Capitolo 8 ~ I Ribelli

I raggi del sole morente filtravano attraverso la finestra e creavano giochi di luce sulla scrivania della donna. I suoi figli avevano passato la notte fuori, se avesse atteso ancora si sarebbero allontanati dalla regione in cui i Blanc avevano influenza. Kara finì di leggere per la terza volta la lettera quando qualcuno bussò alla porta del suo studio.

«Avanti.»

Una delle guardie cittadine di Weiss entrò nello studio.

«Mi avete fatto chiamare milady?»

«Sì, dovete portare questa a Falkedorf, dovete consegnarla ad Asteri. Attendi per la sua risposta.»

La donna avvolse la pergamena, la sigillò e la consegnò all’uomo.

«Certo milady. Dobbiamo fare altro?»

«Sì. Cercate qualunque traccia, qualunque segno del loro passaggio.»

***

«Fra poco ti metto fuori a scavarmi un fosso.»

Da un’ora Terence continuava a girare nella piccola stanza quasi del tutto vuota, tranne che per un tavolo e qualche sedia. I ribelli avevano posto l’accampamento vicino a un piccolo avamposto abbandonato che avevano rimesso in sesto. Poco prima, Darkbolt aveva sollevato Darien come se niente fosse e lo aveva portato in quell’edificio, mandando a chiamare Christine, la donna che lo stava visitando.

«Ma perché? Se fossero stati i ricordi saremmo svenuti tutti, invece solo lui. Ma prima stava bene. Ma del resto ha iniziato a stare male dopo. O forse mi sbaglio…»

Darkbolt si alzò irritato. Si erse davanti al ragazzo, gli prese un polso e lo costrinse a uscire.

«Adesso basta, se devi agitarti, fallo per una ragione.»

«Ehi!»

«Mi avete rotto, sembrate due marmocchi viziati, fammi vedere che sai fare.»

Darkbolt portò Terence nel centro di un cortile d’addestramento, recuperò due spade e le conficcò nel terreno davanti al ragazzo. A quel punto, aprì il mantello ed estrasse la spada.

«Non è di metallo» disse Terence.

«No» rispose Darkbolt sorridendo.

Terence si chiese di che materiale potesse essere fatta. La lama era bianca e abbastanza grossolana, ma appariva parecchio minacciosa perché era enorme comparata all’uomo e Darkbolt la teneva sollevata come se fosse fatta d’aria. Terence guardò le due spade e sfoderò la sua, quelle erano troppo piccole per i suoi gusti, due spade corte non facevano per lui.

Darkbolt sembrò leggermente stupito.

«Una sola?»

«Sì, una sola.»

«Io non mi alleno, sappilo.»

Terence sorrise.

«Devo fare sul serio? Non chiedo di meglio.»

Terence mise la gamba destra in tensione, pronto a scattare alla prima azione di Darkbolt. Strinse l’elsa, giusto per sentirla salda sotto la presa, poi allentò. Mise tutti i sensi in allerta ma non bastò. Darkbolt scattò verso il ragazzo così veloce che Terence non vide i suoi movimenti. Sentì solo la bianca lama fendere l’aria e cercò di bloccarla, ma il gesto provocò un dolore atroce alle braccia non appena le due spade si furono scontrate. Terence si pentì di aver accettato. L’uomo non perse tempo, alzò la spada e la fece calare in fretta dall’alto verso la testa dell’avversario. Terence si scansò il più in fretta possibile, ma non fu sufficiente: la lama del mezzo drago ferì il braccio del ragazzo. Era finito lontano dall’uomo, ma sapeva che presto sarebbe stato su di lui. Si rialzò in fretta cercando di affidarsi all’istinto. Sentì i passi di Darkbolt e corse verso di lui a testa bassa, cercando di colpirgli le gambe con il filo della spada. Un uomo normale si sarebbe accasciato a terra incapace di usare il piede, contro Darkbolt si limitò a sperare di riuscire a rallentarlo. Frenò poco prima di scontrarsi e portò la spada davanti a lui, assolutamente convinto che, se avesse fallito, sarebbe finita male. Sentì un rumore forte. La spada gli aveva ferito una gamba, ma non come Terence sperava. Fece un saltò all’indietro per allontanarsi da lui. Vide Darkbolt guardarsi la caviglia, era poco più di un graffio. Terence non capiva, si sentiva impotente e furibondo. Darkbolt non aveva tecnica, si affidava al puro istinto. Normalmente un uomo addestrato avrebbe avuto la meglio sul puro istinto, ma Darkbolt era talmente forte e veloce che nessuna tecnica lo avrebbe eguagliato. Non era il fatto di aver trovato qualcuno più bravo di lui, era la consapevolezza che non sarebbero bastati anni di addestramento.

«COSA DIAVOLO SEI?» urlò Terence.

«Un mezzo drago, uno degli eroi che sconfissero Hibernis Ever. Che sconfissero Heca.»

«Tu sei diverso dagli altri.»

Darkbolt si avvicinava con lentezza e senza più l’intenzione di combattere. La mano che reggeva la spada, non era più in tensione.

«Ovvio. Sono Darkbolt. Sono stato un dio e mi è stato sottratto il mio desiderio. Non puoi sperare di vincere contro di me. Faccio parte di un clan specializzato nella caccia al drago, sono stato addestrato a resistere a un drago adulto. E pensa che la mia iniziazione la fallii.»

«Desiderio?»

Darkbolt tese la mano a Terence e lo aiutò a rialzarsi. Il ragazzo afferrò la mano, sperando non fosse un trucco.

«Ci furono concessi due desideri. Il mio fu quello. Inoltre sono un membro dell’Unione di Karga che raccoglie i mezzo draghi più forti di Tearth. Prima accettarono mio fratello maggiore, Toruk, poi all’epoca delle Guerra dei Petali, accettarono me. Fu quando scoppiò la battaglia delle divinità che divenni umano nell’aspetto, ma la carne rimase dura come la scorza di un drago» concluse Darkbolt mostrando la caviglia.

«Darkbolt! Ho già il mio bel da fare con quel ragazzo, non voglio un altro paziente!»

Ad urlare fu una donna che si avvicinò velocemente. Era vestita con un lungo abito azzurro che risaltava sulla pelle dorata, gli occhi scuri, quasi neri, sembravano voler trafiggere Darkbolt. Portava i capelli castani raccolti con un nastro dello stesso colore del vestito.

«Non l’ho ucciso.»

«Oh avanti, lo so che volevi fare. Seguitemi ora!»

La donna diede un fazzoletto a Terence e gli disse di tener premuto sulla ferita, poi li accompagnò nuovamente nell’edificio dove finì di medicare il ragazzo. Nella stanza ad aspettarli c’era un elfo oscuro seduto al tavolo, davanti a lui erano disposti ordinatamente dei libri.

«Hai scoperto qualcosa?» chiese Darkbolt.

«Ma… ma lui…» Terence iniziò a balbettare.

«Abituati – disse la donna – vedrai molte razze diverse se starai qui.»

L’elfo fulminò il ragazzo con lo sguardo.

«In realtà no. Il termine Tashka viene usato a volte nei testi antichi, ma come nome. “In nome di Tashka”, “Il re Tashka”, “per Tashka” e simili. Niente più di questo. Tra l’altro, non so se il suo nome sia stato cancellato dagli archivi e questi sono gli ultimi rimasugli di…»

«Insomma non abbiamo in mano nulla» lo interruppe Darkbolt.

«No. – rispose secco l’elfo – Le Moire,invece, sono le guardiane dei fili della vita, non si parla d’altro. Niente che le colleghi al Tashka.»

«Siamo al punto di partenza. Domani continueremo coi ricordi, ne mancano solo due e poi sia tu sia tuo fratello potrete fare quello che volete.»

«Che vuoi dire? Darien sta male, lui…»

«Ci sei tu, e tanto basti. Servono tre persone, se proprio possiamo farglielo vedere dopo, se è così curioso.»

«Come sta Darien?» chiese Terence alla donna, ormai esasperato da Darkbolt.

«È solo una febbre da stanchezza. Probabilmente la fuga e lo stress relativo lo hanno stroncato, ma dovrebbe riprendersi a breve.»

«Darien non è il tipo da crollare così.»

«Non sappiamo come quei ricordi abbiano influito su di voi, infatti vorrei controllarvi tutti.»

«Darien, non è così debole!» Terence alzò la voce.

La donna si avvicinò al ragazzo.

«È magia, è imprevedibile. Dovresti riposare anche tu, ti abbiamo fatto preparare una stanza al piano di sopra, è l’unica stanza con un letto oltre a quella di Darien e c’è un pasto caldo per rimetterti in forze. Su, vai di sopra.»

Non sapendo neanche lui perché, le obbedì, pensando che sarebbe potuto andare da Darien più tardi.

Darkbolt attese che il ragazzo andasse via e si assicurò fosse distante abbastanza da non farsi sentire.

«Gli hai mentito.»

«Darkbolt, quei due hanno qualcosa che non va. È come se… avessero una coperta che impedisce loro i movimenti e non fa vedere ciò che realmente sono. Una protezione, ma anche una limitazione.»

«Una specie di sigillo? Christine, cosa sai su loro?»

Era stato Kram a parlare, appena entrato nell’edificio.

«Forse. O forse qualcos’altro. Non ho mentito, Darien sta male perché qualcosa sta prosciugando le sue forze. Si è svegliato prima e alle mie domande ha risposto che si sentiva stanco già da qualche tempo, più o meno da quando sono iniziati gli incubi. Incubi che ha anche Terence, anche se il minore sembrerebbe fregarsene.»

«Ha ripreso conoscenza, quindi?» chiese il cieco.

«Un momento, poi è tornato a dormire. Credo che i ricordi abbiano attivato qualcosa già in procinto di svegliarsi.»

«D’accordo. Farò mettere un paio di guardie a sorvegliarlo, per oggi andrà così, domani spero possano andarsene, o allearsi. Le situazioni di stallo non mi piacciono, non riesco a gestirle» disse Darkbolt.

«Darkbolt, – lo interruppe Christine – ma cosa vuole Cristoph da te? Sono un paio di mesi che vi ho trovato ma non mi pare tu lo attacchi direttamente.»

«No, in effetti ha iniziato lui diciamo. Io non sapevo manco fosse colpa sua, non sono l’unico ad aver perso i poteri. Non ci sottomettiamo a lui, questo è il problema. A noi, i suoi metodi non vanno bene, e ci difendiamo.»

«Ma la miglior difesa è l’attacco» disse Kram.

Il mezzo drago sorrise.

«Esatto.»

***

La guardia di Weiss attendeva, come gli era stato ordinato. Asteri finì di leggere la lettera e guardò il suo ospite.

«Sì, e non sono più all’oscuro. Il resto non posso rivelarlo. Dille di continuare a cercare, darà meno nell’occhio. Per il resto… se è suo volere, così sarà fatto. Manderò qualcuno a consegnarle.»


https://lacortedibelial.wordpress.com/2014/07/16/capitolo-3-i-falchi-bianchi/

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