Capitolo 14 ~ Lumiria

La stanza era buia. Il letto scarlatto sembrava non essere mai stato usato. Sulla parete opposta c’era una scrivania perfettamente in ordine con un solo foglio su di essa. Nella camera non c’era nient’altro. Camminava veloce verso il balcone, nella mano destra teneva un foglio accartocciato. Aprì la porta del balcone e guardò fuori. Dall’alto vide le due ragazze leggere una lettera. Percepiva l’odio e il fastidio di una delle due: avevano usato il suo nome senza permesso. Si chiese quando tempo sarebbe durata questa volta. Alzò le braccia e, sotto di lui, i morti tornarono alla vita.

«Sveglia, preparati e sii veloce.»

La voce di Darkbolt gli parve la cosa più fastidiosa di questo mondo, specie dopo un altro di quei sogni senza senso. Darien si alzò e si diresse verso la bacinella d’acqua gelata per immergerci il viso. Solo allora si accorse di aver sete. Finì di lavarsi e si versò dell’acqua, lamentandosi tra sé e sé dell’orribile sapore. Lo zaino e le armi erano pronte, le teneva sempre preparate. Prese il pugnale nuovo per osservarlo, chiedendosi cosa potesse significare mentre scendeva le scale. Ad aspettarlo, nella solita stanza, c’erano Cathrine che stava truccando Darkbolt, Isy e il mago senza nome che li aveva condotti in giro la prima volta.

«Ci teletrasporteremo a un paio d’ore da Lumiria. Ci fingeremo degli intrattenitori arrivati lì per far soldi sfruttando l’anniversario» disse Cathrine.

«Anniversario?» chiese Darien.

«Sì. L’anniversario della nascita di Lumiria. O della distruzione di Transyl, fa un po’ te.»

Darien rimase ad osservarla mentre truccava con cura Darkbolt. Forse l’uomo era troppo famoso per entrare in città e si chiese se non fosse il caso di dividersi, almeno qualcuno sarebbe entrato.

«Isy, tu entrerai con Kram. Almeno con lui non ci sarà bisogno di camuffarlo» disse senza smettere il suo lavoro.

«Isy? – chiese Darien – Perché anche lei?»

«Perché vi sarò utile, più di quanto possa immaginare» rispose la ragazza, mettendo il broncio.

«Non mi riferivo alla tua abilità, ma al fatto che non c’entri nulla.»

La ragazza iniziò a giocare con i suoi capelli.

«Vedimi come una compagna di avventure, no? O come amica… insomma, non voglio lasciarvi nei guai.»

«Non è pericoloso andare in così tanti?» continuò il ragazzo.

«Ragazzo, – disse Darkbolt – ci abbiamo pensato su molto e abbiamo raggiunto la conclusione che in ogni caso capiterà qualcosa a Lumiria tra tre giorni. E se non capita, la faremo capitare.»

Darien guardò il mezzo drago che ora aveva la pelle chiarissima e i capelli biondi e si chiese se quella non fosse una minaccia. Arrivò alla conclusione che non gliene importava: più confusione avrebbe creato, più facilmente avrebbe potuto fuggire con Terence e Isy. Il mago non sarebbe andato con loro stavolta. Si posizionò davanti al cerchio formato dai cinque avventurieri e agitò la mano, trasportandoli nei pressi di Lumiria. Christine parlò prima di entrare nella visuale delle guardie: «Ci divideremo in due gruppi: Isy e Kram fingeranno di essere il nonno infermo e la nipote che lo accudiva mentre io, Darkbolt e Darien un piccolo gruppo di artisti di strada.»

Isy e Kram passarono senza problemi, dicendo che essere lì a presenziare all’anniversario era il sogno del nonno morente. Per gli altri tre fu più difficoltoso. Cathrine sembrava perfetta nel suo ruolo di ballerina, vestita con una gonna lunga e larga, piena di campanellini e accessori vari, ma Darkbolt e Darien non sembravano molto degli acrobati. Darien, infastidito dai toni della guardia, si abbassò la sciarpa che gli copriva il volto e intonò una vecchia canzone di cui non aveva ricordo di come l’avesse imparata. La guardia lo osservò meravigliata. Il ragazzo estrasse un pugnale e lo fece roteare riafferrandolo per la lama mentre dalla manica ne estraeva un alto. Fece dei giochini coi due pugnali facendoli sparire e ricomparire, con un’abilità di mano sorprendente. La guardia disse ridendo: «Non avrai mica intenzione di usare quella roba in un brutto modo, spero. Va bene dai, passate ma non combinate guai! O saprò che facce avete.»

Passarono la porta e, quando furono lontani, Christine gli chiese: «Dove hai imparato a cantare così?»

«Da nessuna parte, sempre fatto. Perché? Ero così terribile? A mia madre piaceva.»

«No no, è che hai una voce particolare. Di solito gli uomini tendono a usare un tono più basso, la tua è più acuta… tutto qui.»

I tre entrarono in città e Darien si chiese come fosse possibile che quella fosse la capitale. Immaginava Lumiria più grande, molto più rumorosa e viva, come Rabe, forse un po’ di più. Invece le persone camminavano a testa bassa, timorose. C’erano quasi esclusivamente umani che tendevano a evitare gli stranieri. Per essere una città che si preparava a dei festeggiamenti sembrava piuttosto morta. Darkbolt camminava sicuro per quelle strade che ormai da anni non vedeva più. Sapeva dove andare, durante la sua permanenza nella vecchia Transyl gli era capitato di girare per la città, ma non l’aveva mai vista in quello stato. La periferia era sempre stata pericolosa e abitata dalla popolazione povera, i rischi di essere attaccati dai malviventi erano alti, ma sotto il regno di Cristoph le persone non avevano neanche più la forza di reagire. Camminarono quasi un’ora prima di raggiungere la locanda che il mezzo drago aveva scelto.

«Qua vicino – disse – si trova la piazza dove preparano la manifestazione, è il luogo migliore.»

Christine si avvicinò all’oste e chiese una stanza privata. In quel mentre, entrarono due uomini vestiti di bianco, membri dello Squadrone probabilmente. Si avvicinarono al bancone, di fianco alla donna. Darien e Darkbolt mantennero l’attenzione alta, ma i due sembravano non voler badare alla loro compagnia. Sembravano stanchi e leggermente infastiditi da qualcosa.

«Ehi, che avete tutti e due? Di solito entrate ridendo e scherzando!» disse l’oste versando qualcosa dentro due bicchieri.

Darien si accostò a Christine chiedendo qualcosa da bere all’oste.

«Alcolico?»

«No, ho proprio sete. L’acqua o qualsiasi altra cosa rinfrescante andrà bene.»

L’oste annuì e versò dell’acqua in un bicchiere, dandolo a Darien.

«Sta succedendo un macello al castello» rispose uno dei due.

«Non si capisce più nulla, inoltre si parlava di rimandare i festeggiamenti, come se fossero festeggiamenti… insomma un bardo che canta sempre la stessa ode per le vittorie di Cristoph, della luce sul male… oich!» l’altro gli diede una gomitata.

«Stai esagerando.»

L’oste rise e a Darien si strinse il cuore. Quello era il modo di parlare di Terence.

«Sì bé, insomma, che sta succedendo?» chiese l’oste.

Le due guardie si guardarono, una delle due sospirò e disse: «Tanto prima o poi si saprà. Astrid è sotto indagine, non si sa per quale motivo ma in molti sono in subbuglio.»

«Astrid? – l’oste era palesemente sorpreso – E perché mai?» disse riempiendo di nuovo il bicchiere ai due.

«Non si sa. Questo non vogliono dirlo ma…»

«Ma?» chiese l’oste avvicinando la testa ai soldati.

«…ma – rispose l’altro – sembrerebbe che Abdel ci stia provando spudoratamente con Astrid, ma lei è intoccabile, lo sai. Qualcun altro sarebbe già in prigione perché le accuse sono gravi: aver annientato un gruppo dello Squadrone. Sai, io credo di aver bisogno di riposo. Questi giorni non passano mai, quando mai mi sono arruolato.»

«Già, un bel giochino di intrighi: Abdel vuole Astrid. È potente, potrebbe averla incastrata, del resto Astrid forse ha ancora più potere, ma se avessero le prove di un qualche tradimento della ragazza? Cristoph che farebbe? Non è certo famoso per il suo buonismo. Vabbè dai, parliamo d’altro. Tua figlia come sta?»

Darien sentì qualcuno toccargli la spalla e si voltò. Isy gli stava sorridendo.

«Come stai?» gli chiese a bassa voce con dolcezza, ma in un attimo il suo visto sembrò stupito.

«Sei meteoropatico? Hai gli occhi più scuri…»

«Io… che? No. Almeno, non credo. Nessuno me lo ha mai fatto notare.»

Isy gli sorrise: «Andiamo in camera, temo tu non ti sia ripreso del tutto.»

Darien annuì e si lasciò trascinare dalla ragazza, su per le scale. Sentiva come se la febbre gli stesse salendo di nuovo e aveva bisogno di sdraiarsi. In condizioni normali si sarebbe goduto il poter starsene tranquillo a letto, ma in quella particolare situazione, odiava non poter reagire come voleva. Sperò di poter guarire in tempo per l’anniversario, ma qualcosa gli diceva che non sarebbe successo. Isy lo aiutò a sdraiarsi, il ragazzo crollò quasi subito. E gli incubi tornarono.

Era in piedi ma non stava toccando il terreno, stava volando. La sua mano guantata di bianco era pronta per lanciare il suo incantesimo di difesa.

«Chi sei?» chiese con un tono di voce iracondo, misto all’arroganza tipica di chi vede la sua casa invasa dagli estranei.

«Io?»

Lo sconosciuto ridacchiò. Tutto in lui era bianco, i corti capelli, le vesti… e anche gli occhi azzurri tendevano al bianco.

«Colui che si prenderà questa città e scaccerà voi vampiri dal mondo.»

Il Re rise sguaiatamente.

«Ma davvero? E come credi di farlo?»

«Con questa…»

L’aria si saturò di musica. Proveniva da ogni luogo, ma non era piacevole come quella della sua sposa. Era qualcosa che entrava nell’anima e terrorizzava, annientando la volontà di vivere.

«Risonanza… ma non la sai usare. Ti stai potenziando in qualche modo, forse qualche artefatto. Sei tu l’essere che mia moglie vuole morto, hai mandato tu Hans in quello stato.»

«Voleva. – rispose il bianco sorridendo – Tua moglie voleva. L’ho uccisa io, con le mie mani.»

«Ne dubito. Ma se fosse vero, spera nelle pietà del dio della morte Thanatos, perché io non ti permetterò di morire.»

«No Kalad’ur. Spera tu, nella sua pietà… ah no. Qua non può arrivare.»

Il bianco alzò un braccio, mostrando una spada da cerimonia, troppo decorata per poter essere usata in combattimento. In quel momento si svegliò.

Darien si teneva una mano sulla testa, chiedendosi per quale ragione avesse sognato di essere Kalad’ur. Forse le sfere avevano avuto una qualche influenza, ma ormai nella sua testa il pensiero di essere legato a Kalad’ur in qualche modo si faceva sempre più strada. Ma Belial aveva detto che in ogni caso lui e Terence non c’entravano nulla. Aveva mentito?

Sentì il lupo ringhiare e si voltò. Vide un uomo che stava cercando di uscire dalla finestra della stanza.

«EHI!» urlò il ragazzo, catapultandosi verso l’uomo e riuscendo ad afferrarlo prima che scappasse. L’uomo estrasse un pugnale e cercò di colpire Darien che saltò indietro, evitando la lama.

«Giochi sporco? Caschi male con me.»

Darien chiuse i pugni. Un’aura scura li avvolse, vorticando incessantemente su di essi e distorcendo l’aria come se fossero fiamme vive. L’uomo tentò un nuovo attacco, ma Darien fu più veloce: non aveva bisogno di colpirlo con forza, solo di toccarlo. Ma se gli avesse fatto male, tanto meglio. Il ladro ridacchiò, pensando di aver a che fare con il solito ragazzino di turno, ma poco dopo si portò le mani sullo stomaco, in preda a piccole convulsioni. Riuscì a stento a non vomitare.

Darien lasciò l’uomo lì e corse da Isy, che aveva intravisto addormentata sulla sedia. Avvicinandosi si accorse che stava bene, probabilmente era solo stata drogata. Qualcuno aprì la porta di scatto.

«Che succede?» chiese Darkbolt.

«Ladro» disse Darien indicando l’uomo accasciato a terra.

«Che gli hai fatto?» Darkbolt era curioso di sapere perché quell’uomo era in preda alla nausea.

Darien scrollò le spalle.

«Qualche trucchetto lo so anch’io. Ora che ci facciamo con questo?»

«Oh… Sam sarà contento, un nuovo ladruncolo da interrogare.»

I due si voltarono e videro l’oste avanzare.

«Mai visto prima. Del resto difficilmente in questa città vedrai due volte lo stesso ladro, se viene preso non esce più.»

Subito dopo entrò una delle due guardie che erano sedute al bancone. Sulla divisa candida, aveva un alone rosso, forse si era versato del vino addosso.

«Quello dorme sul tavolo. Lo porto io in caserma. Ciao ciao serata libera.»

La guardia si avvicinò al ladro e si mise un suo braccio attorno al collo, trascinandolo verso le scale. Darien si chiese quanta forza potesse avere per sollevarlo così facilmente. L’oste si avvicinò alla finestra e mostrò una piccola candela verde che aveva trovato.

«È questa la causa della sonnolenza. Fra poco dovrebbe riprendersi. Fatela sdraiare però. Questa, invece, la do a Sam quando si sveglia, potrà essergli utile spero.»

L’omaccione uscì dalla stanza, lasciando Darkbolt e Darien da soli, con Isy addormentata.

«Ma sei un mago?» chiese il mezzo drago.

Il ragazzo prese Isy e la mise sul letto, dopo di che rispose: «Se lo fossi stato, quella guardia mi avrebbe arrestato. Lo so anch’io che è vietato lanciare incantesimi. No, è un potere particolare, sempre magico ma di natura diversa… è qualcosa che so fare e basta.»

«Dove vai?»

Darien prese lo zaino e si diresse verso l’uscita.

«A fare un giro.»

***

Terence alzò la testa dal cuscino ed ebbe una sensazione di deja vu. Si guardò intorno e vide di nuovo le tende del letto a baldacchino. Scese dal letto e si sentì leggero, come se fosse stato svuotato da qualcosa. I suoi pensieri erano chiari, o meglio, sentiva come se gli avessero tolto un peso. Ricordò di aver sognato una melanzana che lo inseguiva blaterando qualcosa sul fatto che fosse sua madre. Si accorse con piacere che non aveva fatto incubi. O meglio, non i soliti. Scostò la tenda e si accorse che le luci erano spente stavolta. Dallo spiraglio di una porta, si intravedeva un raggio di luce e poteva sentire delle voci. Si avvicinò in silenzio per ascoltare e sentì Astrid parlare con un uomo di forse trent’anni o giù di lì.

«Non pensavo potesse entrarti tutto quel cibo nello stomaco. Speriamo che in cucina non abbiamo dei dubbi e che finiscano per avvisare chi non dovrebbero.»

Ci furono dei rumori metallici, forse delle posate, e l’uomo rispose: «Io non credo di aver capito cosa mi sia successo. Pensavo di essere morto.»

«Non potevi. La tua anima non poteva raggiungere l’aldilà a causa della risonanza.»

«Ok, faccio finta di aver capito. Ma tu chi sei?»

«Non ha importanza per ora. Devi nasconderti qui per tre giorni, poi si vedrà. Questi giorni sono troppo imprevedibili per poter far piani.»

Terence si prese coraggio e uscì dalla camera da letto.

«E quello?»

Terence guardò l’uomo nuovo. Era biondo, un fisico molto muscoloso e in bella mostra dato che stava a petto scoperto. Si chiese se per caso Astrid non lo avesse fatto apposta a non dargli una camicia. Ma quello che più lo colpì furono gli occhi. L’uomo aveva girato la testa per guardarlo meglio e ora Terence si chiedeva dove avesse già visto quegli occhi. Uno azzurro come il ghiaccio e l’altro giallo come quello di certi serpenti. Astrid sorrise.

«Credo sia il caso che voi due vi mettiate comodi, la verità sarà dura da mandare giù per tutti e due.»


https://lacortedibelial.wordpress.com/2014/07/16/capitolo-3-i-falchi-bianchi/

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...