Capitolo 12 ~ La Caccia

 

Era stata chiamata in tutta fretta. Ai confini del Labirinto era successo qualcosa e ora Kara non poteva credere a quello che stava vedendo: l’esercito mandato dallo Squadrone era stato fermato. Qualcuno lo aveva mandato a distruggere il paesino di montagna, ma l’attacco era fallito ancora prima di cominciare. Davanti a lei giaceva l’intero corpo di guerrieri morti, con le membra dilaniate.

«Cos’è successo?» chiese.

Una delle guardie, con impresso sulla divisa un lupo che ulula alla luna, simbolo di Weiss, si avvicinò tremante alla donna.

«Lupi… sono stati i lupi.»

***

Isy raggiunse Christine al piano di sotto, in una stanza piena di scatoloni ed erbe varie, e si sedette su una di queste che sembrava poter reggere il suo peso. Appoggiò il viso sulle mani, i gomiti sulle ginocchia e le chiese: «Perché non dici loro chi sei?»

«Perché è pericoloso. E prima che tu dica che i segreti lo sono di più, io non posso comunque sfruttare appieno il potenziale senza il mio direttore.»

«Sei un nocturna?»

«Anche se fosse?»

«Spiegherebbe perché sei nei ribelli.»

Christine stava per replicare quando percepì un cambiamento che non le piaceva. Darien si era alzato dal letto.

«Cosa vuole fare adesso?» si chiese borbottando mentre usciva dalla stanza, lasciando la domanda di Isy in sospeso. Intercettò il ragazzo sulle scale, bloccandogli il passaggio.

«Cosa stai facendo?»

«Ora riesco a stare in piedi, non ho intenzione di tornare a dormire.»

«In ogni caso dovresti stare a letto! Non so cos’hai e non so come aiutarti.»

Darien la guardò con uno sguardo carico d’ira.

«Tu lo sai, vero? Sai cos’ho e non lo vuoi dire.»

«Oh, dannazione! Perché credete tutti che menta? Non lo so! Posso fare teorie e basta, teorie che possono essere pericolose! Teorie che se errate potrebbero farmi sbagliare a usare qualche medicinale e ucciderti!»

«Io sono stanco! Stanco di questi incubi, di questi segreti, di tutto! Voglio la verità! Ci state tenendo nascoste molte cose, vero? Perché poi? Avete paura che le riferiremmo allo Squadrone?» urlò Darien.

«No, Darien! Dannazione, neanche noi sappiamo! Quello che sappiamo in più non è nient’altro che la nostra stessa esperienza! Tutti noi abbiamo motivo per stare qui, ora io mi chiedo: tu ce l’hai?»

Darien abbassò lo sguardo.

«Io vado a caccia» sussurrò superando la donna e uscendo dalla stanza.

«Tu non vai da nessuna parte!»

Il ragazzo girò la testa per guardarla.

«È meglio così, fidati.»

Il ragazzo aveva preso solo quello che pensava potesse servigli: un paio di pugnali, uno dei quali era in una scatola che aveva trovato sul comodino, la sua spada lunga, lo zaino svuotato dei vestiti di troppo, un set di piccoli coltelli e vari piccoli arnesi gli sarebbero potuti servire. Si diresse velocemente verso l’uscita dell’edificio e si rese conto solo allora che non aveva mai effettivamente visto il posto. La piccola radura dov’era situato quella specie di casolare era circondata di alberi fitti. Non sapeva dove fosse, quindi non sapeva che tipo di animali avrebbe trovato, ma aveva bisogno di sfogarsi. Sentiva qualcosa dentro di sé premere per uscire e aveva paura di non poterla controllare. Non voleva rispondere in quel modo a Christine, anzi gli dispiaceva averlo fatto, era come se qualcuno avesse parlato al suo posto. Il ragazzo sentì una presenza dietro di sé e si voltò di scatto. Isy lo aveva seguito, era vestita con un lungo mantello e portava una falce molto più alta di lei dietro la schiena.

«Te l’ho detto, ho bisogno di…»

«Non sono qui per fermarti, ma per tenerti d’occhio. Se dovessi svenire di nuovo nessuno saprebbe cosa ti è capitato. Verrò con te.»

Darien si sentì abbattuto. Sapeva che lo stavano facendo per lui, ma tutte quelle attenzioni lo infastidivano.

«D’accordo, ma se dovessi…»

«Non mi farai del male, anche perché devi prima prendermi» rispose sorridendo Isy.

Insieme si inoltrarono nella foresta. Darien scoprì con piacere che, a dispetto delle apparenze, Isy sapeva cacciare bene. Si muoveva sugli alberi controllando dall’alto, mentre lui seguiva le tracce a terra. Trovarono alcune tracce. Il ragazzo individuò il suo obbiettivo: una lepre completamente bianca e ignara del pericolo. Avanzò a tentoni, per evitare di far rumore non distogliendo lo sguardo dall’animale. Per Darien la caccia era uno sfogo, un modo per non pensare agli incubi e per non sentire le voci. Quelle voci incomprensibili che sembravano piangere e chiedere aiuto. Non sapeva da dove provenissero, ne aveva parlato con sua madre Kara, ma le aveva detto di cercare di non pensarci, di tenerle segregate dentro di lui finché non fosse arrivato il momento. Darien si bloccò, lasciandosi sfuggire la preda che saltellò via spaventata.

«Qualcosa non va? Non stai bene?»

«Mia madre sa qualcosa. Mi sono ricordato di una cosa! Appena torna Terence devo tornare da lei!».

Si alzò di scatto e tornò indietro di corsa.

«Ma che pazienza ci vuole con quei due?»

***

I Falchi erano schierati davanti ad Asteri. L’uomo camminava avanti e indietro, guardandoli uno per uno e chiedendosi se stesse per prendere la decisione giusta. I Falchi salutarono e si recarono nel cerchio di addestramento, sfidando uno alla volta l’addestratore. Aveva allontanato Isy, in un luogo dove per lei sarebbe stato più facile fuggire e nascondersi nei boschi, luoghi a lei molto familiari. Aveva ricevuto un messaggio che lo aveva informato di cosa fosse successo a Weiss. Si era subito mobilitato per scoprire chi avesse ordinato l’attacco e per valutare se dovesse prendere provvedimenti per eventuali aggressioni. Non capiva cosa stesse succedendo nella capitale e il loro ruolo neutrale rischiava di essere compromesso. Finora aveva evitato di farsi coinvolgere, specie per il bene di Isy, ma stavano raggiungendo il punto di non ritorno. Doveva decidere se preparare l’esercito o lasciar correre. Se far rinascere i Falchi o lasciarli nell’oblio. Marquise lo raggiunse.

«Cosa ti assilla? Perché sei ancora qui nonostante se ne siano andati tutti?»

Asteri la guardò, pensando a tutto il tempo perso, a quanti anni passati nei segreti, alla paura che tutti loro avevano provato almeno una volta nella propria vita. E il pensiero tornò a sua figlia. Lei aveva capito prima di tutti quale fosse la verità sulla sua famiglia, su quello che era successo e lo aveva accettato subito. Ricordò di come gli avesse risparmiato quella prima furiosa litigata. Fu dopo una delle ultime battaglie in cui parteciparono anche alcuni degli eroi. Marquise stava litigando con il figlio avuto da Alexander, suo marito. La stava accusando di non essersi fidata di lui, di aver preso in giro quella che aveva appena scoperto essere la sua sorellastra anziché sua sorella. Asteri avrebbe voluto avvicinarsi, ma qualcuno lo aveva fermato. Una ragazza gli aveva detto che Starke lo stava cercando urgentemente e Asteri, controvoglia, si era allontanato.

«Non so cosa fare, ho paura di sbagliare. Un errore ci costerebbe tutto» disse l’uomo pensieroso.

La donna gli diede un bacio sulla guancia.

«Posso?» chiese dolcemente.

L’uomo le sorrise: «A cosa stai pensando?»

«Credo ci siano due possibilità: quello che vuoi fare e quello che devi fare.»

«Credi ci sia davvero differenza?»

«Vuoi mantenere questa tranquillità, vuoi la tua vita di adesso, ma il tuo senso del dovere, le tue stesse regole, ti impongono di agire per il bene comune. Ora ti chiedo: a cosa tieni di più? Perché hai mandato via Isy, che motivo hai avuto?»

«Ho sbagliato tante di quelle volte che non mi fido delle mie scelte, delle mie intuizioni.»

La donna si girò dando le spalle all’uomo.

«Dov’è l’uomo che agiva? Quello che faceva la cosa giusta anche se andava contro il mondo? Sai cosa farei io? Anzi, cosa avrei fatto?»

L’uomo non rispose, attese che la donna continuasse a parlare.

«Avrei cercato informazioni. E avrei fatto teorie. La prima: Lilly non sarebbe mai scappata, ma poniamo il caso che Kalad’ur glielo abbia chiesto e lei abbia accettato. Avrebbe davvero pianificato una fuga su Incubus attraverso il bosco? E lui glielo avrebbe permesso? Non credo proprio. La seconda: perché? Era disperata, ma sappiamo entrambi che la disperazione su di lei agisce in modo diverso: avrebbe ideato un piano folle piuttosto che scappare. Lo aveva già fatto, vedi Rabe o la battaglia finale a Transyl, è stata lei a voler tornare indietro per difendere una città ormai perduta. La terza: dove diavolo sono finiti i suoi alleati? Dove sono le sue Ombre? Che abbia ordinato loro qualcosa? Passiamo alle informazioni: cosa mi serve conoscere? Le due fazioni: ribelli e Squadrone. I ribelli sono fin troppo famosi, ma lo Squadrone?»

«Marquise, – disse l’uomo per farla corta – dimmi quello che sai e facciamola finita, ho capito che tu non sei rimasta neutrale per nulla.»

La donna sorrise.

«All’interno dello stesso Squadrone ci sono diverse lotte intestine e quasi tutte incentrate su una persona sola: Astrid. C’è chi si fida, chi la trova un’utile strumento e chi la vorrebbe fare fuori per i motivi più vari. Ma resiste. I suoi piani sono noti soltanto a lei, ma aveva qualcosa in mente per Darien e Terence: li voleva al castello sotto il suo controllo. È furba, li voleva come alleati, persone fidate. Suo obbiettivo era quello di avvicinarsi a loro e conquistarne la fiducia, ma qualcuno ha un piano folle e senza senso, a parer mio. Abdel, un consigliere militare, vuole Astrid. Ma lei è di Cristoph, sacro tempio di Cristoph, sacro bla bla bla. Insomma, se fa qualcosa lei potrebbe perdere i suoi poteri, sai quella storia che i veggenti devono essere puri. Deve costringerla: è stato lui a mandare lo Squadrone a Weiss, anticipando di un paio d’ore Astrid e mettendo in fuga volontariamente i due ragazzi. Ora partono le teorie: Weiss è stata attaccata. Mettiamo caso che Astrid la stesse proteggendo, magari con qualche incantesimo già attivo, e mettiamo caso che Abdel voglia davvero Astrid, cosa farebbe? Abdel ha un sacco di potere, potrebbe tirarla fuori da qualche pasticcio. Che Astrid tenga d’occhio Weiss lo sanno in pochi, i potenti di Lumiria in pratica. Abdel va da Astrid, l’avvisa che vuole attaccare Weiss in pochi giorni, forse poche ore. L’unica che può saperlo è quindi lei. La sua protezione, messa comunque prima dell’avviso di Abdel, agisce: uccide lo Squadrone. Non devo dirti il resto.»

«Quindi tutto questo casino solo perché un deficiente non sa conquistare una ragazza?»

«Probabile, ma vedila dal suo punto di vista: lui non sa di Darkbolt o delle sfere che ha trovato e Weiss è solo un paesino di montagna senza significato ma che potrebbe essergli utile. Ha mandato al macello dei soldati solo per saggiare l’incantesimo di Astrid, non ha rimorsi di coscienza quell’uomo. Io, fossi in lui, avrei paura della vendetta di Astrid.»

«Sai, vero, che mi stai dicendo di stare buono buono ad aspettare perché tanto non c’entriamo nulla?»

«No, Asteri. Quell’uomo o chi per lui potrebbe decidere di attaccare la roccaforte senza ragione. Dobbiamo prepararci al peggio. Non dico di partire all’attacco ma…»

Asteri tirò fuori una lettera da una tasca e la mostrò alla donna. Marquise la prese, la guardò e alzò lo sguardo verso il marito preoccupata.

«Cosa vuol dire?» chiese.

«Leggila, che io sappia l’ha ricevuta anche Kara.»

Il sigillo era rotto ma ancora visibile: un nastro si avvolgeva attorno a una spada con l’elsa rivolta verso l’alto a formare una R. Il simbolo di Rayt, il simbolo di Belial.

Marquise aprì la busta, estrasse la lettera e iniziò a leggerla. C’erano solo poche parole:

All’anniversario incontriamoci a Lumiria, nella piazza delle esecuzioni.

***

Astrid camminava furiosa nel suo studio. Si stava trattenendo dal lanciare le cose in giro per la stanza anche se sapeva che l’avrebbe aiutata a sfogarsi. Doveva trovare un modo per eliminare Abdel, aveva sempre avuto delle remore perché sarebbe potuto essergli utile, ma si è rivelato una bomba pericolosa. Ora sarebbe partita l’indagine. Aveva distrutto dei membri dello Squadrone, doveva dare spiegazioni. Sarebbe stato inutile dire che l’incantesimo non era suo e che non poteva fermarlo. Abdel le aveva rivelato dell’attacco apposta, così che solo lei sapesse. Qualcuno bussò alla porta. Astrid guardò quella porta per alcuni minuti. Bussarono di nuovo. La ragazza si guardò allo specchio e si sistemò come meglio poté. Andò ad aprire: davanti a lei c’era Cristoph.

«Non mi piace quello che ha detto Abdel» disse entrando e andando a sedersi sul divano. Il suo viso era pieno di rughe, i capelli bianchi gli ricadevano lunghi sulle spalle, la sua voce era calda e sensuale. Non poteva essere definito un bell’uomo, ma di certo aveva fascino sia nei modi di fare che nella voce.

«Dice che hai tradito.»

«È venuto da me, Cristoph. Mi ha detto che avrebbe attacco Weiss e mi avrebbe portato Terence e Darien. È stato lui a mettermi i bastoni tra le ruote e a farli fuggire. Non so quale sia il suo piano ma…»

«Eri l’unica a saperlo.»

«Non sono stata io!»

«Dei soldati dello Squadrone sono morti!»

«Cristoph, non avrei avuto il tempo per organizzare nulla! Lo sai che non ho un potere del genere!»

«Vero, ma sei intelligente. Hai i tuoi metodi.»

L’uomo si alzò dal divano e si avvicinò alla ragazza, cingendole le spalle e sussurrando: «Tu e le tue visioni mi siete utili, e so che questo ti crea nemici. Valuterò di conseguenza.»

Le diede un piccolo bacio sulle labbra e uscì. Lasciando Astrid furente.


https://lacortedibelial.wordpress.com/2014/07/16/capitolo-3-i-falchi-bianchi/

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