Capitolo 7 ~ Rabe


Seduta sul divano Astrid guardava una boccetta piena di liquido trasparente.

«Cos’è?» le chiese Divan.

«Non ha nome. O meglio, ne ha così tanti che non saprei quale dirti. È una droga, inibisce il dolore. Veniva usata molto tempo fa da alcuni eserciti, poi si resero conto che era un’arma a doppio taglio e la bandirono in quasi tutti i regni.»

«Perché? Sembra utile.»

«Pensa a un soldato incapace di provare dolore. In battaglia non si accorgerebbe delle ferite gravi e combatterebbe fino allo sfinimento totale. Gli eserciti non sapevano quando era il momento di ritirarsi e si autodistruggevano, le morti sul campo aumentarono finché i vari eserciti non si annientavano a vicenda. Così venne bandita, ma in altri casi resta utile.»

«Tipo?»

«Condannati a morte. Capita che qualche anima pia dia l’acqua della pace a qualche condannato. Alcune spie la prendono se temono che la missione sia troppo pericolosa, un modo per evitare la tortura. Cose così insomma.»

«E tu che te ne fai?»

«La tengo per ogni evenienza, come tutte le altre droghe e gli altri veleni.»

Qualcuno bussò alla porta, Astrid si alzò e andò ad aprire.

«Dolce Astrid.»

«Abdel, siete tornato. Avete bisogno di qualcosa?»

L’uomo davanti alla ragazza sorrideva mostrando la sua dentatura perfetta. Era un uomo alto con i capelli ingrigiti nonostante l’età e gli occhi castani. Abdel era un generale delle truppe di Cristoph e uno dei suoi vari consiglieri.

«Oh no mia cara, volevo solo vedervi. Mi siete mancata.»

«Consigliere Abdel, avete fatto rapporto a Cristoph?»

«Non ancora bambina, volevo prima parlarvi.»

«Di cosa?»

«Di Darien e Terence Blanc.»

***

Terence guardava il cielo.

«Perché è notte?»

«Perché siamo nel Moonside. Molto, ma molto lontani da dove eravamo prima» rispose il mago.

«Moonside? Dovremo viaggiare per tutta Cradle?»

«No, ma quasi. In ogni caso questo è l’ultimo dei posti che visiteremo oggi, poi torniamo all’accampamento» disse Darkbolt.

«Che città è questa?» chiese Terence.

«Rabe, – rispose Kram – la seconda capitale del Moonside. Praticamente il centro operativo del continente. Molti documenti e chissà cos’altro vengono custoditi qui.»

Darkbolt guardò le alte mura, perso nei suoi pensieri.

«Sai Kram, per salvare questa città, l’abbiamo quasi distrutta. Dovevamo infiltrarci nella torre e stavamo ideando un piano. Pensavamo di passare dalle fogne, ma poi Trix mi ha stupito. Secondo lei non avevamo tempo per esplorare le fogne e infiltrarci dal basso, non le piaceva l’idea. Diceva che non potevamo essere sicuri che le fogne avessero davvero un accesso alla torre e, se anche ci fosse stato, sarebbe stata protetta magicamente. Ma c’era un ingresso meno sorvegliato a detta sua, più che altro perché non si sarebbero aspettati un attacco da lì: quello principale.»

«In quanti eravate? Chi è Trix?» chiese Darien.

Darkbolt contò sulle mani.

«Sette, Trix è… una tipa, quella dei ricordi.»

«E con sette persone avete attaccato la torre di Rabe?» chiese Kram.

Darkbolt iniziò a camminare, dirigendosi verso l’ingresso della città dove delle guardie li osservarono entrare. Poi si diressero verso il centro della città.

«Funzionò. Perfezionammo il suo piano, che prevedeva l’uso dei Guardiani, specie di spiriti corporei che ci affidarono per aiutarci nelle missioni. In pratica facemmo in modo che attaccassero la città. Tra l’altro quella ragazza era strana, non si faceva scrupoli a eliminare gli ostacoli sulla sua strada, ma non sopportava le morti inutili. Comunque, evocammo i Guardiani che attaccarono la città per distrarre le guardie, in seguito lei e la sua amica attaccarono una guardia a testa, facendole fuori sul colpo. Gabriel fece un incantesimo su una delle due, in pratica nella zona non passava nessun suono. Le guardie caddero subito e in poco il passaggio fu libero. Entrammo senza allarmare nessuno, anche se ci scoprirono pressoché subito a causa dei cadaveri… insomma dopo un bel po’ di combattimenti raggiungemmo la cima e la spada nascosta lì.»

Darien guardò Terence che scosse la testa. Nessuno dei due aveva capito molto bene cosa fosse successo, a parte che un piano suicida sembrava aver avuto successo.

Raggiunsero la torre. La piazza dove si trovavano era parecchio trafficata e attiva, anche nei pressi dell’edificio, così alto che si faticava a vedere la cima. Poterono così avvicinarsi senza problemi a uno dei muri eterni e a prendere la sfera. Il solito fumo si manifestò, ma non allarmò nessuno, probabilmente gli altri non potevano vederlo.

La scena era alquanto sfocata, così come i volti. Non era possibile capire neanche quanto tempo fosse passato o cosa stesse succedendo, si vedeva solo lei camminare e ogni tanto parlare con qualcuno. Finché la scena non divenne chiara.

Si trovava in una grande sala, completamente vuota, forse una specie di ingresso di qualche grande edificio. Stava parlando un uomo nerboruto, molto più alto di lei. Nonostante l’aspetto rozzo sembrava calmo e pacato, con dei modi di fare educati.

«Non credo di aver capito, bene: Kalad’ur… sconfitto?» disse l’uomo con voce roca.

«Perché sarei qui, da sola? Perché vi starei chiedendo aiuto? Sono andata via da Transyl perché per ora non c’è speranza e io ho dovuto…»

«Calmati ora, va bene? Che ne dici di raccontare tutto per bene e con calma ora?»

«Sì, magari non qua Ethan, farla accomodare in una stanza appropriata sarebbe meglio.»

A parlare era stata una bellissima donna albina vestita di bianco, entrata da una delle molteplici porte presenti nella sala.

«Grazie Zaneide, ma purtroppo non ho tempo. Ho davvero bisogno di aiuto ora.»

«Beatrix, no… Belial, non ti negheremo aiuto, non dopo che tu hai aiutato noi. Ma devi capire che vorremmo che tu ci spiegassi qualcosa di più, solo così potremo aiutarti» la donna le fece cenno di seguirla.

«Zaneide, non ho tempo! Mentre io sono qui a girare per il mondo, a Transyl combattono. Non ho tempo di spiegarvi come o perché. Il Darkside è stato attaccato da un uomo che dice di esser il figlio di Heca, che sia vero o meno, nel Sunside ci credono ed è riuscito a formare un esercito. Suo desiderio ora è quello di distruggere il regno dei vampiri e ci sta riuscendo. Il Moonside è già caduto, nessuno si aspettava una tale invasione!»

Ethan si avvicinò alla vampira, appoggiando le braccia sulle sue spalle.

«Cosa stai facendo in giro per il mondo?»

«Sto creando una speranza. Non voglio che…» lacrime di sangue iniziarono a sgorgare dagli occhi della donna.

«Hans non c’è più per colpa sua e io sono sul punto di perdere tutto ciò per cui ho lottato.»

«D’accordo. Hai un piano? Cosa ti serve?» le chiese Ethan dolcemente.

«Alleati, amici di cui fidarmi ciecamente. Gard ha già accettato, ma…»

Zaneide si avvicinò e le disse: «Quindi sai già cosa fare.»

«Sì. È un piano folle, ma per ora è l’unico che mi viene in mente.»

«Spara, dicci cosa vuoi fare» parlò Ethan.

«Voglio usare il Tashka.»

Ethan sorrise.

«Direi che è folle abbastanza per me.»

La scena si diradò come al solito, impedendo loro di sentire il resto del discorso.

Darkbolt si voltò e disse: «Usciamo dalla città e torniamo a casa. Devo scoprire cos’è il Tashka.»

«Chi è Hans?» chiese Kram.

«Cosa vuoi che ne sappia? – disse Darkbolt – Sarà stato uno delle Ombre o qualche amico, in ogni caso non mi importa. Sbrigatevi.»

«Quindi Trix e Belial…» sussurrò Terence. Darien si massaggiava la testa chiedendosi se quei ricordi potessero avere qualche influenza sul suo fisico. Gli altri sembravano stare bene, a lui invece continuava a girare la testa.

«Chi sono Zaneide ed Ethan? Cosa sono le Ombre?» chiese Terence.

«Membri dell’Unione dei draghi di Karga. Alcuni tra i più forti guerrieri del mondo. Vecchi amici. Le Ombre sono gli allievi di Belial, li sceglie lei appositamente, solo chi supera il suo controllo può fregiarsi di quel titolo» rispose Darkbolt.

Camminarono fino alla porta sud della città, più vicina rispetto quella da cui erano entrati. Senza pensarci molto, il mezzo drago teletrasportò il gruppo nuovamente.

Stavolta si trovarono in mezzo a quello che sembrava essere un accampamento di fortuna formato da molte tende. Molte persone di molte razze andavano avanti e indietro, salutando con un cenno quando passavano davanti al gruppetto. Il terreno era fangoso, forse aveva piovuto da poco; l’accampamento però non sembrava di fortuna, bensì fermo da molto tempo. Alcune tende, forse quelle adibite effettivamente a case private, sembravano piantate su delle basi come quelle delle palafitte.

«Darien, secondo te ci sono altri mezzo draghi in giro?» chiese Terence rivolgendosi al fratello sorridendo, ma l’espressione gli si gelò sulle labbra.

«Darien!»

Il ragazzo non resse al teletrasporto. Nel momento in cui aveva avuto inizio il breve viaggio, il giramento di testa si era trasformato velocemente in nausea. Il ragazzo si accasciò da prima sulle ginocchia, cercando di mantenere i sensi, dopodiché svenne, cadendo a terra. Il lupo, che finora li aveva seguiti in silenzio stando sempre vicino ai due ragazzi, si avvicinò al maggiore, dandogli piccole testate con la testa.

«Darien!»

Terence si lanciò subito sul terreno di fianco al fratello e lo girò, tenendogli la testa in alto. Darien respirava a fatica e scottava.

«Darien, cos’hai?» chiese Terence disperato, guardando Kram e Darkbolt.


https://lacortedibelial.wordpress.com/2014/07/16/capitolo-3-i-falchi-bianchi/

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