Capitolo 3 ~ I Falchi Bianchi

Odi et amo dissero. Il mio urlo ha un altro significato però.

***

Astrid era furibonda. Odiava quando i suoi piani fallivano, soprattutto se succedeva perché le persone non l’ascoltavano. A volte bastava aspettare che gli altri piani fallissero e ci si decidesse a usare il suo, ma quella volta era diverso. Aspettare avrebbe portato al fallimento e, dopo sedici anni di lavoro, non aveva assolutamente intenzione di rinunciare. Darien e Terence erano pezzi fondamentali, le pedine che teneva sotto sorveglianza da dieci anni. Li aveva protetti e osservati, sapeva tutto quello che facevano. E ora per colpa di un idiota arrogante e invidioso non sapeva dove fossero. La ragazza camminava sicura attraverso il bosco, fino a raggiungere l’altare in mezzo al Labirinto. A terra vide delle impronte, forse di un lupo e di tre uomini. Se il suo Shade era con loro, allora forse c’era speranza di tenerli sott’occhio ancora un po’. In ogni caso, non potevano scappare dallo Squadrone Bianco.

***

«Ci spiegheresti la lettera? E soprattutto chi manderebbe mai una lettera a un cieco?» chiese Terence. I tre camminavano nel bosco, con un vecchio cieco e un lupo solitario ed enorme come guide.

«Inizio a capire perché vi controllino. Non so neanch’io a cosa si riferisse, non ho neanche avuto il tempo per osservarvi» disse Kram.

Darien tirò un calcio a un sasso. «Quindi è vero, fai parte dei ribelli.»

«È un problema?»

«Direi di sì e per tanti motivi. Della politica me ne importa relativamente. Vivendo a Weiss raramente veniamo toccati da certe faccende, ma siamo stati accusati di tradimento e questo complica le cose. Se anche riuscissimo a dimostrare che non c’entriamo nulla, farci vedere in compagnia di un ribelle non ci aiuta. Ora le domande: ma come fate a sapere che abbiamo qualcosa ma cosa? Chi ci cerca?»

«Il come lo sa DB, io no di certo. Mi ha chiesto un favore, glielo faccio. Il chi… bé, qui diventa complicato e inquietante. Astrid vi tiene d’occhio da dieci anni.»

«Astrid? La necromante? Quella che si diverte a rendere suoi schiavi i morti per le torture?» disse Terence in ansia.

«Girano tante di quelle voci su quella donna che non si sa più cosa sia vero e cosa no. Non è neanche certo se sia stata lei a decidere di tenervi d’occhio o se obbedisca a Cristoph. Gli intrighi di palazzo sono tanti e complessi, Astrid li tesse e Cristoph si diverte. Cosa ci sia dietro la ragnatela lo sanno solo loro due. Di certo è vera la storia che dice che prenda i cadaveri dei condannati e che poi li usi come suoi schiavi, ma sono in condizioni troppo perfette per essere stati torturati e lo avrà fatto credo tre volte in dieci anni.»

«E tu come fai a saperlo?» chiese Darien.

«Abbiamo anche noi le nostre spie.»

«Ma quale ragnatela? Io ci sto capendo poco…» chiese Terence.

«Terence, Darien, sapete chi sono i ribelli? Come sono nati?»

«Sinceramente conosco solo Darkbolt, uno dei Sette Eroi, quello più forte e caotico» disse Terence con gli occhi pieni di meraviglia.

«Dicono sia impazzito e che voglia la guerra per divertimento.»

«No, Darien. La storia è molto più complessa temo… e tocca le divinità.»

Il gruppo uscì dal bosco. Davanti a loro si estendeva una prateria e un lago.

«Dove ci stai portando Kram?» chiese Darien.

Kram rimase in silenzio per qualche secondo, poi disse: «Da amici. Vecchi amici. Abbiamo bisogno di riposare e di prepararci per il viaggio.»

«Perché dovremmo venire con te? Perché dobbiamo seguirti?» chiese Terence.

«Perché non avete altra scelta. Siete scappati, vi inseguiranno. E in ogni caso potrete dire che vi ho obbligato con l’inganno.»

I due ragazzi stettero in silenzio per il resto della camminata. Per ore camminarono in mezzo al prato fino a raggiungere nuovamente il bosco. Pensavano a come avessero potuto trovarsi in quella situazione e se fosse il caso di fidarsi di quell’uomo. Lo Squadrone non perdonava, non erano completamente certi che avrebbero creduto alla storia del rapimento, ma in ogni caso era troppo tardi per ripensarci. Finalmente Kram decise di fermarsi per riposare e rifocillarsi. I due fratelli ne approfittarono per andare a caccia insieme al lupo, usando la lontananza da Kram per parlare.

«Tu ti fidi?» chiese Terence.

«Non lo so, non conosco Kram. Ma di una cosa sono sicuro: non mi fido dello Squadrone. Non so cosa vogliano da noi, tra l’altro se ci pensi è Astrid che ci cerca, se davvero è una veggente avrà visto qualcosa. Sinceramente tutti questi segreti non mi piacciono.»

Darien si fermò di colpo e guardò Terence. Si girarono.

Dietro di loro videro una ragazza, forse di quattordici anni, che aveva appena ucciso una lepre. Terence si voltò verso Darien: «Tu l’hai sentita?»

«Solo quando ha sferrato il colpo.»

«Davvero? – disse la ragazza – Non va bene, non avreste dovuto sentirmi affatto. Che ci fanno due ragazzini come voi in questo bosco? Non sapete che questa è dominio dei Falchi Bianchi?»

«C’entrano con lo Squadrone?» chiese Terence a Darien.

«Mai sentiti. Stavamo cacciando. Stiamo attraversando il bosco e siamo un po’ stanchi, tutto qui» rispose Darien.

«Nessuno viene qui a cacciare siete una novità» disse porgendo loro la preda.

«Prendete, io ne prenderò un’altra.»

«Ci stai dando degli imbranati?» chiese Terence.

«Be… da quando in qua si caccia parlando?»

A Darien non piaceva che quella ragazza avesse sentito i loro discorsi, ma sembrava non curarsene. Come se le importasse poco.

«Non avevamo ancora iniziato, avevamo bisogno di parlare.»

Terence aveva uno strano modo di fare con quella ragazza, stava discutendo come faceva con qualcuno che conosceva, non come quando incontrava per la prima volta qualcuno. Darien osservava la ragazza. Era piccola, bassa, silenziosa. I lunghi capelli corvini e gli occhi azzurri gli ricordavano qualcosa ma non sapeva dire cosa in particolare.

«Isy.»

La voce di Kram risuonò alle spalle della ragazza che si voltò.

«Kram!»

***

La donna con il cappuccio calato e la tunica bianca posò i bicchieri sul tavolo senza rivolgere la parola a nessuno. Con passo silenzioso, si congedò dall’uomo anziano che li aveva ricevuti, ignorando gli altri.

Isy li aveva accompagnati in un piccolo villaggio fortificato in mezzo al bosco. Li aveva condotti fino alla roccaforte, dove erano stati accolti da suo nonno, un uomo che, nonostante l’età, sembrava ancora avere un fisico in grado di andare in missione. Gli occhi, al contrario, dicevano di aver visto troppo per avventurarsi di nuovo fuori di casa. Terence e Isy litigarono fino all’arrivo alla roccaforte. Era strano vedere Terence comportarsi così con qualcuno appena conosciuto. E anche Darien aveva una strana sensazione osservando Isy e suo nonno. Si guardò attorno, per qualche ragione sentiva una sensazione molto intima. Era un luogo non completamente sconosciuto anche se era certo di non esserci mai stato. L’uomo condusse gli ospiti in una saletta con dei divani, dove ordinò a una donna di portare qualcosa da bere.

«Cosa ti conduce qui, Kram?»

La voce dell’uomo era calda, ma qualcosa nel suo tono nascondeva astio.

«Devo raggiungere Darkbolt.»

«Certo, questo è ovvio. Ma loro? Li hai convinti con i tuoi soliti discorsi?»

«Cos’è questo odio, Asteri? Stiamo dalla stesa parte.»

«I vostri metodi non mi piacciono. Lo sai. Siete troppo impulsivi.»

I ragazzi si guardarono. Isy sembrava non curarsi dei loro discorsi.

«Ma non eravate alleati?» chiese Terence.

«Vogliamo la stessa cosa, ragazzo. Ogni tanto ci aiutiamo, ma non siamo della stessa fazione» disse l’anziano continuando a guardare Kram. Sembrava lo tenesse d’occhio.

«Asteri, non è il caso di comportarsi così.»

Una donna dal portamento nobile entrò da una porta diversa da quella d’ingresso. Era poco più bassa dell’uomo, i capelli erano sciolti e ancora neri lucenti, nonostante l’età fosse vicina a quella di Asteri.

«Marquise, che piacere vedervi» disse Kram.

«Kram, non girarci attorno. Hai questo brutto vizio. Chi sono loro? Hai davvero bisogno di noi?»

«Siamo dovuti partire in fretta e furia e…»

«Kram — disse Asteri — stai evitando la domanda principale. Chi sono loro?»

Darien si alzò in piedi e fece un piccolo inchino prima di presentarsi: «A me e a mio fratello dispiace recarvi questo disturbo. A causa di una lettera trovata da alcuni miei amici siamo venuti a sapere che i ribelli ci cercavano. Siamo i figli di Kara, Darien e Terence. Non era nostra intenzione arrecare danno o disturbo, ma lo Squadrone ci ha attaccati e siamo stati costretti alla fuga. Kram ci ha aiutati. Non sappiamo perché ci cerchino e per ora non abbiamo intenzione di schierarci. Vogliamo solo capire perché.»

«I figli di Kara. I misteriosi figli di Kara. Isy, cosa sai? Cosa ne pensi?» chiese Marquise.

«I figli di Kara sono un mistero. Non si sa neanche per certo se siano davvero figli suoi. Sono neutrali, almeno per ora, e non sembrano mentire. Percepisco solo spaesamento per la situazione ma anche fiducia inconscia, nata appena entrati nella roccaforte. Per quanto riguarda Kram, non mente. In realtà credo non sappia neppure lui cosa le varie fazioni vogliano da loro.»

I ragazzi guardarono Isy con occhi sbarrati.

«Sei diventata più potente Isy» disse Kram.

«Cresce e si potenzia. Si allena, non è mai soddisfatta… e non mi piace che continui con la risonanza. È pericolosa.»

Asteri parlò tristemente e, per la prima volta da quando erano entrati, abbassò lo sguardo.

«Potete rimanere il tempo necessario, – continuò – ma non voglio qui i ribelli, siamo già abbastanza sotto osservazione.»

***

Ai ragazzi venne mostrata la loro stanza. Era spartana, solo un letto e un comodino, forse era usata spesso con gli ospiti di passaggio o forse i Falchi non avevano bisogno di molto. In ogni caso i ragazzi appoggiarono le loro cose. Il lupo si mise sotto uno dei letti. Venne concesso loro di tenerlo in camera dato che molti altri abitanti della fortezza avevano animali da compagnia.

«Vado a farmi una passeggiata, non ho voglia di rimanere in camera» disse Darien appoggiando lo zaino sul letto. Terence, che già si era buttato sul letto, alzò un braccio e lo salutò.

Il ragazzo andò in giardino. Era molto curato nella composizione e molti sentieri si intersecavano creando diversi disegni geometrici assieme ai cespugli. Seduta su una roccia c’era Isy, la ragazza aveva un vestito diverso da quello degli altri Falchi.

«Ciao!» lo salutò allegra.

«Ciao» rispose lui più pacato.

Si alzò e si diresse verso Darien. «Ti aspettavo!»

«Mi aspettavi? E se non fossi passato di qui?»

«Sapevo che saresti venuto. In caso contrario non avrei avuto ragione di incontrarti.»

«Di cosa stai parlando?»

«Tu hai il mio stesso potere, la risonanza. Sei il primo, oltre mio nonno, che incontro che lo abbia.»

La ragazza gli fece cenno di continuare la passeggiata nel giardino.

«Cos’è? E come fai a sapere che anch’io ho quel potere?»

«Ci riconosciamo tra noi. Fondamentale sentiamo la musica emessa dagli oggetti e dagli esseri viventi. Quella musica ci dice tante cose e permette di riconoscere un altro orchestrale.»

«Ci sto capendo sempre meno.»

«Si impara col tempo. Tempo che non abbiamo… ma se tornerai magari posso insegnarti qualcosa!» disse sorridendo.

«Tuo nonno non mi sembrava così felice che tu la usassi.»

«La risonanza è un potere legato a ricordi molto tristi di mio nonno.»

Darien rimase per un po’ in silenzio, poi prese coraggio e fece una domanda forse un po’ troppo invadente: «Ma i tuoi genitori? Non ci sono?»

«Non lo so. Mi hanno sempre detto che era meglio non parlarne. Voi due avete mangiato alla fine?»

«In effetti no, dovevamo cacciare, ricordi?»

«Per questo chiedo, vai a chiamare tuo fratello, poi torna qui. Andiamo a mangiare!»

***

Isy li portò in cucina, dove il cuoco preparò loro qualcosa senza lamentarsi. Nella stanza c’era un tavolo da pranzo e delle sedie. Isy spiegò che i Falchi tornavano alle ore più disparate e affamati, per questo il cuoco era abituato a cucinare a qualunque ora. I tre si trovavano bene insieme, e Terence si era messo a spettegolare su alcune famiglie di Weiss. La ragazza lo ascoltava e rideva alle sue battute, Darien ogni tanto faceva tornare il discorso serio, raccontando la realtà dei fatti al di là delle storie che le vecchie di Weiss ricamavano su. Si rese conto che l’atmosfera che si era creata fra loro era di sintonia. La novità chiamata Isy non sembrava affatto essere una novità, la cosa più strana era che non trovava neanche strana la fiducia che sentiva di provare.

***

Kara guardava l’intera mappa di Cradle stesa sull’enorme tavolo. Se lo Squadrone l’avesse vista, gliel’avrebbero sicuramente sequestrata. Si trattava di una rara mappa antecedente alla salita al trono di Cristoph. I nomi scritti su quella mappa erano quelli di venti anni fa, quando i tre continenti erano ancora tre nazioni separate, e non un’unica realtà politica sotto Cristoph. Il mondo di Cradle era formato da tre grandi continenti chiamati Darkside, Sunside e Moonside. Cristoph era riuscito nell’intento impossibile di unire il mondo sotto l’unico vessillo dello Squadrone Bianco.

Kara guardava le varie città e si chiedeva dove fossero i suoi figli. Il sole stava tramontando e sperava che loro fossero ancora liberi e che avessero trovato un riparo da qualche parte.


https://lacortedibelial.wordpress.com/2014/07/16/capitolo-3-i-falchi-bianchi/

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