Capitolo 15 ~ “Liberi”


Il giro di Darien per la città lo aiutò a comprendere quale fosse il problema del governo di Cristoph. Weiss era forse troppo remota per subire la sua influenza, ma nella capitale si sentivano in continuazione mormorii di gente disperata per aver perso qualcuno, per le tasse troppo elevate, per le continue guerre… quello che più lo sorprese era però la formazione militare suddivisa in guardie e soldati. Solitamente le guardie erano un’organizzazione a parte votata alla difesa cittadina separata dai soldati, ma a Lumiria venivano addestrati insieme e sembrava che le due fazioni non andassero molto d’accordo. I soldati erano votati alla difesa dello Squadrone vero e proprio e non si facevano scrupoli a maltrattare la gente comune se lo avessero ritenuto necessario. Durante il suo giro, vide Kram entrare in una taverna e decise di seguirlo. Una volta dentro, lo raggiunse al bancone, gli mise una mano sulla spalla e lo salutò.

«Oh, siete entrati in città anche voi alla fine» disse l’uomo, muovendosi verso il bancone.

«Sì. Isy è venuta a salutarci, ma tu non c’eri» disse Darien sedendosi su uno degli sgabelli di fianco a Kram.

«Sì, ha detto che vi avrebbe cercati. Io volevo farmi un giro prima. È molto tempo che non vengo a Lumiria.»

Alzò una mano per richiamare l’oste, al quale ordinò un idromele, poi si rivolse di nuovo al ragazzo.

«Allora come ti sembra la capitale?»

«Sinceramente?» il ragazzo abbassò la voce e si avvicinò all’uomo.

«Pensavo fosse più vivace, ecco… qui tutti sembrano temere qualcosa.»

Qualcuno alle loro spalle tossì. I due avventori si guardarono, poi girarono la testa. Un uomo con la divisa dello Squadrone li osservava sorridendo. Darien pensò potesse avere una cinquantina d’anni e si voltò verso Kram, per chiedergli se lo conoscesse. L’espressione dubbiosa del vecchio ritrattista lo fece desistere. Ogni tanto si scordava fosse cieco, del resto non sembrava da come si muoveva.

«Ci conosciamo?» chiese il ragazzo.

«Tu non mi hai mai visto, ma io conosco te.»

«Dragan!» sussurrò Kram.

Darien perse il controllo, un attimo in cui la sua mente si annebbiò e in cui un solo pensiero aveva preso il sopravvento, annullando gli altri: quell’uomo sapeva dov’era Terence. Si scagliò per tirargli un pugno, ma Dragan si scansò per poco.

«Però! – disse il capitano – Quando ti muovi non fai rumore!»

Darien non perse tempo a rispondere e colpì un soldato che aveva provato a colpirlo alle spalle. L’aggressore si allontanò dal ragazzo tremando di paura.

«Mm… carino quel trucchetto. Peccato che a quanto pare tu debba toccare il tuo avversario.»

In poco tempo venne circondato dalle restanti guardie. Kram usò il bastone e provò a colpire Dragan, cercando più di distrarlo che di attaccarlo. Il capitano si voltò infastidito verso l’uomo e, senza neanche mettersi in guardia, gli disse: «Oh avanti! Ti ho già battuto una volta, arrenditi e basta.»

Darien nel frattempo osservava la scena cercando di pensare in fretta. Kram gli stava dando l’opportunità di scappare, ma lui voleva sapere dove fosse Terence. Due guardie gli furono addosso e lui le scansò con facilità. Rivolse il suo attacco a Dragan: una sfera di fumo nera apparve nel palmo del ragazzo che colpì l’uomo alla schiena. Dragan sentì qualcosa colpirlo e fargli male. Si voltò e vide il ragazzo tener testa ai suoi uomini, scansando i loro attacchi con fin troppa facilità. Aveva sottovalutato il ragazzo pensando che potesse attaccare solo in mischia, invece si era dimostrato un valido avversario: li aveva ingannati di proposito facendo loro credere di non poter attaccare a distanza. O forse aveva solamente sfruttato la sua convinzione. Kram tornò alla carica, ma Dragan lo scansò.

«Il ragazzino è più abile di voi ribelli: lui è riuscito a colpirmi, anche se alle spalle.»

L’uomo vestito di bianco colpì il vecchio alla schiena, facendolo cadere a terra.

«Taram! Mi servono vivi!»

Da un angolo della locanda si sentì una donna urlare: «Somnus!»

Dragan e la maga furono gli unici a rimanere svegli, gli altri caddero addormentati, compreso l’oste che, nascosto sotto il bancone, pregava che non gli distruggessero il locale.

«Il ragazzino è pericoloso, riesci a bloccargli le mani? Il suo potere nasce da lì, almeno spero.»

La maga annuì e con un piccolo incantesimo bloccò le mani del ragazzo. Subito dopo risvegliò i suoi compagni che portarono Kram e Darien lontani dalla locanda.

***

Darkbolt stava bevendo qualcosa al bancone da solo, quando qualcuno gli si avvicinò: era una donna di bell’aspetto, bionda e con la carnagione chiarissima che gli sfiorò la spalla passandogli accanto. Si diresse verso la porta che conduceva al cortile interno. Lui la guardò e lei gli fece segnò di seguirlo. Si alzò lasciando il bicchiere vuoto e a qualche moneta. Appena la donna vide Darkbolt uscire dalla porta, si avvicinò all’uomo, alzandosi il cappuccio sul viso e, con un rapido gesto, gli puntò un coltello alla gola, senza che il mezzo drago ne rimanesse sorpreso.

«Immaginavo fossi tu.»

Il volto della donna si modificò e divenne Kara.

«Dove sono?» chiese iraconda a voce bassa.

«Darien è uscito un’oretta fa. Terence… – Darkbolt esitò – be, lui lo hanno preso. È per lui che siamo qui.»

Kara avvicinò il pugnale ancora di più alla gola.

«Ovvio, se fosse stato Darien non avresti mosso un muscolo.»

Darkbolt alzò un sopracciglio.

«Forse. O forse lo avrei fatto lo stesso.»

La donna tolse il pugnale dalla gola dell’uomo.

«Sei cambiato.»

«Anche tu. Una volta non mi avresti mai puntato la lama alla gola.»

«Se una volta lo avessi fatto, tu non saresti rimasto fermo.»

La donna si spostò, iniziando a camminare avanti e indietro.

«Ti unirai a noi?» chiese Darkbolt.

«Non ho altra scelta. Ho potuto portare solo poche persone fidate, ma ci sono anche i Falchi e…»

Darkbolt le si avvicinò e la interruppe.

«Immagino tu stia continuando questa farsa solo per i ragazzi, ma preferisco l’altro tuo aspetto. In ogni caso, credo che la famigerata terza persona sia tu.»

E dopo aver detto questo, le mise in mano il sacchetto che racchiudeva i frammenti.

***

Darien si svegliò in una cella, ma non si stupì. Gli avevano messo delle manette con una runa ben in evidenza, forse un sigillo per bloccargli i poteri.

«Buon giorno.»

Dall’altra parte della sua gabbia, Dragan lo stava fissando.

«Dov’è Kram?» chiese il ragazzo, notando che Dragan stava giocando con un ciondolo rosso.

«Come siamo tranquilli. È nelle prigioni del castello, tu invece sarai portato da Astrid, non appena saremo pronti. Potrai rivedere tuo fratello, non sei contento?»

Darien si sentiva male di nuovo: aveva la gola secca e sentiva di nuovo le voci.

«Se gli avete fatto del male…»

«Ce ne pentiremo, lo so. Ti conviene sdraiarti, non mi sembra tu stia molto bene.»

Darien obbedì a malincuore, si sentiva davvero male. Qualsiasi cosa avesse, stava peggiorando.

«Perché ci fate questo?» chiese il ragazzo disperato, continuando a osservare il ciondolo rosso da cui non riusciva a distogliere lo sguardo.

«Astrid ha le risposte.»

Un uomo si avvicinò alle spalle di Dragan, dicendogli qualcosa che Darien non sentì. Il capitano annuì e aprì la cella.

«Bene, a quanto pare posso portarti da lei» disse entrando e aiutando Darien a rialzarsi e scortandolo fuori tenendogli un braccio. Sentì il suo fedele compagno toccargli la gamba, il lupo senza nome lo aveva seguito fin lì. I lunghi corridoi bianchi del castello erano fin troppo luminosi per i gusti di Darien, che prediligeva l’oscurità. Arrivarono davanti a una porta, forse l’ingresso a una torre. Oltrepassato l’ingresso, i due si trovarono in una camera dove due divanetti circondavano un tavolino e qualche mobile tipo cassettiera. Solo allora il ragazzo si chiese se fosse normale che i corridoi fossero vuoti. L’uomo lo condusse nella stanza successiva che risultò essere uno studio: la scrivania traboccava di documenti e le librerie straripavano di libri. Dragan scostò una di quelle, rivelando una porta segreta.

«Come mai questi segreti?» chiese Darien, ma l’uomo lo spinse dentro senza rispondergli. Prima ancora di vedere la stanza, sentì la voce di Terence.

«No no! No!»

Un tonfo morbido seguì l’urlo del ragazzo, facendo preoccupare Darien.

«Non distruggetemi il letto voi due!» disse una donna esasperata.

Darien pensò di essere stato condotto in un secondo studio, tuttavia oltre ai libri erano presenti delle armi. Non ci fece molto caso, preso com’era a cercare di capire cosa stesse succedendo. Terence sembrava tutto meno che un prigioniero.

«Dragan! Uno me lo porti svenuto e l’altro in catene! Cosa non è chiaro della frase “trattali bene”?»

Il capitano rise mentre la donna bionda gli toglieva le manette. Il lupo si strusciò contro le gambe della donna, allungando la testa in attesa di una carezza.

«Ecco chi è il traditore. Immagino tu sia Astrid» disse il ragazzo massaggiandosi i polsi doloranti.

«Sì. E ora sdraiati prima di svenire.»

Darien si fece condurre per mano dalla ragazza fino al letto, dove Terence stava cercando di districarsi dalle coperte.

«Darien!»

«Quindi è lui. Non mi ci farò mai l’abitudine. Aveva pochi mesi l’ultima volta che l’ho visto» disse un uomo che era certo di non aver mai visto prima e che con Terence lo aiutò a sdraiarsi.

«È un bel peperino, mi ha colpito» disse Dragan.

Darien chiuse gli occhi, e sentì qualcuno sedersi al suo fianco. Gli mise una mano sul volto, facendola scorrere lentamente. Aveva già provato quella sensazione e il profumo nell’aria gli favorì dei ricordi che non volevano venire a galla completamente.

«Conosco questo profumo…» disse piano.

«Nocturna. Sono banditi da tutto il Darkside perché erano i favoriti della regina, li aveva portati dal suo regno a Transyl.»

Quel modo di parlare, quella cadenza, gli era familiare, ma faceva fatica a rimanere sveglio.

«Riposati, al tuo risveglio dovresti sentirti meglio.»

Anche volendo, non avrebbe potuto rimanere sveglio a lungo. Quando riaprì gli occhi, si sentì meglio ma non ancora in grado di alzarsi.

«Buongiorno.»

Darien prese la maglietta del fratello e lo avvicinò a sé alterato.

«Ora – tu – mi – spieghi.»

«Non dare la colpa a me! Non c’entro nulla. Sicuro che vuoi le spiegazioni da me?» disse staccandosi dalla presa del fratello.

«Basta che qualcuno me le dia, mi sto rompendo di tutta questa storia.»

Terence si sedette sul letto di fianco a Darien.

«Allora, c’è qualcosa che vuoi sapere subito?»

«Che cosa c’entriamo noi in tutto questo?» chiese Darien mettendosi seduto.

«Ecco, questo è un pelo complicato. Inizio da te che è più facile: sei il figlio di Kalad’ur.»

Darien rise.

«Te lo ha detto Astrid?»

«Non proprio, lei mi ha detto un’altra cosa. Che sei suo figlio me lo ha detto Toruk e Astrid ha annuito.»

«Ho già sentitilo questo nome.»

«Sì, il fratello di Darkbolt»

«Ok, vai con calma e ricomincia da capo. Non ci sto capendo nulla. Cos’è successo quando sei arrivato qua?»

Terence lo guardò dubbioso.

«Te l’ho detto che era meglio se le spiegazioni te le dava qualcun altro.»

«Inizia da dove vuoi ma per favore, almeno tu dammi qualche risposta.»

«Ok. Ti ricordi che le anime di Toruk e Kalad’ur furono fatte a pezzi e che i corpi non potevano morire? Ecco, Belial nascose quei corpi nelle ombre dei figli per farli ricomporre o qualcosa di simile.»

«Quindi Toruk era dentro la tua ombra?»

«Sì. In realtà credo ci sia altro. Comunque sia, dopo la devastazione di Transyl, Belial portò Kalad’ur e Toruk a Weissfolken, dove nascose le anime dei due nelle ombre dei figli che erano già lì. Dopodiché, andò dalle Moire che le diedero il Tashka: un oggetto senziente in grado di scegliersi il possessore e di cambiare il destino delle persone.»

«Che vuol dire?»

«Non lo so, non ha voluto dirmelo. Comunque tu stai male per via di Kalad’ur, il tuo corpo non regge quello di tuo padre, questione di potenza credo.»

Darien si accasciò di nuovo, aveva le idee ancora più confuse.

«Ok, poniamo il caso che io sia davvero il figlio di un dio e tu quello di Toruk. Perché Belial dice che non c’entriamo? Io sarei l’erede o qualcosa di simile.»

«Perché non c’entriamo col suo piano. Il nostro… “risveglio” doveva avvenire a rivolta conclusa, non voleva usare noi. Ma un certo Abdel si è messo in mezzo, rovinando tutto e Belial ha riparato in qualche modo usando Astrid.»

«E qui arriviamo alla seconda domanda: chi è Astrid?»

«La figlia di una coppia di nobili del Darkside. Cristoph ha avuto non so quale predizione da una qualche veggente, dicendo che quella ragazza gli sarebbe stata utile… insomma, Astrid cerca vendetta, almeno in apparenza.»

«Non ne sei molto convinto. Astrid ha sedici anni. Come fa a ricordare?»

«Belial. A quanto pare è in contatto con lei.»

«Questa storia non mi piace. Se sono il figlio di due vampiri, perché sono umano?»

«Sigilli e questione di razza, non sei un vero vampiro. Sei una razza nuova se non ho capito male. E poi ti hanno posto un sigillo tipo il mio. Insomma, per quanto riguarda certe faccende siamo considerati umani sangue puro, almeno per ora.»

«Ma tu che ci facevi a Weissfolken?»

«Questo non l’ho chiesto…»

Astrid si avvicinò di nuovo ai due ragazzi, portando qualcosa da bere per entrambi. Darien guardò il bicchiere dubbioso.

«Siete proprio cresciuti insieme. Devo assaggiarlo prima io?»

«Non credo sia veleno. E in ogni caso non servirebbe. Ci sono assassini che assaggiano i loro stessi veleni in dosi non letali, per diventarne immuni. Tu mi sembri la classica persona che lo farebbe.»

«Davvero? Questa non la sapevo…» sussurrò Terence.

«Ti è chiaro tutto?» chiese Astrid.

«No. Due cose in particolare: perché Terence era a Weissfolken e perché ci hai contattato solo ora.»

Astrid si strinse le mani e si voltò, abbassando lo sguardo.

«Starke adottò Terence, anzi… Tj.»

«Perché?» chiese il ragazzo preoccupato. Suo padre non lo voleva? Eppure avevano scherzato e giocato insieme prima, mentre aspettavano Darien.

«Perché la madre era Crystal, ma si lasciarono prima della tua nascita e lei sposò Starke. Per la seconda domanda, i frammenti vennero attirate da varie gemme, le più vicine furono le due incastonate nelle spade di Toruk e una in possesso di Kalad’ur. Quelle furono recuperate immediatamente, ma le altre le abbiamo cercate. Per fortuna reagiscono tra di loro.»

La ragazza se ne andò, lasciandoli soli.

«Sai, credo che tutta questa storia stia prendendo una piega strana e credo anche ci stia nascondendo ancora qualcosa» disse Darien.

«Già, – rispose Terence – e credo che tornare alle nostre vite sia impossibile ora.»

***

Kara non poteva credere a quello che aveva visto. Non tanto perché le sembrava assurdo, ma perché non era stato chiesto il suo aiuto. La capiva anche, probabilmente non voleva coinvolgerla, ma quello era troppo. Isy arrivò di corsa, distrutta e sconvolta.

«C’è un problema. Grosso, grosso problema» disse appoggiandosi sulle ginocchia e cercando di riprendere fiato.

«Non può essere… allora è vero.»

Kara si avvicinò alla ragazza, sollevandole il viso.

«Se non fosse per gli occhi… siete uguali.»

«Scusi?» chiese Isy.

«Non lo sa» intervenne Darkbolt.

«Ovvio che non lo sa. Non ha voluto coinvolgere me, figuriamoci lei.»

«Aaah! Piantatela, di qualunque cosa stiate parlando, non ha importanza! Dragan ha riconosciuto Darien e Kram! Sono stati arrestati!»

«No…» Kara si sentì mancare.

«Loro no! Se scoprissero…»

La donna guardò il mezzo drago.

«Dobbiamo chiedere aiuto. Non possiamo agire da soli.»

«E a chi? Ai Falchi? Non saremmo comunque sufficienti.»

«Zaneide. È arrivata oggi, portando due casse enormi, dicono. Non può rifiutare!»

«Zaneide non è la dea della magia? Che ci fa qua?» chiese Isy spostando lo sguardo continuamente da Darkbolt a Kara.

«Forse quello che ci facciamo tutti. Siamo stati invitati. Fra poco ci sarà la prima delle tre esecuzioni, secondo me sono tutti lì.»

«Le tre cosa?» chiese Isy.

«Le tre esecuzioni. Belial ci ha chiesto di venire qui il giorno specifico, ma la “festa” inizia oggi, con la prima delle esecuzioni. Per tutto l’anno catturano ribelli e li giustiziano, ma i più importanti li tengono per questo giorno meraviglioso» disse con ironia Darkbolt.

«Questo non mi era stato detto» Isy era sconvolta: aveva sempre pensato alle feste come a momenti felici, questo era solo un altro modo per alimentare la paura.

«Perché dovrebbero essere lì?» chiese la ragazza.

«Per vedere chi stanno per uccidere, stavo andando anch’io. Poi una mia guardia ha detto di averti visto.»

«Ok allora – disse Darkbolt risoluto – Rechiamoci in piazza e prepariamoci al peggio.»

***

Le voci avevano smesso di parlare e attorno a lui regnava solo il silenzio. Oltre al buio, ora anche la sordità e si sentiva escluso dal mondo in cui viveva. Sentì qualcosa muoversi, forse un topo aveva spostato qualche sasso. Si sentì rincuorato, almeno ci sentiva ancora. Cercò di raddrizzarsi contro la parete e, quando gli occhi si abituarono al buio, vide che al posto della grata della cella, un tenue fascio di luce entrava da una porta in pietra, forse una porta nascosta.

Vide.

Ci mise un po’ a capire. Nei suoi sogni vedeva, ricordi di una vita che fu. Tuttavia stavolta era sveglio e vedeva. Si guardò la mano, molto più giovane di quella che avrebbe dovuto avere. Spostando l’altra mano, sfiorò un piccolo bastone che riconobbe come una verga alchemica, di quelle che fanno luce, e un foglio. Accese la verga e guardò il foglio, trovandovi su di esso una grafia familiare.

Mi dispiace. È l’unica cosa che posso dire e a cui tu non crederai. Mi serviva il Tashka ed esso ha chiesto che trovassi una punizione per colui che, anche se inconsciamente, aveva causato questo disastro. Non posso dire di averti perdonato, ma sicuramente non era mia intenzione punirti. Ma non ho avuto altra scelta. In cambio però ti ho lasciato Fray e Frey, le mie fedeli Ombre a guidarti e a tenerti d’occhio. Sì Gabriel, per tutto questo tempo hai fatto quello che volevo io. E ora è giunto il tempo di finirla. Kram era un vecchio destinato a morire e la sua anima ha raggiunto l’aldilà. Io ho solamente preso la tua anima e l’ho messa nel corpo di quell’uomo, conservando il tuo in stasi. Il Tashka lo esigeva. Del tuo vecchio corpo, decidi tu cosa prendere, si trova aldilà di quella porta segreta, ovviamente ormai morto, ma con tutto gli oggetti che avevi quando sei stato catturato.

Gabriel non si stupì più di tanto. Burattino nelle mani di un vampiro, i suoi parenti lo avrebbero o deriso o ripudiato. Si alzò e andò nella cella, dove trovò il vecchio corpo di Kram. Nel cadavere c’era quello che stava cercando: il ciondolo che la sua famiglia gli aveva regalato. Il simbolo sacro di Michael, la sua divinità. Lo strinse forte e sentì un leggero calore avvolgerlo. Anche il suo dio lo aveva perdonato. Se lo mise al collo. Trovò anche delle chiavi che aprirono la cella. Le guardie erano sparite o forse non reputavano necessario sorvegliare un unico prigioniero, del resto lo Squadrone ne faceva ben pochi. O forse ancora, anche quella era opera dell’assassina, sarebbe stato nel suo stile. In una stanzetta trovò anche il suo bastone. Nuovamente solo, si recò fuori dai sotterranei, sperando di riuscire a farcela da solo.


https://lacortedibelial.wordpress.com/2014/07/16/capitolo-3-i-falchi-bianchi/

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