Capitolo 6 ~ Il lago delle illusioni

 

Prima della partenza, Asteri andò a parlare coi due ragazzi. Portò loro oggetti e provviste per il viaggio e raccontò quello che c’era dietro l’indovinello. Durante la battaglia di vent’anni fa, quella contro Hibernis Ever, gli eroi dovettero vagare per Cradle cercando degli artefatti creati dai quattro Signori per i loro emissari, i loro prescelti. Quegli oggetti non erano più in quei luoghi ormai distrutti, tuttavia le rovine erano rimaste come vestigia di quella guerra.

***

Si radunarono in un cortile interno della fortezza. Terence e Darien erano arrivati qualche minuto prima degli altri e stavano controllando cosa Asteri avesse dato loro. Subito capirono che gli zaini erano troppo leggeri per il loro contenuto: piccoli attrezzi vari e qualche ricambio d’abito per varie temperature. Terence tirò fuori un paio di stivali alti.

«E questi?»

«State andando in una palude, vi serviranno.»

Marquise arrivò insieme a Isy e ai mezzo draghi.

Isy si avvicinò ai due ragazzi, e li guardò un po’ timidamente.

«Tornerete?»

«Speriamo. Mi farebbe piacere tornare qui» le rispose Darien.

«Se non moriamo prima…» disse Terence.

Darien gli tirò una gomitata. «Ter! Non portare sfortuna!»

«Sì sì, se ci sarà possibile torneremo, vivi o morti.»

Darien portò la mano sulla faccia, agitando la testa e sbuffando. Isy sorrise.

Darkbolt si avvicinò ai ragazzi e disse: «Andiamo.»

Marquise li salutò e loro ricambiarono mentre uno dei quattro mezzo draghi pronunciava alcune frasi tenendo in mano una mappa.

«Tenetevi per mano» disse Kram.

Terence prese Darien e afferrò, eccitato come un bambino, la mano che uno dei mezzo draghi gli stava porgendo. Videro il mondo attorno a loro modificarsi, finché la fortezza e tutto ciò che conteneva non sparì alla loro vista. Il paesaggio mutò diventando una palude. Darkbolt estrasse la sfera che ne emanò un’altra più piccola, quasi un puntino, che si inoltrò più a fondo nella palude. Il gruppo iniziò a seguirla, non badando molto al rumore che facevano.

«Daaaarien! Non devi dire nulla al tuo fratellino che ti è tanto caro?»

Darien si voltò verso il fratello, erano di poco più indietro rispetto ai loro compagni.

«Di che parli?»

«Oh avanti, te la intendi parecchio con Isy! Cosa vi siete detti?»

«Niente. O almeno, niente di ciò che intendi tu.»

«Ma davvero, vuoi dire che non ti interessa?»

«Terence, la tua è curiosità o stai saggiando il terreno? Perché se è la seconda ti dico subito che no, non mi interessa in quel senso. È… piccola.»

Darien non era certo che fosse quella la parola che stava cercando, ma non sapeva in che altro modo spiegare lo strano affetto nato in maniera così veloce con quella ragazza.

«Piccola? Ma Asteri ha detto che ha sedici anni… tre in meno di te.»

«Terence, è il mio benestare che cerchi?»

«No, ma…»

«E allora se quella ragazza ti interessa, cerca di conoscerla meglio appena torniamo.»

«Sicuro che…»

«Sicurissimo. Ma falla soffrire e…»

Darien si bloccò.

«E…?»

«Niente, non so che mi è preso.»

Terence guardò storto il fratello, ma fece finta di nulla e continuò a camminare. I due ragazzi continuarono a parlare del più e del meno, finché, dopo una mezz’oretta, non raggiunsero e superarono un tempio. Darkbolt lo guardò un paio di minuti prima di ricominciare a seguire la sfera e, dopo altri venti minuti di cammino, videro una strana formazione fatta di pietra lucida: sembrava una torre fatta con la sabbia bagnata. Era inclinata, in parte sprofondata nella palta e circondata da una specie di petali giganti dello stesso colore nero lucido. I ragazzi si affiancarono a Darkbolt insieme a Kram.

«Una volta – disse il capo dei ribelli – questa torre era sospesa. – indicò il cielo con un dito – La base dorata, visibile quando stavi sotto, era formata da un salotto ribaltato. Credo sia stato il luogo più assurdo che abbiamo visitato: libri, clessidre, bagni di cioccolata… ne abbiamo viste di ogni tipo là dentro.»

Il puntino luminoso attraversò le pareti di una torre, quando ne uscì di nuovo era diventata una sfera nera del tutto simile a quella di Darkbolt. Il fumo nero li avvolse, ma questa volta non ci fu la donna a presentare loro la visione.

La regina camminava velocemente verso le stalle. Una volta raggiunte, congedò le sue damigelle. O le sue soldatesse, non era molto chiaro. Una volta rimasta sola, usò la magia delle ombre, in seguito proibita, per richiamare a sé una copia sua, del bambino e di Incubus, il suo destriero, regalo di Kalad’ur. Diede loro l’ordine di correre a più non posso nella foresta.

La replica uscì dalle stalle, al galoppo, veloce come il vento. La donna tornò sui suoi passi, sicura verso una torre, dove il suo bambino giocava.

«Dobbiamo andare» gli disse dolcemente.

«Maestà…»

Una vampira vestita con una tunica da officiante, si diresse verso la donna.

«Voi non volete davvero che noi…»

«Tarja, abbiamo perso. Non possiamo fare altro. Non vi dico di farlo ora ma per favore, cercate quando le cose si metteranno male, di recarvi in quel luogo. E di fare ciò che ho detto, ricorda sempre che l’oscurità regnerà di nuovo su Transyl quando le ombre caleranno…»

L’officiante annuì.

«Voi… porterete in salvo gli eredi?»

«Sì. Tornerò appena possibile.»

«Io vi direi di non farlo. Rimanete con loro, date loro una madre. Non fate sì che siano orfani.»

«Io non posso non fare nulla. Io spero ancora che le mie precauzioni siano inutili ma anch’io sono una risorsa. Non posso abbandonarvi qui così, non dopo quello che hanno fatto…»

«La scelta giusta non sempre corrisponde a quella buona… seguite sempre e comunque questo motto? È così?»

«Mi aiuta a non avere rimpianti.»

La donna prese i due bambini, la più piccola in braccio, il più grande per mano e si diresse nei sotterranei, dov’era presente un portale di teletrasporto e lo attraversò. Dall’altra parte c’era un uomo ad aspettarla. Alto, vestito con abiti grigi e dallo sguardo pensieroso.

«Starke, sei venuto direttamente tu? Quale onore…»

«So che io e te non andiamo d’accordo. Non mi hai mai perdonato come vi ho trattati la prima volta, ma per una volta potresti evitare il tono sarcastico?»

«Sì, hai ragione. Dobbiamo parlare però, e di una cosa che non ti piacerà temo.»

Starke le fece strada verso una stanza con dei piccoli letti dove lasciò i piccoli. Belial richiuse la porta dietro di sé.

«Starke, devo cancellare i ricordi di chi mi ha vista oggi.»

L’uomo, dai capelli scuri e dal fisico slanciato apparentemente poco muscoloso sotto i vestiti pesanti, chiuse gli occhi e sospirò.

«Immaginavo qualcosa del genere, ne sei capace? Non posso sapere che hai fatto in questo anno? Ti sei rifiutata pure di vedere Crystal negli ultimi mesi, ma di figlio ne avevi uno.»

«Starke, sono rimasta chiusa nel castello per un anno. Ho studiato parecchio e… ho scoperto un po’ di cose del mio passato. Quello che non posso ricordare.»

«Il tuo passato? Ti riferisci alla storia delle reincarnazioni? Quindi è vero? In realtà la tua anima si reincarna? Quanti anni hai davvero?»

«Sì, la mia anima si reincarna, ma non ricordo nulla. In teoria conoscevo Kalad’ur quando ancora era umano…»

Starke trattenne il respiro. «Però…»

«Starke, cercherò di imprimerti la risposta come una specie di obbligo morale. Scusami per questo, ma te lo chiedo prima di farlo. Daimon, non dovrà sapere chi è. Kalad’ur ha preso le sue precauzioni e io prenderò le mie.»

«Sì tranquilla, immaginavo una cosa simile. Non sono scemo, non dirò in giro di chi è figlio, anche senza le tue precauzioni.»

Starke si avvicinò alla donna e l’abbracciò. Belial aveva iniziato a piangere.

«Mi dispiace, davvero. Io credo che impazzirei. Stai facendo la cosa giusta, per quanto dolorosa.»

«Davvero è giusto abbandonarli? Davvero li salverò?»

«Saranno più al sicuro, fai quello che devi fare.»

Starke aprì la porta della stanza. Il bambino si era addormentato.

«Immagino che non dobbiamo vederti.»

«No, non dovete.»

La donna si avvicinò al bambino, gli appoggiò due dita sulla fronte e pronunciò alcune parole. Le sue mani si illuminarono. Quando finì, prese la bambina e andò da Starke.

«Non farà male e l’incantesimo creerà i ricordi più adeguati a sostituire quello che non voglio tu sappia.»

«Tranquilla, mi fido. Non vuoi lasciare anche lei?»

«No. Lo so che è crudele ma separati avranno più possibilità.»

La donna si posizionò dietro all’uomo e si rese invisibile, pronunciò un altro incantesimo prima di ripetere gli stessi gesti su Starke.

Belial continuò sicura attraverso i corridoi, fino a tornare al portale. I ragazzi videro una fortezza in costruzione, prima che la scena sparisse.

Darien si portò una mano alla testa e la massaggiò. Terence si voltò verso di lui.

«Qualcosa non va?»

«Solo un po’ di mal di testa, tu invece stai pensando a qualcosa.»

«No» rispose prontamente Terence. Darien lo fissò.

«Ah, e va bene. Ho un deja vou su quella stanza, ok? Credo di averla già vista.»

«Dareck, quanti teletrasporti riesci a lanciare ancora?» chiese Darkbolt a uno dei mezzo draghi.

«Con i materiali che ho, due. Possiamo visitare un altro luogo e con il terzo tornare a casa.»

«Ok allora, prima facciamo, meglio è. Non so quanto altro tempo ci resti.»

Darien ascoltava il discorso. Quasi ci sperava di poter recuperare subito quei ricordi. Prese l’otre dallo zaino e bevve un sorso, poi lo passò a suo fratello che ringraziò.

«Darien, secondo te quello che abbiamo visto…»

«Sì, sarebbe probabile. Forse Asteri ha intuito qualcosa, ma se quella donna ha modificato i suoi ricordi lui non ne ha la certezza, ma il dubbio c’è. Il maschio è sicuramente morto, facendo i calcoli Weissfolken sarebbe stata attaccata da lì a poco e a quanto ci hanno detto, l’hanno rasa al suolo. Forse siamo collegati a quell’evento, dato che poi Kara sarebbe tornata Weiss con noi, o forse non c’entriamo nulla e tutti si stanno sbagliando.»

Kram si avvicinò a Darkbolt e, cercando di non farsi sentire dai ragazzi, gli parlò.

«Cosa ne pensi?»

«Niente. Non me ne importa nulla, dovresti saperlo.»

«Ma è probabile che…»

«Kram, non mi importa, non mi interessa di mettere sul trono il legittimo erede o cosa. Voglio due cose: il mio potere e la mia vendetta. Se quei ricordi li ha lasciati davvero Trix per me, allora lei sa cosa voglio e sa come convincermi. Non ci rimarrà male se non mi associo al suo piano.»

«Ne parli come se fosse viva. E usi l’altro suo nome.»

«Io l’ho conosciuta così. Sicuramente Cristoph non l’ha uccisa, sinceramente non ci ho mai creduto. Penso che stia architettando qualcosa di grosso. Ha rinunciato al suo sogno per questo suo piano e, se ha imparato un minimo da Kalad’ur, ci possiamo aspettare di tutto. Ora basta, abbiamo altro da fare, devo finire con quei due ragazzi prima che lo Squadrone sospetti qualunque cosa.»

Darkbolt fece un cenno al mago che iniziò ad avvicinare tutti per il teletrasporto.

«Sbrigatevi! Prima andiamo, prima finiamo con questa storia!» urlò.

Si avvicinò al mago, dicendogli quali fossero i prossimi luoghi da visitare, il mago controllò il suo equipaggiamento poi annuì, dicendo qualcosa a Darkbolt prima di prepararsi a lanciare il nuovo incantesimo.


https://lacortedibelial.wordpress.com/2014/07/16/capitolo-3-i-falchi-bianchi/

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