Capitolo 9 ~ Darien


Terence era disteso sul letto e guardava il soffitto. Per la prima volta in vita sua aveva provato paura. Durante il duello si era reso conto di come dovesse essere combattere per la vita.

Chissà se qualcuno è mai riuscito a batterlo.”

Si alzò, lasciando il piatto vuoto sul comodino, diretto verso la stanza di Darien.

Non perse tempo a bussare. Se avesse dormito lo avrebbe svegliato, in caso contrario non sarebbe stata la prima volta che Terence entrava senza bussare nella stanza del fratello. Come immaginava, stava dormendo. Non sembrava, ma a Darien piaceva dormire. Erano gli incubi ricorrenti a farlo svegliare la mattina, e da quel punto di vista lo capiva dato che a volte capitava pure a lui. Il lupo si trovava sotto al letto: stava sgranocchiando qualcosa.

«Darien ti ha dato un nome?»

Il lupo sbadigliò.

«Mi sa di no. Sei diventato il suo guardiano?»

L’animale fece un verso strano e si accasciò a terra, orecchie abbassate a guardare Terence che lo accarezzò. Poi prese una sedia, la girò e si sedette al contrario, appoggiando il mento allo schienale.

«Chissà se mamma avrebbe saputo cosa fare. Voglio tornare a casa…»

***

Di sotto, qualcuno bussò alla porta. Fu Kram ad andare ad aprire.

«Salve! – disse una vocina acuta e particolarmente allegra – Il nonno mi manda per consegnare delle cose, posso entrare?»

«Isy? È la prima volta che vieni qui mi sembra.»

«Non sbagli Kram. In effetti sembra strano anche a me che abbia mandato me e non qualcun altro, ma del resto lui sa cosa fare!»

Kram la lasciò entrare.

«Cosa vuoi?» le chiese Darkbolt secco.

«Solo consegnare delle cose a Darien e Terence, vecchie armi a quanto sembra, e dare questa a te!»

Isy consegnò una lettera al mezzo drago.

«Sono di sopra, probabilmente nella seconda stanza tutt’e due» disse la donna.

«Grazie Christine!» disse Isy allegra trotterellando su per le scale. Darkbolt lesse la lettera, poi disse: «Asteri ha paura di qualcosa. Chiede di lasciare Isy qua per un po’ coi ragazzi.»

«Potrebbe tornarci utile. Terence ti seguirebbe più tranquillamente se sapesse che c’è qualcuno di cui può fidarsi a cui poter lasciare le cure di Darien» disse Kram.

«Fidarsi? La conosce da due giorni» rispose Darkbolt.

«Hai ragione, ma quei tre sembrano andare molto d’accordo.»

***

Qualcuno bussò alla porta della stanza di Darien. Terence si alzò svogliato dalla sedia e andò ad aprire. Rimase stupito nel vedere chi aveva di fronte.

«Ciao!» disse Isy salutando allegra con la mano.

«Che ci fai qui tu?»

«Commissioni, diciamo. Mi fai entrare?»

Terence si spostò titubante per farla passare. Isy entrò nella stanza.

«È successo qualcosa?» chiese Isy.

«È svenuto appena siamo arrivati nell’accampamento. Stanchezza, dicono.»

«Tu come stai? Perché sei ferito?»

Isy avvicinò una mano al braccio di Terence, senza toccarlo.

«Niente. – disse facendo spallucce – Ho combattuto contro Darkbolt.»

«Ma sei pazzo a sfidare DB?»

«Veramente lui ha sfidato me. Non pensavo fosse così forte.»

«Non pensavi potesse fare davvero sul serio. Non ha mezze misure, dovete stare attenti. Ho qualcosa per voi due.»

La ragazza si sedette sulla sedia prima occupata da Terence, cercando qualcosa nello zaino ed estraendo una scatola. La consegnò a Terence.

«Aprila.»

Terence guardò l’oggetto. Non era mai stato bravo a riconoscere i legni, ma quel colore castano rossastro gli piaceva molto. All’interno c’erano due pugnali dalla forma strana. La lama di entrambe era affusolata, come se fosse una fiamma, sull’elsa di entrambe era incastonata una gemma: per una lama rossa, per l’altra nera.

«Sono magici. Vi permetteranno di attaccare cose che normalmente non potete toccare. Inoltre celerà il vostro passaggio per quanto possibile. Sono pugnali speciali, cercate di non perderli.»

«Non potevate darceli prima? Ci siamo visti solo poche ore fa.»

Chiese Terence un po’ arrabbiato per come li stavano trattando, sballottati qua e là, senza ragione per dei ricordi, e con suo fratello che stava male.

«A quanto pare no, è stato qualcun altro a volere che voi aveste questi pugnali. Ma non hanno voluto dirmi chi» Isy si rannicchiò sulla sedia, sollevando le gambe e guardando Darien mentre Terence prese un’altra sedia e si sedette nella posizione di prima.

«Non sembra il tipo da starsene a letto.»

«Oh, invece se non ha nulla da fare dorme. Io una volta sveglio sto sveglio, lui è capace di dormire durante il pomeriggio e andare a letto presto lo stesso, gli piace dormire» disse Terence appoggiando la scatola sulla scrivania.

«Mi racconti qualcosa di voi? A Falkedorf sono tutti o troppo vecchi o troppo giovani, non ci sono persone della mia età.»

«Cosa vuoi sapere?»

«Qualcosa di te, di lui, di Weiss… Darien è così tranquillo che sembra incapace di far del male, chissà perché lo Squadrone lo tiene sott’occhio.»

Terence provò a soffocare una risata nascondendo la faccia nelle braccia, ma non ci riuscì. Scoppiò a ridere mentre Isy lo guardava dubbiosa.

«Che ho detto?»

«A Weiss hanno paura a farlo arrabbiare. Quando eravamo piccoli eravamo in parte isolati da alcuni invidiosi, delle specie di bulletti più grandi. Sai com’è, figli della donna più importante del villaggio… ora non ricordo bene che cosa successe, ricordo solo che mi spintonarono a terra, avrò avuto quattro o cinque anni, e mi presero un piccolo coltellino che mi aveva regalato il fabbro, niente di affilato, ma era figo. Ci tenevo molto e Darien lo sapeva. Quella fu la prima volta. Darien disse di restituirlo, il ragazzo più grande si rifiutò, anzi mi diede un calcio. Darien colpì non so che punto e il ragazzo cadde a terra. Darien non si fermò. Inizio a menarlo, gli adulti non riuscivano a fermarlo, sgusciava via dalle loro prese. Solo quando arrivò nostra madre riuscimmo a calmarlo. Oddio, calmarlo… era di una freddezza assoluta, non era in preda all’ira, ma sapeva colpire dove faceva più male.»

Isy lo guardò con gli occhi spalancati. «Mi prendi in giro.»

«No. Darien sembra calmo e dolce, ma toccagli il suo mondo e ti distrugge. Iniziarono ad aver paura di lui, per questo tende a isolarsi. Poi, intorno ai dodici anni, scoprì che la caccia lo rilassava, così la usava come valvola di sfogo. Fu allora che conobbe i suoi amici non umani: i lupi. Se ne stava con loro, credo che nessun altro ci sia mai riuscito. Così anche le voci e in parte la paura vennero dimenticate, ma lui cerca sempre la solitudine. Credo abbia paura di rompere ciò che crea, fosse anche solo un rapporto di amicizia.»

«Uao. Eppure sembra un topo di biblioteca un po’ troppo allenato.»

«Vero? Da quel giorno ho iniziato ad allenarmi con un maestro d’armi, non doveva più succedere che lui dovesse proteggermi.»

Isy guardava Darien, ma non riusciva a immaginarselo come lo aveva descritto Terence. Forse a suo nonno sarebbe piaciuto averlo come allievo. Terence le raccontò qualche altra storia del suo passato, degli scherzi che ogni tanto avevano fatto, delle sgridate che si prendevano dalla madre. Il Darien che conosceva Terence era diverso, dalla sue descrizioni sembrava che il maggiore fosse rilassato solo con il fratello e che, per il resto del tempo, fosse sempre in ansia.

***

Kram e Darkbolt stavano discutendo in una tenda molto grande, al cui centro c’era un grande tavolo. Stavano preparando una mappa in attesa delle informazioni degli esploratori.

«Non si direbbe che tu possa prepararti in questo modo a una possibile battaglia, sembri molto più istintivo» disse Kram mentre con le mani cercava a tentoni dei documenti.

«Me lo hanno insegnato le due esploratrici, prima conosci il territorio, poi fai i piani. In ogni caso io dirigo e basta, sono gli esploratori a sapere dove andare.»

«DB, Isy…»

«Può darsi, a parte gli occhi ho sempre pensato le assomigliasse un botto, anche nel modo di pensare. Ma potrebbe anche non averla lasciata lì, e averla portata altrove, ma non credo.»

«Ma davvero lasciare la propria figlia a Falkedorf? Sarebbe stata più al sicuro in una fattoria nascosta dalle mire di Cristoph che nella ex gilda.»

«Kram, tu non lo sai, vero?»

«Cosa?»

«Asteri, Marquise… il legame che avevano con Belial.»

«Asteri era il maestro di Belial, no? Lei è stata una dei Falchi.»

«Lei è una dei Falchi. Non ha mai smesso. No, mi riferisco ad altro. Io non so la storia dietro, mi ricordo solo la faccia di Belial quando vide, anzi rivide, Marquise durante le guerra. Kalad’ur e Heca evocarono gli spiriti dei guerrieri più forti dall’aldilà e Marquise era una di quelle guerriere che avevano accettato di combattere al fianco del re di Transyl. La prima volta che la vidi era al fianco di Asteri, con la divisa dei mentori. A quanto pare, Marquise e Asteri erano amici d’infanzia, ma in seguito la donna sposò qualcun altro. Marquise era lì, in piedi, con la sua lancia, dopo aver sconfitto un generale. Trix la guardava a bocca aperta. Non riusciva a parlare, era bloccata. Una vampira ammantata di nero, con il cappuccio calato, come al solito, e assolutamente bloccata. Era strano vederla così sconvolta. Ci mise parecchi minuti prima di decidersi a parlare, credo che per lei sia stato uno shock. Disse solo una parola prima di allontanarsi: “madre”.»

«Marquise è la madre di Belial?»

«Sì, so che dopo ci fu una litigata, ma non so fra chi e perché. Il resto non lo conosco. Per cui sì, le possibilità che Isy sia la figlia di Belial sono altissime. Ma se vuoi saperlo, l’ho sempre pensato. Anche se credo che Isy, l’altro figlio, e i due ragazzi di là non c’entrino nulla con questa storia, ho la sensazione che li voglia lontani da Weiss e basta. Domani scopriremo cosa vuole Belial da noi.»


https://lacortedibelial.wordpress.com/2014/07/16/capitolo-3-i-falchi-bianchi/

 

 

 

 

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