Capitolo 5 ~ Darkbolt

Terence si voltò verso il fratello, non sapeva che cosa pensare o che cosa dire. Potevano esserci mille motivi per cui Kara avesse chiamato Weiss il loro villaggio, del resto significava bianco, no? Poteva essere un elogio allo Squadrone, non doveva necessariamente significare che era dedicato a quel villaggio nel Sunside, giusto?

«Perché ci dite questo?» Darien non aveva più voce. Se Terence era preoccupato per il nome, Darien lo era per qualcos’altro. Se tutto quello fosse stato vero, perché la madre non avrebbe mai detto loro nulla, anche solo per metterli in guardia? Voleva tenerli fuori da tutto ciò? O i Falchi si sbagliavano e in realtà Kara non ci aveva pensato quando scelse il nome? No, sua madre era particolarmente fissata coi dettagli, lei sapeva. Del resto, Weissfolken era l’ultima città che aveva visitato prima di tornare a casa.

Marquise si avvicinò di nuovo al tavolo e si sedette di fianco ad Asteri, prendendo la sua mano nella propria.

«Perché – disse – sono segreti. E i segreti rovinano e distruggono, creano ansia. Nascono per proteggere, ma poi cancellano tutto. Io e Asteri abbiamo imparato a nostre spese quanto può essere devastante un segreto, specie se poi viene a galla da solo.»

«E allora perché non dite a Isy la verità sui suoi genitori?»

Asteri chiuse gli occhi, come se gli avessero dato una pugnalata.

«È diverso. Lei sa quello che sappiamo noi, non possiamo dire quello che nemmeno noi conosciamo. Ci sono dettagli che sono rischiosi da sapere, ma celare tutto è forse più pericoloso.»

Darien non capiva, si sentiva come in un caleidoscopio di immagini che vorticavano attorno a lui e che non riusciva a mettere a fuoco.

«Fra un’ora arriverà Darkbolt. Lui sa sicuramente meglio di noi cosa siete realmente e qual è il vostro posto in questa storia. Ho acconsentito a che parlaste qui, a condizione che siate voi a decidere, che nessuno debba obbligarvi a stare da chicchessia parte. Bene o male, giusto o sbagliato, sono solo mere costruzioni della nostra mente. Siete grandi abbastanza da poter decidere.»

«Un’ultima domanda: cosa siete voi? Cosa sono in realtà i Falchi Bianchi?» chiese Darien.

Asteri tirò fuori un piccolo shuriken da una tasca del suo vestito. Su di esso era impresso il profilo di un falco.

«Questo simbolo vent’anni fa creava paura. Chi lo vedeva, era perché aveva fatto qualcosa per finire nella lista nera dei Falchi. E sarebbe stata l’ultima cosa che avrebbe visto. Noi non siamo di Cradle ma di Tearth, ci è stata concessa la grazia di tornare in vita dopo la guerra e, per ragioni che a voi non interessano, abbiamo creato una nuova sede qua. Ma ora, nessuno ha più voglia di continuare, andiamo avanti per abitudine. Abbiamo perso qualunque scopo per combattere, non c’è più bisogno di temerci.»

«Siete assassini» sospirò Terence.

«Eravamo, ma ormai è tutto finito. Molti si sottopongono lo stesso all’addestramento e all’esame finale, ma non diventano assassini, sono solo Falchi.»

«Isy, anche lei…» Darien non poteva credere che tutte quelle persone fossero esperte nell’omicidio, anche se non attive al momento, almeno secondo le sue parole.

«No, Isy non ha mai partecipato all’addestramento né ha mai provato desiderio di entrare nei Falchi. Ma entrare nei Falchi e vivere a Falkedorf sono due cose diverse e non collegate. Tenete anche conto che l’addestramento non si basa principalmente sull’omicidio, ma sull’assimilazione di determinate conoscenze che vanno dall’erboristeria all’alchimia, dalla storia locale all’addestramento fisico.»

Darien si alzò.

«Io… ho bisogno di uscire, scusate.»

Terence lo seguì con lo sguardo chiedendosi cosa stesse elaborando la sua testa, voleva discutere con lui, ma sapeva che aveva bisogno di stare da solo. In quel momento, Isy entrò nella stanza, aiutata da un ragazzo con la divisa dei Falchi che le aprì la porta. Darien squadrò il ragazzo e guardò dolcemente Isy prima di superarla.

«Ma che… e la colazione?» chiese Isy.

«Lasciami da parte qualcosa, torno tra dieci minuti.»

Isy appoggiò il vassoio sul tavolo.

«Darkbolt non è proprio la classica persona a cui siete abituati, dovreste mangiare qualcosa» disse Asteri.

Terence guardò il vassoio senza vederlo, aveva davvero poca fame.

«Ma tu sapevi?» chiese a Isy.

«A me non importa molto. Io sono troppo istintiva per far parte dei Falchi, preferisco di gran lunga affidarmi alla risonanza che alle mie capacità fisiche. Finché il mio mondo non viene toccato, io non ho ragione di intervenire. Ma ovviamente voi non potete fare lo stesso ragionamento, voi ci siete in mezzo e non sapete perché, io al vostro posto cercherei di capire con chi mi conviene stare; una verità di anni prima della mia stessa nascita e a cui non sono collegata non sarebbe certo il mio obbiettivo, ma ognuno è diverso e fa quello che può e vuole.»

***

Darien girava a zonzo nella fortezza di Falkedorf. Il villaggio era nato, a quanto sembrava, attorno a quell’antica fortezza che i Falchi avevano ristrutturato. In realtà più che una fortezza sembrava una villa: una parte del cortile era stata trasformata in un cortile e il mobilio interno era troppo intimo e curato per essere posto in un luogo adibito alla guerra. Camminò per i corridoi per dieci minuti quando incontrò Kram che girava tranquillo in giardino. A guardarlo così rilassato, sembrava un normale vecchietto che voleva solo passare gli ultimi anni in pace. Darien ci pensò un po’ su prima di avvicinarsi per chiedergli: «Kram, ma quella cosa che ti permette di attraversare un bosco da solo, è la risonanza?»

Kram si girò verso il ragazzo.

«Chi ti ha parlato della risonanza?»

«Isy.»

«Capisco… senti ragazzo, ti do un consiglio: non parlare della risonanza in giro. Come per la magia delle ombre, è vietata. Isy rischia molto a usarla a quel modo, ma sembra abbastanza abile da riuscire da farlo senza essere scoperta. Per la tua domanda no, non è risonanza. È qualcos’altro di cui non voglio parlare.»

«Perché questi segreti?»

«Perché è una questione personale, una cosa che non ti deve interessare. Per le altre domande, fra poco meno di un’ora dovrebbe arrivare Darkbolt, a lui potrai fare tutte le domande che vorrai. Ora fila a far colazione, se ancora non l’hai fatta. Queste saranno le ultime volte che potrai farla in pace, temo.»

Darien decise di ascoltarlo e tornò nella saletta. Terence mangiava svogliato, Isy parlava con sua nonna e Asteri non c’era.

«Avevi detto 10 minuti, ne sono passati quasi 20.»

«Scusa Ter, ho incontrato Kram, abbiamo parlato un po’.»

«Che vi siete detti?»

«Niente di che, ho provato a chiedergli come riesce a viaggiare da solo nonostante la cecità, ma non ha risposto.»

«Kram è un personaggio misterioso. – si intromise Marquise – Arrivò subito dopo la formazione dei ribelli, ma nessuno sa cosa facesse prima o perché li aiuti. Non ha mai voluto raccontare la sua storia, nonostante questo, è un valido alleato e di grande aiuto. Spesso si sono salvati grazie a lui.»

«Asteri non sembra gradirlo molto» disse Darien prendendo un biscotto.

«Vero. Asteri non si fida completamente di lui. Ma del resto Asteri non vede di buon occhio i ribelli in generale.»

I due ragazzi mangiarono ancora per un po’, fino all’ora dell’incontro. Marquise li portò in una sala più grande e meno intima rispetto a quella dov’erano prima. Al centro c’era un’enorme tavolo ovale e, da un lato della sala, era appesa un’enorme lavagna. In piedi, in attesa del loro arrivo, c’erano cinque persone. La persona al centro della fila era leggermente più avanti rispetto alle altre, tutti indossavano un mantello con cappuccio calato fin quasi agli occhi. Quello che colpì i due ragazzi però era la coda che sbucava sotto il mantello dei quattro uomini. Sembrava quella di un rettile a dire il vero, con tanto di squame. L’ammantato in centro abbassò il cappuccio, rivelando un uomo sui trent’anni, coi capelli rossi e gli occhi verdi. Anche gli altri quattro abbassarono il cappuccio, rivelando i visi squamosi.

«Mezzo draghi!» disse Darien trattenendo il fiato.

«Non vi era stato detto?» disse l’uomo al centro sorridendo.

Terence negò scuotendo la testa. Il fratello minore era da sempre attratto da quella razza. Le storie dei draghi lo lasciavano sempre senza fiato e il pensiero che qualcuno di loro potesse prendere forma umana per legarsi a qualcuno di qualche altra specie lo affascinava. Avrebbe potuto camminare fianco a fianco con un drago in qualsiasi momento senza saperlo. Nonostante i quattro lacchè fossero molto simili fra loro, si accorse che avevano le loro differenze. Chi aveva solo in parte il viso coperto dalle squame, chi completamente, chi gli artigli e chi no… ma Darkbolt era diverso, manteneva un aspetto completamente umano tranne che per gli occhi. Quelli erano verdi con la pupilla in verticale, come i serpenti o, appunto, i draghi.

«Non vi accomodate? Parlare è più facile da seduti.»

A interromperli era stato Asteri, arrivato in quello stesso momento insieme a Kram, andando a sedersi al tavolo e invitando anche gli altri a farlo. Darkbolt, i mezzo draghi, Marquise, Kram e i ragazzi si sedettero.

«Allora, – parlò Darkbolt – mettiamo in chiaro subito una cosa: di voi me ne importa relativamente. Mi servite, punto. Non ho ragione di fidarmi di voi, voi non l’avete di fidarvi di me. Non mi importa chi siete e non mi importa cosa volete, se vi va bene combattere nei ribelli o meno, in ogni caso mi servite adesso.»

Mentre pronunciava l’ultima parola, estrasse da sotto il mantello una sfera nera e la mise sul tavolo.

«Questa è la ragione per cui vi voglio vedere, questa è la cosa che ha fatto i vostri nomi. Le ricerche ci hanno poi portato a Weiss e a voi.»

«Che cos’è?» chiese Kram.

«Aspetta, pensavo tu sapessi cosa volesse Darkbolt da noi» chiese Darien.

«E come? Io ho ricevuto la lettera e vi ho raggiunti, sono venuto io perché al momento ero il più vicino.»

«Secondo Christine è la cristallizzazione di un ricordo. Sempre secondo lei, è stato creato in modo che si attivasse solo in presenza di determinate persone. Una ero io, ma mi sono stati detti solo i vostri due nomi. Probabilmente servite voi per attivarla del tutto.»

«Non capisco… cosa c’entriamo noi?» chiese Terence.

«È probabile che questa sfera abbia in sé altro, altro che rivelerà a voi.»

La fece rotolare sul tavolo, tra i due ragazzi. Asteri e Marquise osservavano in silenzio, come due giudici di una competizione. Darien prese la sfera e la osservò. Era come avvolta da piccole nuvole rosse e viola che vorticavano lentamente attorno al materiale nero di cui era formata. Era come prendere in mano il nulla: sapeva che la stava toccando, ma non la percepiva.

«Che strano oggetto.»

Terence lo prese, lo guardò e iniziò a giocarci, facendolo rotolare sui due palmi, come una scala infinita.

«Ma è stranissimo!»

«Passalo a Kram ora» disse Darkbolt.

Terence lo passò al ritrattista, che lo prese in mano.

«E ora?» chiese Darien.

Darkbolt riprese la sfera da Kram e sussurrò qualcosa in una lingua strana. Da essa si propagò un fumo nero che li avvolse come un manto invernale. Darkbolt, Kram e i due ragazzi si trovarono soli, in piedi e in un luogo scuro, ma in cui si potevano vedere l’un l’altro.

«Che cavolo è successo?» chiese Terence.

«Aspettate» disse Darkbolt porgendo in avanti la mano con la sfera che si alzò in volo e si ingrandì, prendendo gradualmente le sembianze di una ragazza. La donna era più bassa dei presenti. I lunghissimi capelli corvini erano incoronati da una frangia che le copriva la fronte e aveva due occhi rossi che quasi brillavano al buio. L’abito sembrava semplice, ma a un’occhiata più dettagliata si notavano le decorazioni formate dai fili metallici. Lo sguardo e il portamento rivelavano una natura nobile, gli occhi trasmettevano una certa tristezza.

«Salve» disse con un filo di voce.

«Chi… siete?» chiese Darien titubante.

«Trix» sussurrò Darkbolt.

La donna si voltò verso Darien inclinando un po’ la testa verso Darkbolt, confermando il nome detto del ribelle. Solo allora il ragazzo si accorse di come fossero i suoi modi a definirla come donna, se l’avesse incontrata in un’altra occasione l’avrebbe scambiata per poco più che una fanciulla, sicuramente più piccola di lui.

«Cosa siete sarebbe più adatto. Sono un ricordo, la cristallizzazione di più ricordi per la precisione. Posso rivelare solo ciò che conosco, niente di più e solo alle persone designate.»

«Saremmo noi?» parlò Kram.

«Dovreste essere in cinque in realtà, ma il ricordo completo si sarebbe attivato lo stesso anche con solo tre persone. Questo il volere del mio proprietario.»

«Chi è la quinta?» chiese Darkbolt.

«Non lo so. L’incantesimo è stato lanciato dopo la mia creazione, e la quinta è stata aggiunta successivamente, durante una modifica dello stesso.»

«Dove siamo?» chiese Darien.

«In uno spazio extra dimensionale creato seguendo la forma dei pensieri e delle idee del mio proprietario. Un luogo chiamato “Corte”, non posso dire altro su questo.»

«Il tuo compito è rispondere alle domande?» chiese Terence.

«No, il mio compito è farvi comprendere cosa vedrete e indirizzarvi al luogo del prossimo ricordo. In tutto, compreso questo, sono cinque.»

«E cosa vedremo?» Darkbolt parlò incrociando le braccia.

«Un avvenimento del passato. Se questo ricordo è stato trovato, è successo perché il mio proprietario ha deciso così. Questo perché dev’essere successo qualcosa che fa temere possano andare perduti per sempre, e allora i tempi devono essere accelerati. Questa è l’ultima informazione che posso darvi.»

La donna alzò le braccia e i quattro vennero avvolti da una luce bianca.

Videro la scena come se la stessero sognando, impossibilitati a mettere a fuoco i volti. Erano in una stanza illuminata da candele. Da una finestra si vedeva fosse notte. La donna si avvicinò a una culla al centro della stanza e prese in braccio un bambino che si stava arrampicando per avvicinarsi al neonato.

«Non è ora di fare la nanna? Lascia dormire tua sorella, non svegliarla» disse dolcemente. Il piccolo abbracciò la madre e sbadigliò. In quel mentre, da una porta entrò un uomo ammantato di rosso. Si avvicinò alla giovane madre e prese in braccio il bambino, posandolo poi su un letto. La stanza sembrava creata su misura per i piccoli.

«Dobbiamo parlare» disse l’uomo.

«Se è ancora per quella storia la risposta è no» rispose lei voltandosi verso di lui.

«Sii ragionevole, non c’è più speranza dovete andarvene.»

«È così, dunque? Volete che scappi? Che abbandoni tutto?»

«Voglio solo che stiate bene, tutti e tre.»

«Se perdessimo questa guerra non ci sarebbe da nessuna parte un luogo dove possiamo essere al sicuro! Non chiedermi di scappare, non lo farò!»

«Ma non capisci? Siete voi la speranza. Questa guerra è già stata persa dal momento che lui ha ceduto! Non gli sto dando la colpa, ma cerca di ragionare! Se Transyl dovesse cadere solo voi potreste rimetterla in sesto.»

La donna afferrò le braccia dell’uomo con forza e iniziò a piangere.

«Non potere chiedermi questo, non potete dirmi di scappare! Non a me…»

«Lo so. Ma non c’è altra via, i bambini devono essere messi in salvo. Tu devi essere in salvo. Non posso combattere se so che siete in pericolo, non ce la faccio.»

La donna allentò la presa.

«Io non voglio farlo, ma avete ragione. I bambini devono essere portati in salvo. Lo farò io, ma a una condizione: voglio il Tashka.»

«Cosa vuoi fare con il Tashka?»

«Ho un mio piano. Allora, mi direte dove posso trovarlo?»

L’uomo la guardò a lungo prima di decidersi.

«Sei troppo impulsiva, per questo ho dovuto sottrarti i tuoi poteri durante la seconda gravidanza, o saresti stata capace di scendere in battaglia lo stesso, ma… i tuoi piani di solito hanno un senso. Porterai prima in salvo i bambini?»

«Sì ma…»

«Ho capito. Tu tornerai, non posso impedirtelo, lo so. Va bene allora: il Tashka è custodito dalle Moire. Non dovrebbero aver problemi a lasciartelo, sempre che tu abbia un ottimo piano. Sono solo le guardiane di un oggetto che non appartiene a loro.»

«Grazie. Porterò in salvo i bambini, recupererò il Tashka e tornerò indietro, lo giuro.»

La scena si diradò e loro si ritrovarono sul tavolo. La sfera proiettò nell’aria delle lettere che si mossero a formare un indovinello:

Il raggio di luna che spacca le tenebre, si specchia sul lago delle illusioni.

Il sangue versato dalla lama impazzita, annebbia la mente del guerriero.

La vita gelata nel suo tempo di decadenza, nel sole brilla crudele.

L’anima condannata alla sua prigione di legno, è bloccata nel dedalo.

«Tutto qui? Del fumo nero e un indovinello?» chiese uno dei mezzo draghi.

«No, – rispose Darkbolt – non solo. Abbiamo visto un ricordo e per avere gli altri dobbiamo decifrare l’indovinello, di cui ho già la risposta. Ma abbiamo un problema più urgente: per vedere i ricordi per intero ci vogliono tre delle cinque persone prescelte, ma nei ribelli ce ne sono due e la quinta è sconosciuta. Uno di voi deve venire con noi.»

«Non erano questi i patti Darkbolt!» disse Marquise.

L’uomo stava per replicare, ma Darien fu più veloce.

«Non c’è bisogno di litigare. Verrò io»

«Cosa?» Terence rimase a bocca aperta.

«Che vuoi dire Darien? Ho capito che in questa storia noi c’entriamo qualcosa ma allo steso tempo non c’entriamo, noi…» si interruppe. Il fratello maggiore era serio in volto come non lo aveva mai visto. Darien strinse una mano nell’altra e le poggiò sul tavolo, strette a pungo.

«Darien, non devi farlo per obbligo» disse Marquise.

«Non lo faccio per obbligo, ho le mie ragioni.»

Darien rimuginava su quel ricordo, così dannatamente simile al suo sogno.

«Darien, siamo ancora in tempo per tornare indietro.»

«Ter, ho la sensazione che se non andassi a fondo di questa questione, potrebbe diventare ancora più grande. Ho la possibilità di scoprire cosa c’entriamo in questa storia, non voglio tornare indietro ora.»

«Ok allora, vengo con te.»

«No, devi tornare a casa e…»

«Ah sì certo, e ti lascio solo, vero? Non esiste, io vengo con te.»

«È possibile mandare un messaggio a nostra madre?»

«Sarebbe meglio di no. Per ora possiamo ancora giocare la carta rapimento o ricatto, se faceste sapere qualcosa a vostra madre, rischiereste di metterla in pericolo perché ritenuta complice. Vero che non sappiamo con certezza cosa possa pensare lo Squadrone, ma agire così potrebbe darvi una possibilità di tornare alle vostre vite» sentenziò Kram.

«Perfetto allora, partiamo subito per il secondo ricordo» disse Darkbolt.

«Sai dove si trova?» chiese Kram.

«Credo di sì, si riferisce agli artefatti probabilmente. Cosa di cui solo noi sapevamo l’ubicazione» rispose Darkbolt.

«D’accordo allora, andiamo a prendere le nostre cose» disse Darien alzandosi.

«Perfetto vi do un’ora per prepararvi.»


https://lacortedibelial.wordpress.com/2014/07/16/capitolo-3-i-falchi-bianchi/

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