Guardò Divan che sembrava fidarsi di quella ragazzina, così la giovane veggente decise di aprire il sacchetto. All’interno c’erano cinque sfere, simili ad alcune che aveva anche lei. Sapeva che erano i ricordi di qualcuno, ma erano leggermente diversi da quelli che aveva lei. Riconobbe quei frammenti come più simili a quelli dell’anima che a quelli della memoria. Chiunque li aveva creati, se li era letteralmente strappati, forse per spezzare la propria anima e sparpagliarla consapevolmente. Astrid rovesciò il contenuto del sacchetto sulla sua mano. Isy vide la ragazza rimettere il contenuto nel sacchetto, chiedendosi cosa Belial volesse mostrarle. La veggente si incupì, diventando più triste e malinconica. Immaginò le avessero dato delle brutte notizie.

«Bene… forse è il caso di prepararsi.»

Astrid estrasse una singola sfera dal sacchetto.

«L’ultimo frammento di Kalad’ur.»

«L’ultimo… cosa?» chiese Isy.

Divan si alzò in piedi e si avvicinò ad Astrid.

«No, aspetta. Mi stai dicendo che è arrivato così, tramite una messaggera? Noi che li abbiamo cercati per anni e c’era…»

Astrid appoggiò dolcemente un dito sulle labbra rovinate dell’uomo, sentendole ruvide sotto il suo lieve tocco.

«Così ha voluto che fosse, il piano non è nostro, lo sai.»

Il bussare della porta fece calare il silenzio fra i tre, rotto pochi attimi dopo da Astrid.

«Portala di là, non può andarsene ora o rischiamo di essere scoperti adesso. Se dovessero portarmi via, assicurati che possiate lasciare il castello indenni. Loro, tu e Dragan.»

«Impossibile mocciosa, non ti lascerei mai qui, lo sai» rispose l’uomo sorridendo.

Divan portò Isy nella stanza segreta dove Terence e un uomo sconosciuto stavano chiacchierando.

«Per tutti i draghi!»

L’uomo rimase a bocca aperta, si alzò e si diresse lentamente verso la ragazza senza toglierle gli occhi di dosso.

«O cazzo, se non fosse che sei troppo piccola ti avrei scambiato per Belial, porca miseria, sei… come lei!»

Divan stava squadrando lo sconosciuto che probabilmente modificò la frase all’ultimo secondo.

Isy ignorò tutti e si avvicinò a Terence, allargando le braccia e cingendolo appena fu abbastanza vicina.

«Mi avete fatto spaventare tutti e due. Dov’è Darien?»

«Darien…» Terence non volle terminare la frase, voltò il viso verso il letto e si incupì.

«Sta ancora male?»

«Peggiora. Astrid lo fa stare calmo, ma dice che il rischio che entri in frenesia sia alto.»

«Frenesia?»

Terence annuì, il volto segnato dalla preoccupazione era rivolto verso il basso con lo sguardo nel nulla. Isy non chiese altro, non se la sentiva di spingerlo a parlare se non aveva voglia, del resto era difficile con lo sguardo di uno sconosciuto puntato sulla propria schiena.

«Ma tu chi sei?» chiese la ragazza voltando a mala pena il viso per guardarlo e fargli capire che si rivolgeva a lui.

«Io? Toruk! Il grande guerriero che…»

«Il fratello di Darkbolt» lo interruppe Isy.

«E tu come lo sai?» chiese Terence.

«Nonno.»

Mentre i tre parlavano nella stanza segreta, in quella principale Astrid accoglieva il suo ospite: Abdel.

«Buon giorno, Abdel» disse la ragazza con un tono decisamente poco ospitale.

«Astrid, dovresti essere più gentile con me. Sai che posso…»

Il discorso dell’uomo fu interrotto da un urlo proveniente dalla piazza sottostante. Astrid si scusò con Abdel e si recò alla finestra per osservare la scena. Le sue dita si strinsero intorno alla tenda che aveva scostato per guardare fuori, fin quasi a ferirsi con le sue stesse unghie. La giovane donna trattenne le lacrime mentre lei lottava contro il desiderio di distruggere tutto, frenata esclusivamente dalla consapevolezza che un semplice scatto di pochi secondi avrebbe rovinato sedici anni di sacrifici. Chiuse gli occhi, inspirò profondamente e guardò Abdel. Bé… forse avrebbe potuto sfogarsi più tardi senza rovinare nulla. Tirò la tenda con forza e si girò verso Abdel sorridendo: «Abdel, ti va di andare di là? Voglio mostrarti una cosa…»


https://lacortedibelial.wordpress.com/2014/07/16/capitolo-3-i-falchi-bianchi/

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