Capitolo 2 ~ Il labirinto.

 

Infine mi accorsi di dover lasciare una traccia. E qualcosa a proteggere la verità.

***

Kara non li sopportava più. Non solo venivano a romperle le scatole, ma osavano accusare anche i suoi figli. Odiava lo Squadrone. Avrebbe voluto buttarli fuori, ma doveva aspettare. Doveva pensare. Lei cosa avrebbe fatto? Si sarebbe seduta a cercare una risposta o avrebbe scritto. Si guardò allo specchio. Lo Squadrone pensava che i due ragazzi fossero ribelli, se li avesse difesi a spada tratta, l’avrebbero arrestata. Doveva trovare un modo per difenderli senza uscire alla luce del giorno. Aveva bisogno di aiuto, ma se avesse agito troppo in fretta, l’avrebbero scoperta.

***

Darien camminava sicuro attraverso la foresta. Un passo dietro l’altro, dritto verso il Labirinto.

«Darien! Non nel Labirinto!»

«So uscirne, non è la prima volta che vado.»

«Tu sei pazzo! Ma è sicuro?»

«Devo farti vedere una cosa. E poi sì, è sicuro. Se lo Squadrone ci insegue, si perderà.»

«Sì, ma anche noi!»

«No, e poi ci sono i lupi.»

«Darien, non è che fai davvero parte dei ribelli? Non che me ne importi molto ma…»

«No, non so neanche dove siano. Ecco, siamo arrivati.»

Davanti a loro, in una piccola radura in mezzo al bosco e illuminata dal sole, c’era una roccia grande e allungata simile a un sarcofago. Si avvicinarono. Era una lastra di basalto larga più o meno quanto un uomo e alta circa mezzo metro, su cui erano incise in altorilievo due spade.

«Che cos’è? – chiese Terence – Un altare?»

«Non lo so. So solo che deve essere importante per stare qui.»

Terence toccò una delle spade.

«Hanno qualcosa di familiare, non riesco a ricordare dove le ho già viste.»

«Non saprei, io più che ricordare le spade ricordo il luogo.»

Sentirono un rumore provenire dalla foresta e i due ragazzi si misero sull’attenti. Dal muro di alberi uscì un lupo. Era molto grosso e completamente nero, forse un capobranco, e teneva qualcosa in bocca. Si avvicinò docilmente, lasciò l’oggetto ai loro piedi e si sedette.

«Fanno sempre così?» disse Terence girandosi verso il fratello.

«Di solito vengono in massa.»

Darien raccolse ciò che aveva portato loro: un otre.

«In effetti… andiamo a recuperare cibo e acqua? Di la c’è una fonte d’acqua.»

«Niente carne però. Non possiamo accendere il fuoco.»

«Tanto anche se lo seguissero i soldati si perderebbero.»

Il lupo sbadigliò, si stiracchiò e si appisolò vicino alla roccia.

«A quanto pare lui ha già mangiato» disse Darien sorridendo.

***

Kram si liberò velocemente delle guardie nonostante una lo avesse ferito al braccio.

Dritto, nel bosco.

Kram scosse la testa. Quelle voci erano utili ma fastidiose. Erano poco più che sussurri, tuttavia sapevano farsi sentire. Seguendo i loro consigli, l’uomo entrò nel bosco e vagò per qualche minuto fino ad arrivare in una zona più calda, forse illuminata dal sole. Da quando aveva perso la vista, gli si era aperto un mondo davanti, in cambio del suo che forse si era chiuso per sempre. Dopo venti minuti di cammino, iniziò a pensare che non stava andando dai ragazzi. Si era sempre fidato dei suoi spiriti, lo avevano sempre salvato e guidato nella giusta direzione. Ora gli stavano dicendo di aiutare quei ragazzi. Non sapeva che importanza potessero avere nella sua lotta, ma doveva salvarli. Dovevano c’entrare in qualche modo o lo Squadrone non li avrebbe mai accusati di tradimento.

Fermati.

Kram ascoltò, poteva fare solo quello. Ma non sentì nulla a parte una carezza sul viso. L’uomo si ritrasse, afferrando il bastone.

È un’amica.

Una lei? Effettivamente la mano era molto morbida. La donna fece rumore questa volta, forse per farsi sentire da Kram, ma non parlò. Gli prese la mano e gli diede qualcosa. Kram richiuse la mano e sentì qualcosa avvolto in un pezzo di carta. Lo scartò e passò il dito su quello che parve essere un ciondolo. Il ritrattista cieco pianse.

***

Dopo un’ora di cammino Kram sentì finalmente le voci di Darien e Terence.

Scusaci. Non pensavamo che il Labirinto fosse così complesso.

Le voci che chiedevano scusa erano una novità per Kram.

«E quindi? Di certo non possiamo stare qui e io non sono mai uscito da Weiss.»

«Vuoi tornare a Weiss? Sinceramente non so quanto possa essere sicuro.»

«No, certo che no. È che… insomma, cosa siamo Darien? Avventurieri? Fuggitivi? Io più che leggere sui libri di gesta di eroi non ho fatto, insomma, non è che spiegassero proprio come si fa il ribelle. Che poi noi non siamo ribelli, siamo vittime del sistema! Che hai da ridere?»

«Quando inizi a pensare divaghi, concentrati sui nostri problemi piuttosto. Però è divertente starti ad ascoltare.»

«È per questo che i piani li fai tu. Tu la mente, io la mano.»

Darien si voltò verso il bosco.

«Ci aiuterai tu?»

Kram uscì allo scoperto.

«Mi hai sentito, Darien?»

«Sono un cacciatore.»

***

«Siete degli idioti senza cervello! Gli ordini erano di avvicinarli, non di spaventarli!»

Kara guardava la persona che stava urlando con un misto di ammirazione e paura. Aveva sedici anni, era bassa, bionda, bella e sbraitava ordini ai soldati terrorizzati dalla sua presenza. L’unico che sembrava infastidito e non impaurito era il generale.

«Non solo mi avete fatto uscire dal castello, ma me lo avete fatto fare per nulla! Quei due ragazzi possono diventare una risorsa preziosa per lo Squadrone! Questo ovviamente se non li spaventate e non li fate rivoltare contro di noi!»

«Allora perché non sono stati mandati al castello prima?» disse il generale con aria di superiorità.

«Perché questi sono gli ordini di Cristoph! Ma se vuoi una spiegazione anche se è evidente, eccotela. Due ragazzi da soli hanno sgominato dei soldati addestrati. Dobbiamo convincerli a entrare nell’esercito e non obbligarli altrimenti passeranno dalla parte dei ribelli! Strappare dei ragazzini alla propria madre non è certo il modo migliore per fare proseliti forti e fedeli!»

Il generale iniziò a balbettare.

«Ora, generale, lasci stare quei ragazzi. Ci penserò io, tu hai già combinato troppi danni.»

Astrid, la giovane veggente al servizio di Cristoph, si rivolse a Kara.

«Sono spiacente lady Kara, appena possibile le riporterò i suoi figli.»

Kara annuì. Non le era chiaro come mai Astrid potesse stare sotto al comando di Cristoph. Il modo di pensare di quella ragazza era troppo strano, troppo articolato per un tiranno il cui unico scopo era distruggere ciò che non poteva essere suo. Che fosse vera la voce che dietro tutto ci fosse lei? Era alquanto difficile data la sua età, magari era vero che tra loro due ci fosse qualcosa. L’unica cosa certa era che Astrid era un pericolo, a dispetto dell’aspetto angelico e i modi amichevoli.

«Lady Kara, con permesso. Generale, le consiglio di fare rapporto a Lumiria prima di peggiorare ulteriormente la sua posizione. Arrivederci.»

La ragazza uscì dalla stanza, seguita dal generale. Kara li guardò andare via dalla finestra, sperando di trovare Darien e Terence prima di loro due.

Nel cuore della foresta lascio ciò che ti caratterizza. Ho salvato solo questo e mi dispiace. Il piano è lungo, dannatamente lungo. Ci vorrà del tempo e io posso fare solo questo. Rimetterò le cose a posto, lo farò, lo giuro. Anche se dovessi perdermi io stessa, difenderò ciò che lui mi ha lasciato.


https://lacortedibelial.wordpress.com/2014/07/16/capitolo-3-i-falchi-bianchi/

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