Capitolo 4 ~ I Re Immortali

Edit: Piccola precisazione. Mi sono accorta, guardando le visualizzazioni, che molti capitavano in questo capitolo. Per cercare di capire perché ho scritto “re immortali” su google e, come primo risultato, ho trovato: “Il regno del re immortale – Diablo 3″Ok, ora io non ho mai giocato a Diablo né ai suoi seguiti e nemmeno sono a conoscenza della storia o di particolari relativi ad essa, di conseguenza non si tratta di una fiction o di informazioni relative al gioco. Se volete maggiori informazioni, cliccate su “Indice” .

Mi fa male. Troppo male. Con le lacrime agli occhi vi dico addio. Non so se vi rivedrò, posso solo cercare di darvi una vita tranquilla, lontano dalle guerre, così come avrei voluto.

***

Divan bussò alla porta e, senza attendere risposta, aprì. L’anticamera era una piccola saletta con tanto di divani e tavolini bassi, giusto per evitare che le persone potessero entrare in camera direttamente. Era lì che Astrid riceveva i suoi ospiti. L’uomo, alto e muscoloso, la chiamò dolcemente per nome. La ragazza uscì dalla sua camera da letto vestita con un abito bianco molto semplice.

«Divan.»

Divan porse una scatola alla donna.

«Mi sembrava sospetto, così l’ho fatto sequestrare. Si trovava incastonato sul coperchio di una scatola ritenuta magica.»

Astrid aprì la piccola scatolina che le porse l’uomo. Nello stesso istante, la pietra di uno dei due bracciali della ragazza si illuminò e lei sorrise.

«Divan, sai di essere il mio boia preferito?»

***

Una donna dai capelli lunghi urlava, piangeva, si disperava. O almeno così sembrava. Parte del suo volto era in ombra, sfocata, impossibile da riconoscere. La bocca scarlatta si apriva, circondata dalle lacrime, ma nessun rumore o suono giungeva alle orecchie. L’uomo davanti a lei portava un lungo mantello rosso. Sembrava più calmo della donna, forse era rassegnato a qualcosa. La donna scattò verso di lui, gli strinse le braccia, come se volesse convincerlo a fare qualcosa. Lui neanche la guardava. Non c’era cattiveria nei gesti dell’uomo, forse solo un’infinita pazienza. Lui parlò, lei allentò la presa. Stavolta con calma, lei rispose.

Darien aprì gli occhi. Di fianco alla sua mano, il lupo lo guardava apprensivo e con le orecchie basse. Ancora sdraiato a letto, il ragazzo lo accarezzò. Un altro di quei sogni strani, stavolta più vivido. Qualcuno bussò alla porta.

«No, mamma. Non devo cacciare oggi» rispose Terence.

Darien sorrise. Lanciò un cuscino sul letto del fratello.

«Svegliati, scemo. Non siamo a casa.»

Si alzò per andare ad aprire alla porta e vide uno dei ragazzi con la divisa bianca dei Falchi.

«Vi attendono di sotto» disse serafico andandosene subito dopo senza attendere risposta. Darien sollevò un sopracciglio, chiedendosi se uno normale potesse far parte dei Falchi. Andò verso il letto di Terence che parlava nel sonno.

«Papà…» disse.

Attese qualche secondo. Forse stava sognando qualche memoria sopita, di quando era troppo piccolo per ricordare coscientemente. Ci pensò su, poi si decise. Prese la coperta e gliela tolse con forza, facendolo rotolare per terra. Andò alla finestra e spalancò le persiane.

«Vado a lavarmi, tu cerca di svegliarti per quando torno.»

Terence brontolò da sotto le coperte dov’era finito.

«Non puoi trovare un modo meno drastico la mattina?»

«Sono anni che provo a svegliarti in modo normale ma non ti svegli. Quando ti alzerai come le persone normali, io ti sveglierò in modo meno drastico» Darien gli sorrise mostrando tutta la dentatura.

***

Una mezz’oretta dopo erano tutti riuniti nella saletta del giorno prima. Tutti tranne Kram.

Asteri li attendeva sul divanetto, bevendo da una tazza fumante. I due ragazzi si sedettero negli stessi posti del giorno prima.

«Volete qualcosa di particolare per la colazione?» chiese Asteri.

«Oh, non c’è bisogno di preoccuparsi! Va bene qualunque cosa» rispose Terence allegro.

«Oh, allora ci penso io. Poi non lamentatevi» disse Isy alzandosi dal suo posto e dirigendosi verso la porta.

«Ma io…» la frase di Terence venne interrotta da una gomitata di Darien.

«Terence la mattina è troppo lento per sperare che arrivi qualcun altro dopo di noi. Di cosa dobbiamo parlare?»

Asteri appoggiò la tazza al tavolino.

«Volevo solo chiedervi se sapete chi è Darkbolt e come è iniziato tutto questo.»

Terence drizzò le orecchie e guardò Darien. Ora aveva capito, Isy era uscita per farli parlare da soli.

«No, – rispose Darien – non sappiamo nulla nello specifico.»

«Immaginavo. Darkbolt, in altri tempi, sarebbe stato considerato un eroe. Ma ora, a causa della caduta di Transyl, quello che era definito come valore è diventato sinonimo di ribellione. Ciò che si racconta è che sia impazzito dopo aver perso il suo potere, potere acquistato con fatica e dolore. Non è così. Da un certo punto di vista lui è sempre stato pazzo, lucidamente pazzo. Darkbolt e il suo gruppo hanno salvato il mondo dalla distruzione, ma a essere distrutti furono i membri di quel gruppo, fisicamente o moralmente. Questo il premio per aver rischiato tanto, anche la propria salute mentale.»

Darien spinse in avanti il peso del suo corpo, appoggiando i gomiti alle ginocchia.

«Questo lo sappiamo già. Immagino però vogliate dire altro.»

Asteri chiuse gli occhi.

«Darkbolt è l’ultimo di quegli eroi. Glace morì suicida, di Crystal non trovarono mai il corpo, Gabriel si dice che sia impazzito e che sia morto gettandosi da qualche parte. E poi c’è lei, Belial. Lo Squadrone, capitanato da Cristoph, attaccò Transyl. Come fu possibile una cosa del genere, che un novellino tenesse in scacco uno dei tre Re Immortali, è un mistero. Si dice sia il figlio di un altro di quei re, Hecatonkheires, il traditore del suo stesso mondo, colui che stava per darci in pasto a Hibernis Ever. E solo per vincere. Comunque sia, quel giorno Belial scappò e venne uccisa da Cristoph stesso durante la fuga. Colei che mai si era arresa, e che se costretta alla fuga, tornava sempre indietro per riscattarsi e che aveva rubato il cuore del Re Immortale del Massacro e della Distruzione, stava scappando dal castello dopo essercisi rinchiusa per quasi un anno. È questo che Darkbolt cerca. La verità. Non crede alla versione che sia scappata per paura, deve esserci qualcos’altro. È così che è nata un’altra leggenda tra i ribelli: ossia che Belial abbia nascosto una qualche arma, o magari che abbia messo in salvo il loro erede. Quale che sia la verità, Darkbolt la sta cercando, e voi potreste esserne la chiave.»

«Ma perché? Noi che c’entriamo?» chiese Terence diretto.

«Kara. Quella donna tornò dalla battaglia per la conquista del continente del Sunside subito dopo aver sconfitto il paese di Starke, il marito di Crystal e migliore amica di Belial. Se ha nascosto qualcosa, l’ha nascosta là. Ma Cristoph non trovò mai nulla del genere, nulla di strano. Ecco che entrate in gioco voi. Kara era lì quando il paese venne distrutto, e probabilmente anche voi eravate lì. Ed è più facile arrivare a voi che a Kara. Se qualcosa è successo, da qualche parte nei vostri ricordi deve essercene traccia. E Astrid lo sa, per questo vi tiene d’occhio, per questo vuole che voi stiate dalla sua parte.»

«C’è un’altra spiegazione però – si intromise Marquise – ovvero che voi, in realtà non sappiate assolutamente nulla e che Astrid veda in voi un potenziale infinito. In ogni caso, i ribelli non vogliono che voi finiate nelle loro mani.»

Darien sospirò e tornò composto. Terence cercava di mettere ordine nei suoi pensieri, ma più ci provava e meno capiva. Gli era chiaro solo che erano contesi tra Astrid e i ribelli, e nessuno sapeva perché. Infine, si decise a chiedere quello che gli era meno chiaro di tutto: «Chi cavolo sono i Re Immortali? Cos’è Hibernis Ever? Cosa avrebbero fatto questi eroi?»

Marquise sorrise e continuò: «Credo abbiate bisogno di un po’ più di spiegazioni, del resto è stata premura di Cristoph cancellare tutto e vietare anche solo il pronunciare questi nomi; il solo fatto che ne stiamo parlando, ci mette in pericolo. Gabriel, Crystal, Starke… sono nomi che vi dicono poco, ma fino a sedici anni fa erano osannati come eroi. Circa venti anni fa il mondo, Cradle, rischiò il tracollo, e non solo questo. Anche Tearth, un mondo fratello a questo, rischiò la devastazione. Non entro nei dettagli, ma questi eroi provenivano proprio da Tearth. Sono arrivati qui per salvare il loro mondo e non Cradle, ma in seguito si sono stabiliti qui. Tearth venne effettivamente distrutto e loro furono gli unici sopravvissuti alla distruzione attuata da Hecatonkheires, uno dei tre Re Immortali allora viventi, quello del Sunside. È sbagliato chiamarli così, loro non erano solo re, erano le divinità maggiori di Cradle. Ad Heca si contrapposero gli altri due dei, Tanit e Kalad’ur. Heca si alleò con Hibernis Ever, l’essenza del male, pur di sconfiggerli. Dopo giorni in cui sembrava che stessimo per perdere tutto, finalmente vincemmo. Sembrava fosse tornata la pace ma così non fu. Tre anni dopo, dalle ceneri dell’esercito di Heca, nacque lo Squadrone Bianco, con a capo Cristoph. Dicendo di voler vendetta per la morte del padre Heca, iniziò la conquista dal Sunside. Darkbolt, che per ricompensa gli erano stati concessi i gradi divini, tornò mortale. Il paese di Starke venne distrutto, forse Crystal fu fatta a pezzi. Gabriel impazzì per la nuova perdita del suo clan e Belial… di Belial che era diventata la sposa di Kalad’ur si persero le tracce fin dalla prima comparsa dello Squadrone, per poi ricomparire come donna in fuga fermata da Cristoph. Toruk, un altro di quegli eroi, morì durante la battaglia finale. Cosa successe davvero, ormai non lo sa più nessuno.»

Il lupo sbadigliò annoiato mentre a Darien scappò una risata sommessa.

«È uno scherzo, vero? Non può essere…»

«No, Darien – disse Asteri – nessuno scherzo, è la verità. Verità che Cristoph ha cercato di distruggere. Per questo noi Falchi Bianchi siamo sul filo del rasoio, noi sappiamo e ricordiamo, ma non ci ribelliamo ed è per questo siamo ancora vivi. Neanche gli dei maggiori hanno potuto fare qualcosa, ed è questo che ci accomuna con i ribelli: la verità. Se ci fosse anche solo uno spiraglio, un barlume di speranza di vittoria allora… ma neanche Kalad’ur ha potuto qualcosa contro Cristoph, per questo noi riteniamo i ribelli solo dei pazzi, e loro lo sanno.»

«No, non è vero! – Terence si alzò in piedi di scatto – Non posso certo dire che mi sia tutto chiaro, forse Darien ha capito di più ma… no! Siamo cercati perché forse sappiamo, perché forse potremmo aver visto qualcosa? Siamo lontani da casa perché? Qui quelli che rischiano siamo noi! Non mi importa nulla della vostra ribellione, non mi importa nulla che Cristoph non debba sedere sul trono! Poi perché nel Darkside? Mica Heca era il re del Sunside?»

«Terence ha ragione. Solo per questo? Solo per dei forse? O c’è altro?»

Asteri sospirò. «Cristoph ha il controllo del Sunside proprio perché è il figlio di Heca, o almeno di questo molti sono certi. Cristoph voleva vendicarsi di Kalad’ur, il signore del Darkside, colui che effettivamente diede il colpo finale a suo padre. Il Darkside resta per molti versi fedele a Kalad’ur, è più complesso da gestire rispetto a un regno che è naturalmente preposto a obbedirti. E del Moonside, regno di Tanit, gliene importa solo relativamente. Lo scopo di Cristoph era annientare il regno dei vampiri, e c’è quasi riuscito. I vampiri sopravvissuti si nascondono e Cristoph vuole stanarli. Ha preso possesso di Transyl, la capitale del Darkside e città abitata principalmente da vampiri, l’ha incantata e ne ha cambiato il nome in Lumiria. Fino a vent’anni fa, questo era il regno dei mostri, era il luogo dove loro potevano vivere in pace. E a dirla tutta non sono solo i “forse” ad aver puntato gli occhi su di voi.»

«Quindi è vero, c’è dell’altro» disse Darien con un tono calmo, ma che faceva capire che la sua pazienza stava terminando. Marquise si alzò in piedi e si diresse verso una finestra, guardando il paesaggio innevato.

«Quando Kara tornò dal Sunside, ridiede vita a quel paesino di montagna, all’epoca senza nome, in cui vivete. Fu allora che si originò la leggenda dei lupi. Kara diede finalmente un nome al paesino di suo padre, e lo chiamò Weiss. Ora io vi chiedo, sapete come si chiamava il paese di Starke?»

I due ragazzi rimasero in silenzio per qualche secondo in attesa. Marquise si voltò verso di loro e incrociò le braccia.

«Weissfolken.»


https://lacortedibelial.wordpress.com/2014/07/16/capitolo-3-i-falchi-bianchi/

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